DISCERNERE

Uno sguardo profetico sugli eventi

Natale ed il ricordo di Eluana, Icona della Natività del 2009


ELUANA, ICONA DELLA NATIVITA' 2009

Natale. Ed è subito Eluana. Il suo ricordo emerge vivo tra le luci di questi giorni. E l'acqua, e la sete, e la morte veloce, quasi a togliere il disturbo. E' lei, Eluana, l'icona di questa Natività del 2009. Natale infatti è una corda tesa tra il rifiuto e l'accoglienza, la trincea che segna il fronte d'una guerra mai spenta. Accogliere o rifiutare. E' sempre stato così, da Adamo ed Eva e quella Parola di Dio a spalancare la libertà dinnanzi all'albero della vita. E Sodoma, chiusa nel suo orgoglio, a tagliar gambe e braccia agli stranieri fuori schema e misura per la città, l'estremo rifiuto immagine d'ogni rifiuto. E l'annuncio del Vangelo rigettato sin dai primordi, e i martiri d'ogni seme e lingua ad irrorare di sangue i sentieri del mondo, rifiutati, percossi e uccisi in odio all'amore infinito fattosi, nella carne degli apostoli, annuncio di vita. Natale è una grotta scavata nel rifiuto d'un Re bambino offerto per donarsi, e le pietre ruvide della tronfia sicumera di molta politica, di molta pseudo-religione, allora come oggi. Natale è il rifiuto d'una vita indifesa, celata alla ragione del successo e dell'efficienza: Natale è il rifiuto del dolore, della precarietà, il trionfo dell'abbaglio mondano. Nessun posto nell'albergo del mondo per una vita ferita, straziata, eppur vita, eppure vibrante del soffio dello Spirito, eppure traguardo d'amore per chi le donava ore e secondi. Natale quest'anno è il rifiuto di Eluana, certificato da un tribunale, lo stesso che decretò lo sterminio degli innocenti a Betlemme.

Ma Natale è anche lo struggimento dei poveri pastori, piccoli e disprezzati, vita che non era vita degna d'essere vissuta, nessun valore a quella manciata di villani perduti a contaminarsi pascolando greggi immonde. Come quel povero grumo di carne ed ossa cui era ridotta Eluana. Un corpo ritenuto ormai indegno ad imprigionare brandelli d'una vita che non meritava d'esser neppure chiamata vita. Ed il rifiuto, accompagnato dal crepitio di parole vane a dar ragione all'irragionevole arroganza di rubare acqua e vita ad una persona indifesa. Anche questo è Natale, l'orizzonte angusto e angosciante della notte della ragione e del cuore. Una notte come duemila anni fa, ed in essa la Gloria d'un altra irragionevolezza, feconda stavolta, e pregna di gioia e speranza, quella di un Dio che si fa carne umile, e banale, e sporca, e ultima, e inutile, nelle mangiatoie d'ogni dove, i luoghi dimenticati ai bordi della vita, laddove sono "espulsi i prodotti del concepimento", le gelide mura d'una clinica dove si troncano le vite inchiodate alla Croce. Natale è l'irragionevolezza d'un Dio che si fa nulla per chi è nulla; disprezzo per i disprezzati; rifiuto per i rifiutati; maledizione per i maledetti. Natale è Eluana, come i pastori, come Giuseppe, come Maria. E come Gesù. Natale è accoglienza, il vagito di un Bimbo che è la mano di Dio tesa a stringere, ad accogliere, ad amare Eluana d'amore eterno ; e con lei, ognuno di noi sperduto e vagabondo tra i rifiuti e i fallimenti. E con lei anche tutti coloro che l'han lasciata morire, chi l'ha "liberata" si diceva, perdonati di certo, in quelle lacrime di Bimbo fatte adulte sulla Croce; le lacrime tramutate in sangue preziosissimo a cancellare i peccati di quanti non han saputo, e forse non sanno, quel che hanno fatto.

Antonello Iapicca Pbro




In questo Natale meditiamo e preghiamo con Giovanni Paolo II e la Lettera Evangelium Vitae

In questo Natale vogliamo ricordare Eluana. Per questo abbiamo pensato all'icona del Natale tradizionale dell'iconografia orientale.

In essa il Bambino Gesù era raffigurato avvolto in fasce che sembrano bende in una magiatoia singolare. L'allusione alla passione del Cristo è suggerita in modo chiaro. Innanzitutto il bambino ha già le proporzioni di un uomo adulto. Inoltre il suo corpo è avvolto in fasce che assomigliano troppo alle bende della sepoltura perché l'accostamento non sia voluto. Le fasce, infatti, sono il riconoscimento che l’angelo dette ai pastori (Lc 2,13), ma stanno a indicare le bende che le donne mirofore, e Pietro e Giovanni trovarono nel Sepolcro vuoto. Da ultimo, la mangiatoia appare come una costruzione rettangolare che di fatto è una tomba. Il neonato è adagiato in una tomba, poiché egli è nato affinché con la sua morte fossero vinti la morte e il peccato. È così chiaramente indicato il nesso tra l'Incarnazione e la Croce. La mangiatoia, inoltre, richiama un’immagine diffusa anticamente: l’uomo si nutre di peccati perché ha paura di morire e cerca la salvezza nello stesso modo in cui l’animale prende il cibo dalla mangiatoia. Ora Dio lo va a incontrare proprio in quel luogo e si «fa cibo» per lui: è chiaro il richiamo all’Eucarestia.

Al centro dell'icona si trova la grotta.
La gioia per la nascita del Salvatore è come attenuata dalla notte della grotta, una notte che pesa su tutta la scena e che altro non è se non la notte del peccato:
Dio, nato da donna, è venuto nella carne perché lo vedes­sero coloro che erano assisi nelle tenebre e nell'ombra di morte. Una grotta e una mangiatoia lo hanno accolto!” (Stichiri idiomeli della Vigilia.).

Nei Vangeli non si fa menzione della grotta. E’ san Giustino il Filosofo che ne parla per la prima volta. Però sappiamo che fin dal IV secolo la grotta di Betlemme era profondamente venerata dai pelle­grini (una basilica era stata costruita sopra di essa). Sant'Ireneo vede nella grotta della Natività una prefigurazione della discesa del Cristo agli inferi. La grotta di Betlemme, la grotta che si trova sotto la croce nelle icone della Crocifissione, e gli inferi delle icone della Risurrezione ricordano dunque tutte una medesima realtà: “La valle d'ombra e di morte” (Sal 23, 4), cioè in ultima analisi il peccato.
Nella tua onnipotenza hai voluto cancellare il peccato, il peccato irriducibile, infinitamente orgoglioso e delirante sen­za ritegno in un mondo preda del furore; e quelli che esso aveva sedotto, tu, nostro benefattore, li hai salvati dalle sue insidie nel giorno della tua incarnazione volontaria” (VI tropario della VII ode).

È proprio su questo sfondo oscuro e tenebroso che si staglia colui che costituisce il cuore di tutta l'icona: il bambino che giace nella mangiatoia.

Infine Giuseppe viene ritratto nel momento più difficile della propria vicenda personale: la sua posizione è quella del dubbio mentre si trova nella tentazione, infatti viene avvicinato da un pastore sotto mentite spoglie (Satana) che gli suggerisce di non credere al sogno che ha ricevuto: «Come è possibile che una Vergine possa concepire un figlio! Come è possibile che la grandezza di Dio si sia nascosta in questa grotta!».

Come non riconoscere gli stessi dubbi che han percorso questo anno dove gli interrogativi sulla vita e sulla morte hanno monopolizzato la scena? Che Dio abbia permesso una vicenda tanto dolorosa e lacerante quanto quella di Eluana per darci una parola? Noi ne siamo convinti, assolutamente. E la Parola è questo natale, e in quest'icona possiamo incontrare tutto quel che abbiamo vissuto in questi mesi. Il dubbio, il buio, la morte. Ma proprio qui, al centro di questa vicenda, che non è solo di Eluana ma che ci riguarda tutti, ecco che appare la Vita, un bimbo, piccolo, inerme, fasciato di morte eppure vivo. E' Lui la risposta di Dio al nostro cuore, al cuore di tutti. La VITA DENTRO LA MORTE.

Per questo vi proponiamo, come lettura spirituale per questo Natale del 2006, la Lettera di Giovanni Paolo II Evangelium Vitae, sul valore e l'inviolabilità della vita umana. Vi invitiamo a meditarla, ad incontrarvi il senso della nostra vita, e della nostra morte. Il Natale è il Vangelo della Vita, la Parola che non ha fine.

Antonello Iapicca Pbro

QUI TROVI L'EVANGELIUM VITAE