DISCERNERE

Uno sguardo profetico sugli eventi

Perché quello in atto in Vaticano non è uno scontro di potere

I conflitti, come i libri, hanno il loro destino. Ed è inutile seguirli sulla scia di maldicenza e pettegolezzo, ingredienti sgradevoli ma non decisivi del caso Vian. Alcuni lettori ci hanno domandato: che cosa distingue o divide il segretario di stato vaticano, Tarcisio Bertone, dal presidente della Conferenza episcopale, Angelo Bagnasco, e dal suo immediato predecessore, Camillo Ruini? Solo la letteratura demenziale di massa à la Dan Brown, che ha antenati nobili in una tradizione di basso esoterismo vaticanologico, immagina che dietro i conflitti ci siano una infinita sete di potere e una dimensione simbolica indecifrabile e del tutto preclusa alla comprensione del pubblico. In realtà qui tutto è chiarissimo.

Per quasi un quarto di secolo, prima come segretario poi come presidente della Cei e come vicario del Papa a Roma, Ruini ha dato voce con molti successi a una linea concordata con Giovanni Paolo II e con il suo prefetto alla congregazione per la Dottrina della fede, Joseph Ratzinger poi Benedetto XVI. Santuario di Loreto, aprile 1985: la chiesa italiana è invitata a battersi in campo aperto dal Papa, per insediarsi nella società con forza prudente e radicale insieme, e per tradurre nelle diocesi e tra i movimenti carismatici, che vengono riconosciuti e amati da Wojtyla, la linea di riscossa euro-cristiana incarnata dal Papa polacco e dal suo braccio destro bavarese. L’Evangelium vitae, i principi non negoziabili, l’offensiva antropologica che gioca la carta di una fede che sappia dire la sua “ragione” e allearsi con la ragione in nome di un nuovo illuminismo cristiano, tutto questo e molto altro diventa realtà in un’Italia laboratorio di difesa attiva dello spazio pubblico del cristianesimo in Europa e nel mondo. E’ la stagione di un cattolicesimo autonomo e influente, contestato ma non irrilevante, che supplisce in modo significativo alla scomparsa dell’unità politica dei cattolici nella vecchia Democrazia cristiana, dopo la caduta del muro di Berlino.

Quando Ruini per limiti di età lascia a Bagnasco, personalità acuta, responsabile, disciplinata e molto seria, il segretario di stato, un salesiano piemontese di grande lealtà al Papa e di provata esperienza, mette nero su bianco un brusco richiamo, nel metodo abbastanza inaudito: caro capo dei vescovi, fate della buona catechesi in parrocchia, ché alla politica ci penso io con i canali e i metodi concordatari e come portavoce della Santa Sede nella diletta Italia, primo ministro del Papa regnante. Da quel momento in poi il magistero di Benedetto diventa buono per le allocuzioni e i documenti papali, ma la battaglia sociale e politica dei cattolici passa in secondo piano, mentre questione antropologica e principi non negoziabili diventano solo ostacoli a quel negoziato continuo che è la politica concordataria.

Molti si adeguano, perché dopo il morbido e fattivo Angelo Sodano, predecessore di Bertone, ora sembra venuta l’ora di un segretario di stato che intende supercomandare, e che lascia campo libero a un direttore di giornale anche troppo militante nel ruolo di battistrada. In realtà non è scontro tra filiere di potere, o non soltanto, ma divaricazione tra linee di intervento strategico nella grande diocesi del vescovo di Roma, che è l’Italia. Poi un incidente di cui i lettori del Foglio sanno tutto, come il caso Boffo, dettato anche da vanità e tracotanza, interrompe la corsa in soccorso del vincitore e induce l’unico Vaticano che davvero conta, quello su cui esercita il suo magistero il Papa, a sospendere il conflitto donec aliter provideatur, finché non si provveda diversamente.


Il Foglio 9 febbraio 2010