DISCERNERE

Uno sguardo profetico sugli eventi

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La vita non esiste. Il mondo inondato di nichilismo e lo stupore per un Dio che si fa uomo. Antonio Socci


Antonio Socci

Forse nessuno ve l’ha ancora comunicato, ma voi non siete vivi. Pensate di esserlo, ma “in realtà” non lo siete. Nessuno lo è (se lo venisse a sapere il computer dell’Inps non erogherebbe più pensioni).
Mi spiace dare la ferale notizia, che potrebbe mandare di traverso il panettone di Natale ai più sensibili. Del resto nemmeno il sottoscritto è vivente. Anzi, è la vita stessa che non esiste.
A fare il clamoroso “scoop” è stata una delle più blasonate riviste scientifiche del mondo, “Scientific American”. Un articolo del numero datato 2 dicembre infatti parla chiaro fin dal titolo: “Why Life Does Not Really Exist”.

L’ASSURDO

Come sono arrivati – questi pensatori – a fare una così straordinaria scoperta? La sintesi degli argomenti è fornita dal sommario dell’edizione italiana della rivista, ovvero “Le Scienze”.
Eccolo qua: “Malgrado secoli di discussioni, esperimenti, riflessioni e progressi scientifici, nessuna delle definizioni di ‘vita’ proposte finora riesce a discriminare in modo netto e soddisfacente fra ciò che chiamiamo animato e ciò che consideriamo inanimato. Forse perché il vero elemento comune delle cose che definiamo vive non è una loro proprietà intrinseca, ma la nostra percezione di esse”.
Se ho ben capito il passaggio logico è questo: siccome non si è ancora trovata una definizione di vita, la vita non esiste.
In effetti l’articolo della rivista scientifica così argomenta: “Perché definire la vita è così frustrante e difficile? Perché scienziati e filosofi hanno fallito per secoli nel trovare una proprietà fisica specifica o un insieme di proprietà che separi nettamente i vivi dagli inanimati? Perché una proprietà simile non esiste. La vita è un concetto che abbiamo inventato. Al livello più fondamentale, tutta la materia esistente è una disposizione degli atomi e delle particelle che li costituiscono. Queste disposizioni ricadono in un immenso spettro di complessità, da un singolo atomo di idrogeno a una cosa intricata come il cervello umano”. Finora abbiamo diviso il mondo in animato e inanimato, “ma questa suddivisione non esiste al di fuori della mente”.
Quindi, per questi scienziati, vostro figlio – che corre e grida in bicicletta, facendo un gran baccano – è vivo quanto il pezzo di ferro arrugginito che sta nella discarica.

DOVE STA L’ERRORE

La filosofia che sta dietro a questi ragionamenti, mi pare la seguente: ciò che io non so definire o non comprendo, non esiste. Ciò che supera le mie capacità di conoscere ed esprimere è una fantasia astratta.
Questa mentalità è parente di quella positivista che Albert Einstein stroncò così:  “Io non sono un positivista. Il positivismo stabilisce che quanto non può essere osservato non esiste. Questa concezione è scientificamente insostenibile, perché è impossibile fare affermazioni valide su ciò che uno ‘può’ o ‘non può’ osservare. Uno dovrebbe dire: ‘Solo ciò che noi osserviamo esiste’. Il che è ovviamente falso”.
Noi comuni mortali, armati di semplice buon senso (ma confortati dalla compagnia di Einstein), potremmo pensare che quanto scrive la nota rivista sia assurdo e vagamente ridicolo. La bizzarria di un commentatore.
Però c’è chi potrebbe indicare, alla base di quei ragionamenti, qualche filosofo importante.
Tutto ruota – come anni fa insegnava don Luigi Giussani – attorno al concetto di ragione che si ha. Per certi moderni (quelli di “Scientific American”) la ragione è come una scatola dentro la quale deve entrare tutto. Quello che non c’entra, magari perché è più grande, non esiste.
Per altre scuole di pensiero la ragione è come una finestra che si spalanca su un panorama che è più grande di lei. Quindi l’avventura della conoscenza è sempre un inoltrarsi nel mistero che ci avvolge e ci supera.
E’ così che il pensiero umano ha scoperto sempre nuove cose. E – di stupore in stupore – cerca la ragione ultima dell’essere.

NICHILISMO

A dire la verità ci sono stati dei filosofi greci che somigliavano ai pensatori di “Scientific American”. Ricordate Zenone di Elea, quello che sosteneva che il movimento non esiste? Non somiglia a coloro che oggi annunciano che “la vita non esiste”?
Il greco (i cui argomenti comunque non erano banali) fu confutato semplicemente da qualcuno che si alzò in piedi e prese a deambulare.
Anche la rivista americana potrebbe essere confutata concretamente mostrando una persona viva e un morto: “contra factum non valet argumentum”.
Tuttavia la replica è già contenuta nell’editoriale: “Non è che non ci siano differenze sostanziali tra esseri viventi e soggetti inanimati”, tuttavia “non troveremo mai una linea di demarcazione netta tra i due perché i concetti di vita e non-vita come categorie distinte sono proprio questo: concetti, non realtà”. Non è “una proprietà intrinseca” a rendere vive certe cose, ma “la nostra percezione di esse”.
Chi continuasse a ritenere ostinatamente che fra suo figlio e una pietra c’è una differenza sostanziale e incolmabile, chi pensasse che una creatura umana vivente non è una mera disposizione di atomi, dovrebbe prendere atto che oggi la mentalità dominante è quella espressa in un aforisma di Nietzsche: “non esistono fatti, ma solo interpretazioni”.
Idea in base alla quale per esempio si potrebbe anche argomentare che la realtà non esiste, ma esiste solo la nostra percezione di essa (e non esiste neanche la scienza, che diventa una fantasia fra le altre).
In effetti in base a questa mentalità ormai dominante oggi si sente teorizzare di tutto. La realtà si è persa e noi vaghiamo in un oceano di opinioni. A volte anche pazzoidi.
Sempre Nietzsche nel suo “Anticristo” aveva scritto: “Noi non facciamo più discendere l’uomo dallo spirito, l’abbiamo rimesso tra gli animali”.
Ora siamo andati oltre: l’uomo sta tra i minerali. Siamo meri grumi di atomi.
Una clamorosa eterogenesi dei fini per una cultura moderna che proclamava di essere nata dall’Umanesimo e dal Rinascimento che mettevano l’uomo al centro dell’universo.
Oggi l’essere umano vivente è un ferrovecchio da rottamare come una lavatrice obsoleta.
Sommessamente segnalo che Umanesimo e Rinascimento nacquero nell’alveo cristiano. Perché è il cristianesimo il vero illuminismo che ha esaltato l’uomo, la sua razionalità e ha salvato l’oggettività della realtà.
Senza questa radice, senza Dio – previde Chesterton – sparisce anche la realtà e si dovrà combattere per mostrare che i prati sono verdi e due più due fa quattro. Oggi siamo a questo punto.

“Libero”, 20 dicembre 2013
Facebook: “Antonio Socci pagina ufficiale”
 

Il “nichilismo di Stato” colpisce i giovani e prepara il declino dell’Europa

di Luca Volontè
Tratto da Il Sussidiario.net il 7 aprile 2010

Un terzo dei disoccupati italiani sono giovani, giovani nel pieno della vita e della speranza del futuro.

Milioni in Europa e centinaia di migliaia in Italia, per ora… Penso sia una obbligo per tutti affrontare questa realtà, una delle tante sfaccettature della contemporanea situazione giovanile. Non sfuggirà a nessuno la superficialità e la dimenticanza con la quale la realtà sociale e politica italiana ed europea affronta il tema giovanile. Tranne la Chiesa cattolica italiana, con il suo Progetto culturale sulla Sfida educativa, nessun altra agenzia sociale o soggetto politico si prende la briga di educare, spronare, creare opportunità per i giovani.

Il breakdown dell’enormità dei suicidi dei giovani in Giappone - le recenti statistiche ne contano dai 2 ai 3 al giorno - sta risvegliando dal torpore una delle nazioni più industrializzate del pianeta. I giovani soli e abbandonati, educati al solo successo e al sesso, si spengono e prediligono la morte ad una vita senza “vita”. L’enormità del fenomeno giovanile - il tasso di suicidi aumenta in tutta Europa nel torpore più assoluto - è legata anche alla diffusione della disoccupazione, che colpisce per un terzo proprio i giovani italiani ed europei.

Sì, quei “bamboccioni” tanto dileggiati, oggi si trovano tre coetanei su dieci, spesso laureati e con un livello di specializzazione superiore ai propri padri, senza posto di lavoro e per di più abbandonati dall’opinione pubblica oltre che dalle misure di tutti i governi europei. In Italia accade quello che avviene negli altri Paesi, né più né meno. Lo "zoo di Berlino" - film cult della generazione sazia e abbandonata a droga e alcool nella Berlino degli anni ’80 - sta espandendosi a macchia d’olio. Non è solo e più la droga (per il consumo di stupefacenti sono necessari quattrini) ma il lavoro stesso che manca.

I Paesi non investono e non scommettono sul futuro dei giovani e così si tagliano i ponti verso un futuro prospero. L’accanimento nichilistico verso le giovani generazioni è tale da poter far prevedere non solo l’accelerazione dello “choc” generazionale europeo, ma finanche una sua deflagrazione impensabile. Poco lavoro e molta disoccupazione per i giovani italiani ed europei, infatti, significa meno capitale umano fresco e geniale sul mercato, meno capitale sociale nelle comunità, meno sguardo e prospettiva di futuro per intere nazioni che, comunque, dovranno affrontare l’inverno demografico e la drammatica inversione del tasso di cambio generazionale, con effetti imprevedibili sui welfare e sulla stessa tenuta geopolitica del continente europeo.

Un esempio lampante della situazione di indifferenza verso la prosperità futura della nazione, quelle future generazioni per le quali si è costruita la democrazia americana e per le quali i fondatori delle democrazie europee hanno sacrificato il lavoro della loro vita, pensiamo ai nostri genitori e nonni, è l’incredibile sbadataggine con la quale il dato statistico del “terzo” di disoccupati giovani è stato accolto nel nostro Paese. Silenzio.

Mi sono immaginato che il fragoroso vuoto pneumatico fosse dovuto alla conclusione della campagna elettorale, poi ho pensato che la Settimana Santa avesse sospeso le buone idee, ora mi devo rassegnare a prendere atto che il dibattito riparte sulle architetture istituzionali, sulle beghe minime che nulla hanno a che fare con l’emergenza e le conseguenze della crisi, la disoccupazione giovanile in primis. Mi si dice che è impopolare il politico che mantiene uno sguardo al futuro, che lavora e vorrebbe discutere dei propri figli e nipoti. Sarà, eppure continuo a pensare che questo sia il nostro vero dovere. Se non troviamo il modo di affrontare il problema della disoccupazione giovanile, se non ci occupiamo del nostro futuro cosa ci stiamo a fare in politica?

Nichilismo

Il termine nichilismo designa in senso generico l'atteggiamento o la dottrina volti a negare in modo definitivo e radicale l'esistenza di qualsiasi valore in sé e l'esistenza di una qualsiasi verità oggettiva. Il nichilismo rappresenta la volontà di negare i valori già esistenti.
Il nichilismo è una concezione delle cose, in base alla quale la realtà sarebbe inesorabilmente destinata a declinare nel nulla, ovvero, dal punto di vista etico, sarebbe indeterminabile o assente una finalità ultima che orienti il corso delle cose e la vita dell'uomo. Dato che l’uomo è limitato e sperimenta ogni giorno questo limite nella morte e nelle sue dolorose anticipazioni, allora egli può essere spinto a considerare - al di là di quanto ne sia cosciente - che il niente sia il vero senso dell’essere. L’affermazione nichilista nega pertanto, in questo senso, vera consistenza alla realtà e di conseguenza esclude che l'uomo possa fare esperienza della verità in quanto tale, considerata come oggettiva e universale.
Il nichilismo dei nostri giorni è più tranquillizzante e consolatorio: predica l’accettazione da parte dell’uomo della propria condizione e l’inutilità delle speranze che sono fuori dalla sua portata.
In Nietzsche il fenomeno del nichilismo viene descritto come segno dei tempi, sintomo della decadenza in cui versa la civiltà; nello stesso tempo, in positivo, il crepuscolo dei valori e degli idoli "con i piedi d'argilla" che hanno dominato la storia dell'Occidente, e quindi nel suo insieme e nel suo avanzare costituisce l'annuncio di una nuova "aurora", la profezia di una nuova era, che sorgerà dalle ceneri della morte dell'uomo così come esso storicamente si è dato, e del Dio che egli ha costruito a propria immagine e somiglianza. Profeta e interprete di questa nuova era sarà dunque non più l'uomo, ma una sorta di figura mitica, designata come l'Oltreuomo (Übermensch), capace di assumere su di sé il senso profondo del nichilismo e superarlo, rendendosi autore e creatore di nuovi valori. Nella fondamentale opera
Così parlò Zarathustra, Nietzsche raffigura la civiltà decadente, il nichilismo e l'Oltreuomo con alcune metafore, quali quella del cammello portatore del peso dei valori e degli idoli che si è creato (la storia umana e la cultura) e che lo appesantiscono nel suo movimento libero e creativo, una sorta di sapere storico che reprime e indebolisce la potenza e la forza dell'istinto di libertà creativa ch'era invece presente in più larga misura in figure e popolazioni che ci hanno preceduto; la figura del leone, il nichilismo stesso ma anche il filosofo distruttore poiché anch'egli immerso anche se in maniera attiva nel processo di decadenza e quindi anch'egli figura del nichilismo ed infine l'aurora oltre l'umano troppo umano: l'Oltreuomo che liberatosi dalle catene della storia quale storia del nichilismo e alleggeritosi dai fardelli del passato che imprigionavano il gioco creativo delle sue facoltà e dei suoi istinti primordiali, come un fanciullo gioca finalmente libero e creatore di sempre più nuove possibilità esistenziali sì che la Terra diventa "luogo di guarigione".
In Nietzsche la parola nichilismo designa l'essenza della crisi che ha investito la civiltà europea moderna: per Nietzsche il nichilismo è un evento che porta con sé decadenza e spaesamento, tanto da costituire una sorta di malattia da cui il mondo moderno è affetto; tale malattia condurrebbe alla disgregazione del soggetto morale, alla debilitazione della volontà e alla perdita del fine ultimo dell'esistenza (nichilismo passivo).
In
Wille zur Macht (La volontà della potenza) egli afferma:
« Ciò che io racconto è la storia dei prossimi due secoli. Io descrivo ciò che viene, ciò che non può fare a meno di venire: l'avvento del nichilismo. Questa storia può già ora essere raccontata; perché la necessità stessa è qui all'opera. Questo futuro parla già per mille segni, questo destino si annunzia dappertutto; per questa musica del futuro tutte le orecchie sono già in ascolto. Tutta la nostra cultura europea si muove in una torturante tensione che cresce da decenni in decenni, come protesa verso una catastrofe: irrequieta, violenta, precipitosa; simile ad una corrente che vuole giungere alla fine, che non riflette più ed ha paura di riflettere. »
A tale condizione seguirebbe, secondo Nietzsche, un risorgimento della volontà legislatrice umana e un superamento della condizione di malattia attraverso una multiforme rivalutazione dell'esistenza (nichilismo attivo) libera da ogni pretesa di verità assoluta. Fondamento del nichilismo è la "morte di Dio", simbolo della perdita di ogni punto di riferimento e massima rivelazione del nulla universale.