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Fatima. I film, i documentari, i documenti
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dal 4 al 12 ottobre (13 ottobre, giorno dell'anniversario dell'ultima apparizione della Madonna di Fatima)
7 Ave Maria
Cuore Immacolato di Maria, prega per noi.
PREGHIERA
Maria, Madre di Gesù e della Chiesa, noi abbiamo bisogno di Te. Desideriamo la luce che s'irradia dalla tua bontà, il conforto che ci proviene dal tuo Cuore Immacolato, la carità e la pace di cui Tu sei Regina.
Ti affidiamo con fiducia le nostre necessità perché Tu le soccorra, i nostri dolori perché Tu li lenisca, i nostri mali perché Tu li guarisca, i nostri corpi perché Tu li renda puri, i nostri cuori perché siano colmi d'amore e di contrizione, e le nostre anime perché con il tuo aiuto si salvino.
Ricorda, Madre di bontà, che alle tue preghiere Gesù nulla rifiuta. Concedi sollievo alle anime dei defunti, guarigione agli ammalati, purezza ai giovani, fede e concordia alle famiglie, pace all'umanità.
Richiama gli erranti sul retto sentiero, donaci molte vocazioni e santi Sacerdoti, proteggi il Papa, i Vescovi e la santa Chiesa di Dio.
Maria, ascoltaci e abbi pietà di noi. Volgi a noi i tuoi occhi misericordiosi. Dopo questo esilio mostra a noi Gesù, frutto benedetto del tuo grembo, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.
Amen.
Consacrazione al Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria di Fatima
13 ottobre, anniversario del giorno dell'ultima apparizione della Madonna di Fatima
O Vergine santa, Madre di Gesù e Madre nostra, che sei apparsa a Fatima ai tre pastorelli per recare al mondo un messaggio di pace e di salvezza, io mi impegno ad accogliere questo tuo messaggio.
Mi consacro oggi al tuo Cuore Immacolato, per appartenere così più perfettamente a Gesù. Aiutami a vivere fedelmente la mia consacrazione, con una vita tutta spesa nell'amore di Dio e dei fratelli, sull'esempio della tua vita.
In particolare Ti offro le preghiere, le azioni, i sacrifici della giornata, in riparazione dei peccati miei e degli altri, con l'impegno di compiere il mio dovere quotidiano secondo la volontà dei Signore.
Ti prometto di recitare ogni giorno il Santo Rosario, contemplando i misteri della vita di Gesù, intrecciati ai misteri della tua vita. Voglio vivere sempre da vero figlio tuo e cooperare perché tutti Ti riconoscano e amino come Madre di Gesù, vero Dio e unico nostro Salvatore. Così sia.
7 Ave Maria
- Cuore Immacolato di Maria, prega per noi
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| I genitori |
Lettera di Suor Lucia, veggente di Fatima, a un sacerdote molto preoccupato e occupato
la priorità al di sopra di tutte è rendere Dio presente in questo mondo ed aprire agli uomini l’accesso a Dio. Non a un dio qualsiasi
RECITA DEL SANTO ROSARIO
DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Spianata del Santuario di Fátima
Mercoledì, 12 maggio 2010
Cari pellegrini,
tutti voi insieme, con la candela accesa in mano, sembrate un mare di luce intorno a questa semplice cappella, eretta premurosamente in onore della Madre di Dio e Madre nostra, la cui via di ritorno dalla terra al cielo era apparsa ai pastorelli come una striscia di luce. Però sia Maria che noi stessi non godiamo di luce propria: la riceviamo da Gesù. La presenza di Lui in noi rinnova il mistero e il richiamo del roveto ardente, quello che un tempo sul monte Sinai ha attirato Mosè e non smette di affascinare quanti si rendono conto di una luce speciale in noi che arde però senza consumarci (cfr Es 3,2-5). Da noi stessi non siamo che un misero roveto, sul quale però è scesa la gloria di Dio. A Lui dunque sia ogni gloria, a noi l’umile confessione del nostro niente e la sommessa adorazione dei disegni divini, che verranno adempiuti quando «Dio sarà tutto in tutti» (cfr 1 Cor 15,28). Serva incomparabile di tali disegni è la Vergine piena di grazia: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38).
Cari pellegrini, imitiamo Maria, facendo risuonare nella nostra vita il suo «avvenga per me»! A Mosè, Dio aveva ordinato: «Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è un suolo santo» (Es 3,5). E così ha fatto; calzerà nuovamente i sandali per andare a liberare il suo popolo dalla schiavitù d’Egitto e guidarlo alla terra promessa. Non si tratta qui semplicemente del possesso di un appezzamento di terreno o di quel territorio nazionale a cui ogni popolo ha diritto; infatti, nella lotta per la liberazione d’Israele e durante il suo esodo dall’Egitto, ciò che appare evidenziato è soprattutto il diritto alla libertà di adorazione, alla libertà di un culto proprio. Quindi lungo il corso della storia del popolo eletto, la promessa della terra va assumendo sempre di più questo significato: la terra è donata perché ci sia un luogo dell’obbedienza, affinché ci sia uno spazio aperto a Dio.
Nel nostro tempo, in cui la fede in ampie regioni della terra, rischia di spegnersi come una fiamma che non viene più alimentata, la priorità al di sopra di tutte è rendere Dio presente in questo mondo ed aprire agli uomini l’accesso a Dio. Non a un dio qualsiasi, ma a quel Dio che ha parlato sul Sinai; quel Dio il cui volto riconosciamo nell’amore portato fino alla fine (cfr Gv 13, 1), in Gesù Cristo crocifisso e risorto. Cari fratelli e sorelle, adorate Cristo Signore nei vostri cuori (cfr 1 Pt 3, 15)! Non abbiate paura di parlare di Dio e di manifestare senza vergogna i segni della fede, facendo risplendere agli occhi dei vostri contemporanei la luce di Cristo, come canta la Chiesa nella notte della Veglia Pasquale che genera l’umanità come famiglia di Dio.
Fratelli e sorelle, in questo luogo stupisce osservare come tre bambini si sono arresi alla forza interiore che li ha invasi nelle apparizioni dell’Angelo e della Madre del Cielo. Qui, dove tante volte ci è stato chiesto di recitare il Rosario, lasciamoci attrarre dai misteri di Cristo, i misteri del Rosario di Maria. La recita del rosario ci consente di fissare il nostro sguardo e il nostro cuore in Gesù, come faceva sua Madre, modello insuperabile della contemplazione del Figlio. Nel meditare i misteri gaudiosi, luminosi, dolorosi e gloriosi mentre recitiamo le «Ave Maria», contempliamo l’intero mistero di Gesù, dall’Incarnazione fino alla Croce e alla gloria della Risurrezione; contempliamo l’intima partecipazione di Maria a questo mistero e la nostra vita in Cristo oggi, che pure si presenta tessuta di momenti di gioia e di dolore, di ombre e di luce, di trepidazione e di speranza. La grazia invade il nostro cuore suscitando il desiderio di un incisivo ed evangelico cambiamento di vita in modo da poter dire con san Paolo: «Per me il vivere è Cristo» (Fil 1,21), in una comunione di vita e destino con Cristo.
Sento che mi accompagnano la devozione e l’affetto dei fedeli qui convenuti e del mondo intero. Porto con me le preoccupazioni e le attese di questo nostro tempo e le sofferenze dell’umanità ferita, i problemi del mondo, e vengo a deporli ai piedi della Madonna di Fatima: Vergine Madre di Dio e nostra Madre carissima, intercedi per noi presso il tuo Figlio perché tutte le famiglie dei popoli, sia quelle che si distinguono con il nome cristiano, sia quelle che ignorano ancora il loro Salvatore, vivano in pace e concordia fino a ricongiungersi in un solo popolo di Dio a gloria della santissima e indivisibile Trinità. Amen.
© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana
VISITA ALLA CAPPELLINA DELLE APPARIZIONI PREGHIERA ALLA MADONNA
Santo Padre:
Signora Nostra
e Madre di tutti gli uomini e le donne,
eccomi come un figlio
che viene a visitare sua Madre
e lo fa in compagnia
di una moltitudine di fratelli e sorelle.
Come successore di Pietro,
a cui fu affidata la missione
di presiedere al servizio
della carità nella Chiesa di Cristo
e di confermare tutti nella fede
e nella speranza,
voglio presentare al tuo
Cuore Immacolato
le gioie e le speranze
nonché i problemi e le sofferenze
di ognuno di questi tuoi figli e figlie
che si trovano nella Cova di Iria
oppure ci accompagnano da lontano.
Madre amabilissima,
tu conosci ciascuno per il suo nome,
con il suo volto e la sua storia,
e a tutti vuoi bene
con la benevolenza materna
che sgorga dal cuore stesso di Dio Amore.
Tutti affido e consacro a te,
Maria Santissima,
Madre di Dio e nostra Madre.
Cantori e assemblea:
Noi ti cantiamo e acclamiamo, Maria (v.1)
Santo Padre:
Il Venerabile Papa Giovanni Paolo II,
che ti ha visitato per tre volte, qui a Fatima,
e ha ringraziato quella «mano invisibile»
che lo ha liberato dalla morte
nell’attentato del tredici maggio,
in Piazza San Pietro, quasi trenta anni fa,
ha voluto offrire al Santuario di Fatima
un proiettile che lo ha ferito gravemente
e fu posto nella tua corona di Regina della Pace.
È di profonda consolazione
sapere che tu sei coronata
non soltanto con l’argento
e l’oro delle nostre gioie e speranze,
ma anche con il «proiettile»
delle nostre preoccupazioni e sofferenze.
Ringrazio, Madre diletta,
le preghiere e i sacrifici
che i Pastorelli
di Fatima facevano per il Papa,
condotti dai sentimenti
che tu hai ispirato loro nelle apparizioni.
Ringrazio anche tutti coloro che,
ogni giorno,
pregano per il Successore di Pietro
e per le sue intenzioni
affinché il Papa sia forte nella fede,
audace nella speranza e zelante nell’amore.
Cantori e assemblea:
Noi ti cantiamo e acclamiamo, Maria (v.2)
Santo Padre:
Madre diletta di tutti noi,
consegno qui nel tuo Santuario di Fatima,
la Rosa d’Oro
che ho portato da Roma,
come omaggio di gratitudine del Papa
per le meraviglie che l’Onnipotente
ha compiuto per mezzo di te
nei cuori di tanti che vengono pellegrini
a questa tua casa materna.
Sono sicuro che i Pastorelli di Fatima
i Beati Francesco e Giacinta
e la Serva di Dio Lucia di Gesù
ci accompagnano in quest’ora di supplica e di giubilo.
Cantori e assemblea:
Noi ti cantiamo e acclamiamo, Maria (v.5)
© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana
Il primo mea culpa sulla chiesa di oggi
di Michele Brambilla
Tratto da La Stampa del 12 maggio 2010
Non si può non restare colpiti dalla differenza tra le parole pronunciate dieci anni fa in Portogallo da Wojtyla e di ieri di Ratzinger.
Giovanni Paolo II identificò di fatto il terzo segreto di Fatima con l’attentato compiuto contro di lui il 13 maggio 1981 in piazza San Pietro: solo un provvidenziale intervento della Vergine, disse il pontefice, fece deviare la pallottola che avrebbe dovuto essere mortale. Ieri invece papa Ratzinger ha confermato che il terzo segreto riguarda sì le persecuzioni contro la Chiesa, ma ha aggiunto che «oggi» queste persecuzioni vengono «soprattutto» dai peccati compiuti all’interno della Chiesa. Il riferimento ai casi di pedofilia è apparso evidente quando Benedetto XVI ha spiegato come e perché il perdono e la penitenza «non possono soddisfare la sete di giustizia».
Possiamo dire che ieri il papa ha contraddetto il suo predecessore? O che c’era del vero in quella «dietrologia fatimista» secondo la quale non tutto era stato rivelato, del misterioso messaggio comunicato nel 1917 a suor Lucia? No, non è così. Nel senso che il celeberrimo «terzo segreto» annuncia molte prove per la Chiesa, e in quel «molte» ci stanno le persecuzioni che vengono dall’esterno (e quindi anche l’attentato a Wojtyla), e ci stanno pure i peccati commessi all’interno: anche questo ieri papa Ratzinger lo ha chiarito bene.
Vittorio Messori, che ha nel curriculum un libro scritto con Ratzinger e uno scritto con Wojtyla, commenta: «Se qualcuno dice che Benedetto XVI ha smentito Giovanni Paolo II (e anche se stesso, visto che fu lui, allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, a diffondere il testo integrale del terzo segreto), si sbaglia. La sua lettura di ieri è perfettamente coerente con il testo che conosciamo e con quello che sta succedendo».
La differenza sta semmai nello stile dei due pontefici, o meglio ancora nell’immagine che ciascuno di noi ha percepito prima dell’uno e poi dell’altro. Lo scorso papato è stato fortemente incentrato sullo straripante carisma di Wojtyla (e sulla sua testimonianza eroica): se dieci anni fa passò il messaggio che il terzo segreto di Fatima riguardava soprattutto lui, fu anche per una sorta di eccessiva personalizzazione del pontificato. Ratzinger ha invece un carattere e un profilo che molto meno si prestano alla costruzione di un’immagine quale quella che è stata costruita sul suo predecessore. E questo lo sappiamo.
Quel che invece non tutti hanno ancora colto è quanto sia fasullo il luogo comune su un Ratzinger «reazionario» e burbero censore. Le sue parole di ieri sono al contrario indice di un comportamento, se ci si passa il termine, «rivoluzionario». È forse la prima volta che un papa pronuncia un «mea culpa» sulla propria Chiesa: quella di oggi, non quella del passato. Al tempo stesso, sul tema della pedofilia Ratzinger spazza via la teoria del complotto: che qualcuno su questo scandalo ci marci, anche amplificandolo e strumentalizzandolo, è un fatto; ma che all’interno del clero sia accaduto qualcosa di molto grave, è il fatto.
«Sono lieto per quel che ha detto Benedetto XVI», dice lo scrittore Antonio Socci, che al tema di Fatima ha dedicato molti scritti: «È il papa della verità, ci sta insegnando che non bisogna avere paura della verità. Sbaglia chi crede di combattere per Dio con la menzogna: Dio non ha bisogno delle nostre menzogne». Socci, poi, non è sorpreso dal sapere che lo scandalo della pedofilia è parte del terzo segreto: lo aveva già scritto il 2 aprile scorso su Libero («Il calvario del Papa predetto a Fatima») e poi su Panorama. «Ratzinger - spiega - ieri ha detto chiaramente che le sofferenze del Papa non si sono esaurite con l’attentato a Wojtyla, ma continuano e continueranno nel futuro».
È della stessa idea padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria: «Il terzo segreto di Fatima, e anche i messaggi di Medjugorje, annunciano una via crucis della Chiesa che ha al centro il papa e che riguarda anche il domani: credere che tutto si fosse esaurito con l’attentato a Wojtyla fu una prospettiva ristretta». Continua: «L’attacco alla Chiesa è su due versanti. Dall’esterno con persecuzioni e seduzioni. Dall’interno con i tradimenti: e questo è il versante più pericoloso».
Sulla gestione dei casi di pedofilia, dice padre Livio, si è indubbiamente sbagliato: «Nel Codice di diritto canonico erano già previste sanzioni severissime, come la riduzione allo stato laicale, ma queste norme spesso non sono state applicate perché è prevalsa la prassi di cercare di coprire per recuperare il sacerdote che aveva sbagliato. E i bambini, dico io? Adesso si è aggiunto l’obbligo di riferire all’autorità giudiziaria civile, e per me questo è giustissimo». Ma attenzione, dice padre Livio: «Nei peccati interni alla Chiesa non c’è solo la pedofilia. C’è anche la tentazione di diffondere un pensiero non più cattolico». Un rischio di cui aveva già parlato un altro papa: Paolo VI.
Dunque il “quarto” segreto c’era... Di A. Socci
Tramite il sito Lo Straniero, il sito web ufficiale di Antonio Socci
L’avevo detto! Quanto ho scritto su Fatima e lo scandalo pedofilia ieri ha ricevuto la conferma più autorevole che si possa immaginare: quella del Papa in persona.
Il 2 aprile scorso – venerdì santo, nel pieno della tempesta – sulla prima pagina di questo giornale firmai un articolo che aveva questo titolo: “Il calvario del Papa predetto a Fatima”.
E la settimana scorsa sul sito di “Panorama” una mia intervista con gli stessi argomenti è uscita così titolata: “Scandalo pedofilia nella Chiesa: ‘Fatima aveva previsto tutto’ ”.
Alcuni sciocchi mi hanno preso per visionario. Ma, ieri, papa Benedetto XVI, sull’aereo che lo stava portando a Fatima, ha fatto dichiarazioni che sul sito del Corriere della sera sono uscite con questo titolo: “Pedofilia nel terzo segreto di Fatima. Le parole del Papa in volo per Lisbona”. Anche sul sito di Repubblica: “Fatima lo aveva previsto”.
Una conferma clamorosa. Ora però si apre un altro capitolo. Perché le dichiarazioni del Papa riportano d’attualità tutto il dossier relativo al “terzo segreto”, scombussolando la cosiddetta “versione ufficiale” data nel 2000 che mai è stata ritenuta “ufficiale” né da Ratzinger né da papa Wojtyla, ma che è stata trasformata in dogma da improvvisati pasticcioni e da mass media superficiali.
In che senso dico che rimette in discussione quella versione? Perché l’idea che è stata fatta passare è quella secondo cui il terzo segreto di Fatima prediceva l’attentato a Giovanni Paolo II del 1981 e le persecuzioni del XX secolo cosicché – si è detto e ripetuto – tutta la profezia si sarebbe ormai realizzata e conclusa nel XX secolo.
Ho già dettagliatamente spiegato nel libro “Il quarto segreto di Fatima” (Rizzoli) che questa versione delle cose non convince oltretutto perché il Papa della visione cadeva a terra morto, mentre papa Wojtyla, grazie al cielo, non morì. Inoltre perché, nella visione, il martirio della Chiesa seguiva quello del Papa, non lo precedeva.
Per quel libro ho dovuto subire molti colpi bassi. Ora però è lo stesso Benedetto XVI che viene a dirci qualcosa di sorprendente, che riapre la discussione nella direzione che ho provato a indagare e che i documenti suggeriscono. Vediamo perché.
La domanda a cui il Papa ha scelto di rispondere (ne erano state fatte diverse e questa è stata scelta) diceva: “Santità, quale significato hanno oggi per noi le apparizioni di Fatima? Quando lei presentò il testo del Terzo segreto, nella sala stampa vaticana, nel giugno 2000, le fu chiesto se il messaggio poteva essere esteso, al di là dell’attentato a Giovanni Paolo II, anche alle altre sofferenze dei papi. È possibile secondo lei, inquadrare anche in quella visione le sofferenze della Chiesa di oggi per i peccati degli abusi sessuali sui minori?”.
Ecco la risposta di ieri di Benedetto XVI:
“Solo nel corso della storia possiamo vedere tutta la profondità, che era, diciamo, era vestita in questa visione possibile alle persone concrete. Oltre questa grande visione della sofferenza del Papa, che possiamo in sostanza riferire a Giovanni Paolo II, sono indicate realtà del futuro della Chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano. Cioè è vero che oltre il momento indicato nella visione, si parla, si vede la necessità di una passione della Chiesa, che naturalmente si riflette nella persona del Papa, ma il Papa sta nella Chiesa e quindi sono sofferenze della Chiesa che si annunciano (…).
Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio, è anche che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa (…). Oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: che la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa”.
Abbiamo sintetizzato la risposta del Papa. Ma ce n’è a sufficienza per riflettere a lungo. Intanto pare evidente che per Benedetto XVI il Segreto di Fatima non è una profezia già conclusa con l’attentato del 1981 a Wojtyla, ma è tuttora in corso.
Infatti, dice esplicitamente Benedetto XVI, nella visione “sono indicate realtà del futuro della Chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano”.
Fra le “novità” che scopriamo oggi (il Papa dice proprio “novità”) c’è quella sconvolgente per cui le sofferenze della Chiesa, “la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa” e “oggi lo vediamo in modo realmente terrificante”.
Questo contraddice l’interpretazione che tanti dettero nel 2000, che invece parlava solo delle persecuzioni che vengono da fuori. Ma è molto più aderente alla visione dei tre pastorelli, soprattutto alla prima parte così descritta da suor Lucia: “il Santo Padre, prima di arrivarvi (alla croce e al martirio, nda), attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino”.
Era evidentemente un errore colossale interpretare la “città mezza in rovina” e i “cadaveri” come simbolo delle persecuzioni, perché i martiri non avrebbero avuto bisogno di preghiere e perché il martirio della Chiesa, nella visione, segue quello del Papa: la città mezza in rovina e i cadaveri per le cui anime il Papa pregava soffrendo descrivevano piuttosto la situazione della Chiesa definita “terrificante” da papa Ratzinger, cioè la Chiesa oppressa dal peccato e dall’apostasia dei suoi membri. La Chiesa di oggi.
Tutto questo porta inevitabilmente a ritenere però che il martirio, del Papa (che sarà veramente ammazzato) e della Chiesa, sia da collocarsi nel futuro, che debba ancora realizzarsi.
E porta ancora una volta a ritenere che le sconvolgenti parole della Via Crucis del 25 marzo 2005, quelle sulla “sporcizia nella Chiesa”, sui sacrilegi e sulla barca che sta per affondare, parole scritte e volute da Joseph Ratzinger e Karol Wojtyla, fossero in realtà la rivelazione (sia pure non dichiarata) della parte del “terzo segreto” che nel 2000 non fu svelata, la parte cioè contenente le parole della Madonna stessa, a commento della visione.
Su questa parte gravava un giudizio negativo di Giovanni XXIII (che sospettava fossero parole di Lucia e non della Madonna), giudizio confermato da Paolo VI.
Evidentemente Giovanni Paolo II e il cardinale Ratzinger – che intendevano esaudire la richiesta della Madonna di rendere pubblico il messaggio, ma non volevano smentire pubblicamente i predecessori (pur constatando l’autenticità anche della seconda parte) – decisero di far conoscere attraverso quella Via Crucis al popolo cristiano tutto il messaggio della Madonna.
E’ assai significativo che questo pellegrinaggio a Fatima di Benedetto XVI avvenga oggi. Non si recò al santuario nel 2007, per l’anniversario delle apparizioni, quando sarebbe stato più ovvio.
Ma ci si reca oggi, a ridosso della tempesta scandalistica sulla pedofilia nella Chiesa e lo fa con tre intenzioni assai significative: pregare per la Chiesa, per i sacerdoti e per la pace nel mondo. Tre temi che tutti portano al terzo segreto.
Ora forse certe forze della Curia cercheranno di evitare che queste dichiarazioni, così esplicite, del Papa vengano comprese nella loro portata e magari da lui replicate.
Ma lo scandalo pedofilia ha fatto chiaramente emergere la grande lezione del Papa: non avere paura della verità. Mai. Neanche quando è una verità dolorosa e perfino se è una verità vergognosa per la Chiesa (non a caso il suo motto episcopale è: “Cooperatores Veritatis”).
Ieri il Papa ha concluso così: “la Chiesa ha quindi ha profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, accettare la purificazione, imparare il perdono, la conversione, la preghiera. Sempre il male attacca, dall’interno e dall’esterno, ma sempre anche le forze del bene sono presenti e finalmente il Signore è più forte del male e la Madonna per noi è la garanzia. La bontà di Dio è sempre l’ultima parola della storia”.
Le visioni dei pastorelli dalla Guerra mondiale all'attentato a Wojtyla. Di Andrea Tornielli
Alcuni studiosi hanno ipotizzato che la Santa Sede non abbia reso noto tutto, ma abbia preferito occultare una parte del testo relativa all'apostasia nei vertici vaticani
di Andrea Tornielli
Tratto da Il Giornale del 12 maggio 2010
Fatima - La terza parte del segreto di Fatima venne rivelata esattamente dieci anni fa per volere di Papa Wojtyla. Quel testo, redatto negli anni Quaranta da suor Lucia dos Santos, descriveva una visione che la Vergine offrì agli sguardi dei pastorelli nel 1917: un angelo con una spada di fuoco che emetteva fiamme «che sembra dovessero incendiare il mondo», e una voce che richiamava alla penitenza. Poi «un vescovo vestito di bianco», il Papa, e «vari altri vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose» che salivano una montagna, in cima alla quale c’era una croce fatta di tronchi grezzi e qui, dopo essere passato in mezzo ai cadaveri dei martirizzati, il vescovo vestito di bianco veniva assassinato da alcuni soldati. Il Papa della visione cadeva ucciso, mentre Giovanni Paolo II, il 13 maggio 1981, era sopravvissuto: «Una mano ha sparato – disse –, un’altra ha guidato la pallottola», attribuendo all’intervento della Vergine la sua salvezza.
Le prime due parti del segreto erano state già rivelate nel corso della Seconda guerra mondiale. Nella prima, la Madonna fece vedere ai tre pastorelli l’inferno, con le anime dei dannati immerse nel fuoco come «se fossero braci trasparenti e nere o bronzee», che emettevano orrende «grida e gemiti di dolore e disperazione». Nella seconda parte, Maria spiegò il senso di quella visione, dicendo che Dio voleva stabilire nel mondo la devozione al cuore immacolato della Vergine. Se ciò non fosse avvenuto, una nuova peggiore guerra avrebbe avuto inizio «durante il pontificato di Pio XI». Inoltre, la Russia avrebbe sparso i «suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte».
Per molti anni, a motivo delle dichiarazioni e delle interviste rilasciate da coloro che nel corso degli anni avevano preso visione del Terzo segreto, si era pensato che vi fosse contenuta una profezia apocalittica sul mondo o sulla Chiesa. Il fatto che la stessa veggente avesse indicato la data del 1960 come possibile per svelare la terza parte del testo, legava il messaggio al Concilio ormai imminente e soprattutto alla crisi che si sarebbe verificata nella Chiesa durante gli anni del post-concilio.
Dopo la pubblicazione del segreto, nel 2000, e il commento vaticano che legava la visione di Lucia all’attentato del 1981, alcuni studiosi, come pure alcuni gruppi fatimiti, hanno contestato questa interpretazione, ipotizzando che la Santa Sede non abbia reso noto tutto, ma abbia preferito occultare per motivi di opportunità una parte del testo relativa all’apostasia nei vertici della Chiesa. Questa ipotesi è stata più volte seccamente smentita dal cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone che, dieci anni fa, come vice del cardinale Ratzinger, fu coinvolto direttamente nei contatti con la veggente di Fatima.
Gli abusi dei sacerdoti come "frecce e pallottole". Di Vittorio Messori
Libri, pamphlet, articoli, inchieste televisive hanno sostenuto, con scialo di argomentazioni, che il duo Wojtyla-Ratzinger ci ha ingannati, che il Segreto era ben altro e riguardava la crisi della Chiesa dopo il Concilio.
Qualcuno, per attenuare la responsabilità degli illustri «falsari» — il Pontefice, il Prefetto della fede, suor Lucia stessa che confermò per scritto la loro versione — hanno ipotizzato, più che un inganno, una reticenza.
Il testo, cioè, sarebbe stato amputato. Vera la parte rivelata, ma un’altra esiste ed è stata nascosta, per non appannare il prestigio del Vaticano II, per non farlo responsabile della catastrofe ecclesiale.
Catastrofe venuta dall’interno, dunque, mentre si vorrebbe farci credere, con il testo pubblicato, che i nemici della Chiesa siano solo all’esterno. Si ricorderà, in effetti, la scena drammatica descritta da suor Lucia: «Il Santo Padre, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce, venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni».
Ecco che ora, rispondendo alle domande dei giornalisti, Benedetto XVI mette lo scandalo della pederastia clericale tra ciò che in qualche modo sarebbe stato predetto nel messaggio di Fatima. Un attentato al Vangelo ma venuto da dentro, dal clero, talvolta dalla Gerarchia stessa: dunque, una crisi di fede, un disastro frutto della Catholica devastata dal Concilio. Proprio ciò che starebbe nel Terzo Segreto «vero» e che ci sarebbe stato nascosto.
Chi darà questa lettura non avrà visto le parole di papa Ratzinger nella loro interezza. La persecuzione di cui parla Fatima, rileva il Papa, può venire da fuori, come è annunciato nel testo noto, ma anche dall’interno. Le sofferenze della Catholica, a cominciare dallo strazio del Papa, sono inflitte da chi sta «fuori» ma pure da chi sta «dentro».
Questi abusi di sacerdoti sono per il Capo della Chiesa comparabili alle «pallottole e alle frecce» tirate dai miscredenti. I persecutori sono spesso quei sedicenti seguaci del Vangelo che in realtà lo tradiscono, sfidando le parole di Gesù. Dunque, dice papa Ratzinger, proprio la parola «penitenza» ripetuta per tre volte dagli angeli del Terzo Segreto, è un appello alla Chiesa perché non tema soltanto i nemici esterni ma provveda pure a purificare se stessa.
Parole di precisazione vane, per i sostenitori della mistificazione vaticana. Mi si permetta allora, per capire il milieu, una testimonianza personale. Durante le 24 ore di colloquio a tu per tu da cui nacque Rapporto sulla fede, chiesi all’allora cardinal Ratzinger se avesse letto il Terzo Segreto.
«Sì, l’ho letto», fu la risposta secca e immediata. Come naturale, su questo lo incalzai, non ottenendo, ovviamente, la rivelazione del contenuto ma alcune frasi significative. Il libro uscì nel giugno del 1985, ma nel novembre precedente alcune anticipazioni — tra cui quella su Fatima — comparvero sul mensile Jesus. Nel passaggio dal giornale al volume, rividi tutto il testo e lo feci completamente da solo, in piena libertà, visto che il Cardinale avrebbe esaminato con attenzione ogni riga prima dell’imprimatur. Così, anche a proposito di Terzo Segreto, a vantaggio dello stile e della leggibilità cambiai un aggettivo, soppressi una parola, un’altra la aggiunsi, inserii un particolare e così via.
Alla fine, Ratzinger lesse, si riconobbe, approvò e, nel caso specifico, senza alcun ritocco. Ebbene: molti anni sono passati da allora e ancor oggi cresce una massa di libri, inchieste, articoli in molte lingue dove infinite pagine sono dedicate al confronto tra le parole del cardinale stampate sul giornale e la versione delle stesse sul libro. Differenze che rivelerebbero strategie, trame, occultamenti, vendette, da parte di potenti «cupole»… È solo un esempio. Fatima attira devoti ma anche visionari, complottardi, dietrologi. Finendo, così, per dimenticare che tutto, alla fine, è molto semplice e si riassume in due sole parole: «Preghiera, penitenza».
Perché il Papa smentisce Bertone (e Messori). Di A. Socci
E’ incredibile che i giornali abbiano “bucato” le due clamorose notizie che arrivano dal Portogallo. Una (drammatica) è implicita nelle parole del Papa: la profezia sul papa ucciso e il macello di cardinali e vescovi riguarda non il passato, ma il nostro futuro prossimo (ne parlerò dopo).
Invece un’altra sta nero su bianco ed è questa: il “quarto segreto” (cioè una parte finora non pubblicata del Terzo Segreto) esiste e le parole del Papa sullo scandalo della pedofilia ne sono la prova.
Il Papa è impegnato a fare una grande operazione-verità anche su Fatima, a costo di smentire la versione dei segretari di stato vaticani. Ecco il confronto fra le loro parole e quelle del pontefice.
L’allora Segretario di stato cardinal Sodano, il 13 maggio 2000, nell’annunciare solennemente al mondo la pubblicazione del terzo segreto, spiegando che coincideva con l’attentato al papa del 1981 e le persecuzioni del Novecento, disse: “Le vicende a cui fa riferimento la terza parte del ‘segreto’ di Fatima sembrano ormai appartenere al passato”.
Il successore, Bertone, ha eliminato anche il prudenziale “sembrano” e, per ribadire che il segreto riguardava l’attentato al papa del 1981 e si era già tutto realizzato, ha scritto testualmente (a pagina 79 di un suo volume): “L’accanimento mediatico è quello di non volersi capacitare che la profezia non è aperta sul futuro, si è realizzata nel passato, nell’evento indicato (l’attentato al papa, nda). Non ci si vuole arrendere all’evidenza”.
Ora invece papa Benedetto XVI ci spiega l’esatto opposto, che cioè il terzo segreto riguarda eventi successivi all’attentato del 1981, come l’attuale scandalo della pedofilia e anche eventi che stanno tuttora nel nostro futuro.
Ratzinger ha infatti dichiarato:
“Oltre questa grande visione della sofferenza del Papa, che possiamo in prima istanza riferire a Papa Giovanni Paolo II, sono indicate realtà del futuro della Chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano … e quindi sono sofferenze della Chiesa che si annunciano… Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio, vi è anche il fatto che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa”.
L’attentato del 1981 non c’è nelle parole di Benedetto XVI e quindi non è indicato come “la” realizzazione del terzo segreto.
Si parla solo della “sofferenza di Giovanni Paolo II” che viene unita a quelle degli altri papi (di cui parla la seconda parte del Segreto). Benedetto XVI colloca il compimento del Terzo segreto negli anni successivi all’attentato del 1981 e nel nostro stesso futuro: “sono realtà del futuro che man mano si sviluppano e si mostrano” ha dichiarato “sofferenze della Chiesa che si annunciano”.
Come chiunque può vedere è il contrario di quanto proclamato da Sodano e, più dogmaticamente, da Bertone (“la profezia non è aperta sul futuro, si è realizzata nel passato, nell’evento indicato”).
Del resto era stata la stessa suor Lucia a smentire che la profezia fosse consegnata al passato e si fosse realizzata con l’attentato del 1981. Lo ha scritto in una lettera fondamentale del 12 maggio 1982.
Dopo aver mostrato che si era già realizzata la prima parte della profezia, relativa alla rivoluzione comunista, alla seconda guerra mondiale e alle persecuzioni alla Chiesa, suor Lucia, parlando della terza parte del segreto, scriveva testualmente:
“se non constatiamo ancora la consumazione completa del finale di questa profezia, vediamo che vi siamo incamminati a poco a poco a larghi passi”.
Quindi, in questa fondamentale lettera che fu resa nota dallo stesso Vaticano, suor Lucia, un anno dopo l’attentato di Alì Agca del 1981, non solo non dice che tale attentato è la realizzazione del terzo segreto (non lo ha mai detto né qui, né altrove), ma neanche lo cita, neanche vi accenna vagamente. Anzi spiega “apertis verbis” che il terzo segreto deve ancora realizzarsi. E lo scriveva nel 1982 !
Ci sarebbe da aggiungere che proprio su questa lettera della veggente, Bertone – a quel tempo monsignore – ha inspiegabilmente “cancellato” una frase esplosiva, che contraddiceva la sua versione, senza mai dare alcuna spiegazione.
Ma è sola una delle tante anomalie di questa storia cinquantennale che purtroppo è piena di bugie, di reticenze, di forzature e di omissioni (come ho mostrato nel mio libro).
Ma torniamo ad oggi. Il Papa dunque ha riaperto il dossier in modo così preciso e plateale che tutti coloro che in questi anni erano corsi a omaggiare la versione della Curia si sono trovati nel panico di fronte alle sue dichiarazioni che collocano lo scandalo della pedofilia nel terzo segreto.
Ecco padre Stefano De Fiores che, interpellato dal tg2 delle 20.30 dell’11 maggio, in evidente imbarazzo, balbetta: “a dire la verità in maniera esplicita non lo troviamo…”.
E bravo De Fiores! In effetti nel “terzo segreto” degli ecclesiastici no. Ma in quello completo della Madonna, a cui si riferisce il Papa, sì. Bisogna capirlo padre De Fiores. Aveva scritto un saggetto apologetico del cardinal Bertone giurando che non era mai esistita una parte non pubblicata del “terzo segreto” e ora si trova il Papa in persona che lo smentisce.
Vittorio Messori, un altro intellettuale cattolico che era corso a omaggiare la curiale segreteria di stato, ieri sul Corriere della sera esprimeva l’imbarazzo di trovarsi smentito dal Papa: “Adesso nella schiera vasta dei ‘fatimisti’ ci sarà fermento per mostrare che papa Benedetto XVI si è tradito…”.
In realtà papa Benedetto non ha mai identificato il Terzo Segreto con l’attentato del 1981. Inoltre – da cardinale – sottolineò che non ci sono “definizioni ufficiali, né interpretazioni obbligatorie” del Terzo segreto.
A differenza degli ecclesiastici di Curia, che hanno trasformato in dogma le proprie idee (e fandonie) Ratzinger spiegò che quelle del 2000 erano ipotesi di interpretazione. Mere ipotesi (oggi da superare).
In terzo luogo – con l’umiltà che lo caratterizza – già nel 2000, poco dopo lo svelamento del Segreto, rispondendo a una lettera rispettosa, ma critica del vescovo Pavel Hnilica sul suo commento teologico, Ratzinger non aveva esitato ad affermare che non voleva affatto “attribuire esclusivamente al passato i contenuti del segreto, in maniera semplicistica”.
In realtà Benedetto XVI, come per lo scandalo pedofilia, vuol farci capire che non bisogna mai aver paura della verità, anche quando è dolorosa o imbarazzante.
Perché non si serve Dio con la menzogna. Quando si pretende di mentire per Dio in realtà lo si fa per se stessi: Dio non ha bisogno delle nostre menzogne per difendere e costruire la sua Chiesa. Meglio fare mea culpa, perché Dio è più grande e più potente di tutti i nostri peccati.
Certo, questo atteggiamento non è compreso in Curia. Né dai “ratzingeriani” e giustamente, con affetto, Giuliano Ferrara ha scritto che sulla questione pedofilia, “detto con molta autoironia, per noi foglianti il Papa è un poco fuori linea”.
E’ vero. Perché il Papa sa più di noi e ritiene questo scandalo solo la punta dell’iceberg “terrificante” del peccato nella Chiesa (pensiamo ai verminai da lui denunciati nella Via crucis del 2005) e pensa al grande peccato dell’apostasia nella Chiesa.
E se tutto questo è “la città mezza in rovina” piena di cadaveri, descritta nella visione del Terzo segreto e se il papa ucciso non può essere il papa ferito del 1981, significa che la grande persecuzione del mondo e il grande martirio del Papa e della Chiesa è cosa del prossimo futuro.
Il Papa forse non può dirlo esplicitamente, ma cerca di preparare la sua Chiesa a questa immane prova (“le sofferenze della Chiesa che si annunciano”) affidando tutto nelle mani della Madonna di Fatima. Sono ore straordinarie. Ma i giornali non se ne sono accorti.
Antonio Socci
Da “Libero”, 13 maggio 2010
P.S. A proposito di Bertone e Messori….
Tre anni fa Bruno Vespa realizzò un’intera puntata di “Porta a porta” per lanciare il libro del cardinal Bertone contro di me (ovviamente senza darmi la parola). Titolo della puntata: “Il quarto segreto non esiste” (era un esplicito riferimento polemico al mio libro “Il quarto segreto di Fatima”).
Ieri sera è andata in onda un’altra confusa puntata di “Porta a porta” sulle nuove dichiarazioni del Papa a Fatima e – con mio gran divertimento – pur parlando dello stesso tema, nessuno più ha osato dire “il quarto segreto non esiste”.
Anzi, Vittorio Messori, che tre anni fa era corso ad accreditare la versione di Bertone, senza fare una piega, ha dichiarato l’opposto di quello che finora aveva affermato.
Ha detto cioè che Benedetto XVI non vede il compimento del Terzo segreto nell’attentato del 1981 e non lo ritiene concluso nel passato, ma lo vede proiettato nel futuro, considerando anche un fatto nuovo, come lo scandalo-pedofilia, parte del Segreto (ed è chiaro che il Papa non può esserselo inventato: deve pur averlo ricavato dal testo completo del Segreto…).
Dopo tutto questo Messori non ha minimamente riconosciuto di essersi sbagliato finora, né ha tratto le conseguenze di quello che lui stesso ha dichiarato. Così come il disinvolto Bertone.
Ora, a me pare che non si possa dire tutto e il suo contrario. O ha ragione Bertone (e la profezia si è realizzata con l’attentato del 1981 e si è conclusa nel passato) o ha ragione Benedetto XVI e allora il testo del Segreto è più ampio, la profezia è ancora aperta e il martirio di un Papa e della Chiesa stanno nel nostro futuro.
Non si può far finta che le due opposte versioni possano coesistere. Per rispetto della logica. Sarebbe auspicabile che prevalesse l’amore alla verità e un leale riconoscimento dei propri errori… L’invito del Papa al pentimento, all’esame autocritico e alla penitenza dovrebbe essere preso sul serio.
Che la S.S. Madre di Dio protegga il Papa e tutti noi!
Lettera da Fatima, tra fede e candele, dove B-XVI dirà che l’unico vero segreto è la purificazione
cortei di automobili. Entusiasmo per
l’imminente arrivo del Papa? Non scherziamo.
Sono i tifosi del Benfica. In festa
per il trentaduesimo titolo della loro
squadra. Il capocannoniere Oscar Cardozo
ha segnato una doppietta portandosi a
quota ventisei gol ma soprattutto regalando
la vittoria in campionato ai rossi che
l’ultima volta avevano trionfato cinque anni
fa sotto la guida di Giovanni Trapattoni.
Anche i giornali portoghesi non parlano
d’altro, relegando così il Papa nelle pagine
interne. Ma i pellegrini hanno già incominciato
ad arrivare. I primi sono quelli
che hanno deciso di alloggiare in tenda,
e che si sono scelti i posti migliori, nei
giardini attorno al santuario, trasformando
così intere zone della cittadina in un
campeggio. Per ora i fedeli sono soprattutto
portoghesi. Intere famiglie vagano per
il vastissimo piazzale fra la nuova chiesa
della Santissima Trinità, che sembra un
po’ un palazzo dello sport con la sua enorme
capienza (8.600 persone sedute), e il
vecchio santuario in stile neoclassico. Lo
spazio tra i due luoghi di culto è il doppio
di piazza San Pietro e provoca una certa
vertigine. Anche perché è tutto asfaltato.
L’esatto luogo delle apparizioni è occupato
da una cappella squadrata che assomiglia
a uno stand da fiera commerciale.
Dentro c’è la statua della Vergine con la
corona nella quale Giovanni Paolo II ha
voluto incastonare il proiettile che lo ferì
nell’attentato del 1981. Papa Wojtyla ha
sempre attribuito la sua salvezza all’intervento
miracoloso di Maria, e quel dono fu
un modo per ringraziarla.
Numerosi pellegrini accendono ceri di
varie dimensioni accanto alla cappella.
Ma non ci sono soltanto le normali candele.
Ho notato che vengono bruciate anche
riproduzioni di organi umani, fatte di cera
e vendute nei negozi che circondano l’area
sacra: braccia, gambe, mani, piedi, nasi,
orecchie. Uno spettacolo sconcertante.
Specie se ti capita di vedere una compunta
signora che, sussurrando preghiere, si
reca verso la zona delle candele reggendo
un intero intestino umano (anch’esso di cera,
per fortuna). Le messe nella cappella,
nel santuario e nella chiesa nuova si susseguono
a ritmo continuo e in diverse lingue.
I pellegrini sono di una devozione
commovente. Alcuni di loro percorrono i
cento metri del piazzale in ginocchio, in
segno di penitenza. E’ una pratica cara soprattutto
ai più anziani.
Rispetto a dieci anni fa, quando Giovanni
Paolo II ci venne per l’ultima volta, Fatima
è una cittadina quasi completamente
rinnovata. Il turismo religioso va forte in
tutto il mondo e anche i buoni cittadini di
Fatima ne hanno tratto beneficio. Oltre alla
chiesa finita nel 2007, sono sorti nuovi
alberghi e ristoranti, nuove case, e molti
edifici sono stati ristrutturati. Nell’insieme
però non c’è stato uno stravolgimento
urbanistico. Il clima è rimasto quello del
paesone di provincia. Il colore dominante
è il bianco. Bianche le case, bianca la basilica
santuario, bianca la nuova chiesa.
Quando splende il sole, nella luce abbacinante
del Portogallo, si resta un po’ sopraffatti.
Anche la signora che nel 1917 apparve
ai tre pastorelli era vestita di bianco e si
presentò sfolgorante. I tre erano Lucia de
Jesus, dieci anni, e i suoi cugini Francesco
e Giacinta, di nove e sette anni. La grande
luce si manifestò a mezzogiorno. Era il 13
maggio. Dove adesso c’è soltanto asfalto
doveva esserci un piccolo bosco. La Signora
apparve sopra un piccolo leccio. I tre riferirono
che “era più splendente del sole”.
Nell’ultima apparizione, il 13 ottobre dello
stesso anno, davanti a 70 mila persone,
la Signora si presentò come “la Madonna
del Rosario” e chiese che venisse costruita
proprio lì una cappella in suo onore.
Dopo l’apparizione, tutti poterono assistere
al fenomeno annunciato dalla Madonna
nei mesi precedenti: il sole incominciò a
roteare nel cielo e sembrò precipitare sulla
terra.
Francesco morì nel 1919, Giacinta nel
1920. Entrambi sono stati beatificati da
Giovanni Paolo II a Fatima nel Duemila,
quando il cardinale Sodano, a nome del
Papa, annunciò la rivelazione del terzo segreto.
Lucia è morta novantottenne il 13
febbraio 2005, nel carmelo di Santa Teresa
a Coimbra. La sua causa di beatificazione
è stata introdotta tre anni dopo.
Nel suo commento teologico al cosiddetto
terzo segreto di Fatima l’allora cardinale
Joseph Ratzinger scriveva: chi leggerà il
messaggio della Vergine riferito da suor
Lucia resterà “deluso o meravigliato dopo
tutte le speculazioni che sono state fatte”.
Infatti, “nessun grande mistero viene svelato;
il velo del futuro non viene squarciato”.
In realtà il messaggio chiede purificazione,
penitenza, preghiera. Valgono sempre
le parole evangeliche: “Voi avrete tribolazione
nel mondo, ma abbiate fiducia;
io ho vinto il mondo” (Gv 16, 33). Molto attuali.
Aldo Maria Valli
© Copyright Il Foglio 11 maggio 2010
L'esperienza di Fatima nel Pontificato di Giovanni Paolo II
di Aura Miguel
Edizione di Principia (Cascais, Maggio 2000)
Quando Giovanni Paolo II si svegliò dal lungo intervento chirurgico a cui fu sottomesso dopo l'attentato, il suo segretario lo informò sulla coincidenza di date tra questo fatto e la prima apparizione della Vergine nella grotta di Iria. Il Santo Padre chiese immediatamente che portassero all'ospedale tutti i dossiers di Fatima e, nonostante la sua grande debolezza, studiò a lungo tutta la documentazione in causa, durante il periodo del suo internamento nella clinica Gemelli.
A partire da allora, la storia del pontificato di Giovanni Paolo II non si separò più da Fatima. L' anno seguente all' attentato, il Papa visita il santuario di Fatima per la prima volta, per ringraziare alla Vergine il miracolo che gli salvò la vita. Durante questo pellegrinaggio, consacra il mondo al Cuore Immacolato di Maria. Suor Lucia (con cui Giovanni Paolo II si incontrò in privato) informa il Santo Padre che l' atto di consacrazione non era conforme alla richiesta di Nostra Signora: il Papa avrebbe dovuto farlo in unione con tutti i vescovi del mondo.
Di conseguenza, nell' anno di grazia 1984, Giovanni Paolo II scrive una lettera a tutti i vescovi dei cinque continenti, chiedendogli di associarsi al Papa nel rinnovamento di questo atto. Con questa intenzione, fa arrivare l' immagine di Nostra Signora di Fatima dalla cappellina delle apparizioni. Ricevuta con solennità in Vaticano, la celebre immagine fu portata in processione fino al Palazzo Apostolico, restando tutta la notte nella cappella personale del Santo Padre. Il giorno dopo, 25 marzo, l' immagine fu posta su di un piedistallo vicino all' altare, in Piazza San Pietro, e Giovanni Paolo II, inginocchiato ai suoi piedi, rinnovò l' atto di consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria.
Il giorno successivo, il vescovo di Leiria di allora, Don Alberto Cosme do Amaral, pranza con il Papa, in compognia del rettore del santuario, Mons. Luciano Guerra, e del vice postulatore della causa di beatificazione dei tre pastorelli. Alla fine della refezione, prima di congedarsi, Giovanni Paolo II consegna uno scrigno al vescovo pronunciando le seguenti parole: «Qui c' é un dono per Nostra Signora». Don Alberto riceve così, dalle mani del Papa, il proiettile che lo colpì nell' attentato del 13 maggio 1981. Attualmente il proiettile mortale si trova incastonato nella corona preziosa che la Vergine usa tutti i 13 di maggio e di ottobre. Curiosamente, non fu necessario alterare nulla di quest' opera prima di gioielleria, fabbricata nel 1946, con gioielli offerti dalle donne portoghesi in azione di grazia per il fatto che il Portogallo era scampato alla guerra. In cima, la corona ostenta una sfera adornata di turchesi soprastante una croce; nella base della sfera, che é vuota, la giunzione delle aste presentava al centro un piccolo orifizio. Il diametro del proiettile si aggiustò perfettamente al diametro dello stesso orifizio.
Un anno dopo la consacrazione del mondo alla Vergine di Fatima, Mikhail Gorbatchev è eletto nell' URSS e si assiste all' inizio della "perestroika". Nel giro di pochi anni, si consuma l' agonia del comunismo e i grandi cambiamenti avvenuti nei paesi dell' Europa centrale e dell' Est. All' inizio del novembre 1989, ha luogo la caduta del muro di Berlino e, passati pochi giorni, il primo di dicembre, ha luogo l' incontro storico tra Giovanni Paolo II e Gorbatchev.
Nel 1991, il Papa ritorna a Fatima. È il decimo anniversario dell' attentato, ma è anche il momento di pregare per le nuove sfide lanciate all' Europa. Per la prima volta nella storia, vescovi e pellegrini dei paesi dell' Est si uniscono al Papa in piena libertà. Giovanni Paolo II sceglie questa data per firmare, a Fatima, la convocatoria della prima assemblea speciale del Sinodo dei vescovi, dedicata all' Europa.
Non solo in Portogallo, ma nelle varie circostanze e nelle varie parti del mondo, il Papa non occulta il suo legame con la Vergine di Fatima. Durante l' udienza generale del 15 maggio 1991, nella sequenza della sua visita in Portogallo, afferma: «Considero questa decade un dono gratuito, che devo in modo speciale alla Provvidenza divina. Mi fu concessa, soprattutto, come un dovere, affinché io potessi continuare a servire la Chiesa, nell' esercizio del ministero di Pietro". Tuttavia, nel corso della stessa audienza, le parole più importanti sono dirette ai polacchi: «Dieci anni fà, fui introdotto nell' esperienza di Fatima vissuta dalla Chiesa. Ciò ebbe luogo nel pomeriggio del 13 maggio: fu l' attentato alla vita del Papa(...). So che la vita che mi fu concessa di nuovo dieci anni fà venne dalla misericordiosa Provvidenza di Dio. Non dimentichiamo le grandi opere di Dio». Nello stesso anno, nel corso di una visita in Brasile, il Papa celebra l' anniversario della sua elezione pontificale. È il 16 ottobre 1991, e l' episcopato brasiliano fa un brindisi per i suoi tredici anni di pontificato. Giovanni Paolo II ascolta questo omaggio senza interromperlo; alla fine, si alza e corregge i suoi anfitrioni: "No, non possiamo parlare di tredici anni. Sarà corretto dire tre anni di pontificato e dieci di miracolo!".
Tuttavia, una delle allusioni piú significative di Giovanni Paolo II all' attentato si trova nella lettera che scrisse all' episcopato italiano, il 19 maggio 1994, in occasione della "grande preghiera per l' Italia". Queste parole furono scritte durante il periodo del suo ricovero dovuto a una frattura del femore: «Tutti noi ricordiamo quel pomeriggio, quel momento in cui diversi colpi di pistola furono sparati contro il Papa, con l' intenzione di togliergli la vita. Il proiettile, che gli trapassò l' addome, si trova oggi nel santuario di Fatima; la fascia perforata dal proiettile, invece, si trova nel santuario di Jasna Gora. Una mano maternale condusse la traiettoria del proiettile, e il Papa, agonizzante, trasportato al policlinico Gemelli, si fermò alle porte della morte. (...) Quel colpo di pistola in Piazza San Pietro avrebbe dovuto porre fine alla vita del Papa, tre anni fà. Ma al contrario, il poiettile mortale fu fermato, e il Papa è ancora vivo: vivo per servire!».
La decisione di venire a Fatima per beatificare Jacinta e Francisco, nonostante l' annuncio previo del 9 aprile, a Roma, come data probabile di questo evento, è più un segno del legame indissolubile di questo Papa al misterioso messaggio trasmesso dalla Signora a questi due semplici bambini portoghesi. Esempio di santità che il Papa proclamerà personalmente, a partire da Fatima, come modello per tutti, il 13 maggio del Giubileo dell' anno 2000.





























