DISCERNERE

Uno sguardo profetico sugli eventi

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VISITA ALLA CAPPELLINA DELLE APPARIZIONI PREGHIERA ALLA MADONNA

Santo Padre:

Signora Nostra
e Madre di tutti gli uomini e le donne,
eccomi come un figlio
che viene a visitare sua Madre
e lo fa in compagnia
di una moltitudine di fratelli e sorelle.
Come successore di Pietro,
a cui fu affidata la missione
di presiedere al servizio
della carità nella Chiesa di Cristo
e di confermare tutti nella fede
e nella speranza,
voglio presentare al tuo
Cuore Immacolato
le gioie e le speranze
nonché i problemi e le sofferenze
di ognuno di questi tuoi figli e figlie
che si trovano nella Cova di Iria
oppure ci accompagnano da lontano.

Madre amabilissima,
tu conosci ciascuno per il suo nome,
con il suo volto e la sua storia,
e a tutti vuoi bene
con la benevolenza materna
che sgorga dal cuore stesso di Dio Amore.
Tutti affido e consacro a te,
Maria Santissima,
Madre di Dio e nostra Madre.

Cantori e assemblea:

Noi ti cantiamo e acclamiamo, Maria (v.1)

Santo Padre:

Il Venerabile Papa Giovanni Paolo II,
che ti ha visitato per tre volte, qui a Fatima,
e ha ringraziato quella «mano invisibile»
che lo ha liberato dalla morte
nell’attentato del tredici maggio,
in Piazza San Pietro, quasi trenta anni fa,
ha voluto offrire al Santuario di Fatima
un proiettile che lo ha ferito gravemente
e fu posto nella tua corona di Regina della Pace.

È di profonda consolazione
sapere che tu sei coronata
non soltanto con l’argento
e l’oro delle nostre gioie e speranze,
ma anche con il «proiettile»
delle nostre preoccupazioni e sofferenze.

Ringrazio, Madre diletta,
le preghiere e i sacrifici
che i Pastorelli
di Fatima facevano per il Papa,
condotti dai sentimenti
che tu hai ispirato loro nelle apparizioni.

Ringrazio anche tutti coloro che,
ogni giorno,
pregano per il Successore di Pietro
e per le sue intenzioni
affinché il Papa sia forte nella fede,
audace nella speranza e zelante nell’amore.

Cantori e assemblea:

Noi ti cantiamo e acclamiamo, Maria (v.2)

Santo Padre:

Madre diletta di tutti noi,
consegno qui nel tuo Santuario di Fatima,
la Rosa d’Oro
che ho portato da Roma,
come omaggio di gratitudine del Papa
per le meraviglie che l’Onnipotente
ha compiuto per mezzo di te
nei cuori di tanti che vengono pellegrini
a questa tua casa materna.

Sono sicuro che i Pastorelli di Fatima
i Beati Francesco e Giacinta
e la Serva di Dio Lucia di Gesù
ci accompagnano in quest’ora di supplica e di giubilo.

Cantori e assemblea:

Noi ti cantiamo e acclamiamo, Maria (v.5)

© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana

Perché il Papa smentisce Bertone (e Messori). Di A. Socci

E’ incredibile che i giornali abbiano “bucato” le due clamorose notizie che arrivano dal Portogallo. Una (drammatica) è implicita nelle parole del Papa: la profezia sul papa ucciso e il macello di cardinali e vescovi riguarda non il passato, ma il nostro futuro prossimo (ne parlerò dopo).

Invece un’altra sta nero su bianco ed è questa: il “quarto segreto” (cioè una parte finora non pubblicata del Terzo Segreto) esiste e le parole del Papa sullo scandalo della pedofilia ne sono la prova.

Il Papa è impegnato a fare una grande operazione-verità anche su Fatima, a costo di smentire la versione dei segretari di stato vaticani. Ecco il confronto fra le loro parole e quelle del pontefice.

L’allora Segretario di stato cardinal Sodano, il 13 maggio 2000, nell’annunciare solennemente al mondo la pubblicazione del terzo segreto, spiegando che coincideva con l’attentato al papa del 1981 e le persecuzioni del Novecento, disse: “Le vicende a cui fa riferimento la terza parte del ‘segreto’ di Fatima sembrano ormai appartenere al passato”.

Il successore, Bertone, ha eliminato anche il prudenziale “sembrano” e, per ribadire che il segreto riguardava l’attentato al papa del 1981 e si era già tutto realizzato, ha scritto testualmente (a pagina 79 di un suo volume): “L’accanimento mediatico è quello di non volersi capacitare che la profezia non è aperta sul futuro, si è realizzata nel passato, nell’evento indicato (l’attentato al papa, nda). Non ci si vuole arrendere all’evidenza”.

Ora invece papa Benedetto XVI ci spiega l’esatto opposto, che cioè il terzo segreto riguarda eventi successivi all’attentato del 1981, come l’attuale scandalo della pedofilia e anche eventi che stanno tuttora nel nostro futuro.

Ratzinger ha infatti dichiarato:

“Oltre questa grande visione della sofferenza del Papa, che possiamo in prima istanza riferire a Papa Giovanni Paolo II, sono indicate realtà del futuro della Chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano … e quindi sono sofferenze della Chiesa che si annunciano… Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio, vi è anche il fatto che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa”.

L’attentato del 1981 non c’è nelle parole di Benedetto XVI e quindi non è indicato come “la” realizzazione del terzo segreto.

Si parla solo della “sofferenza di Giovanni Paolo II” che viene unita a quelle degli altri papi (di cui parla la seconda parte del Segreto). Benedetto XVI colloca il compimento del Terzo segreto negli anni successivi all’attentato del 1981 e nel nostro stesso futuro: “sono realtà del futuro che man mano si sviluppano e si mostrano” ha dichiarato “sofferenze della Chiesa che si annunciano”.

Come chiunque può vedere è il contrario di quanto proclamato da Sodano e, più dogmaticamente, da Bertone (“la profezia non è aperta sul futuro, si è realizzata nel passato, nell’evento indicato”).

Del resto era stata la stessa suor Lucia a smentire che la profezia fosse consegnata al passato e si fosse realizzata con l’attentato del 1981. Lo ha scritto in una lettera fondamentale del 12 maggio 1982.

Dopo aver mostrato che si era già realizzata la prima parte della profezia, relativa alla rivoluzione comunista, alla seconda guerra mondiale e alle persecuzioni alla Chiesa, suor Lucia, parlando della terza parte del segreto, scriveva testualmente:

“se non constatiamo ancora la consumazione completa del finale di questa profezia, vediamo che vi siamo incamminati a poco a poco a larghi passi”.

Quindi, in questa fondamentale lettera che fu resa nota dallo stesso Vaticano, suor Lucia, un anno dopo l’attentato di Alì Agca del 1981, non solo non dice che tale attentato è la realizzazione del terzo segreto (non lo ha mai detto né qui, né altrove), ma neanche lo cita, neanche vi accenna vagamente. Anzi spiega “apertis verbis” che il terzo segreto deve ancora realizzarsi. E lo scriveva nel 1982 !

Ci sarebbe da aggiungere che proprio su questa lettera della veggente, Bertone – a quel tempo monsignore – ha inspiegabilmente “cancellato” una frase esplosiva, che contraddiceva la sua versione, senza mai dare alcuna spiegazione.

Ma è sola una delle tante anomalie di questa storia cinquantennale che purtroppo è piena di bugie, di reticenze, di forzature e di omissioni (come ho mostrato nel mio libro).

Ma torniamo ad oggi. Il Papa dunque ha riaperto il dossier in modo così preciso e plateale che tutti coloro che in questi anni erano corsi a omaggiare la versione della Curia si sono trovati nel panico di fronte alle sue dichiarazioni che collocano lo scandalo della pedofilia nel terzo segreto.

Ecco padre Stefano De Fiores che, interpellato dal tg2 delle 20.30 dell’11 maggio, in evidente imbarazzo, balbetta: “a dire la verità in maniera esplicita non lo troviamo…”.

E bravo De Fiores! In effetti nel “terzo segreto” degli ecclesiastici no. Ma in quello completo della Madonna, a cui si riferisce il Papa, sì. Bisogna capirlo padre De Fiores. Aveva scritto un saggetto apologetico del cardinal Bertone giurando che non era mai esistita una parte non pubblicata del “terzo segreto” e ora si trova il Papa in persona che lo smentisce.

Vittorio Messori, un altro intellettuale cattolico che era corso a omaggiare la curiale segreteria di stato, ieri sul Corriere della sera esprimeva l’imbarazzo di trovarsi smentito dal Papa: “Adesso nella schiera vasta dei ‘fatimisti’ ci sarà fermento per mostrare che papa Benedetto XVI si è tradito…”.

In realtà papa Benedetto non ha mai identificato il Terzo Segreto con l’attentato del 1981. Inoltre – da cardinale – sottolineò che non ci sono “definizioni ufficiali, né interpretazioni obbligatorie” del Terzo segreto.

A differenza degli ecclesiastici di Curia, che hanno trasformato in dogma le proprie idee (e fandonie) Ratzinger spiegò che quelle del 2000 erano ipotesi di interpretazione. Mere ipotesi (oggi da superare).

In terzo luogo – con l’umiltà che lo caratterizza – già nel 2000, poco dopo lo svelamento del Segreto, rispondendo a una lettera rispettosa, ma critica del vescovo Pavel Hnilica sul suo commento teologico, Ratzinger non aveva esitato ad affermare che non voleva affatto “attribuire esclusivamente al passato i contenuti del segreto, in maniera semplicistica”.

In realtà Benedetto XVI, come per lo scandalo pedofilia, vuol farci capire che non bisogna mai aver paura della verità, anche quando è dolorosa o imbarazzante.

Perché non si serve Dio con la menzogna. Quando si pretende di mentire per Dio in realtà lo si fa per se stessi: Dio non ha bisogno delle nostre menzogne per difendere e costruire la sua Chiesa. Meglio fare mea culpa, perché Dio è più grande e più potente di tutti i nostri peccati.

Certo, questo atteggiamento non è compreso in Curia. Né dai “ratzingeriani” e giustamente, con affetto, Giuliano Ferrara ha scritto che sulla questione pedofilia, “detto con molta autoironia, per noi foglianti il Papa è un poco fuori linea”.

E’ vero. Perché il Papa sa più di noi e ritiene questo scandalo solo la punta dell’iceberg “terrificante” del peccato nella Chiesa (pensiamo ai verminai da lui denunciati nella Via crucis del 2005) e pensa al grande peccato dell’apostasia nella Chiesa.

E se tutto questo è “la città mezza in rovina” piena di cadaveri, descritta nella visione del Terzo segreto e se il papa ucciso non può essere il papa ferito del 1981, significa che la grande persecuzione del mondo e il grande martirio del Papa e della Chiesa è cosa del prossimo futuro.

Il Papa forse non può dirlo esplicitamente, ma cerca di preparare la sua Chiesa a questa immane prova (“le sofferenze della Chiesa che si annunciano”) affidando tutto nelle mani della Madonna di Fatima. Sono ore straordinarie. Ma i giornali non se ne sono accorti.

Antonio Socci

Da “Libero”, 13 maggio 2010

P.S. A proposito di Bertone e Messori….

Tre anni fa Bruno Vespa realizzò un’intera puntata di “Porta a porta” per lanciare il libro del cardinal Bertone contro di me (ovviamente senza darmi la parola). Titolo della puntata: “Il quarto segreto non esiste” (era un esplicito riferimento polemico al mio libro “Il quarto segreto di Fatima”).

Ieri sera è andata in onda un’altra confusa puntata di “Porta a porta” sulle nuove dichiarazioni del Papa a Fatima e – con mio gran divertimento – pur parlando dello stesso tema, nessuno più ha osato dire “il quarto segreto non esiste”.

Anzi, Vittorio Messori, che tre anni fa era corso ad accreditare la versione di Bertone, senza fare una piega, ha dichiarato l’opposto di quello che finora aveva affermato.

Ha detto cioè che Benedetto XVI non vede il compimento del Terzo segreto nell’attentato del 1981 e non lo ritiene concluso nel passato, ma lo vede proiettato nel futuro, considerando anche un fatto nuovo, come lo scandalo-pedofilia, parte del Segreto (ed è chiaro che il Papa non può esserselo inventato: deve pur averlo ricavato dal testo completo del Segreto…).

Dopo tutto questo Messori non ha minimamente riconosciuto di essersi sbagliato finora, né ha tratto le conseguenze di quello che lui stesso ha dichiarato. Così come il disinvolto Bertone.

Ora, a me pare che non si possa dire tutto e il suo contrario. O ha ragione Bertone (e la profezia si è realizzata con l’attentato del 1981 e si è conclusa nel passato) o ha ragione Benedetto XVI e allora il testo del Segreto è più ampio, la profezia è ancora aperta e il martirio di un Papa e della Chiesa stanno nel nostro futuro.

Non si può far finta che le due opposte versioni possano coesistere. Per rispetto della logica. Sarebbe auspicabile che prevalesse l’amore alla verità e un leale riconoscimento dei propri errori… L’invito del Papa al pentimento, all’esame autocritico e alla penitenza dovrebbe essere preso sul serio.

Che la S.S. Madre di Dio protegga il Papa e tutti noi!

Maria. Apparizioni, segno di contraddizione. di René Laurentin

Le apparizioni sembrano costituire un tema fondamentale sotto vari punti di vista. Esse costellano la Bibbia e strutturano la Rivelazione stessa. Dio parla e appare al patriarca Abramo, a Mosé e ai Profeti, a Gesù Cristo, agli apostoli Pietro e Paolo e ad altri cristiani negli Atti degli Apostoli; insomma, da un capo all’altro delle Scritture. Le apparizioni del Cristo risorto sono il culmine e il compimento del Vangelo. E, come insegna l’apostolo Paolo (1Cor 15), sono il fondamento della fede. Le apparizioni della Vergine sono all’origine di molti santuari e di importanti pellegrinaggi (Guadalupe, Aparecida, La Salette, Lourdes, Fatima) e occupano, a vario titolo, un posto di spicco nell’attualità. La letteratura sulle apparizioni si è moltiplicata, in proporzioni senza precedenti, a partire dal dibattito degli anni ’80. Tutto questo sembrerebbe riservare loro un posto d’onore; e invece tutto sconsiglia di occuparsene. Esse rimangono ancor oggi, nella Chiesa cattolica, un segno di contraddizione (Lc 2,35), ad eccezione di quelle che emergono alla fine e tardivamente, e che danno origine ai più grandi santuari della cristianità. «Quando il bambino appare, la cerchia familiare applaude con somma gioia», scriveva Victor Hugo. «Quando la Vergine appare», la cerchia familiare non applaude, ma è turbata e inquieta. A Lourdes, dieci giorni dopo la prima apparizione, il 21 febbraio 1858, la guardia campestre Callet afferra Bernadette Soubirous per la mantella e la trascina per sottoporla ai tempestosi interrogatori del commissario di polizia Jacomet, e in seguito a quelli del procuratore imperiale Dutour e del giudice Ribes. Lo Stato si mobilitò per reprimere, dal prefetto ai ministri fino all’imperatore Napoleone III, che era in vacanza sui Pirenei e che si rese popolare mettendo fine alle barriere, ai processi e alle beghe amministrative che si erano moltiplicati durante l’estate del 1858. A Pontmain (1871) il generale de Charrette minacciò i bambini con la sua sciabola. A Fatima, ai giovani veggenti venne intimato di ritrattare, e furono poi imprigionati per impedire l’apparizione del 13 agosto 1917. E così di seguito, in una copiosissima serie di notizie. Le apparizioni non sono viste con occhio più benigno nella Chiesa. A Lourdes, il 2 marzo 1858, in occasione della sua prima visita in canonica, Bernadette fu respinta da una di quelle tonanti collere che talvolta infiammavano il parroco Peyramale, benché fosse un uomo di cuore, attento prima di tutto ai poveri. A Pontmain i veggenti furono minacciati dal vescovo di dannazione eterna. Le apparizioni, dunque, sono l’argomento teologico meno scientificamente studiato, il più nascosto e controverso. Ci sono ottime e serie ragioni per cui le apparizioni disorientano e vengono combattute. Quando un’apparizione fa radunare le masse, a Lourdes come a Fatima, l’amministrazione civile si mobilita, è normale. Il fatto è che un assembramento massiccio ed apparentemente passionale perturba l’ordine pubblico. Il «principio di precauzione» invita a mettervi fine, anche se si può arrivare a farlo proprio e a canalizzarlo. Lo Stato reagisce come la natura, secondo l’acuta constatazione fatta da Jacques Monod, premio Nobel per la biologia, nel suo famoso libro «Il caso e la necessità»: quando un caso (una mutazione biologica) fa la sua comparsa in un genere, intervengono i meccanismi di rigetto per ridurlo alla necessità; eliminandolo oppure assimilandolo all’ordine ripetitivo delle strutture stabilite di generazione in generazione. Questo principio universale regge anche l’ordine amministrativo e sociale. E analoghe sono le soluzioni: eliminazione o integrazione. Così Guadalupe, Lourdes e Fatima sono diventate, dopo l’iniziale emarginazione e contestazione, istituzioni di portata nazionale, sia sul piano secolare che su quello religioso. Per ogni veggente, le apparizioni sono comunicazioni con l’aldilà, inaccessibili ai normali mezzi sensoriali. Esse sono quindi, per la ricerca universitaria, dei non-luoghi. Se, tuttavia, si sofferma su di esse, è per riportarle ed inquadrarle al suo livello, secondo il metodo scientifico che non prende in considerazione, né in sociologia né in medicina, le presunte cause soprannaturali: il diavolo o il Buon Dio. Alcuni le definiscono come racconti di cui è necessario stabilire la genesi interna e specifica sul piano letterario o semiotico: studio di una tradizione folclorica o di una struttura di cui si esaminano le varianti, ma soprattutto gli stereotipi. Per altri, molto meno numerosi (medici e psicologi) questi fenomeni che solo il veggente percepisce sono fenomeni psicologici che devono essere considerati alla stregua di allucinazioni, di sogni, o di fantasticherie. Fino ad ora si è trascurato il fatto che studi encefalografici delle estasi hanno escluso queste tre spiegazioni. Altri ancora definiranno le apparizioni come fenomeni antropologici e tenteranno di collocarli in questo quadro umano, senza soffermarsi sul riferimento personale, perfino trascendente che per i veggenti costituisce l’essenziale. Se le apparizioni occupano un simile posto nella storia, da circa quattro millenni, l’approccio attuale non rischia forse di essere riduttivo, se non addirittura diffamatorio, nei confronti dei veggenti e dei gruppi umani che si impongono all’attenzione? Il problema è spinoso; la medicina è diventata una scienza alla fine del XVI secolo, quando fondò l’«eziologia»: lo studio delle cause, escludendo le cause soprannaturali, divine o diaboliche, estranee al nostro cosmo. Per questo motivo la maggior parte dei medici (anche cristiani) si rifiutano di riconoscere non solo un «miracolo» (cosa che non è di loro pertinenza), ma anche il carattere «inspiegabile» di una guarigione; uno scienziato, infatti, per principio, non abdica mai al suo ruolo di fronte all’incomprensibile: cerca instancabilmente la spiegazione finché non la trova: non esiste l’inesplicabile, esiste solo l’inesplicato. Il ricorso a un «deus ex machina» è la negazione stessa del metodo scientifico. In questo quadro continua, in modo disagevole, lo studio delle guarigioni presunte miracolose, esaminate dai comitati scientifici a Lourdes o a Roma in vista delle cause di canonizzazione, che richiedono la constatazione dei miracoli.

nche gli esorcisti, testimoni di malattie stranamente inesplicabili, dialogano con i medici, senza che lo studio di questi fenomeni sia mai stato trattato scientificamente. Le consultazioni della Chiesa per dare ai «miracoli» uno statuto scientifico si scontrano con questa difficoltà, e con la stessa complessità del termine «miracolo» che i Vangeli chiamano «segno» o/e prodigio («sêmeia kai terata»). Nel 1900 si risolvevano i problemi a partire da principi a priori: «Non ho mai trovato l’anima sotto il mio bisturi» (un chirurgo del 1900); o ancora: «Sono stato in cielo e non ho visto Dio» (Gagarin). La scienza attuale, alle prese con la relatività, le relazioni di incertezza, eccetera, è passata dal razionalismo semplicista e dallo «scientismo» a una razionalità più diffusamente aperta all’ignoto, senza però rinunciare alla ragione e all’esigenza di non ammettere nulla che non sia fondato e verificato mediante l’esperienza.

Paradossalmente, la Chiesa è fra le istituzioni

A
più riservate su questo ambito religioso e spirituale, apparentemente ad essa essenziale e familiare. Ora, a tutti i livelli, la pastorale normalmente soffoca le apparizioni, provocando così tensioni e conflitti spesso duraturi (oggi sono numerosi, da Dozulé e San Damiano a Medjugorje, o anche Damas/Soufanieh, che la Chiesa ortodossa locale aveva prima accettato poi rifiutato). Questa opposizione e questa riserva della Chiesa sono motivate da fondamenti irrecusabili, di cui è necessario avere piena conoscenza e piena coscienza. Prima imponente constatazione: le apparizioni non hanno un loro posto tra le numerose discipline universitarie che hanno un ruolo di spicco nella Chiesa. Le apparizioni posteriori al Vangelo sono ignorate dalla teologia dogmatica: non sono oggetto di «fede divina» ma di «fede umana», scriveva il futuro Benedetto XIV nel XVIII secolo. Esse sono extra e sub teologiche, quindi marginali. Prendiamone atto. La teologia fondamentale poi le ignora: esse non figurano tra i «dieci luoghi teologici» che sono le fonti della fede, secondo Melchior Cano (XVI secolo). Egli non le nomina nemmeno tra i «luoghi annessi» come «la filosofia, il diritto, la storia» ritenuti alla stregua di strumenti. Il primo Codice di
Diritto Canonico (1917) trattava negativamente questo ambito: proibiva qualsiasi pubblicazione sulle apparizioni non riconosciute e puniva con la scomunica i trasgressori. Questi due canoni sono stati aboliti il 14 ottobre 1966 e il nuovo Codice semplicemente non parla più di apparizioni.

In breve, non sono più interdette, ma sono diventate un non-luogo canonico. Sono in fondo alla scala dei valori della Chiesa; nonostante l’interesse loro accordato da numerosi pastori e fedeli che ne riconoscono e ne raccolgono i frutti, esse non hanno trovato il loro posto e non hanno mai suscitato una ricerca di una levatura degna di questo nome tra i grandi teologi.


Q
uesto è dovuto ad alcune ragioni fondamentali. Secondo l’analisi di Karl Rahner, la tradizionale emarginazione delle apparizioni non è un riflesso elementare né un semplice meccanismo di rigetto amministrativo. Essa è causata da ragioni ufficiali e fondamentali: prima di tutto, la frase di Gesù Cristo all’apostolo Tommaso. Questo discepolo non accettava la resurrezione di Cristo: «Finché non avrò messo il dito nelle sue piaghe, non crederò». Gesù gli si manifesta, lo invita ironicamente a controllare, e conclude: «Beati coloro che credono senza avere visto» (Gv 20, 29). Cristo non si fa garante dei veggenti, ma dei credenti. È l’ultima delle beatitudini, al termine dell’ultimo Vangelo: il cristiano non vede, crede in Dio sulla parola. Qualunque eccezione sembra quindi deplorevole, anche se le apparizioni hanno un posto considerevole nel Nuovo Testamento. Questo motiva la legittima opposizione della Chiesa e dei grandi mistici alla dottrina degli illuminati e alle pulsioni dell’immaginazione; è necessaria quindi la prudenza. Ma «prudenza» non significa «diffidenza» né «pusillanimità», «bocciatura» o «tergiversazione». In ogni caso la Chiesa, che considera essenziali il Vangelo e i sacramenti, avanza una grande riserva sulla veggenza dell’aldilà. Essa oppone la certezza divina, fondata sulla Parola e sulla luce divine, alle apparizioni, perché queste
ultime sono solo manifestazioni occasionali e discutibili della potenza divina. Nonostante queste svalutazioni, le apparizioni hanno una grande importanza di fatto nella Chiesa, a molti livelli e a molti titoli. La Bibbia è un tessuto di apparizioni e di visioni, è la sua trama. Il Nuovo Testamento inizia con l’apparizione di un angelo al sacerdote Zaccaria (Lc 1,5-23), il messaggio dell’angelo Gabriele alla vergine Maria (Lc 1,25-38) e quello di un angelo del Signore ai pastori di Natale (Lc 2,8-19). La Trasfigurazione di Cristo è accompagnata dall’apparizione di Mosè e di Elia (Mt 17,3); un angelo assiste Gesù durante la sua agonia (Lc 22,43). C’è di più: le manifestazioni visive del Cristo risorto agli apostoli (anche se così simili alle altre, dal punto di vista fenomenologico e psicologico) vengono considerate come il fondamento stesso della fede secondo l’apostolo Paolo (1Cor 15,1-53). Ci si può chiedere se non ci sia una certa forzatura, perfino una mancanza di logica tra la sistematica svalutazione delle apparizioni attuali e la valorizzazione dogmatica di quelle del Cristo risorto (di cui gli apostoli dubitarono: Lc 24,11 e Mc 16,11; Lc 24,16.37-38; Gv 20,25-28 ; Mt 28,17; Gv 21,5; At 20; Mc 16,14; citiamo questi versetti nell’ordine cronologico dei successivi dubbi, dal mattino di Pasqua all’Ascensione) – e lo diciamo senza misconoscere le loro differenze. Le apparizioni di Cristo costellano anche la storia della Chiesa nascente: da Stefano (At 7,56) a Pietro, Paolo e ad altri, secondo gli Atti degli Apostoli. Alcune apparizioni della Vergine hanno fondato i maggiori santuari e pellegrinaggi della Chiesa cattolica (con l’eccezione di Roma): Guadalupe in Messico (più di 10 milioni di pellegrini all’anno), Aparecida in Brasile, Lourdes (5 milioni di pellegrini all’anno), Fatima, eccetera. Ancora, le apparizioni sono continuate, nella Chiesa, nel corso dei secoli fino ad oggi, con una moltiplicazione senza precedenti negli ultimi tempi. C’è di più: nell’epoca moderna – fatto nuovo – molte apparizioni hanno un’importanza profetica, storica e culturale innegabile, durevole e considerevole: Guadalupe è considerata anche dagli storici indipendenti dal cristianesimo come il fondamento della cultura e della civiltà meticcia del Nuovo Mondo, il continente cattolico dove risiede la metà dei battezzati della Chiesa romana. Oppure La Salette (1846), che ha mobilitato grandi spiriti: Pio IX sostenne il riconoscimento di questa apparizione; Leone XIII riconobbe e sostenne Mélanie nelle sue tribolazioni e nel suo esilio; numerosi vescovi, santi oggi beatificati e canonizzati (Don Bosco, sant’Annibale Di Francia che prese Mélanie come cofondatrice) e una schiera di altri personaggi di spicco del XX secolo: Arthur Rimbaud, Léon Bloy, Jacques Maritain, Paul Claudel e Louis Massignon. Lourdes ridiede valore alla priorità dei poveri secondo il Vangelo, nel momento in cui la capacità elettorale e civile era misurata dalle rendite, secondo lo slogan artificiale: «Arricchitevi» (Guizot). Bernadette Soubirous apparteneva alla famiglia più povera della città: i gendarmi avevano arrestato suo padre per l’unica ragione che «il suo stato di miseria» lo rendeva «presunto colpevole» del «furto» di farina commesso presso il fornaio Maisongrosse. E poi Fatima: ha profetizzato fin dal 1917 l’implosione del comunismo nascente e la fine delle persecuzioni. Pio XII e Giovanni Paolo II si sono sottomessi a più riprese a questo messaggio. Hanno dato ordine a tutti i vescovi di fare simultaneamente la consacrazione richiesta da Lucia, e si sono assunti altri impegni senza precedenti, facendo rivelare (attraverso terzi, è vero) la visione del sole nel giardino del Vaticano (Pio XII) e il «segreto di Fatima» (Giovanni Paolo II). Le apparizioni hanno avuto forti impatti nella vita pubblica, a tutti i livelli. Lourdes ha determinato il tracciato della rete meridionale delle ferrovie francesi.

l governo marxista della Jugoslavia, radicalmente contrario alle apparizioni di Medjugorje, ne ha tuttavia compreso l’utilità nazionale, al punto da progettare la realizzazione di un aeroporto nelle vicinanze. Lourdes rimane un geyser di creatività: ha promosso su larga scala il viaggio di malati paralitici, sottoposti a dialisi o dipendenti dal polmone d’acciaio, ciechi, alienati, eccetera, con immensi benefici umani, compresi benefici medici, mobilitando ogni anno migliaia di barellieri, infermieri, medici. Le apparizioni hanno acquisito anche un marchio scientifico.

L’esame dei veggenti mediante l’uso dell’elettroencefalogramma, che io ho chiesto che venisse utilizzato per la prima volta in Europa nel 1984 e poi in America del Nord e del Sud, ha rivoluzionato la conoscenza che si aveva dell’estasi. Questa nuova interazione tra le scienze contemporanee e le apparizioni inviterebbe ad assumere più integralmente queste ultime come un fenomeno umano non solo medico, ma parimenti psicologico (attinente anche agli ambiti della psicanalisi, della sociologia religiosa, della storia delle mentalità e dell’etnologia). Dal momento che nessun fenomeno rimane escluso dall’esame scientifico e che tutti devono essere studiati nel modo più completo possibile, non sarebbe meglio risolvere il contrasto tra questa importanza di fatto delle apparizioni (premiata da una immensa letteratura) e la loro svalutazione o emarginazione che abbiamo constatato? Questa messa in disparte, dovuta all’ambiguità polivalente del fenomeno, esige un superamento, tanto più che la radicale opposizione tra le ideologie della Chiesa e quelle dello scientismo è ormai superata.


L’AUTORE



Esce finalmente anche in Italia, a fine mese per le Edizioni Art di Roma (tel.

06/66527783; t), il monumentale «Dizionario delle 'apparizioni' della Vergine Maria» che René Laurentin e Patrick Sbalchiero (astro nascente nell’analisi scientifica dei fenomeni soprannaturali) hanno stampato nel 2007 in Francia. Ben 1400 pagine e 120 euro per un «monumento» (così l’ha definito il cardinale Roger Etchegaray nell’introduzione) che prende in esame oltre 2400 apparizioni mariane e costituisce il riassunto di una vita di studio e di indagini meticolose compiute in oltre cinquanta Paesi del mondo; ne
proponiamo in queste pagine un brano dall’introduzione. Padre Laurentin, che oggi ha 93 anni, è stato perito al Concilio Vaticano II ed ha insegnato in diverse università; è membro dell’Accademia teologica pontificia di Roma ed editorialista di «Le Figaro», ha pubblicato un centinaio di opere e innumerevoli articoli su riviste specializzate ed ha ricevuto 12 premi internazionali. Patrick Sbalchiero, storico e divulgatore, insegna all’École cathédrale di Parigi ed ha di recente pubblicato anche in Italia il «Dizionario dei miracoli e dello straordinario cristiano» (Edb, pp. 944+944, euro 49+49): due volumi di 830 voci compilate da 230 collaboratori, credenti e no.



IL DIZIONARIO

’900, secolo delle mariofanie



Oltre 500 apparizioni della Madonna nel solo Novecento. È il dato offerto dalla voce «apparizioni» nel nuovissimo dizionario di «Mariologia» curato da padre Stefano De Fiores, dalla teologa svizzera Valeria Ferrari Schiefer e da padre Salvatore M. Perrella per la San Paolo (pp. 1342, euro 150). Cifre che lo stesso don Gianni Colzani, teologo autore della voce, definisce «impressionanti»: un primo censimento ha contato infatti ben 295 manifestazioni della Vergine dall’inizio del secolo al 1973, mentre «solo nei vent’anni dal 1980 al 2000 vi sarebbero stati almeno 200 casi di mariofanie»; né si tratta solo di numeri: «Da più parti si è notato che queste manifestazioni vanno assumendo aspetti nuovi: durano settimane, mesi, a volte anni e avvengono sempre più in ambienti non tradizionalmente cattolici; coinvolgono più persone, non di rado con modalità diverse, e conoscono una ripetitività di messaggi».

Come mai tale abbondanza? Difficile rispondere. Il teologo fa però notare che – nell’ottica di una «partecipazione materna di Maria alla storia dell’umanità» – non è strano se le apparizioni si moltiplicano in un’epoca e in ambienti toccati da ateismo e secolarizzazione: «La partecipazione alla vita dei figli è il modo con cui ogni madre esprime la sua trepidante partecipazione al loro libero e autonomo cammino».



© Copyright Avvenire 9 maggio 2010

La Passione della Chiesa. Di Antonio Socci

La Passione della Chiesa, che è in corso, è stata profetizzata per filo e per segno. Qualunque cosa si pensi delle moderne apparizioni della Madonna, i documenti parlano chiaro.

I due volti simbolo dell’attuale Passione della Chiesa sono il Papa e un povero e umile cristiano del Pakistan, Arshed Masih, 38 anni, che lavorava come autista a Rawalpindi.

Davanti a tre poliziotti e alcuni capi religiosi musulmani è stato cosparso di benzina e bruciato vivo perché si rifiutava di rinnegare Cristo e di convertirsi all’Islam.

E quando la moglie Martha, distrutta dal dolore, è andata al commissariato a denunciare l’assassinio del marito, è stata torturata e stuprata dai poliziotti davanti agli occhi atterriti dei figlioletti di 7, 10 e 12 anni.

L’episodio è di questi giorni, ma documenta il continuo, immane martirio di cristiani che nel Novecento è stato perpetrato sotto tutti i regimi, le ideologie e le latitudini.

Uno sociologo di Oxford ha calcolato in 45 milioni i cristiani che hanno perso la vita, in modo diretto o indiretto, a causa della propria fede.

Questo oceano di sangue cristiano era stato profetizzato esplicitamente a Fatima, dalla Madonna. E’ scritto nero su bianco.

Tale martirio resta tuttora sconosciuto ai più. Anzi, ad esso viene aggiunto il martirio morale della Chiesa trascinata sul banco degli accusati e bollata col marchio di infamia.

Sempre a Fatima la Madonna ha profetizzato la persecuzione del Papa e in una visione di Giacinta (una dei tre pastorelli, beatificata nel 2000), sembra di scorgere un suo linciaggio morale che pare coincidere con ciò che Benedetto XVI si trova a vivere in queste settimane.

Tale visione è descritta nella “terza memoria” di suor Lucia, datata 31 agosto 1941:

“Un giorno Giacinta si sedette sulle lastre del pozzo dei miei genitori… Dopo qualche tempo mi chiama.

- Non hai visto il Santo Padre?

- No !

- Non so com’è stato! Io ho visto il Santo Padre in una casa molto grande, inginocchiato davanti a un tavolo, con la faccia tra le mani, in pianto. Fuori dalla casa c’era molta gente, alcuni tiravano sassi, altri imprecavano e dicevano molte parolacce. Povero Santo Padre! Dobbiamo pregare molto per Lui!”.

Sembra la descrizione del linciaggio morale a cui è sottoposto oggi il Papa. E’ in corso infatti una delegittimazione morale della Chiesa di cui non si ricorda uguale, addirittura col tentativo esplicito di trascinare personalmente il Pontefice in giudizio come capo di un’accolita di malfattori.

Va aggiunto che alle persecuzioni contro la Chiesa seguono sempre disgrazie per il mondo. Infatti la visione di Giacinta prosegue così:

“Non vedi tante strade, tanti sentieri e campi pieni di persone che piangono di fame e non hanno niente da mangiare? E il Santo Padre in una chiesa, davanti al Cuore Immacolato di Maria, in preghiera? E tanta gente in preghiera con Lui?”.

Tutto questo martirio materiale e morale della Chiesa del XX secolo sembra rappresentare una svolta drammatica della sua storia millenaria.

Come è stato rivelato – quando stava iniziando – a un papa, quel Leone XIII, autore della “Rerum novarum” (la prima enciclica sociale) che traghettò la Chiesa nel Novecento.

Una mattina infatti, il 13 ottobre 1884 (lo stesso giorno dell’apparizione finale di Fatima: 13 ottobre 1917), dopo la celebrazione della Messa, mentre papa Leone XIII era in preghiera, fu visto alzare la testa come se avesse una visione.

Sembrò terrorizzato: gli fu dato di sentire un dialogo, presso il tabernacolo. Una voce orribile, appartenente a Satana, lanciava la sfida a Dio, dicendosi capace di distruggere la Chiesa se solo avesse potuto metterla alla prova (Satana disprezza sempre gli uomini che continuamente accusa. Mentre Dio dà sempre fiducia ai suoi figli).

Sembra sia stata permessa tale prova per circa un secolo.

Quindi papa Leone XIII – quella mattina del 1884 – vide in visione la Basilica di San Pietro assalita dai demoni e scossa fin dalle fondamenta.

La rivelazione al papa coincide con quella alla mistica Anna Katharina Emmerich, che scrisse:

“Se non sbaglio sentii che Lucifero sarà liberato e gli verranno tolte le catene, cinquanta o sessant’anni prima degli anni 2000 dopo Cristo, per un certo tempo. Sentii che altri avvenimenti sarebbero accaduti in tempi determinati, ma che ho dimenticato”.

Fu dopo quella visione che Leone XIII scrisse la preghiera, per la protezione della Chiesa, a San Michele Arcangelo che si è recitata alla fine della Messa fino al Concilio. Dopo il quale fu abolita e dopo il quale, già nei primi anni Sessanta, Paolo VI annuncerà drammaticamente: “Il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio”.

Di recente il famoso esorcista, padre Gabriele Amorth, ha spiegato che quel fumo di Satana in Vaticano va inteso anche in senso letterale: uomini sotto il potere di Satana che sarebbero presenti nella Chiesa e nel Vaticano stesso.

Che questo attacco demoniaco comprenda anche la caduta di alcuni preti in perversioni come la pedofilia (crimini contro i figli di Dio più innocenti e inermi: i bambini), è stato predetto dalla Madonna – a quanto pare – a La Salette nel 1846 (dove la Vergine preannunciò pure le sofferenze del papa e attentati ai suoi danni).

L’apparizione è riconosciuta dalla Chiesa, ma su questo testo non c’è un giudizio ufficiale: “La Chiesa subirà una crisi spaventosa” avrebbe detto la Madonna, “si vedrà l’abominio nei luoghi santi; nei conventi i fiori della Chiesa saranno putrefatti e il demonio diventerà come il re dei cuori (…) i sacerdoti con la loro cattiva vita sono diventati delle cloache di impurità”.

Dopo 150 anni, nella celebre Via Crucis del 25 marzo 2005, il cardinal Ratzinger constaterà: “quanta sporcizia nella Chiesa”. Con le pesanti parole di quella Via crucis probabilmente Ratzinger e Giovanni Paolo II intesero implicitamente rivelare (per obbedire alla Madonna), i contenuti ancora non pubblicati del “terzo segreto di Fatima”, dello stesso tenore della Salette.

Tutta questa serie di apparizioni della Madonna, che convergono nei contenuti, aveva lo scopo di avvertire che quella attuale è un’epoca eccezionale della storia della Chiesa e che è in corso uno speciale soccorso del Cielo.

Quello che è accaduto e che sta accadendo prova che gli avvertimenti profetici erano autentici e dimostra pure che la Madonna ha la missione speciale di salvare la Chiesa in questa terribile, lunga prova.

Purché la si ascolti. Perché il misfatto peggiore che il ceto ecclesiastico ha compiuto e può compiere è proprio quello di “disprezzare le profezie” e “spegnere lo Spirito”.

Fu perpetrato con le persecuzioni a preti santi, come padre Pio. E fu ripetuto in parte con Fatima, rifiutandosi per decenni di fare la Consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria (per esorcizzare il comunismo), come chiesto dalla Madonna stessa.

Infatti, apparendo a suor Lucia, Gesù nel 1930 previde la persecuzione dei papi proprio a causa di quella sordità.

Adesso il “piano di salvataggio” della Madonna riemerge con le sue apparizioni a Medjugorje (“la prosecuzione di Fatima”, ha detto lei stessa).

Da quando, nel 1981, sono iniziate queste straordinarie apparizioni oltrecortina si è assistito al compiersi di varie profezie (sulla guerra in Jugoslavia), al crollo del comunismo e a un’ondata oceanica di conversioni.

Proprio in questi mesi una commissione vaticana, presieduta dal cardinal Ruini, sta valutando le apparizioni di Medjugorje di cui Giovanni Paolo II era certo ed entusiasta. Dovranno decidere se accogliere questo estremo, formidabile soccorso soprannaturale o rifiutarlo, smentendo papa Wojtyla.

Il ceto clericale, che oggi è al centro della tempesta, dovrebbe considerare con umiltà l’immensità dei frutti e dei segni di queste apparizioni.

E, consapevole dei propri enormi limiti, affidare la Chiesa alla protezione di Maria, l’Immacolata, la sola “senza macchia”.

In caso contrario…

Antonio Socci

Da “Libero”, 2 aprile 2010

Civitavecchia, a quindici anni dalla lacrimazione della Madonnina: il “diario segreto” di monsignor Grillo

di Giuseppe De Carli

“ANCHE IL PAPA SULLA MADONNINA E’ IMPAZZITO”. POI LA SORPRESA…

Giovanni Paolo II, Joseph Ratzinger, i cardinali Angelo Sodano e Camillo Ruini, l’esorcista padre Gabriele Amorth. E poi il significato di una statua della Madonna che lacrima sangue alle porte di Roma. Per la prima volta ,dalle pagine del “Diario” di monsignor Grillo il racconto di una vicenda che ha intrigato il mondo. Una partita a scacchi fra l’incredulita’ e lo scetticismo del vescovo e l’evidenza del fatto inspiegabile. E poi, l’atto di venerazione” di Papa Wojtyla.

“Che brutta storia quella della Madonne che piangono sempre. C’è sempre qualche burlone che si prende lo sfizio di imbrattare gli oggetti sacri. Poveri noi, dove siamo capitati! Con il parroco don Pablo Martin che va anche dietro a queste stupidaggini! Mater boni consilii, ora pro me!”. E’ la prima pagina del “Diario segreto” di monsignor Grillo, vescovo di Civitavecchia-Tarquinia. E’ del 5 febbraio 1995. Una statuina della Madonna, proveniente da Medjugorje, lacrima sangue da tre giorni. E’ collocata nel giardino della famiglia Gregori, una villetta nel quartiere Pantano a qualche chilometro di distanza dal centro di Civitavecchia. E’ la figlia dei Gregori, Jessica (allora aveva appena cinque anni e mezzo) a fare la scoperta. La cronaca di quei giorni di quindici anni fa è conservata nel “Diario del Vescovo”. Girolamo Grillo, l’unico vescovo della storia della Chiesa chiamato non solo a certificare un’apparizione o un fenomeno misterioso, ma lui stesso protagonista dell’evento, (inspiegabile o divino secondo i punti di vista) accaduto il 15 marzo del 1995. Dall’incredulità al dubbio. Dal tentativo, addirittura, di distruggere la Madonnina all’irrompere notturno, nella casa del vescovo, della voce del Papa, di Giovanni Paolo II. Dallo scetticismo ad una cauta apertura; dalla resistenza alla resa. Un ventaglio di sentimenti da lasciare senza fiato. Il “Diario” parte dal 5 febbraio per arrestarsi il 17 giugno. Quattro mesi densi di accadimenti e di colpi di scena. Alcuni, francamente inaspettati. Come una partita a scacchi fra l’uomo ed il divino, il linguaggio del cielo con quello della terra. Pagine inedite che lasciano turbati e sospesi.

6 febbraio 1995.
Monsignor Grillo non è soddisfatto del clamore che la stampa da’ ad una statuina che lacrima sangue e critica questa “specie di prurito di curiosità che prende le masse”. Ha già innalzato, da vescovo, tutte le difese del caso: “occorre tenere il polso fermo”, la “Chiesa deve saper attendere”.

8 febbraio 1995.

“Satana si può servire di qualunque espediente per trarre in inganno gli uomini”. E’ il suo mestiere. Grillo lo sa. Il dottor Vignati, vice-questore di Civitavecchia è incaricato di indagare sulla famiglia Gregori e di riferire segretamente.

10 febbraio 1995.
La Madonna è sottoposta a TAC all’istituto di Medicina legale del Policlinico Gemelli dal professor Angelo Fiori. Non vi sono marchingegni. La lacrimazione di sangue non è dovuta a cause meccaniche. Non c’è alcun trucco. La statuina non ha cavità. “ Non resta altro – annota il vescovo – di addebitare tutto a qualche burlone. Vergine Santa concedimi il dono del discernimento”.

11 febbraio 1995.
Il cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato, alle 23,00 telefona a monsignor Grillo invitandolo a non essere troppo scettico. Commento:”Anche in Vaticano non hanno altro da pensare; vedono pure la tv”.

16 febbraio 1995.
Il sangue della statuina è sangue umano. E da quando la Madonnina è a casa del vescovo si sentono ondate di un “profumo meraviglioso”. “Non ci capisco niente” aggiunge sconsolato il presule.

23 febbraio 1995.
Nuova telefonata del cardinale Angelo Sodano. A nome del Papa ringrazia Grillo per non aver escluso qualcosa di soprannaturale. La Madonnina di Pantano ha già fatto il giro del mondo come notizia. E’ intervenuto persino Enzo Biagi con la sua rubrica televisiva “Il fatto” E c’è la presenza di Giovanni Paolo II. “Sarà a conoscenza di qualche segreto?” si chiede il vescovo. “Oppure anche il Papa si è impazzito? ”.

27 febbraio 1995.
Il sangue della lacrimazione della Madonna è sangue umano, non di donna, bensì sangue maschile! Le certezze di Giordano Grillo cominciano a crollare. Se è sangue umano non potrebbe essere quello di Gesù Cristo?

1 marzo 1995.
Grillo, al dicastero della Dottrina della Fede in Vaticano, incontra il prefetto, il cardinale Joseph Ratzinger. Con Ratzinger il Segretario monsignor Bovone.

13 marzo 1995.
Padre Gabriele Amorth, noto esorcista, non esclude l’influsso satanico, ma precisa – parlando con Grillo – che una sua figlia spirituale, una infermiera fiorentina, aveva avuto mesi prima locuzioni interiori. Una Madonna avrebbe pianto lacrime di sangue a Civitavecchia con tristi presagi per il futuro dell’Italia. Elezioni nel giugno del 1996, vittoria di Prodi, uccisione del premier, guerra civile. “Bisogna pregare per impedire questo” dice Amorth a Grillo. La donna, assistita dall’esorcista, fa il cosiddetto “ voto di vittima” , offre la sua vita per impedire la violenza annunciata e si ammala gravemente.

15 marzo 1995.
E’ il momento culminante. Alle 8,15 del mattino, nella casa di monsignor Grillo ci sono la sorella Maria Grazia, il marito Antonio , il nipote Angelo e due suore romene. Attorno alla statuina pregano in silenzio e, in contemporanea, la Salve Regina. La statuina è in una cesta, fra le mani del vescovo: “Dopo qualche istante, mio cognato mi diede una spinta col braccio ed io aprendo gli occhi socchiusi, vidi che una lacrima scendeva dall’occhio destro come un filo di capello. La lacrima scendeva, ma fermandosi prima della gota formava come una piccola perla di rubino”. Grillo diventa bianco come la neve. La sorella grida “aiuto, aiuto”. Accorre il primario cardiologico dell’ospedale civile che constata lo stato di shock del vescovo, così come la “nuova lacrima di sangue ancora fresca”.

3 aprile 1995.
“La Madonnina comincia a farmi soffrire” . Interviene la Magistratura. “Satana si è scatenato”. Il “laico” professor Umani Ronchi del Gemelli, per difendersi da un attacco di Margherita Hack, rompe il segreto. “Da quel momento il mondo intero ha saputo dalla bocca di uno scienziato che la Madonnina aveva pianto nelle mani di un vescovo”.

6 aprile.
La Madonnina e’ sotto sequestro. “Incredibile a dirsi: la Madonna e’ in carcere. Da quel momento per il sottoscritto una lunga trafila di incredibili sofferenze”.

17 aprile 1995.
L’ordinario di Civitavecchia è nominato “custode giudiziario”. Viene insediata una commissione di teologi, fra cui i mariologi René Laurentin e Stefano De Fiores. “Nessuno potrà mai impormi di negare. Costi quello che potrà costare, anche la mia dignità personale. Qui c’è di mezzo la verità, la quale va sempre difesa, anche a costo della vita….Ciò che più conta è rispondere a Dio, alla propria coscienza e alla Chiesa”.

20 aprile/24 maggio 1995.
Il vescovo di Civitavecchia, su consiglio di monsignor Stanislao Dsiwisz, segretario del Papa, si consulta col cardinale Camillo Ruini. “Il cardinale Sodano mi ha chiaramente detto che il Papa e il cardinale Ratzinger sono con me.” Il presidente della Camera, Irene Pivetti, va a Civitavecchia a recitare il rosario davanti alla Madonnina.

25 maggio 1995.
I vescovi italiani incontrano Giovanni Paolo II. Domanda se la Madonna piange ancora. Grillo esita. Tagliente la battuta di Karol Wojtyla, riportata nel Diario: “Ah ! voi altri vescovi italiani avete la testa dura e siete sempre dubbiosi”.

9 giugno 1995.
Giornata indimenticabile. “Sono stato invitato a cena dal Santo Padre, il quale ha voluto che gli portassi la Madonnina…. Egli si è messo a parlare del significato di questo pianto. Ha citato più volte il teologo Von Balthasar….Abbiamo pregato davanti alla Madonnina e il Santo Padre le ha imposto sul capo una corona d’oro e sulla mano una corona del rosario…. Sarà questo il sigillo Pietro su quest’evento? D’ora in poi mi aspetto molte grazie : conversioni, guarigioni dell’anima e del corpo e, soprattutto, un grande risveglio di fede…Il Papa mi ha imposto il silenzio, aggiungendo però queste parole: “Un giorno lo farà sapere al mondo” e “ mettiamo tutto nelle mani di Ratzinger….”.

10 giugno 1995.
La statuetta fa ritorno, fra migliaia di fedeli, nella parrocchia di Sant’Agostino al Pantano: “Ero terribilmente commosso quando ho racchiuso in un’apposita teca la Madonnina. E’ stato come se mi fossi privato di qualcosa di carissimo….Ed ora qualcosa dovrà cambiare nella mia vita, specialmente per quanto riguarda la forza di guardare sempre in Alto… Offro ogni cosa a Te o Mamma Celeste. Amen!”

LA CHIESA TACE, MA INTANTO PENSA DI COSTRUIRE UN NUOVO SANTUARIO

<>. Non dice molto di più il vescovo emerito di Civitavecchia-Tarquinia, monsignor Girolamo Grillo, che firma da anni una rubrica su “Il Tempo”. Lasciata Tarquinia, ora vive accanto alla basilica romana di Santa Maria Maggiore. Accanto alla “chiesa madre” di tutti i santuari mariani del mondo. Operato alla colonna vertebrale nel 2008 al Gemelli, il venerdì santo nell’ora in cui Gesù è morto sulla croce, ha superato di slancio una diagnosi infausta : “Per bene che vada resterà in carrozzella”, gli comunico’ il medico curante. Ora si è ripreso: “Grazie a Dio – esclama Grillo – ora cammino; è una grazia della Madonna”. È felice il vescovo – emerito perché ha appena saputo dall’ordinario di Civitavecchia, il vescovo Carlo Chenis, salesiano, che è in dirittura d’arrivo il progetto per realizzare, accanto alla chiesa di S. Agostino al Pantano, un santuario. È stato lo stesso Chenis, che fra l’altro è architetto, a disegnarlo. Anche qui c’è qualcosa di misterioso e indecifrabile. E c’è di mezzo una storia di sofferenza, quella dello stesso Chenis (56 anni) che ha rivelato ai suoi fedeli di essere gravemente ammalato. Intanto, alla chiesetta di S. Agostino il pellegrinaggio non ha conosciuto flessioni. Per una parrocchia di 1.500 anime, si distribuiscono seimila comunioni al mese. Nei fine settimana, davanti al piazzale, si contano 40/50 pullman. Una media all’anno di 200/250mila fedeli. Si recita il rosario, si partecipa alla messa, soprattutto ci si confessa. Il parroco, don Elio Carucci, ha dovuto chiedere rinforzi. La questione del riconoscimento del fatto “miracoloso” della lacrimazione di sangue, si è arenata. La commissione teologica insediata dal vescovo Grillo si è pronunciata favorevolmente a maggioranza. Di fronte al clamore internazionale, la Congregazione per la Dottrina della Fede, guidata fino al 2005 dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, ha avocato a sé il verdetto definitivo. Il risultato è stato un “non constat de supernaturalitate” (non siamo di fronte ad un fenomeno soprannaturale), ben diverso da un “constat de non supernaturalitate” che avrebbe chiuso definitivamente il caso con un esito negativo. La questione è perciò aperta. Non c’e’ ne’ un si’, ne’ un no. Attendiamo.Inoltre, c’e’ l’ <> e la lettera di giuramento di monsignor Girolamo Grillo inviata a Karol Wojtyla e siglata a margine dallo stesso Papa. Il pontefice ha perciò accettato la versione del vescovo e “certificato” l’autenticità della lacrimazione. Nei secoli scorsi, un gesto simile avrebbe spalancato le porte ad un riconoscimento ufficiale. Ora la Santa Sede si muove con più circospezione. La statuina della Madonna viene da Medjugorje. E questo non può essere solo una fortuita coincidenza. Perché, poi, il “sangue umano maschile” non è stato messo a confronto, ad esempio, con la reliquia della Sindone? Scartate tutte le ipotesi di marchingegni, trucchi, telecinesi, allucinazioni, sostituzioni di statuine, rimane il fervore della fede che si apre alla conversione dei cuori. << Il fatto – dice uno dei più noti mariologi italiani, padre Stefano De Fiores – è ineccepibile. È innegabile. Non si può privare la Chiesa di un luogo di pellegrinaggio che rappresenta la possibilità di un incontro vero, autentico con Cristo e i fratelli, nella Casa della Madre>>. Perché si continua ad andare alla Madonnina di Pantano? Monsignor Grillo non ha dubbi: <<«Inizialmente si andava per curiosità. Oggi per pregare>>.

Giuseppe De Carli


PARLA IL MARIOLOGO. PADRE DE FIORES: BISOGNA CREDERE NELLA REALTA’ DEL MISTERO

“La mia impressione sul miracolo della Madonnina di Civitavecchia è sempre stata ed è tuttora più che positiva. Voglio anzi dire a chiare lettere che è giunto il momento di abbandonare le passività e le titubanze, di approfondire quindi gli studi e di confidare nella evidenza della manifestazione del mistero”. Stefano De Fiores, noto mariologo, docente alla Pontificia Facoltà di Teologia “Marianum”, è un fiume in piena: per lui la Madonnina di Civitavecchia è una nuova, sorprendente rivelazione del dogma.
Padre De Fiores, l’entusiasmo dei fedeli le appare dunque del tutto giustificato?
“Senz’altro, perché qui non siamo di fronte a un fenomeno osservato da una sola persona, la veggente, ma constatiamo un fatto attestato da macchine fotografiche e cineprese, un dato registrabile che non consente a nessuno di parlare di allucinazioni e tantomeno di truffe”.
Già, perché in casi come questo spesso si tende a sminuire la vicenda miracolosa alludendo all’ipotesi di un inganno, da parte di un singolo o di un gruppo di persone interessate…
“Niente da fare, con la Madonnina di Civitavecchia questo discorso non può funzionare: è molto piccola, una quarantina di centimetri, e non consente contraffazioni nascoste, cavità o altri marchingegni. Peraltro è stata esaminata a fondo e nulla del genere è stato riscontrato”.
Che cosa pensare, allora?
“Io mi limito a descrivere l’atteggiamento dello stesso monsignor Grillo, il quale all’inizio era strettamente rinserrato in una riserva di tipo illuministico e infine ha dovuto invece arrendersi al mistero di Maria. Il suo percorso ci insegna che non è utile ostinarsi nel recinto della mera ragione quando gli stessi fatti ci parlano di eventi soprannaturali”.
In effetti l’esame del sangue della Madonnina ha prodotto esiti oggettivamente straordinari!
“Le 15 ‘lacrimazioni’, di cui l’ultima avvenuta nelle mani del vescovo, risultano provenire sempre da uno stesso individuo, di sesso maschile”.
Come mai Maria si presenta col sangue di un uomo?
“Già in passato è stato spiegato (un’interpretazione affascinante) che noi non siamo direttamente redenti dal sangue di Maria, bensì dal sangue di Cristo”.
Come valuta la posizione della Chiesa?
“Mi attengo scrupolosamente ai dettami della Chiesa, che in questo momento è su una posizione del tutto legittima, di carattere ‘attendista’. Ma mi rivolgo ad alcuni tra i miei colleghi studiosi che tengono un atteggiamento a mio modo di vedere non del tutto appropriato”.
In che senso?
“Occorre impegnarsi a fondo per aiutare la Chiesa a dare un giudizio definitivo sulla questione, mentre noto che molti o evitano di pronunciarsi o rinunciano a studiare. Il nostro è un tempo di libertà, e perciò anche gli esperti devono esercitare appieno la loro libertà di indagine. Non si deve certo andare oltre il magistero della Chiesa, ma non è lecito tergiversare di fronte al mistero, perché esso può generare frutti meravigliosi”.

Rodolfo Lorenzoni



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