DISCERNERE

Uno sguardo profetico sugli eventi

Visualizzazione post con etichetta video. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta video. Mostra tutti i post

CONTRO I FALSI MITI DI PROGRESSO - Incontro con Mario Adinolfi, padre Maurizio Botta, Costanza Miriano e Marco Scicchitano.




Roma, Auditorium Antonianum 19 maggio 2014



Noi volontari cristiani in lotta con l’Isis: «Preghiamo combattendo». Video. Sono duecento, tutti giovanissimi e sono sul fronte, a una decina di chilometri da Mosul







di Riccardo Bicicchi



Dwekh Nawsha si traduce più o meno con votati al sacrificio. Sono duecento volontari, tutti cristiani, per la maggior parte di rito assiro, uno dei gruppi che compongono il variegato mosaico di una cristianità dalle radici antichissime. Tre mesi fa erano solo una quarantina, tutti Assiri, adesso ci sono Caldei, Siriaci e Ortodossi, di fronte alla minaccia. «Non stiamo solo a pregare come pensa la gente fuori da qui, noi preghiamo e combattiamo, questa è la nostra terra e dobbiamo proteggerla dai terroristi», dice Nael, poco più di vent’anni, sul petto della mimetica l’emblema bianco con la croce al centro e i raggi in rosso e blu, un simbolo che sa di antico, non fosse per i due Kalashnikov incrociati, segno dei tempi che tutti loro si trovano ad affrontare. Sono a Duhok, capoluogo del Kurdistan occidentale, a metà strada tra Mosul - l’antica Ninive in mano alle bandiere nere -, ed il confine con Siria e Turchia, nel loro quartier generale, un grande appartamento al piano terra che è qualcosa di mezzo tra un ufficio ed un magazzino di armi.

Sono quasi tutti giovani tra i venti e i trent’anni, ben armati ed equipaggiati, comandati da ufficiali più anziani, gente che parla poco volentieri ma si vede che conosce bene la guerra, come il Capitano Odesho, sui sessant’anni, gli occhiali cerchiati di metallo, parla un discreto inglese. Non ha bisogno di gridare, esercita un forte ascendente sui suoi soldati, tutti ne parlano come di un uomo che sa il fatto suo. 

«Sono stato per dodici anni ufficiale nelle forze speciali, ai tempi di Saddam, ho fatto tutta la guerra con l’Iran», dice, «questi ragazzi sono come figli per me». 
I suoi raccontano che in quegli otto anni di guerra ha rimediato parecchie ferite.
I pick up scoperti partono alla volta del settore del fronte assegnato alla loro unità, nel villaggio di Baqofa, l’ultima località a nord di Mosul controllata dalle forze Peshmerga, cui i volontari sono aggregati. In questa guerra a bassa intensità, fatta di piccoli gruppi in movimento su mezzi spesso di fortuna più che di reggimenti o divisioni, la gente va in linea alla spicciolata: tutti salutano lungo la strada con colpi di clacson e braccia alzate.

Il fronte è ad una decina di chilometri a nord di Mosul, dalle linee dell’Isis ci sono solo un paio di chilometri di terra di nessuno, regno dei cecchini di entrambi gli schieramenti, in più non ci sono ostacoli naturali, e di notte si accendono sparatorie e tentativi di colpi di mano. Sopra il rombo costante dei jet, che bombardano le postazioni delle bandiere nere a quattro o cinque chilometri da qui. I ragazzi vengono tutti quanti da Mosul e dalle città cristiane intorno, indicano le luci e i bagliori dei vari luoghi, solo Batnaya, nelle mani dell’Isis, è oscurata, tranne un minuscolo puntino luminoso. «Come abbiamo ripreso Tel’skuf e Baqofa, riprenderemo Batnaya e anche Mosul, aspettiamo che cominci l’offensiva». 

Se ne sente parlare molto di questo attacco imminente, ma nei giorni trascorsi lungo il fronte sono gli jihadisti ad attaccare continuamente dopo il tramonto, piccole azioni per lo più, ma la tensione rimane alta. Al mattino l’ingresso a Baqofa: i miliziani cristiani vogliono andare a vedere in che condizioni è il piccolo monastero da cui le suore sono dovute scappare quando il villaggio è stato preso dall’Isis, durante l’offensiva dell’estate. Le bandiere nere non si sono acquartierate tra queste povere case, preferendo la vicina cittadina di Tel’skuf, dove la chiesa è stata pesantemente devastata, le immagini sacre coperte da drappi neri, mentre qui per fortuna i danni sono molto limitati, solo qualche sfregio qua e là.

Una croce gettata a terra con un braccio spezzato: uno dei ragazzi si dà da fare per ricomporla. Negli armadi aperti e rovistati trovano molti testi antichi, anche manoscritti in lingua assira, il Capitano li esamina e ne legge qualche passo. C’è il tempo per una breve preghiera, poi un soldato si arrampica sul piccolo campanile e fa suonare ancora la campana, a lungo, in un silenzio irreale. Nessuno parla, si fanno il segno della croce. «E’ per questo che siamo qui, vogliamo restituire alla cristianità la piana di Ninive, le nostre speranze sono qui, non lasceremo questa terra senza combattere…siamo dei buoni combattenti, sai?».

Corriere della Sera


La fotomodella di 9 anni e il valore dell'infanzia. Il caso Kristina Pimenova e il tema dei “bambini adultizzati”



Kristina PimenovaK.Pimenova / Facebook

Kristina Pimenova è una fotomodella. E' stata sulla copertina di Vogue e ha prestato il suo viso angelico a stilisti del calibro di Armani, Roberto Cavalli e Dolce & Gabbana. Tutto apparentemente normale se non fosse che Kristina ha solo 9 anni, e fa la modella da quando ne ha 3.

2 milioni di followers
Inutile dire che la bambina-modella spopola anche sui social network: la sua pagina Facebook ha oltre 2 milioni di Followers e anche su Instagram, dove i fan sono 315 mila, non passa giorno senza che appaiano sue foto, professionali o “rubate” in momenti di vita quotidiana.

Critiche e preoccupazioni
Data la sua ultra esposizione "social-mediatica", il suo caso non è passato inosservato: nonostante il profilo Facebook dichiari che la bambina non posta autonomamente le foto e che i contenuti sono accuratamente filtrati e gestiti dal suo entourage non sono mancate le critiche. Soprattutto per gli atteggiamenti che la baby modella deve assumere davanti agli obbiettivi dei fotografi: sguardi intensi e pose sottilmente provocanti. C’è chi si chiede se tutto questo non le abbia tolto la spensieratezza dell’infanzia. E chi invece ipotizza che i commenti sessisti che raccolgono alcuni suoi scatti rischiano di provocare alla piccola traumi duraturi. Senza dimenticare chi affronta senza peli sulla lingua il tema della pedopornografia online: la sovra esposizione di Kristina non rischia di alimentare le pulsioni, spesso oscure, che si muovono nel web?

Tranquillità dei genitori
I genitori, però, non sembrano preoccuparsi, come dichiara la madre, Glikeriya: “Kristie ha iniziato la sua carriera a tre anni – ha scritto la donna su Facebook– ovunque andassimo la gente mi diceva che era adorabile e mi suggeriva di farle fare la modella. Ho deciso di provare e  li si è subito accorta di quanto era divertente, soprattutto le sfilate e gli spettacoli di moda. Da allora per lei è uno spasso e continua ad amare ogni minuto di ciò che fa".

Valore dell'infanzia
Il tema dei “bambini adultizzati” è sempre più all'ordine del giorno e un'interessante contributo a riguardo arriva dall'associazione spettatori AIART in un commento a conclusione dell'ultima edizione di “Ti lascio una canzone”: «“Se anche la sfida viene posta tra canzoni e non tra cantanti, rimane il triste spettacolo di “bambini  travestiti da cantanti” citando il critico televisivo Aldo Grasso e impegnati in “grottesche imitazioni degli adulti” come scritto a suo tempo da Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori e consulente della commissione parlamentare dell’infanzia. Se i valori tipici dell’infanzia sono ingenuità e spontaneità - continua il commento - come conciliarli con una sfida all’ultimo punto di share, sotto i riflettori, guardati da tutti, criticati e giudicati, esprimendo atteggiamenti, posture e modulazioni della voce e trucco che non appartengono alla propria età? La differenza tra bambini e adulti si discioglie nel mare dell’omologazione al mondo adulto con le sue emozioni e tensioni amorose, e per uso e consumo di questo si va a caccia di audience in totale assenza di quell’aspetto ludico e rilassato così caratterizzante il mondo dei bambini.»

In fuga dall'età
«Assistiamo ad una dilagante corsa verso un’adultizzazione dell’infanzia, pari quasi alla regressione verso forme esibite di giovinezza, rincorse e ricreate artificiosamente dai cinquanta sessant’enni. Siamo in un periodo storico in cui “si è in fuga dalle età”, come spiega la presentazione dell’interessantissimo e intenso video-denuncia “Corpi bambini. Sprechi di infanzia”, realizzato dal Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università degli studi di Bologna.»

Sprechi d'infanzia
Il video denuncia il fenomeno attuale dell’adultizzazione dei bambini e delle bambine quale sintomo di incuria nei loro confronti e richiama alla responsabilitàeducativa e sociale di tutelare i loro diritti e i loro desideri, primo fra tutti quello di avere un’infanzia.

sources: ALETEIA

"Maria, lo sai?". La canzone di Natale che accende il web: Pentatonix canta la Vergine Maria


Ammetto che non avevo mai sentito parlare del quintetto Pentatonix . Ora so che sono texani, che hanno vinto la terza stagione di The Sing-Off , NBC, e un premio su YouTube Music Awards. Sono informazioni essenziali in margine al successo incredibile degli oltre 9 milioni di persone hanno visto il video del loro favoloso canto di Natale. Come si può intuire, un successo virale clamoroso.

Il testo della canzone (composto nel 1984 da un compositore protestante, commissionato da un pastore per un gioco) è un bel pezzo lirico con domande alla Madre di Dio, la Vergine Maria. Non è la prima volta che qualcuno la interpreta, ma la prima che qualcuno lo fa così bene, a cappella, e con tale successo clamoroso (il video è stato caricato il 11 novembre e il 23 ha aggiunto esattamente 9.334.518 visualizzazioni). Il video è questo 






¿María sabías?

María, ¿sabías que tu bebé caminaría un día sobre el agua?
María, ¿sabías que tu bebé salvaría a nuestros hijos e hijas?
¿Sabías que tu bebé vino para hacerte nueva?
¿Que ese niño que tú diste a luz, pronto te traería a la luz? 
María, ¿sabías que tu bebé dará la vista a un hombre ciego?
María, ¿sabías que tu bebé calmará una tormenta con su mano?
¿Sabías que tu bebé ha caminado por donde los ángeles pisaron?
¿Que cuando besabas a tu pequeño niño besabas el rostro de Dios? 


¿María, sabías? ¿María, sabías?

Los ciegos verán, los sordos oirán,
los muertos volverán a vivir,
los paralíticos saltarán,
los mudos hablarán las alabanzas del Cordero.

María, ¿sabías que tu bebé es el Señor de toda la creación?
María, ¿sabías que tu bebé gobernará un día las naciones?
¿Sabías que tu bebé es el Cordero Perfecto del cielo?
¿Que el Niño dormido que sostienes es el Gran YO SOY?


Un bellissimo film da vedere on line. Il Circo della Farfalla






LO STUPENDO CORTOMETRAGGIO CON EDUARDO VERASTEGUI

La vera povertà è la perdita della capacità di meravigliarsi e di sondare in profondità la vita e l'umanità, fino a trovarne il senso trascendente, quale che ne sia la condizione, mentale, fisica, sociale

In cima, una minuscola piattaforma agganciata a un palo. Giù, cinquanta piedi (quindici metri) più in basso, un barile pieno d'acqua, pomposamente chiamato «piscina». Sotto il tendone di un circo, l'ardito di turno si lancia a capofitto, centra la «piscina» e ne esce incolume tra le ovazioni di un pubblico eccitatissimo, che sfoga così la sospensione del respiro.
Dov'è la novità? Che cosa c'è di speciale? Un numero da circo come tanti. Solo che lui è un tronco d'uomo, senza braccia – solo qualche centimetro d'omero sporgente – e senza gambe, con due «piedini» focomelici per reggersi e spostarsi come può. È Will, il protagonista di uno straordinario cortometraggio, che su Youtube conta centinaia di migliaia di contatti, intitolato El circo de la mariposa. E non c'è trucco: Will è interpretato da Nick Vujicic, nato a Melbourne nel 1982, accolto, cresciuto ed educato da genitori serbi proprio così, affetto dalla rarissima tetramelia, privo di tutti e quattro gli arti.
Un uomo che ha imparato a utilizzare i suoi «piedi» per scrivere, usare il computer, radersi, versarsi un bicchiere d'acqua. Si è laureato in economia, gira il mondo come conferenziere «motivazionale», in ogni ambito, compresi quelli aziendali. È direttore dell'organizzazione Life without limbs («Vita senza arti») e ha scritto Senza braccia, senza gambe, e senza preoccupazioni. «Ho imparato ad accontentarmi dello stato in cui mi trovo» – dice –, testimone vivente di come non esistano vite senza valore, indegne di essere vissute, se non nella mente di chi le vive o di chi non accetta che siano vissute, oltre che dei pianificatori di una società «razionale». Naturalmente è cristiano, e predica ovunque la sua fede.
Nel «corto», ambientato ai tempi della grande depressione americana, è un fenomeno da baraccone.
È esposto – letteralmente: al dileggio e alla perfidia degli spettatori, per il loro divertimento –, con altri monstra, come «L'uomo – se così si può dire – senza arti, cui anche Dio ha voltato le spalle», in un Luna park. Ma proprio nel luogo dei suoi tormenti, in cui la dignità della persona è annichilita, dove ogni giorno si convince di essere un non-uomo, un progetto non riuscito, gli accade l'incontro della vita: il direttore di un circo. Quando questi lo avvicina, convinto che anche lui voglia deriderlo, gli sputa. L'uomo capisce che Will non poteva capire le sue intenzioni: si pulisce il viso e si scusa. Ma nel suo atteggiamento c'è qualcosa di più. Come nel volto e negli occhi di Will. Che apprende da un suo compagno a chi aveva sputato. C'è un lampo nel suo sguardo, e lo ritroviamo nascosto nel cassone di uno dei furgoni della compagnia.
Il direttore lo accoglie nel circo, come aveva fatto con altri reietti della società.  Ma senza pietismi, senza nessuna indulgenza per il suo risentimento. Con modi scabri e persino bruschi, infatti, cerca di abbattere non le barriere architettoniche – ossessione che fa da falso lavacro alla cattiva coscienza del nostro tempo –, ma quelle psicologiche e naturali che separano Will non tanto dal mondo, ma da sé stesso e dalle sue capacità. Gli fa intravedere la bellezza del creato e della vita: il senso. In ogni vita, anche nella sua, che lui crede fallita in partenza. Anzi, il suo stato ha addirittura un vantaggio: «più dura è la lotta, più grandioso il trionfo!».
E così Will, in circostanze drammatiche, scopre che può persino nuotare, e invece di chiedere di continuare a fare il monstrum – «nel nostro circo queste cose non le facciamo» – impara quel numero, che tra l'esaltazione e l'allegria del pubblico gli restituisce il sorriso, la gioia di vivere. Che trasmette ad un piccolo storpio, convincendolo che nulla è davvero impossibile a chi colga la meraviglia della vita, «tutto ciò che serve all'uomo».
A nessuno Dio ha mai davvero «voltato le spalle», a nessuno può essere tolta la sua umanità. La speranza non è vana.
Il bruco è diventato la farfalla cui allude il nome del circo.
Eduardo Veràstegui – l'attore messicano convertito, che oltre a pensare e vivere s'impegna anche a recitare cattolico, e che attendiamo di poter vedere presto sugli schermi in Cristiada, la produzione messicana sull'epopea del cristeros, che finalmente la iscriverà all'anagrafe della storia – interpreta il direttore del circo. Che è in realtà un'opera di riscatto dalla vera povertà in un mondo di rovine materiali: la perdita della capacità di meravigliarsi e di sondare in profondità la vita e l'umanità, fino a trovarne il senso trascendente, quale che ne sia la condizione, mentale, fisica, sociale. Fino a trovare – l'allusione è in filigrana – Dio, la cui assenza è l'unica miseria che può davvero affliggere e sconfiggere l'uomo. Quand'anche sia "without limbs".
Giovanni Formicola
Fonte: BastaBugie.it

Che cosa esisto a fare?


Perchè esisto? Ma quale è il senso della mia vita?! Quale è la mia libertà? Facebook, mode: stile di vita o parte di me?!

Chi è Dio?

Qualcuno ti ama, lo sai?!

L'adolescenza: periodo della vita fantastico...

Vocazione, amicizia, amore, relazioni, Dio, libertà, sogni, adolescenza: una mezz'ora con Alessandro D'Avenia per rispondere a tutte le tue domande...e cominciare a prendere la vita da un'altra prospettiva!
Buona visione!




© Copyright

Eccezionale documento: il video dell'ordinazione sacerdotale di padre Joseph Ratzinger



Quest'anno, il 29 giugno, Papa Benedetto XVI festeggerà il 60° anniversario della sua ordinazione sacerdotale. In anticipo sulla data è uscito e circola in internet in questi giorni un video, piuttosto lungo e di ottima qualità, che mostra il filmato originale della celebrazione svoltasi il giorno dei Santi Pietro e Paolo del 1951 nella cattedrale di Freising. Il cardinale arcivescovo di allora, Michael von Faulhaber, ordina una quarantina di ministri sacri, tra cui i giovani fratelli Joseph e George Ratzinger. Un grazie al Blog Te igitur che segnala questo video di GloriaTv.


Godetevi questa chicca, e pregate per le vocazioni al sacerdozio. Ce n'è sempre tanto bisogno.

Se vi interessa anche qualche immagine della Prima Messa (8 luglio 1951) celebrata dal futuro Papa Nostro Benedetto, potete guardare le foto a suo tempo offerte da NLM in questo post. Notate l'altare "sobriamente" adornato....!!!


La più recente consacrazione episcopale di Mons. Ratzinger come arcivescovo di Monaco e Frisinga, 24 maggio 1977, la troviamo anch'essa su YouTube, e nel vederla ci rendiamo conto di quanto, nel frattempo, siano cambiati il mondo e la Chiesa.

San Francesco di Paola. Il film









Francesco nacque il 27 marzo 1416 a Paola (Cosenza) da Giacomo Martolilla e Vienna da Fuscaldo. Già in età avanzata, i genitori attribuirono la nascita del loro primogenito all’intercessione di S. Francesco, e per questo gli diedero il nome del Santo assisiate e promisero di rivestirlo dell’abito votivo dei Francescani.
All’età di quindici anni Francesco fu accompagnato presso i Conventuali di S. Marco Argentano (Cosenza) per sciogliere il voto e prestare l’anno di famulato. Qui Francesco manifestò la sua propensione alla preghiera e le sue doti di pietà, accompagnate da manifestazioni soprannaturali, le stesse che, successivamente, avrebbero alimentato la sua fama di grande taumaturgo. Al termine della sua permanenza i religiosi avrebbero voluto trattenerlo, ma il giovane Francesco, sentendo vicino il tempo di una radicale scelta di vita e avvertendo in sé uno spiccato desiderio di conoscere le diverse forme di vita religiosa, lasciò il convento e, assieme ai genitori, intraprese un pellegrinaggio. Si recò ad Assisi, toccando Montecassino, Roma, Loreto e visitando gli romitori che costellavano Monte Luco. La visita di Roma lo turbò profondamente: secondo il suo primo anonimo biografo, Francesco redarguì lo sfarzo di un cardinale con le parole: "Nostro Signore non andava così". L’episodio mostra come nell’animo del giovane andasse ormai maturando l’idea di una riforma della vita ecclesiale basata sulla povertà.
Il pellegrinaggio costituì motivo di riflessione e di decisioni per il suo futuro. Ritornato a Paola, Francesco espresse ai suoi genitori il desiderio di condurre vita eremitica. Attorno al 1435, si ritirò fuori dell’abitato di Paola, in un terreno di proprietà della famiglia, suscitando grande stupore fra i concittadini per l’austerità del suo modo di vivere. L’esperienza di Paola lo forgiò alla contemplazione, al lavoro, alla solitudine e alle privazioni e mortificazioni corporali.
Ben presto iniziarono ad affluire al suo eremo molte persone desiderose di porsi sotto la sua guida spirituale e di condividere lo stesso austero genere di vita. Con l’arrivo in diocesi di mons. Pirro Caracciolo, nominato arcivescovo di Cosenza il 31 agosto 1452, il movimento ottiene il beneplacito dell’ordinario diocesano e può dotarsi di un oratorio. I flussi di pellegrini che si portano all’eremo di Paola attirano l’attenzione di Paolo II che, agli inizi del 1467, invia un suo visitatore per indagare sulla vita di Francesco. Al rientro in Curia, mons. Baldassarre De Gutrossis rassicura il papa sulla fedeltà di Francesco alla Sede Apostolica e, visto che l’Eremita aveva avviato la costruzione di una chiesa, il 7 luglio 1467 gli fa ottenere una lettera collettiva di quattro cardinali con la quale concedevano l’indulgenza, alle consuete condizioni, a coloro che visitavano o contribuivano alle spese per l’erigenda chiesa di Paola.
Col trasferimento a Paola, agli inizi del 1470, dell’ex visitatore che assumerà il nome di P. Baldassarre da Spigno, inizia l’iter giuridico che porterà al riconoscimento ufficiale del movimento eremitico fondato da Francesco. La prima tappa è costituita dal nulla osta rilasciato da mons. Caracciolo il 30 novembre 1470. A distanza di alcuni anni, grazie al fattivo interessamento dell’arcivescovo cosentino e all’opera diplomatica di P. Baldassarre, il 17 maggio 1474 il movimento ottiene l’approvazione pontificia assumendo il nome di "Congregazione eremitica paolana di S. Francesco d’Assisi". Al romitorio di Paola seguirono quelli di Paterno Calabro (1472), Spezzano della Sila (1474), Corigliano Calabro (1476) e Milazzo (1480). La vita di questi eremiti era regolata dagli "ordinamenti e statuti" che, in parte, confluirono nelle successive stesure della regola.
Francesco divenne per Paola un punto di riferimento religioso e sociale, entrando nel cuore della gente che si recava da lui per sottoporgli problemi di diversa natura. L’Eremita era visto, inoltre, come l’unico baluardo in grado di opporsi ai soprusi della corte aragonese, come la persona capace di mettersi dalla parte della gente povera e semplice di quel lembo del Regno di Napoli e di assumere un ruolo di vero "umanista" nell’interesse di chi non aveva voce. Francesco era, per il suo genere di vita, un contestatore che richiamava le grandi figure dell’anacoretismo. Lo avvicinavano potenti e semplici, ed egli non faceva distinzione di ceto: una testimonianza al processo apostolico di Cosenza afferma che Galeazzo di Tarsia, barone di Belmonte, si recò più volte a Paola chiedendo la guarigione, e che Francesco gli fece portare le pietre insieme agli altri operai. Il Santo seppe creare attorno a sé un ambiente di profonda religiosità e fede con l’invito costante alla preghiera e all’osservanza della volontà di Dio.
Fin dall’inizio, Francesco ebbe fama di grande taumaturgo I prodigi accompagnarono tutta la sua vita, a partire dalla costruzione dei primi conventi fino alla sua andata in Francia. Fu il suo un potere taumaturgico a favore di tutti, ma in particolare dei poveri e degli oppressi dalle diffuse malversazioni dei potenti, contro le quali Francesco non si stancò di levare la voce. Gli elementi usati per il miracolo erano davvero secondari o insignificanti, i primi a portata di uomo, quasi a far capire che non erano essi a guarire o a risolvere il problema, bensì Dio. C’è un fatto che ben sottolinea la "metodologia" del miracolo. Un giovane di Paola, nonostante il consulto di medici di fama, aveva su un braccio una piaga che non si rimarginava. La madre gli disse: "Vai anche tu al romitorio di Francesco e vedrai che ti farà la grazia". Si decise, andò ed espose il suo problema e tutti i tentativi fatti per guarire. Francesco si abbassò, prese la prima erba che gli venne tra le mani e gli disse: "Falla bollire, mettila sulla piaga e sarai guarito!". Il giovane lo guardò e gli disse: "Di quest’erba ve n’è tanta a Paola, possibile che fa miracoli?". L’Eremita replicò: "É la fede che fa i miracoli!". Ad un prete che gli faceva questa domanda: "Come fai a sapere che quest’erba ha delle virtù?", Francesco rispose con semplicità evangelica: "A chi serve fedelmente Dio e osserva i suoi comandamenti, anche le erbe manifestano le loro virtù". Molti dei suoi miracoli impressionarono grandemente letterati e artisti, che l’immortalarono nelle loro opere, come il noto episodio del passaggio dello Stretto di Messina compiuto sul mantello steso sulle onde del mare.
Portata dai mercanti napoletani, la fama di Francesco giunse in Francia, alla corte di Luigi XI, allora infermo, il quale chiese a papa Sisto IV di far arrivare l’Eremita paolano al suo capezzale. Fu l’inizio del "capitolo diplomatico" della vita di Francesco. Il pontefice, desideroso di un riavvicinamento alla Francia, con la quale avrebbe voluto un accordo per l’abolizione della Prammatica Sanzione di Bourges del 1438, accolse favorevolmente l’ambasceria francese e altrettanto fece il re di Napoli. Furono però necessari molti mesi per convincere Francesco, il quale accettò di partire solo quando il papa glielo impose. Fu per l’Eremita un’obbedienza difficile: aveva 67 anni, la sua Congregazione si era da poco estesa anche in Sicilia e, soprattutto, aveva ritrosia ad andare a vivere in una reggia con un appannaggio sovrano, dopo aver vissuto per più di trent’anni in un romitorio. Il sacrificio richiestogli di lasciare il Regno di Napoli sarebbe poi stato largamente compensato dal favore della corte francese verso il suo Ordine e dagli interventi della medesima presso la Curia Romana.
Lasciato l’eremo paternese il 2 febbraio 1483, Francesco fu accolto a Napoli trionfalmente sia dal popolo, sia dalla corte, che dalla sua andata in Francia sperava in un allontanamento della paventata invasione del Regno da parte dei Valois. Il re Ferdinando I avrebbe preteso un rapporto preferenziale dal suo suddito. A Roma Sisto IV lo ricevette più volte, affidandogli delicati incarichi. Al suo arrivo al castello di Plessis–les–Tours, Luigi XI si inginocchiò di fronte a lui, chiedendogli la benedizione. Il sovrano non ottenne la guarigione, ma l’azione a corte del Paolano portò ad un lungo periodo di buoni rapporti tra il papato e la monarchia francese, di cui beneficiarono anche i Regni di Spagna, Boemia e Napoli.
Francesco fu subito benvoluto a corte e – nonostante la non conoscenza della lingua – fu avvicinato dai semplici, come dai dottori della Sorbona, desiderosi di riforma personale questi ultimi e in cerca di interventi prodigiosi i primi. Francesco visse in Francia circa venticinque anni e si creò il suo mondo lavorando un appezzamento di terra, presentandosi come riformatore della vita religiosa e con l’aureola di uomo di Dio penitente, eremitico, un nuovo Giovanni Battista. Per questo suo austero stile di vita viene scelto da alcuni benedettini, francescani ed eremiti, che lasciano le rispettive famiglie religiose per aggregarsi a Francesco. Il loro arrivo, oltre a internazionalizzare la Congregazione calabrese, determinò un profondo cambiamento al suo interno, in quanto fu abbandonato l’eremitismo e fu introdotta la vita cenobitica. Tale svolta porterà alla nascita dell' Ordine dei Minimi, seguita dalla fondazione prima del Terz’Ordine secolare e poi delle Monache. Le rispettive regole furono definitivamente approvate da Giulio II il 28 luglio 1506.
Francesco si spense a Tours il 2 aprile 1507. La fama di questo taumaturgo, attraverso i tre rami della famiglia Minima (frati, monache e terziari), si diffuse in Europa, favorendo la sua beatificazione (7 luglio 1513) e la sua canonizzazione (1° maggio 1519) avvenuta a soli dodici anni dalla morte.
Francesco entrava nel cuore della gente e la sua protezione si estese su numerosi Regni; si moltiplicarono le chiese in suo onore, la gente lo invocava con familiarità e ne conservava i ricordi come preziose reliquie (a Paola, nel 1510, ancor prima della sua beatificazione c’era chi andava per toccare o per rivestirsi degli indumenti da lui usati). Patrono della Gente di mare italiana – Pio XII lo dichiarò tale il 27 marzo 1943 – e di diversi regni, tra cui Francia, Spagna, Napoli, Boemia, è invocato in modo particolare per la prole. L’emigrazione delle popolazioni del Sud d’Italia – Francesco è patrono della Calabria con breve di Giovanni XXIII del 1963 – e le conquiste territoriali della corona di Spagna hanno contribuito molto a diffondere il culto e alcune pratiche devozionali da lui suggerite. É uno dei santi più conosciuti della cristianità e il suo nome è dato a molti, perpetuando tradizioni familiari.
L’iconografia è abbondante. L’effigie più conosciuta e che poi ha ispirato numerosi pittori è quella di Jean Bourdichon. Occorre dire che già, prima della canonizzazione (1519), sul sepolcro di Francesco c’era "il retracto del buon homo de naturale, quale tenea una gran barba bianca, scarno e d’una faccia grave et piena di santità". Dopo il Concilio di Trento, parallelamente a quanto avvenuto in campo agiografico, l’iconografia ha evidenziato del Santo soprattutto il dato taumaturgico.

La festa liturgica ricorre il 2 aprile.

Per saperne di più:

Bibliografia: Francesco Russo, Bibliografia di S. Francesco di Paola, 2 voll., Roma 1957 e 1967.
Fonti: I Codici autografi dei processi casentino e turonense per la canonizzazione di S. Francesco di Paola (151 –1513), Roma 1964; Vita S. Francisci de Paula, Minimorum Ordinis institutoris, scripta ab anonimo eiusque sancti discipulo eique coaevo, a cura di Giuseppe Perrimezzi, Roma 1707 (rist. Paola 1967).
Biografia: Giuseppe Roberti, S. Francesco di Paola fondatore dell'Ordine dei Minimi (1416-1507). Storia della sua vita, Roma 19632; S. Francesco di Paola, Chiesa e società del suo tempo. Atti del convegno Internazionale di studio (Paola 20 – 24 maggio 1983), Roma 1984 (Bibliotheca Minima 1); Pietro Addante, San Francesco di Paola, Cinisello Balsamo 1988.
Ordine: Alessandro Galuzzi, Origine dell'Ordine dei Minimi, Roma 1967; Giuseppe Fiorini Morosini, Il carisma penitenziale di S. Francesco di Paola e dell’Ordine dei Minimi. Storia e spiritualità, Roma 2000 (Bibliotheca Minima 3).
Regola: Redazioni della regola e correttorio dei Minimi. Testo latino e versione italiana, a cura di Antonio Castiglione, Roma 1978.
Culto: Fede, Pietà, Religiosità popolare e S. Francesco di Paola. Atti del II convegno Internazionale di Studio (Paola, 7-9 dicembre 1990), Roma 1992 (Bibliotheca Minima 2).
Iconografia: Robert Fiot, Jean Bourdichon et Saint François de Paule, Tours 1961.

Video Kiko Argüello: Corona Mistérica del Seminario Managua

.


Inauguración Capilla Seminario de Managua – Nicaragua

Kiko Argüello vino a Nicaragua acompañado del Padre Fermín Muro, catequista de Nación. Kiko estuvo pintando la Corona Mistérica junto al Equipo de pintores que está en la Capilla. Fue un momento de mucha oración y silencio dentro del Seminario para poder terminar esta obra de Evangelización que ha sido inspirada por el Espíritu Santo.

Aquí tenéis dos vídeos de la presentación de la Corona mistérica una vez terminada


Primera Parte
Segunda Parte



© Copyright

Fatima. I film, i documentari, i documenti





WEBCAM CAPPELLINA ADORAZIONI









FILM








DOCUMENTARI
























DOCUMENTAZIONE


 Il Messaggio di Fatima - CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE 
 Il Messaggio di Fatima - Preghiere 
 Comunione Riparatrice nei Primi Sabati
 Il Culto della Madonna di Fatima nel Mondo

 Consacrazione del Mondo al Cuore Immacolato di Maria
CARD. JOACHIM MEISNER, arcivescovo di Colonia, in Germania, Fatima e il futuro dell’Europa e del mondo (omelia del pellegrinaggio a Fatima, del 13-5-2002)

Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1994), Fatima in una visione d’insieme




NOVENA ALLA BEATA VERGINE DI FATIMA 

dal 4 al 12 ottobre (13 ottobre, giorno dell'anniversario dell'ultima apparizione della Madonna di Fatima)




Vergine Santissima, che a Fatima hai rivelato al mondo i tesori di grazie nascosti nella pratica del santo Rosario, infondi nei nostri cuori un grande amore a questa santa devozione, affinché, meditando i misteri in esso contenuti, ne raccogliamo i frutti e otteniamo la grazia che con questa preghiera ti chiediamo, a maggior gloria di Dio e a vantaggio delle nostre anime. Così sia.

7 Ave Maria
Cuore Immacolato di Maria, prega per noi.



PREGHIERA


Maria, Madre di Gesù e della Chiesa, noi abbiamo bisogno di Te. Desideriamo la luce che s'irradia dalla tua bontà, il conforto che ci proviene dal tuo Cuore Immacolato, la carità e la pace di cui Tu sei Regina. 

Ti affidiamo con fiducia le nostre necessità perché Tu le soccorra, i nostri dolori perché Tu li lenisca, i nostri mali perché Tu li guarisca, i nostri corpi perché Tu li renda puri, i nostri cuori perché siano colmi d'amore e di contrizione, e le nostre anime perché con il tuo aiuto si salvino. 

Ricorda, Madre di bontà, che alle tue preghiere Gesù nulla rifiuta. Concedi sollievo alle anime dei defunti, guarigione agli ammalati, purezza ai giovani, fede e concordia alle famiglie, pace all'umanità.

Richiama gli erranti sul retto sentiero, donaci molte vocazioni e santi Sacerdoti, proteggi il Papa, i Vescovi e la santa Chiesa di Dio. 

Maria, ascoltaci e abbi pietà di noi. Volgi a noi i tuoi occhi misericordiosi. Dopo questo esilio mostra a noi Gesù, frutto benedetto del tuo grembo, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria. 

Amen. 



Consacrazione al Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria di Fatima
13 ottobre, anniversario del giorno dell'ultima apparizione della Madonna di Fatima



O Vergine santa, Madre di Gesù e Madre nostra, che sei apparsa a Fatima ai tre pastorelli per recare al mondo un messaggio di pace e di salvezza, io mi impegno ad accogliere questo tuo messaggio. 

Mi consacro oggi al tuo Cuore Immacolato, per appartenere così più perfettamente a Gesù. Aiutami a vivere fedelmente la mia consacrazione, con una vita tutta spesa nell'amore di Dio e dei fratelli, sull'esempio della tua vita. 

In particolare Ti offro le preghiere, le azioni, i sacrifici della giornata, in riparazione dei peccati miei e degli altri, con l'impegno di compiere il mio dovere quotidiano secondo la volontà dei Signore. 

Ti prometto di recitare ogni giorno il Santo Rosario, contemplando i misteri della vita di Gesù, intrecciati ai misteri della tua vita. Voglio vivere sempre da vero figlio tuo e cooperare perché tutti Ti riconoscano e amino come Madre di Gesù, vero Dio e unico nostro Salvatore. Così sia.

7 Ave Maria
- Cuore Immacolato di Maria, prega per noi




FOTO





I genitori