DISCERNERE

Uno sguardo profetico sugli eventi

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3 DICEMBRE 2015



Riscaldamento globale a Seoul




GIOVANI MISSIONARI

Vorrei dire una parola sui missionari. Uomini e donne che hanno lasciato la patria, tutto… Da giovani se ne sono andati là, conducendo una vita di tanto tanto lavoro, alle volte dormendo sulla terra. A un certo momento ho trovato a Bangui una suora, era italiana. Si vedeva che era anziana: “Quanti anni ha?”, ho chiesto. “81” – “Ma, non tanto, due più di me”. - Questa suora era là da quando aveva 23-24 anni: tutta la vita! E come lei, tante. Era con una bambina. E la bambina, in italiano, le diceva: “Nonna”. E la suora mi ha detto: “Ma io, proprio non sono di qua, del Paese vicino, del Congo; ma sono venuta in canoa, con questa bambina”. Così sono i missionari: coraggiosi. “E cosa fa lei, suora?” – “Ma, io sono infermiera e poi ho studiato un po’ qui e sono diventata ostetrica e ho fatto nascere 3.280 bambini”. Così mi ha detto. Tutta una vita per la vita, per la vita degli altri. E come questa suora, ce ne sono tante, tante: tante suore, tanti preti, tanti religiosi che bruciano la vita per annunciare Gesù Cristo. E’ bello, vedere questo. E’ bello.
Io vorrei dire una parola ai giovani. Ma, ce ne sono pochi, perché la natalità è un lusso, sembra, in Europa: natalità zero, natalità 1%. Ma mi rivolgo ai giovani: pensate cosa fate della vostra vita. Pensate a questa suora e a tante come lei, che hanno dato la vita e tante sono morte, là. La missionarietà, non è fare proselitismo: mi diceva questa suora che le donne mussulmane vanno da loro perché sanno che le suore sono infermiere brave che le curano bene, e non fanno la catechesi per convertirle! Rendono testimonianza; poi a chi vuole fanno la catechesi. Ma la testimonianza: questa è la grande missionarietà eroica della Chiesa. Annunciare Gesù Cristo con la propria vita! Io mi rivolgo ai giovani: pensa a cosa vuoi fare tu della tua vita. È il momento di pensare e chiedere al Signore che ti faccia sentire la sua volontà. Ma non escludere, per favore, questa possibilità di diventare missionario, per portare l’amore, l’umanità, la fede in altri Paesi. Non per fare proselitismo: no. Quello lo fanno quanti cercano un’altra cosa. La fede si predica prima con la testimonianza e poi con la parola. Lentamente. (Papa Francesco, Udienza del 2 dicembre 2015).


LO SPIRITO DEL NATALE 

​Se le persone sapessero esattamente cosa significa il Natale, e poi iniziassero a creare nuovi simboli, cerimonie, scherzi, sarebbe una cosa molto bella. Ma ciò non è ancora successo nel mondo dell’uomo moderno. La maggior parte dei cambiamenti proposti al giorno d’oggi vanno esattamente nel senso opposto. Sono modi per mantenere il nome del Natale – e qualche sbiadita figurina natalizia – trasformandolo in qualcosa di completamente differente. Ciò che alcuni vogliono fare è appendere qualche decorazione di agrifoglio e vischio in un immenso, surriscaldato, impersonale hotel americano, dove la gente possa dimenticare ciò che è il Natale, annoiarsi anche solo nel sentirlo nominare, profanare con le proprie raffinatezze, sazietà, disperazioni l’anima sacra e suprema della festività. Sono persone troppo stanche per sentirne lo spirito, per riformularne i simboli o per cambiarne il nome. Non hanno la creatività necessaria per riformarlo e neanche la tenacia per mantenerlo nella tradizione. Lo fanno semplicemente galleggiare, come un iceberg che si scioglie in acque più tiepide, senza sapere perché si staglia rispetto all’ambiente circostante, perché cambia o si conserva intatto. Nessuno di noi vuole vedere il nobile omino di neve del Natale inglese sciogliersi in quell’iceberg di una moda che ha perso ogni significato. Sarebbe meglio che l’omino di neve venisse distrutto da iconoclasti come i Puritani. Sarebbe meglio che coloro che lo amano lo difendano da coloro che non lo amano. E non penso che alla fine questi ultimi saranno la maggioranza. Ma i primi combatterebbero molto meglio se sapessero perché lo amano, anche al costo di recuperare alcune superstizioni dei loro avi. In ogni modo io so perché lo amo; e per quanto riguarda il Natale dei cocktail e del riscaldamento centralizzato so perché non mi piace. So che la realtà non è relatività o progresso o semplice trascorrere delle epoche. Riconosco Babbo Natale quando lo vedo, anche se è in borghese. E non vengo ingannato dal Padrone del Tempo mascherato con agrifoglio e vischio. (Gilbert Keith Chesterton)


GENITORI  

Quello del genitore è un mestiere di cristallo: tanto bello, ma anche tanto delicato, da vivere cercando di essere il più possibile trasparenza di Dio, epperò pur consapevoli che la nostra, per quanto poco, rimarrà sempre una superficie smerigliata, almeno finché vivremo. Tuttavia la Misericordia del Padre, quello vero, è tale per cui anche le nostre incrinature possono essere rivolte a favore di quel destino di bene cui è vocato ogni figlio, e la nostra opacità, agli occhi di chi ci vede inadeguati, serve a mettere in maggior risalto la perfezione della Sua Luce, cosicché i nostri figli smettano il loro sguardo adorante su di noi per rivolgerlo a Colui che solo ne è degno. (Blog di Costanza Miriano)


SANTA LAICITA' PATRONA DELLA FRANCIA

In Francia vige il più rigido laicismo ed è ovviamente vietato cantare a scuola per Natale motivi tradizionali come Il est né le divin enfant o Douce Nuit, sainte nuit. Però, è consigliato «intonare inni, fare canti e opere musicali» ispirati alla «laicità». Il 9 dicembre, infatti, sarà il 110mo anniversario della legge del 1905 sulla separazione tra Chiesa e Stato e bisogna «celebrarlo in modo solenne». Le religioni ovviamente non si devono bandire, si possono anche usare in modo strumentale «facendo una lettura comparata di testi sacri di religioni diverse che veicolino lo stesso messaggio di fraternità e pace». Segno che in Francia la laicità è ormai la vera e propria religione dello Stato, il rettore consiglia alle scuole di comporre «canti e inni» alla laicità, di rappresentarla con «esposizioni e quadri» e di festeggiarla «piantando l’albero della laicità o lanciando dei palloncini». (Tempi)


UN POPOLO (E FAMIGLIE) DI VIDEOGIOCATORI

In Italia i videogiocatori sono circa 29,3 milioni di persone e almeno il 49% sono donne. Il dato è stato diffuso ieri da AESVI (Associazione Editori Sviluppatori Videogiochi Italiani). Il Segretario nazionale di AESVI, Talitha Malagò, ha dichiarato che il settore muove in Italia circa 893 milioni di euro e il rapporto tra  maschi e femmine è abbastanza paritario. Di quei 29 milioni (che nel 2011 era 21) soli 51% sono maschi. Inoltre quasi la metà dei genitori intervistati è disposta giocare con i propri figli. (Wired)
  

OSCAR WILDE CHE FORSE NON CONOSCETE

Il 30 novembre 1900, a Parigi, moriva Oscar Wilde, l'autore de Il ritratto di Dorian Gray. La sua figura è spesso strumentalizzata e incompresa, nella sua profondità e nel suo dramma. Wilde: «Bisogna, sì, ch'io mi dica che da me stesso io mi sono distrutto e che nessuno, piccolo oppure grande, non si può rovinare che con le sue proprie mani. Io sono pronto a dirlo; mi sforzo di confessarlo, quantunque, forse, in questo momento, non lo si creda. Senza alcuna compassione io sostengo contro di me l'implacabile accusa. Per quanto terribile sia stato ciò che il mondo mi ha fatto di male, quel che io feci a me stesso fu più tremendo ancora... Mi divertii a fare l'ozioso, il dandy, l'uomo alla moda. Mi circondai di poveri caratteri e di spiriti miserevoli. Divenni prodigo del mio proprio genio e provai una gioia bizzarra nello sperperare una giovinezza eterna. Stanco di vivere sulle cime, discesi volontariamente in fondo agli abissi per cercarvi delle sensazioni nuove. La perversità fu nell'orbita della passione quel che il paradosso era stato per me nella sfera del pensiero. Infine il desiderio si cangiò in una malattia, o in una follìa, o in entrambe le cose. Divenni noncurante della vita altrui. Colsi il mio bene dove mi piacque e passai oltre. Dimenticai che ogni più piccola azione quotidiana forma o deforma il carattere e che, per conseguenza, ciò che si è compiuto nel segreto della propria intimità si sarà poi costretti a proclamarlo al mondo intero. Così, non fui più padrone di me stesso. Non riuscii più a dominare la mia anima e la ignorai. Permisi al piacere di governarmi e finii coll'essere abbattuto da una sventura orrenda. Adesso non mi rimane più che una cosa: l'assoluta umiltà...». Poi, parlando di Gesù, scrive: «Certo, egli ha il senso della pietà per i poveri, per coloro che sono relegati nelle prigioni, per gli umili, per i miserabili, ma egli ha molta più compassione per i ricchi, per gli edonisti, per coloro che sacrificano la loro libertà e divengono gli schiavi delle cose, per quelli che portano abiti preziosi e abitano in palazzi regali. Le ricchezze e le voluttà a lui sembrano invero delle tragedie più grandi che la penuria e il dolore. Per Natale sono riuscito a procurarmi un Testamento Greco e ogni mattina, dopo aver spazzato la mia cella e forbito i miei utensili, leggo un passo dei Vangeli, una dozzina di versetti presi a caso, non importa dove. È una deliziosa maniera di cominciar la giornata. Ciascuno, anche vivendo una vita turbinosa e disordinata, dovrebbe fare così...» (


LA RADICE
“Il capo dei panettieri vide che aveva dato un’interpretazione favorevole” (Bereshìt 37, 26). Il grande commentatore italiano Rabbì Ovadià Sforno commenta questo verso dicendo: Egli sperava che anche per lui desse un’interpretazione favorevole, perché è risaputo che la realizzazione dei sogni dipende dalla loro interpretazione, come dicono i nostri Maestri, il loro ricordo sia in benedizione, nel Talmud (Berachòt 55b): “…i sogni vanno dietro alla bocca …”. Infatti è scritto più avanti (Bereshìt 40, 22): “Secondo l’interpretazione che Yosèf aveva loro data”. (David Sciunnach, rabbino, moked.it)


Natale "pagano"? Fotografie di lucine, gingilli, alberi e decorazioni da mezzo mondo, per entrare nella giusta atmosfera


In una giornata dedicata da molti, almeno in parte, ad addobbare l’albero di Natale, è utile ricordare che questa tradizione non vale in tutti i paesi del mondo di tradizione cristiana: negli Stati Uniti e in Canada per esempio, molte famiglie addobbano l’albero subito dopo il Ringraziamento, mentre in Germania si aspetta il 24 dicembre, la vigilia di Natale. Al di là delle usanze di ogni famiglia e di ogni paese, in tantissimi posti del mondo le strade delle città sono già decorate con luci, addobbi rotondi, quadrati, appuntiti, più o meno sfavillanti e colorati, mentre le vetrine dei negozi sono piene di fiocchi, pacchetti regalo, panettoni e omini di marzapane. Di seguito le foto più belle di questi giorni in giro per il mondo: il gigantesco albero di Natale galleggiante di Rio de Janeiro, quello costruito interamente di legno riciclato in Estonia, un Babbo Natale con le cuffie per ascoltare musica nella londinese Carnaby Street e il più classico degli alberi natalizi, con luci e palline dorate, in piazza Duomo a Milano.
















Botox di Natale. Come il Natale sia tornato ad essere festa pagana. Nell'anima e non solo nel portafoglio

 
Annalena Benini

Sono i giorni delle facce lisce, degli zigomi sporgenti e degli sguardi spalancati sul Natale, famelici di complimenti, auguri, saluti e: come ti trovo bene que st’anno, sembri più giovane di tua figlia, molto più giovane di tua nuora. A Natale tutti insieme, ma con il sorriso più bianco, le palpebre più leggere, le sopracciglia ad ali di gabbiano e le rughe addormentate, quasi identiche al Natale di dieci anni fa, quando non eravamo nemmeno andate dal parrucchiere. Il botox di Natale, il parrucco di Natale, la depilazione ardita di Natale, tutto congiura a mostrare giorni di festa trascorsi non soltanto a cucinare e a calarsi dal camino per far felici i bambini: c’è vita (clandestina) anche a Natale, che va oltre gli autoscatti dal bagno mentre la nipotina di dieci anni suona al pianoforte “Jingle bells” (e tutti giocano a Ruzzle fingendo di commuoversi), che supera perfino la gara di bellezza fra consuocere e, in caso di famiglie allargate e disinvolte, lo schiaffo estetico che la ex moglie vuole dare alla nuova fidanzata del marito (schiaffo per cui lavora e freme dal trentun dicembre scorso). I giorni immediatamente prima di Natale, quelli in cui si è già levigati, lisci e vaporosi servono ai saluti fra gli amanti, poiché ci si lascia  il ventitré e ci si rivede dopo la Befana, con la promessa di qualche messaggio rubato ai pranzi, al montaggio dell’automobilina a pedali e al cinema di pomeriggio: non si può telefonare, non si può fuggire, si può soltanto sperare di avere lasciato un bel ricordo, un’immagine splendente, costata qualche ora di estetista. Prima di Natale nessuna moglie chiederà mai al marito: dove sei stato fin adesso, perché è certa che avrà fatto tardi per comprarle un magnifico regalo e poi nasconderlo, così tutti gli amanti, in questi giorni, uomini e donne, si autoimpacchettano come un regalo sotto l’albero e rubano le ultime ore possibili, le ultime promesse mai mantenute di nuove vite nel nuovo anno. Il botox di Natale, però, serve anche a lottare per la sopravvivenza, a non lasciarsi sopraffare dalle liti famigliari, da tutte quelle ore insieme che all’improvviso precipitano addosso, dalle ciabatte di spugna ricevute in dono: con una fronte liscia e lucida si può urlare dentro senza che si veda fuori, con gli occhi paralizzati dalle punturine si può sembrare sempre felici e stupite anche mentre si sogna, con colpevole vergogna, di legare tutti i parenti all’albero e lasciare distrattamente cadere un fiammifero acceso.  Quindi, anche se sta per uscire in America il libro anti lifting della francese Mireille Guiliano, “French Woman Don’t Get Facelift” che spiega i segreti di un invecchiamento aggraziato senza necessità di cafonerie estreme quali il botulino, e consiglia di sostituire la blefaroplastica con un bicchiere di vino rosso e un sorriso, è difficile resistere alla tentazione di volteggiare con una faccia splendente in una stanza piena di cibo e parenti, ex mariti, nuore, cugine che ci hanno sempre odiato, figli adolescenti che ci guardano come mammuth. Con una faccia semi nuova si può perfino credere a Babbo Natale, e decidere di fuggire con lui. Secondo Mireille Guiliano basta un po’ di rossetto e joie de vivre, una baguette calda e un nuovo taglio di capelli (ma i tagli di capelli sbagliati prima di Natale da parrucchieri che hanno detto: “Faccio io”, meritano un saggio a parte), ma secondo chi apre il ventesimo pacchetto in vent’anni con dentro una sciarpa beige l’unica possibilità è una paralisi facciale a forma di sorriso.


Il Foglio 20 Dicembre 2013


La vita non esiste. Il mondo inondato di nichilismo e lo stupore per un Dio che si fa uomo. Antonio Socci


Antonio Socci

Forse nessuno ve l’ha ancora comunicato, ma voi non siete vivi. Pensate di esserlo, ma “in realtà” non lo siete. Nessuno lo è (se lo venisse a sapere il computer dell’Inps non erogherebbe più pensioni).
Mi spiace dare la ferale notizia, che potrebbe mandare di traverso il panettone di Natale ai più sensibili. Del resto nemmeno il sottoscritto è vivente. Anzi, è la vita stessa che non esiste.
A fare il clamoroso “scoop” è stata una delle più blasonate riviste scientifiche del mondo, “Scientific American”. Un articolo del numero datato 2 dicembre infatti parla chiaro fin dal titolo: “Why Life Does Not Really Exist”.

L’ASSURDO

Come sono arrivati – questi pensatori – a fare una così straordinaria scoperta? La sintesi degli argomenti è fornita dal sommario dell’edizione italiana della rivista, ovvero “Le Scienze”.
Eccolo qua: “Malgrado secoli di discussioni, esperimenti, riflessioni e progressi scientifici, nessuna delle definizioni di ‘vita’ proposte finora riesce a discriminare in modo netto e soddisfacente fra ciò che chiamiamo animato e ciò che consideriamo inanimato. Forse perché il vero elemento comune delle cose che definiamo vive non è una loro proprietà intrinseca, ma la nostra percezione di esse”.
Se ho ben capito il passaggio logico è questo: siccome non si è ancora trovata una definizione di vita, la vita non esiste.
In effetti l’articolo della rivista scientifica così argomenta: “Perché definire la vita è così frustrante e difficile? Perché scienziati e filosofi hanno fallito per secoli nel trovare una proprietà fisica specifica o un insieme di proprietà che separi nettamente i vivi dagli inanimati? Perché una proprietà simile non esiste. La vita è un concetto che abbiamo inventato. Al livello più fondamentale, tutta la materia esistente è una disposizione degli atomi e delle particelle che li costituiscono. Queste disposizioni ricadono in un immenso spettro di complessità, da un singolo atomo di idrogeno a una cosa intricata come il cervello umano”. Finora abbiamo diviso il mondo in animato e inanimato, “ma questa suddivisione non esiste al di fuori della mente”.
Quindi, per questi scienziati, vostro figlio – che corre e grida in bicicletta, facendo un gran baccano – è vivo quanto il pezzo di ferro arrugginito che sta nella discarica.

DOVE STA L’ERRORE

La filosofia che sta dietro a questi ragionamenti, mi pare la seguente: ciò che io non so definire o non comprendo, non esiste. Ciò che supera le mie capacità di conoscere ed esprimere è una fantasia astratta.
Questa mentalità è parente di quella positivista che Albert Einstein stroncò così:  “Io non sono un positivista. Il positivismo stabilisce che quanto non può essere osservato non esiste. Questa concezione è scientificamente insostenibile, perché è impossibile fare affermazioni valide su ciò che uno ‘può’ o ‘non può’ osservare. Uno dovrebbe dire: ‘Solo ciò che noi osserviamo esiste’. Il che è ovviamente falso”.
Noi comuni mortali, armati di semplice buon senso (ma confortati dalla compagnia di Einstein), potremmo pensare che quanto scrive la nota rivista sia assurdo e vagamente ridicolo. La bizzarria di un commentatore.
Però c’è chi potrebbe indicare, alla base di quei ragionamenti, qualche filosofo importante.
Tutto ruota – come anni fa insegnava don Luigi Giussani – attorno al concetto di ragione che si ha. Per certi moderni (quelli di “Scientific American”) la ragione è come una scatola dentro la quale deve entrare tutto. Quello che non c’entra, magari perché è più grande, non esiste.
Per altre scuole di pensiero la ragione è come una finestra che si spalanca su un panorama che è più grande di lei. Quindi l’avventura della conoscenza è sempre un inoltrarsi nel mistero che ci avvolge e ci supera.
E’ così che il pensiero umano ha scoperto sempre nuove cose. E – di stupore in stupore – cerca la ragione ultima dell’essere.

NICHILISMO

A dire la verità ci sono stati dei filosofi greci che somigliavano ai pensatori di “Scientific American”. Ricordate Zenone di Elea, quello che sosteneva che il movimento non esiste? Non somiglia a coloro che oggi annunciano che “la vita non esiste”?
Il greco (i cui argomenti comunque non erano banali) fu confutato semplicemente da qualcuno che si alzò in piedi e prese a deambulare.
Anche la rivista americana potrebbe essere confutata concretamente mostrando una persona viva e un morto: “contra factum non valet argumentum”.
Tuttavia la replica è già contenuta nell’editoriale: “Non è che non ci siano differenze sostanziali tra esseri viventi e soggetti inanimati”, tuttavia “non troveremo mai una linea di demarcazione netta tra i due perché i concetti di vita e non-vita come categorie distinte sono proprio questo: concetti, non realtà”. Non è “una proprietà intrinseca” a rendere vive certe cose, ma “la nostra percezione di esse”.
Chi continuasse a ritenere ostinatamente che fra suo figlio e una pietra c’è una differenza sostanziale e incolmabile, chi pensasse che una creatura umana vivente non è una mera disposizione di atomi, dovrebbe prendere atto che oggi la mentalità dominante è quella espressa in un aforisma di Nietzsche: “non esistono fatti, ma solo interpretazioni”.
Idea in base alla quale per esempio si potrebbe anche argomentare che la realtà non esiste, ma esiste solo la nostra percezione di essa (e non esiste neanche la scienza, che diventa una fantasia fra le altre).
In effetti in base a questa mentalità ormai dominante oggi si sente teorizzare di tutto. La realtà si è persa e noi vaghiamo in un oceano di opinioni. A volte anche pazzoidi.
Sempre Nietzsche nel suo “Anticristo” aveva scritto: “Noi non facciamo più discendere l’uomo dallo spirito, l’abbiamo rimesso tra gli animali”.
Ora siamo andati oltre: l’uomo sta tra i minerali. Siamo meri grumi di atomi.
Una clamorosa eterogenesi dei fini per una cultura moderna che proclamava di essere nata dall’Umanesimo e dal Rinascimento che mettevano l’uomo al centro dell’universo.
Oggi l’essere umano vivente è un ferrovecchio da rottamare come una lavatrice obsoleta.
Sommessamente segnalo che Umanesimo e Rinascimento nacquero nell’alveo cristiano. Perché è il cristianesimo il vero illuminismo che ha esaltato l’uomo, la sua razionalità e ha salvato l’oggettività della realtà.
Senza questa radice, senza Dio – previde Chesterton – sparisce anche la realtà e si dovrà combattere per mostrare che i prati sono verdi e due più due fa quattro. Oggi siamo a questo punto.

“Libero”, 20 dicembre 2013
Facebook: “Antonio Socci pagina ufficiale”
 

Il Papa: Generato dal Battesimo a vita nuova, anche il cristiano inizia il suo cammino di crescita nella fede per poter invocare Dio come Abbà, Padre

Angelus del 10 gennaio 2010


Questa mattina, durante la santa Messa celebrata nella Cappella Sistina, ho amministrato il sacramento del Battesimo ad alcuni neonati. Tale consuetudine è legata alla festa del Battesimo del Signore, con la quale si conclude il tempo liturgico del Natale. Il Battesimo suggerisce molto bene il senso globale delle Festività natalizie, nelle quali il tema del diventare figli di Dio grazie alla venuta del Figlio unigenito nella nostra umanità costituisce un elemento dominante. Egli si è fatto uomo perché noi possiamo diventare figli di Dio. Dio è nato perché noi possiamo rinascere. Questi concetti ritornano continuamente nei testi liturgici natalizi e costituiscono un entusiasmante motivo di riflessione e di speranza. Pensiamo a ciò che scrive san Paolo ai Galati: “Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli” di Dio (Gal 4,4-5); o ancora san Giovanni nel Prologo del suo Vangelo: “A quanti l’hanno accolto / ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12). Questo stupendo mistero che è la nostra “seconda nascita” – la rinascita di un essere umano dall’“alto”, da Dio (cfr Gv 3,1-8) – si realizza e si riassume nel segno sacramentale del Battesimo.Con tale sacramento l’uomo diventa realmente figlio, figlio di Dio. Da allora, il fine della sua esistenza consiste nel raggiungere in modo libero e consapevole ciò che fin dall’inizio era ed è la destinazione dell'uomo. “Diventa ciò che sei” – rappresenta il principio educativo di base della persona umana redenta dalla grazia. Tale principio ha molte analogie con la crescita umana, dove il rapporto dei genitori con i figli passa, attraverso distacchi e crisi, dalla dipendenza totale alla consapevolezza di essere figli, alla riconoscenza per il dono della vita ricevuta e alla maturità e alla capacità di donare la vita. Generato dal Battesimo a vita nuova, anche il cristiano inizia il suo cammino di crescita nella fede che lo porterà ad invocare consapevolmente Dio come “Abbà – Padre”, a rivolgersi a Lui con gratitudine e a vivere la gioia di essere suo figlio. Dal Battesimo deriva anche un modello di società: quella dei fratelli. La fraternità non si può stabilire mediante un’ideologia, tanto meno per decreto di un qualsiasi potere costituito. Ci si riconosce fratelli a partire dall’umile ma profonda consapevolezza del proprio essere figli dell’unico Padre celeste. Come cristiani, grazie allo Spirito Santo ricevuto nel Battesimo, abbiamo in sorte il dono e l’impegno di vivere da figli di Dio e da fratelli, per essere come “lievito” di un’umanità nuova, solidale e ricca di pace e di speranza. In questo ci aiuta la consapevolezza di avere, oltre che un Padre nei cieli, anche una madre, la Chiesa, di cui la Vergine Maria è il perenne modello. A lei affidiamo i bambini neo-battezzati e le loro famiglie, e chiediamo per tutti la gioia di rinascere ogni giorno “dall’alto”, dall’amore di Dio, che ci rende suoi figli e fratelli tra noi.


Dopo Angelus


Due fatti hanno attirato, in modo particolare, la mia attenzione in questi ultimi giorni: il caso della condizione dei migranti, che cercano una vita migliore in Paesi che hanno bisogno, per diversi motivi, della loro presenza, e le situazioni conflittuali, in varie parti del mondo, in cui i cristiani sono oggetto di attacchi, anche violenti.Bisogna ripartire dal cuore del problema! Bisogna ripartire dal significato della persona! Un immigrato è un essere umano, differente per provenienza, cultura, e tradizioni, ma è una persona da rispettare e con diritti e doveri, in particolare, nell’ambito del lavoro, dove è più facile la tentazione dello sfruttamento, ma anche nell’ambito delle condizioni concrete di vita. La violenza non deve essere mai per nessuno la via per risolvere le difficoltà. Il problema è anzitutto umano! Invito, a guardare il volto dell’altro e a scoprire che egli ha un’anima, una storia e una vita è una persona e che Dio lo ama come ama me.Vorrei fare simili considerazioni per ciò che riguarda l’uomo nella sua diversità religiosa. La violenza verso i cristiani in alcuni Paesi ha suscitato lo sdegno di molti, anche perché si è manifestata nei giorni più sacri della tradizione cristiana. Occorre che le Istituzioni sia politiche, sia religiose non vengano meno – lo ribadisco – alle proprie responsabilità. Non può esserci violenza nel nome di Dio, né si può pensare di onorarlo offendendo la dignità e la libertà dei propri simili. Chers frères et sœurs de langue française, soyez les bienvenus pour la prière de l’Angélus. Ce matin, rendons grâce à Dieu pour notre Baptême. Écoutons nous aussi le Père nous redire « Tu es mon Fils bien-aimé ; en toi j’ai mis tout mon amour». L’Esprit de Dieu fait route avec nous, et il remplit notre vie de lumière et de sainteté. En prenant conscience de la splendeur de notre Baptême, soyons les serviteurs et les témoins de cette Bonne Nouvelle pour notre monde ! Que la Vierge Marie, nous aide à demeurer toujours fidèles à notre Baptême ! Bon dimanche et bonne semaine à tous !I greet all English-speaking visitors taking part in this Angelus prayer. Today, on the Feast of the Baptism of the Lord, the Church invites us to contemplate Jesus as the Messiah, the beloved Son of the Father, who gives us a share in the divine life through the gift of the Holy Spirit in the waters of Baptism. May all of us be renewed in the grace of our own Baptism and strengthened in faithful witness to the Gospel and its promises! Upon you and your families I invoke the Lord’s blessings of joy and peace.Gerne grüße ich alle deutschsprachigen Gläubigen beim heutigen Angelusgebet, besonders die Schüler aus Bad Tölz und die Pilger aus Eisenstadt. Bei der Taufe im Jordan stellt sich Jesus Christus in eine Reihe mit uns Menschen. Er ist der geliebte Sohn des Vaters und zugleich einer von uns. Durch unsere eigene Taufe werden auch wir in Christus geliebte Kinder Gottes. Wir haben Anteil erhalten am Heiligen Geist. In der Kraft dieses Geistes wollen wir leben und die Welt gestalten, wie es Gott gefällt. Der Herr geleite euch alle Tage dieses neuen Jahres mit seiner Gnade. Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española que participan en esta oración mariana, así como a quienes se unen a ella a través de la radio y la televisión. En la fiesta del Bautismo del Señor, invito a todos a renovar con alegría y convicción las promesas realizadas al recibir este Sacramento, para ser ante el mundo discípulos y misioneros de Cristo, llevando la luz de su Evangelio a todos los ámbitos de la sociedad, con la palabra y el propio ejemplo. Que en esta hermosa misión sintáis el consuelo y la compañía de María Santísima, a cuyas maternas manos encomendamos a todos los hijos de la Iglesia. Feliz Domingo.Pozdrawiam serdecznie wszystkich Polaków. Dzisiaj wspominamy chrzest Jezusa w Jordanie. Przyjmując go, Syn Boży poddał się woli Ojca, podjął publicznie zbawczą misję, uprzedził swoją śmierć i zmartwychwstanie. Wspominając swój własny chrzest pamiętajmy, że jest on fundamentem naszej więzi z Bogiem. Na nim wznośmy dom naszego życia, naszego powołania. [Saluto cordialmente tutti i Polacchi. Oggi ricordiamo il Battesimo di Gesù al Giordano. Ricevendolo, il Figlio di Dio si sottomise alla volontà del Padre, assunse pubblicamente la missione salvifica, anticipò la propria morte e risurrezione. Tornando col pensiero al nostro battesimo, ricordiamo che esso è il fondamento del nostro legame con Dio. Costruiamo su di esso l’edificio della nostra vita e della nostra vocazione.]Rivolgo infine un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana. Cari fratelli e sorelle, vi auguro di conservare viva nello spirito la luce delle feste del Natale, perché vi guidi questa luce nel cammino di ogni giorno. Buona domenica!

9 gennaio

http://www.ritiroonline.it/la%20tempesta%20sedata%2003.jpg

Mc 6,45-52

[Dopo che i cinquemila uomini furono saziati], Gesù subito costrinse i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, a Betsàida, finché non avesse congedato la folla. Quando li ebbe congedati, andò sul monte a pregare.
Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli, da solo, a terra. Vedendoli però affaticati nel remare, perché avevano il vento contrario, sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare, e voleva oltrepassarli.
Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: «È un fantasma!», e si misero a gridare, perché tutti lo avevano visto e ne erano rimasti sconvolti. Ma egli subito parlò loro e disse: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». E salì sulla barca con loro e il vento cessò.
E dentro di sé erano fortemente meravigliati, perché non avevano compreso il fatto dei pani: il loro cuore era indurito.



IL COMMENTO

Un cuore indurito non può vedere il Signore, pensa sia un fantasma. Per chi ha il cuore sclerotizzato, secondo l'etimologia greca, un uomo che ha appena sfamato migliaia di persone con due soli pesci e cinque pani non può vincere la morte. Non può camminare sul mare. Perchè i discepoli avevano il cuore indurito? Di fronte a che cosa, a chi erano induriti? L'esperienza della propria incapacità nella quale Gesù aveva operato il miracolo non aveva scalfito la corteccia spessa del loro cuore. Esattamente come Israele: aveva passato il mare, era stato miracolosamente liberato, eppure.... Eppure l'apparire della morte svela le profondità del cuore. Un mare in tempesta e un vento contrario smascherano la verità. I disepoli non hanno fede. Non avevano compreso il segno dei pani. La loro mente ed il loro cuore erano ancorati alla carne, ai suoi bisogni, ai suoi desideri. Per questo il Signore, appena compiuto il segno, costringe i discepoli a salire sulla barca e a precederlo all'altra riva. Li costringe ad entrare nella notte e nel mare. Nella morte. Il compimento della sua opera non è sfamare, ma dare la sua stessa vita. Il traguardo della sua incarnazione non è risolvere qualche problema, sistemare le cose. Lui mira molto più in alto, mira a fare dei suoi discepoli, della sua Chiesa il Popolo della Vita eterna, che custodisca una sorgente inestinguibile di Vita. Per questo la barca, immagine della Chiesa, deve passare attraverso il mare increspato dal vento contrario. La Chiesa e i discepoli devono per forza fare l'esperienza del male e della morte che si abbatte su di essi. E scoprire di non avere risorse, di non poter oltrepassasre quel limite. La paura della morte albergava nel cuore di quel pugno di uomini, e li paralizzava. Quel terrore gli aveva indurito il cuore. La scoperta fondamentale però è un'altra. Quel vento aveva solo svelato quel che in realtà covavano dentro. Noi pensiamo che siano gli eventi a trascinarci nell'angoscia e nella paura, ma non è così. Vi è qualcosa di più profondo e latente. Il Vangelo ci dice che già prima di salpare i discepoli avevano il cuore indurito. E' infatti questa la condizione esistenziale dell'uomo. La Lettera agli ebrei la descive perfettamente: "Poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anch'egli ne è divenuto partecipe, per ridurre all'impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che per timore della morte erano soggetti a schiavitù per tutta la vita" (Eb. 2,14-15). Per tutta la vita schiavi del demonio. E' lui l'autore dell'indurimento. E' lui che ha seccato e atrofizzato il cuore, depositandovi, come in Adamo ed Eva, la menzogna primordiale. Il miracolo dei pani e dei pesci ha scosso i discepoli, ma il loro cuore aveva bisogno d'altro ancora. Così per tutti noi. Abbiamo visto miracoli meravigliosi nelle nostre vite. Eppure dinnanzi alla sofferenza rimaniamo impietriti, induriti. Occorre il miracolo definitivo, che l'autore stesso del miracolo prenda dimora dentro di noi. Per questo, come recita la Lettera agli Ebrei, Gesù ha preso la nostra carne e il nostro sangue. Con questo nostro corpo ha camminato sul mare, è entrato nella morte per ridurre all'impotenza l'autore d'ogni indurimento. Il miracolo che ci aspetta non consiste nel riposizionamento dele nostre vite, del nostro carattere. No, Gesù scende anche oggi alla nostra barca, come alla Chiesa, per liberarci dalla paura donandoci il suo stesso Spirito, la sua stessa vita. Solo chi ha dentro Vita eterna, la stessa vita di Gesù, sperimenta ogni giorno di poter camminare sulle acque della storia, entrare negli eventi che ci fanno guerra, trapassare i venti contrari. Solo con la forza dello Spiritpo Santo vivificante vediamo sbriciolarsi la durezza del cuore. E' la fede, la certezza che Lui ha vinto la morte e non dobbiamo più temere, perchè la sua vittoria ci appartiene, e ci muove, e ci libera per poter amare, offrire tutto di noi per sfamare chi ci sta intorno. Ora si comprende la missione affidata ai discepoli: "Date voi stessi loro da mangiare". Di fronte a questo erano induriti, era per loro impossibile, a meno di non comprare qualcosa. Ma no, Gesù gli aveva profetizzato quello che oggi profetizza a ciascuno di noi: diventerete cibo voi stessi, da quel nulla che siete le genti si sazieranno.