DISCERNERE

Uno sguardo profetico sugli eventi

L'Europa è un'osteria volante. La profezia laica di G.K.Chesterton

All'insegna dell'osteria

da Berlicche

Sono un poco stupito che nella discussione sul crocefisso e l'islamismo rampante non si sia mai citato un romanzo stranamente profetico di quasi un secolo fa.
Il libro narra di una Inghilterra in cui la piaggeria verso l'Islam conduce alla sostituzione progressiva delle croci con la mezzaluna, delle tradizioni occidentali con quelle "turche"; con conseguenze come l'abolizione delle osterie.
La lotta tragicomica di un nerboruto poeta-guerriero irlandese e del padrone di una osteria smantellata per mantenere il diritto al bicchierino, condotta sfruttando la lettera della legge e la conoscenza della propria terra, è la scusa per una robusta satira sociale e una galleria di ritratti di intellettuali più o meno proni al nuovo che avanza.

Stiamo parlando, se ancora non l'aveste riconosciuta, de "L'osteria volante" di G.K. Chesterton. Un'opera che se per certi aspetti appare assolutamente datata - pubblicata nel 1914, già la prima guerra mondiale renderà obsoleto il mondo che descrive - da certi altri lascia stupefatti per la lungimiranza nel prevedere determinati meccanismi che ora, solo ora sono in pieno svolgimento.
Colpiscono soprattutto i ragionamenti usati da alcuni personaggi per affermare la superiorità della cultura islamica. Apparentemente lineari, appaiono tuttavia folli a chi conosca la realtà. E' proprio il cozzo tra la realtà e l'imposizione di una ideologia il tema fondamentale del libro.

Chesterton, che non ancora convertito quando lo scrisse, fallisce tuttavia nell'indicare il vero punto di scontro. Ci gira attorno, ma non lo concretizza mai: quello che rende possibili le osterie, e impedisce gli harem, è proprio quella croce che compare nell'insegna dell'osteria del titolo; e che l'improbabile Profeta che imperversa nelle pagine vorrebbe rimpiazzare per ogni dove, dai tetti ai segni di spunta.

Di fronte all'ingiustizia imposta c'è chi si adegua e chi no: "Ho visto oggi qualcosa di peggio della morte: e il suo nome è Pace". ["I have seen something today that is worse than death: and the name of it is Peace."]
Non è il Turco il nemico che Chesterton indica, ma chi pretende di rimpiazzare il mondo "fatto male" con qualcosa di meglio ideato da lui.
Una lettura straordinaria, molto più godibile in lingua originale se si può.
E termino con una delle straordinarie canzoni che lo costellano. Una canzone di amore e, se si può dire, di speranza.

Lady, the light is dying in the skies,
Lady, and let us die when honour dies,
Your dear, dropped glove was like a gauntlet flung,
When you and I were young.
For something more than splendour stood; and ease was not the only good
About the woods in Ivywood when you and I were young.

Lady, the stars are falling pale and small,
Lady, we will not live if life be all
Forgetting those good stars in heaven hung
When all the world was young,
For more than gold was in a ring, and love was not a little thing
Between the trees in Ivywood when all the world was young. *

Signora, nei cieli ora la luce muore
Signora, fà che moriamo se muore l'onore
Il tuo guanto caduto, cara, era una sfida gettata in più
per me e te, in gioventù.
Perchè là più dello splendore stava
E non solo la comodità importava
Là nei boschi di Ivywood per me e te, in gioventù.
Signora, sta cadendo una stella piccola e smorta
Signora, noi non vivremo se la vita solo importa
dimenticando quelle buone stelle appese lassù
Quando aveva il mondo la gioventù
Perchè c'era più dell'oro in un anello
e non era l'amore piccola cosa, quello
Là nei boschi di Ivywood, quando aveva il mondo la gioventù.


[traduzione di Berlicche]