DISCERNERE

Uno sguardo profetico sugli eventi

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ALAN FILNKIELKRAUT. L’ECOLOGISMO CONOSCE SOLO LA "BIODIVERSITA'" E IGNORA LA NATURA.


"L'ambiente merita di meglio di Greta e delle pale eoliche. Non lasciamolo in mano ai ciarlatani"

"Come sottolinea il poeta e pensatore Octavio Paz, ogni società riposa su un nome, vera tavola di fondazione. Il nome divide il mondo in due: cristiani/pagani; musulmani/infedeli; noi e gli altri”, scrive Alain Finkielkraut. “Anche la nostra società divide il mondo in due: il moderno/l’antico. E’ la stessa cosa ed è molto differente. Siamo i primi che, invece di proporre un principio temporale diamo come ideale universale il tempo e i suoi cambiamenti. La nostra civiltà non è statica, ma storica. Essa parla al futuro. Essa guarda davanti a sé. Essa si concepisce non come essenza ma come divenire e come progetto: il progetto definito nel XVII secolo da Descartes e Bacon di farci signori e padroni della natura per vincere le sue fatalità e le miserie dell’umanità. Quest’impresa ha qualcosa di grandioso e, per quanto si possa essere critici, non si deve mai dimenticare l’omaggio che le viene reso in ‘Middlemarch’, il capolavoro romanzesco di George Eliot. Quel che c’è di sublime in quel lavorio è lo sforzo concertato perché la Terra non sia più una valle di lacrime. I benefici del progresso meritano la nostra gratitudine. Ma oggi la Terra chiede pietà e il cielo fa quel che vuole. Più le macchine sono performanti, più l’avvenire si fa cupo. Da conquistatore, il progresso diventa incontrollabile. Tutto funziona, e al contempo tutto va fuori controllo, tutto dipende dall’uomo, anche il meteo, e niente va come egli vuole.

Il 25 luglio scorso il giornale svizzero Le Temps titolava: ‘L’uomo ha creato un mostro climatico’. Il mondo ha già conosciuto, nel passato, dei fenomeni di riscaldamento o di raffreddamento, ma erano regionali – questo è globale, e nessun fattore naturale lo spiega. Le attività umane ne sono la causa. Con la loro volontà di appropriare la Creazione all’umanità, i tempi moderni s’erano piazzati sotto il segno di Prometeo, ma ora che creano dei mostri è la figura del dottor Frankenstein che viene alla mente, e alla folgore della minaccia l’ecologia, che per molto tempo è stata cosa di una cricca di esaltati, viene invitata nell’agenda politica della sinistra, della destra e del ‘tutte e due’. Anche i progressisti si danno da fare per riparare i danni del progresso.

Convertita all’ecologia, la scienza sarà un importante soccorso, ma perché la Terra resti abitabile non bisogna concederle il monopolio del vero. Le pale eoliche spuntano dappertutto come funghi – scrive Renaud Camus –. Niente è più disperante, per l’uomo, di queste pale ammazza-uccelli. Esse gli dicono che è circondato, che non ci sono più scappatoie per lui, non più assenza, non più trascendenza, non più altezze dove sono presenti gli dèi. Ed è proprio la sua specie che gli impone questa incarcerazione. […] Gli agenti di questo abominio pretendono di erigere queste sbarre di prigione se non per il bene dell’umanità e per salvare il pianeta, ma a che pro salvare il pianeta se lo scopo è farne una sinistra gattabuia?

Questo è il terribile paradosso del nostro tempo: quelli che vogliono preservare la vita sulla Terra militano per la proliferazione delle pale eoliche, laddove non vale la pena di vivere una vita all’ombra di questi mastodonti rombanti né per gli uomini né per le vacche. In questa guerra contro i nuovi mulini a vento, la lucidità sta dalla parte di don Chisciotte, e gli ecologisti sono i primi a beffarsi di lui. Ci si sbaglia, dunque, a denunciare il loro catastrofismo. Nell’ora dell’artificializzazione accelerata dei suoli, della demografia demente, dell’estensione indefinita delle periferie, della violenza dell’industria agro-alimentare, dell’agonia della foresta amazzonica, dell’innalzamento del livello mondiale delle acque e dell’espansione dei deserti, non si può considerare patologico lo spavento. Quando tutto sparisce, i momenti di sarcasmo contro l’incubo della caduta finale danno testimonianza di una stupefacente ‘sicumera tuttologica’. Quel che invece si può rimproverare alla politica ecologica è l’aggravare la devastazione proprio col metodo attraverso cui vi porta rimedio: ‘Siamo più vicini al sinistro di quanto lo sia l’allarme stesso’, diceva René Char. Ecco che, in più, quelli che devono dare l’allarme contribuiscono alla propagazione del sinistro che annunciano. E non si tratta soltanto delle pale eoliche. L’ecologia ufficiale non conosce più la natura, né il nome dei suoi abitanti, ma soltanto la ‘biodiversità’ o gli ‘ecosistemi’, e questo significa che la cura dell’essere si esprime ormai nella lingue dell’oblio dell’essere. Si trascura l’amore per i paesaggi per i problemi dell’ambiente. E non c’è tempo da perdere con la bellezza del mondo, quando il pianeta è in pericolo.

‘L’Essere è ciò che esige da noi creazione perché noi ne abbiamo esperienza’, scriveva Merleau-Ponty. Si potrebbe dire, mettendoci nella sua scia: la natura ha bisogno di poeti perché noi diventiamo sensibili a essa. Invece, tragedia invisibile, quelli che Francis Ponge chiama gli ‘ambasciatori del mondo muto’ sono scomparsi. Addio Virgilio, Ronsard, Wordsworth, Hölderlin, Ponge e Bonnefoy! Non ci sono più i poeti che ci aprano gli occhi e che diano forma alle nostra anime. Ed è Greta Thunberg a occupare il posto lasciato vacante. Quest’adolescente svedese ha avuto la geniale idea di uno sciopero settimanale degli studenti perché, dice, ‘faremo i nostri compiti quando voi farete i vostri’. Dall’Assemblea nazionale francese all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, gli adulti restano pietrificati, in tripudio davanti a lei. Invece di assumersi autorevolmente la responsabilità del mondo, presentano le loro scuse per aver rovinato tutto. Invece di operare per espandere il vocabolario dei bambini e affinare la loro visione, ascoltano religiosamente gli astratti riassunti della parola puerile. Non si preoccupano di dare, con la conoscenza dell’arte, una dimensione estetica all’ecologia. L’urgenza – conclude Finkielkraut – manda in vacanza la cultura e la rimpiazza con lo smistamento sommario dell’educazione dalla sensibilità. L’ecologia meritava di meglio”.

*Quest'articolo è stato pubblicato il 26 agosto su Le Figaro

"CON GRETA SIAMO DI FRONTE A UN ABBAGLIO MONDIALE". INTERVISTA ALLO SCIENZIATO FRANCO PRODI


Nicola Mirenzi

Per il fisico dell’atmosfera e climatologo di fama mondiale il movimento giovanile incanala "nella direzione sbagliata, cioè la lotta al riscaldamento globale, quella che è in realtà un’urgenza giusta, ovvero la salvaguardia del pianeta".

A differenza della maggior parte di noi, per cui può essere una minaccia, una previsione pessima o una spiacevole seccatura, per lui è un incanto: “Il temporale è un fenomeno geofisico meraviglioso. Si espande lungo ben dodici ordini di grandezza, partendo da minuscole goccioline d’acqua grandi un dodicimillesimo di millimetro, e culmina in uno avvenimento spettacolare, i cui effetti sono visibili fino a quaranta chilometri di distanza”. La voce del professor Franco Prodi, fisico dell’atmosfera e climatologo riconosciuto in tutto il mondo, si riempie di stupore quando descrive gli eventi naturali a cui ha dedicato la sua vita di studio e di ricerca: “Cominciai nell’osservatorio scientifico e sperimentale dell’aeronautica militare del Monte Cimone, la vetta più alta dell’Appennino tosco-emiliano. Appena arrivai, il colonnello Ottavio Vittori, un fisico di livello straordinario  uno di quelli che non ti aspetti di incontrare durante il servizio militare –,mi guardò negli occhi e mi disse: Ti occuperai di questo”. Aveva aperto il palmo della mia mano e ci aveva appoggiato sopra un chicco di grandine, il materiale naturale più inconsueto e intrigante che ci sia, come avrei scoperto dopo – ma in quel momento, per me, era ancora un banale chicco di grandine, e basta”.
Nono fratello di una famiglia in cui si contano storici, matematici, medici, nonché un due volte presidente del Consiglio, per il professor Prodi “l’amore per il pianeta” è cresciuto di pari passo alla conoscenza dei fenomeni naturali che riguardano il clima: “Il servizio militare, che molte persone ricordano come una sciagura, per me è stato una salvezza. Nell’aeronautica, ho incontrato degli scienziati che mi hanno trasmesso la passione per la ricerca, grazie ai quali ho capito quale direzione da dare alla mia vita professionale: ovvero, applicare le leggi della fisica dello stato solido ai fenomeni atmosferici”. Ritiene che tutti i governi del mondo dovrebbero “puntare sulla tutela dell’ambiente, l’unica mossa che consentirebbe di prendersi veramente cura del futuro dell’umanità”. Ma, al contrario di alcuni
suoi colleghi e del nuovo senso comune ecologista, è convinto che la battaglia portata avanti dalla sedicenne svedese Greta Thunberg e dal movimento Fridays For Future, non stia andando nella giusta direzione: “Con Greta - dice- siamo di fronte a un abbaglio mondiale”.
Perché, Professore?
Perché questo movimento incanala nella direzione sbagliata, cioè la lotta al riscaldamento globale, quella che è in realtà un’urgenza giusta, ovvero la salvaguardia del pianeta. 
Perché sarebbe la direzione sbagliata?
Perché, al momento, nessuna ricerca scientifica stabilisce una relazione certa tra le attività dell’uomo e il riscaldamento globale. Perciò, dire che siamo noi i responsabili dei cambiamenti climatici è scientificamente infondato.
Il cambiamento climatico è un falso?
No, io non nego affatto che ci siano i cambiamenti climatici. La storia del nostro pianeta è anche la storia dei cambiamenti climatici che si sono susseguiti nel tempo.
Quali, per esempio?
Nel tardo Medioevo, intorno all’anno 1200, è noto che la temperatura della Terra aumentò significativamente. Così come sappiamo che a metà del diciassettesimo secolo ci fu un fenomeno inverso, ovvero una piccola glaciazione. In entrambi i casi, l’uomo non aveva ancora sviluppato tutte quelle attività industriali che oggi sono considerate responsabili dei cambiamenti climatici. Come si può dire, dunque, che per il 95 per cento è colpa dell’uomo?
Ma il riscaldamento globale c’è o non c’è?
I dati che abbiamo a disposizione dicono che, dai primi anni dell’ottocento (quando sono state state impiantate le prime stazioni meteorologiche in diverse parti del mondo), la temperatura media globale è cresciuta ogni secolo di un decimo di grado. Questo è innegabile, nessuno lo contesta. Ciò che è in discussione, nella comunità scientifica, è la causa di questa crescita.
Cosa si sa per certo?
Che il clima terrestre è il risultato dello scambio di due flussi di fotoni: uno che dal Sole va verso la Terra, e l’altro che sale dalla Terra verso l’esterno. Come sa, il Sole è un corpo che misura quasi 6 mila gradi kelvin. La Terra, invece, ha una temperatura di 300 gradi kelvin, circa 25,5 gradi centigradi. È come se da una parte ci fosse una lampada, e dall’altra una palla di vetro. In mezzo a esse, l’atmosfera.
Cosa significa concretamente?
Che la temperatura della palla di vetro dipende da una molteplicità di fattori, tra cui la distanza che c’è tra la lampada e la palla di vetro. Una distanza che non è sempre costante, e che dipende da una molteplicità di fattori che non sono facilmente calcolabili. Per questo, non possiamo stabilire con esattezza quanto il riscaldamento climatico sia responsabilità dell’uomo e quanto, invece, dipenda da altri fattori. 
Perché la scienza è così incerta?
Perché la scienza del clima è ancora nell’età dell’infanzia. È nata nel 1800. Prima non esisteva nulla di paragonabile. E con i modelli che ha a disposizione, può solo elaborare degli scenari incompleti. Incompleti, soprattutto, se qualcuno intende basare su di essi il destino dell’umanità. Farlo, non sarebbe un atto di coscienza ecologica. Piuttosto, di incoscienza scientifica.
Ma lei si allarma o no quando legge che una parte del Monte Bianco si sta sciogliendo?
Sinceramente no, non mi allarmo. Sono fenomeni che abbiamo già conosciuto. La pianura padana, per dire, era un’enorme ghiacciaio. Poi, la vita è ripresa.
Perché lei è uno dei pochi scienziati a dire queste cose?
Sono uno dei pochi, ma non sono l’unico: sia in Italia, sia nel mondo. Peraltro, non è nella mia natura essere controcorrente. Le confesso che, a volte, mi sento anche a disagio nel ruolo di grillo parlante.
Però?
Però non posso fare a meno, quando parlo, di parlare facendo riferimento alle conoscenze scientifiche che abbiamo a disposizione, e che non dicono quello che il regime catastrofista che domina il discorso pubblico vorrebbe che dicessi. Tutto qui.

HUFFINGTON POST 6 OTTOBRE 2019