DISCERNERE

Uno sguardo profetico sugli eventi

Quaresima bizantina: il Grande Canone di Sant'Andrea di Creta


Una bellissima e partecipata preghiera delle chiese bizantine (sia cattoliche che ortodosse), tipicamente quaresimale, è il Canone di Sant'Andrea di Creta, una serie di odi da recitare alla sera nei primi quattro giorni di Quaresima (e da riprendere nella quinta settimana). Risale al VII-VIII secolo ed è amatissimo dal popolo, che deve intercalare ogni versetto dei tropari con il canto ripetuto dell'invocazione penitenziale: pietà di me o Dio, pietà di me!
Nel video (segnalato da NLM) possiamo vedere e ascoltare la versione slavonica del Canone di Sant'Andrea, officiato dal Patriarca di Mosca Kirill e dal coro della cattedrale di Mosca (da notare il colore nero penitenziale del suo mandias e dei paramenti di diaconi e accoliti).


Il testo completo in Italiano delle quattro Odi e dei tropari che compongono questo canone, profondamente radicato nella sacra Scrittura e nello spirito dei Padri della Chiesa, lo trovate a questo link


Così presenta il Grande Canone e l'autore di esso il sacerdote dell'eparchia cattolica Italo-albanese di Lungro Papas Remo Càlin Mosneag (dal suo blog cattolicogreco.com):

La Chiesa vive la sua dimensione penitenziale in questi giorni di Quaresima quando il popolo di Dio è chiamato ha prepararsi per la Santa Resurrezione di Gesù Cristo nostro Signore.... Un viaggio spirituale nella Quaresima è infatti un viaggio nella liturgia, e le soste del viaggio sono le Ufficiature che santificano, formano e orientano il credente all’incontro con il Cristo Risorto.
All’inizio della Quaresima, troviamo il canone di Sant’Andrea di Creta, il Grande Canone penitenziale che da inizio al buon combattimento dove ognuno può usare della preghiera come di un arma per vincere le tentazioni.
Diviso in quattro parti, viene letto al Grande Apodhipnon – la Grande Compieta, la sera dei primi quattro giorni di Quaresima.
Sant’Andrea di Creta è nato a Damasco in una famiglia cristiana intorno all’anno 660. Egli diventa monaco a Gerusalemme, lavora come segretario del patriarca di Gerusalemme e verso l’anno 685 viene inviato a Costantinopoli come delegato del patriarca di Gerusalemme al sesto Concilio Ecumenico, concilio che ha condannato l’eresia monotelita (una sola volontà nella persona del Signore Gesù Cristo). Dopo il concilio, il monaco Andrea resta a Costantinopoli svolgendo una grande opera filantropica dirigendo un orfanotrofio e una casa per gli anziani. Nell’anno 692 viene eletto vescovo in una delle città della Creta (Gortyna), e si dimostra ad essere un grande vescovo missionario. Costruisce molte chiese, monasteri, sviluppa le opere sociali e filantropiche della sua diocesi, si prende cura dell’educazione dei giovani. Andrea di Creta è stato un grande predicatore, e ha incoraggiato la partecipazione del popolo alla vita liturgica della Chiesa, egli stesso componendo una moltitudine di canti e inni religiosi. Egli è considerato il primo autore di canoni liturgici, tra cui Il Grande Canone, che è entrato nel libro del Tryodion e rappresenta un momento molto importante nell’economia della Quaresima.
Nel Grande Canone, Andrea di Creta, grazie alla sua maturità spirituale e con un’arte straordinaria, ha riportato i grandi temi della Sacra Scrittura: come Adamo ed Eva, il paradiso e la caduta, Noè e il diluvio, i Patriarchi, Davide, la terra promessa, Cristo e la sua Chiesa. Essendo un canone, o una lamentazione penitenziale, l’autore ha intrecciato i temi biblici con la confessione dei peccati e con il pentimento: Pietà di me, o Dio, pietà di me.


Vi aggiungo il testo apparso sull'Osservatore Romano del 9 marzo 2011 a firma di Manuel Nin, OSB, Archimandrita e Rettore del Pontificio collegio Greco di Roma, che presenta e commenta il contenuto del Grande Canone di Sant'Andrea di Creta:

Il canone di Andrea di Creta all'inizio della quaresima bizantina
Dammi o Verbo la bevanda della tua Parola

di MANUEL NIN
Le Chiese di tradizione bizantina durante la prima settimana della grande quaresima all'ufficiatura dell'apòdipnon (compieta) cantano diverse parti del canone penitenziale di sant'Andrea di Creta, vissuto tra il 660 e il 740.
Nella prima ode la vicenda di Adamo ed Eva e di Caino e Abele è intrecciata alle parabole del Figliol prodigo e del Buon Samaritano: "Avendo emulato nella trasgressione Adamo, il primo uomo creato, mi sono riconosciuto spogliato di Dio, del regno e del gaudio eterno, a causa del mio peccato.Ahimé, anima infelice! Perché ti sei fatta simile alla prima Eva? Hai toccato l'albero e hai gustato sconsideratamente il cibo dell'inganno. Cadendo con l'intenzione nella stessa sete di sangue di Caino, sono divenuto l'assassino della mia povera anima. Consumata la ricchezza dell'anima con le dissolutezze, sono privo di pie virtù, e affamato grido: O padre di pietà, vienimi incontro tu con la tua compassione. Sono io colui che era incappato nei ladroni, che sono i miei pensieri, mi hanno riempito di piaghe: vieni dunque tu stesso a curarmi, o Cristo".
Ancora le figure di Adamo ed Eva sono accostate nella seconda ode a quelle del pubblicano e della prostituta: "Ho oscurato la bellezza dell'anima con le voluttà passionali, e ho ridotto totalmente in polvere il mio intelletto. Ho lacerato la mia prima veste, quella che ha tessuta per me il creatore. Ho indossato una tunica lacerata, quella che mi ha tessuto il serpente col suo consiglio, e sono pieno di vergogna. Anch'io ti presento, o pietoso, le lacrime della meretrice: siimi propizio, o salvatore, nella tua amorosa compassione. Anche le mie lacrime accogli, o salvatore, come unguento. Come il pubblicano a te grido: Siimi propizio!".
Vengono poi presentate nelle odi successive la fede di Abramo, la scala di Giacobbe, la figura di Giobbe, la croce come luogo dove Cristo rinnova la natura decaduta dell'uomo, l'esperienza del deserto e delle infedeltà del popolo e dei re d'Israele, e Cristo che guarisce e salva: "Crocifisso per tutti, hai offerto il tuo corpo e il tuo sangue, o Verbo: il corpo per riplasmarmi, il sangue per lavarmi; e hai emesso lo spirito, per portarmi, o Cristo, al tuo genitore. Hai operato la salvezza in mezzo alla terra. Per tuo volere sei stato inchiodato sull'albero della croce e l'Eden che era stato chiuso, si è aperto".
L'ottava ode canta i grandi penitenti dell'Antico e del Nuovo Testamento: "Hai sentito parlare, o anima, dei niniviti, della loro penitenza in sacco e cenere davanti a Dio: tu non li hai imitati, ma sei stata più stolta di tutti coloro che hanno peccato prima e dopo la Legge. Come il ladrone, grido a te: Ricordati! Come Pietro, piango amaramente; perdonami, salvatore, a te io grido come il pubblicano; piango come la meretrice: accogli il mio gemito".
Infine, nell'ode nona è presentato tutto il mistero salvifico di Cristo che guarisce, chiama l'umanità per seguirlo e salva: "Ti porto gli esempi del Nuovo Testamento, o anima, per indurti a compunzione: Cristo si è fatto uomo per chiamare a penitenza ladroni e prostitute. Cristo si è fatto bambino secondo la carne per conversare con me, e ha compiuto volontariamente tutto ciò che è della natura, eccetto il peccato".
Il grande canone di Andrea di Creta racconta la storia della salvezza operata da Dio verso ognuno di noi. In un testo che ci mette davanti i diversi aspetti con cui la Chiesa lungo la quaresima ci confronta, cioè la misericordia di Dio e per mezzo di essa il nostro cammino di ritorno a Dio, avendo Cristo stesso come pastore e come guida, che finalmente il giorno di Pasqua prende di nuovo per mano Adamo ed Eva per farli uscire dagli inferi e riportarli nel paradiso.