DISCERNERE

Uno sguardo profetico sugli eventi

Delitti di genitori. Quella ferocia sui propri figli. di Isabella Bossi Fedrigotti

Tratto da Il Corriere della Sera del 7 aprile 2010

Quante volte negli ultimi vent’anni abbiamo dovuto scrivere di neonati buttati via, chiusi quasi sempre in un micidiale sacchetto di plastica, come si fa con l'immondizia, e abbandonati lungo una strada, in un campo, dentro un fosso se non addirittura in un cassonetto della spazzatura, fetida bara dalla quale raramente ce la fanno a uscire vivi. Una strage di bambini che ci ha fatto spesso rimpiangere le ruote di chiese e conventi dove venivano esposti — perché vivessero — i figli indesiderati.

E adesso un altro neonato buttato via, ad Arcene, vicino a Bergamo, nel parcheggio di una discoteca, di giorno — si sa — uno dei luoghi più squallidi che esistano, desolato camposanto per un minuscolo figlio non voluto. Succede a pochi giorni soltanto da quell’altro bambino — di otto mesi, questo, biondo e sorridente nell’ultima foto felice che abbiamo visto su tutti i giornali — ammazzato di botte a Genova, in balìa di un patrigno manesco e di una madre drogata. E indietro, una interminabile, tragica storia di neonati presi a schiaffi, picchiati, scossi, strangolati, buttati, annegati…

Macelleria Italia? Non è così perché succede anche in altri Paesi, in Francia per esempio, dove una donna — non una povera ignorante dalla vita disgraziata, bensì la moglie di un ingegnere con il quale ha viaggiato e vissuto all’estero — è stata condannata a otto anni di prigione per avere ucciso e nascosto nel congelatore di casa tre dei suoi figli appena nati, e gli anni sono soltanto otto, si giustificano i magistrati, perché non è stata provata la premeditazione. Niente di nuovo, probabilmente, perché è sempre successo nei secoli che i neonati indesiderati venissero uccisi e gettati via, altrimenti non ci sarebbe stato bisogno di dotare ogni chiesa e ogni convento delle salvifiche ruote. E anche le madri che tali non vogliono essere, inadeguate, spaventate a morte, incomprensibilmente selvatiche e violente ci sono sempre state. Di nuovo però oggi, oltre alla possibilità di abortire, c’è quella di partorire anonimamente in ospedale lasciando in adozione il figlio. E comunque ci sono molti modi di abbandonarlo senza necessariamente condannarlo a morte.

Eppure resta, terribile e inspiegabile, quella barbara determinazione ad annientare, fisicamente e a tutti i costi, il frutto del proprio ventre: rifiuto totale della maternità, o, peggio, istinto di animale feroce che qualche volta, senza alcuna ragione apparente, sbrana i propri cuccioli.