DISCERNERE

Uno sguardo profetico sugli eventi

Ecco perché non si riesce più a costruire chiese come Dio comanda


Prove di resurrezione di architettura sacra e verticale


di Camillo Langone


Tratto da Il Foglio del 27 ottobre 2009


Cambia il vento sulle pietre di Dio: fra pochi giorni, all’Università Europea di Roma, comincerà il master in “Architettura, arti sacre e liturgia” diretto da padre Uwe Michael Lang, una garanzia (il suo libro “Rivolti al Signore” è un inno alla messa teocentrica).

Padre Lang mi aiuterà a rendere giustizia a Giuseppe, il mio amico Giuseppe Canali morto a nemmeno quarant’anni e a cui non è stato concesso un funerale in una chiesa nettamente cattolica. L’avevo visto una volta sola, avevamo cenato insieme a Ferragosto a casa di Bianca, amica comune.

Mio punto d’onore a Ferragosto è non mescolarmi ai dromomaniaci, salvo cause di forza maggiore resto sempre in città. Il giorno dell’Assunta ci tengo ad andare a messa nel mio santuario abituale, farlo in altra chiesa di altra località mi sembrerebbe un piccolo tradimento, un cedimento alle smanie per la villeggiatura, e comunque non voglio abbandonare la Madonna della Steccata ai turisti, che il diavolo se li porti. Se a messa posso andarci benissimo da solo, nelle festività mangiare da solo mi rattrista, così nei giorni precedenti avevo cercato di organizzare una compagnia ma nonostante la crisi erano tutti al mare, in montagna, al sud, all’estero, su Marte, boh. Alla fine Bianca, rimasta in sede causa gravidanza, era riuscita ad arruolare qualcuno fra cui Giuseppe.

Subito dopo le presentazioni avevo cominciato a lagnarmi del suo gelato. Mi ero tanto raccomandato con Bianca che chiunque si fosse preso l’impegno di portare il gelato avrebbe dovuto comprarlo da Grom: in città, a disdoro dei gelatai locali, l’unico gelato commestibile viene venduto dalla nota catena. Poi Giuseppe mi aveva detto di essere un mio lettore e questo era riuscito a rabbonirmi ma solo fino al momento del maledetto sorbetto, cattivo come da facile previsione.

Insomma ero stato sgradevole e perciò ho provato rimorso quando Bianca mi ha detto che Giuseppe era morto, di una malattia che ignoravo avesse e che da tempo lo affliggeva. I funerali sono stati celebrati nella sua parrocchia: una chiesa cattoprotestante, di quelle chiese che sembrano parcheggi seminterrati, senza uno straccio di campanile e con l’interno a conchiglia ottimo per conferenze. Non solo tocca morire, ho pensato, c’è pure il rischio che l’ultimo atto si svolga nello squallore del cemento più sordo. E come fai a ribellarti se hanno già inchiodato la bara? Giuseppe era un “cattolico tradizionalista”, proprio così aveva scritto nel suo profilo su Facebook, a tutt’oggi ancora aperto e chissà fino a quando (non ho capito se questo è un bene oppure un male, ci rifletterò un’altra volta). Giuseppe quindi amava le chiese cattoliche.

Che cos’è una chiesa cattolica? E’ una chiesa in cui tutto parla di Dio incarnato, a cominciare da un crocifisso ben visibile e da un tabernacolo altrettanto evidente. Non indispensabile ma senza dubbio utile è la pianta a croce che, lo spiega Onorio di Autun, realizza l’idea della chiesa come Corpo mistico di Cristo: il coro è la testa, il transetto le braccia, la navata il busto, l’altare il cuore. In Italia da alcuni decenni non si costruiscono più chiese cattoliche: per colpa di quella specie di sindacato vescovi che è la Cei, la Conferenza episcopale italiana, le periferie pullulano di edifici ambigui, in cui si celebrano messe cattoliche senza che i muri lo siano. In Italia, insisto, perché negli Stati Uniti e in Inghilterra, per dire due nazioni importanti che tengo sott’occhio, non si è mai smesso di costruire chiese coerenti e anzi negli ultimi anni aumentano i templi visibilmente cristiani, firmati da architetti come Duncan Stroik e Thomas Gordon Smith. In Italia, a mia scienza, le uniche due recenti eccezioni alla regola sono una chiesa a Roma dell’Opus Dei, progettata da un architetto spagnolo, e una chiesa in Calabria, a Palmi, opera dello studio Isola di Torino.

Nessuna delle due è un capolavoro, sia chiaro, e hanno campanili alquanto timidi, ma certo non si possono confondere con la Kaaba islamica come la chiesa di Fuksas a Foligno, o con un cinema multisala come la chiesa di Meier a Tor Tre Teste, o con una centrale elettrica come la chiesa di Botta a Torino, o con un hangar aeroportuale come la chiesa di Piano a San Giovanni Rotondo.

Detto questo, è possibile essere fiduciosi? Solo per il master all’Università Europea? Non solo. In Italia – ve ne siete accorti? – sta rinascendo la liturgia, “fonte e culmine della vita cristiana”. Penso all’esplosione di interesse verso la messa tridentina, al restauro della messa di Paolo VI (il cui messale originale non è per nulla malvagio), al rilancio del gregoriano… Grazie a Papa Benedetto XVI e nonostante le resistenze di un clero mondano, ideologico e nostalgico, ogni domenica diminuisce (lentamente ma diminuisce) il numero di coloro che prendono l’ostia con le zampe anteriori, la cosiddetta comunione sulla mano, e aumentano le comunioni sulla lingua, aumentano le genuflessioni.

Declina perciò la messa antropocentrica, il rito clericale e assembleare che mette al centro il prete (non a caso definito presidente), per lasciar spazio alla messa teocentrica scesa direttamente dal “fate questo in memoria di me” dell’Ultima Cena.

L’architettura, come l’intendenza, seguirà: sarà evidente a tutti, persino nelle curie più ottuse, che una liturgia capace di fare incontrare Cristo merita un’architettura che favorisca l’incontro. “Il luogo in cui ci troviamo determina ciò che crediamo” ha scritto Alain de Botton. Risorgerà un sacro verticale composto di campanili e inginocchiatoi, immagini e ostensori, crocifissi e candele, per incidere nei nostri sensi le parole di Cristo: “Che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. Giuseppe resusciterà, l’architetto della chiesa dove si è celebrato il suo funerale non so.