DISCERNERE

Uno sguardo profetico sugli eventi

Così il Papa ferma il cardinale sulla soglia della Camera dei Lords. Per Benedetto XVI nessun sacerdote può avere incarichi politici.

Roma. Il quotidiano inglese Tablet annuncia che dal 16
al 19 settembre del prossimo anno Benedetto XVI visiterà
il Regno Unito, mentre la chiesa cattolica d’Inghilterra è
alle prese con un’altra notizia proveniente da Roma: il Papa,
comunicando la cosa al diretto interessato tramite i
consueti canali diplomatici, ha negato al cardinale Cormac
Murphy-O’Connor, arcivescovo emerito di Westminster,
il permesso di divenire membro della Camera dei
Lords. La richiesta al cardinale era stata avanzata dal premier
britannico Gordon Brown dopo che lo scorso aprile
lo stesso Murphy O’Connor, lasciando la guida della sua
diocesi e la presidenza della Conferenza episcopale d’Inghilterra
e del Galles, aveva fatto capire d’essere interessato
alla cosa. Ma il Papa, in seguito ad alcune consultazioni
con diversi cardinali della curia romana, ha preferito
bloccare tutto.
Fino a qualche settimana fa l’entrata di Murphy O’Connor
nel Parlamento britannico sembrava cosa fatta. Principalmente
in funzione di ciò, infatti, erano state lette lo
scorso aprile le dimissioni, a 77 anni compiuti, del cardinale
dalla cattedra di Westminster. Perché è vero che già
dai 75 anni in poi ogni vescovo è tenuto a dimettersi, ma è
anche vero che nel corso degli ultimi 160 anni tutti i predecessori
di Murphy O’Connor a Westminster sono morti
mentre erano ancora in carica. Murphy O’Connor, dunque,
ha rappresentato un’eccezione secondo i più motivata da
un’unica ambizione: quella, appunto, di entrare in Parlamento.
La scorsa primavera, inoltre, fu Gordon Brown a
uscire da un’udienza privata con il Pontefice dicendo che
un accordo per l’entrata di Murphy O’Connor nei Lords
era stato trovato. Ma, evidentemente, o le parole di Brown
erano infondate o successivamente Benedetto XVI ha rivisto
le proprie intenzioni.
Nelle scorse ore è stato Murphy O’Connor a spiegare al
Tablet la rinuncia a entrare nei Lords: “Quando sette mesi
fa sono andato in pensione il Papa mi ha chiesto di divenire
membro delle congregazioni dei vescovi e dell’evangelizzazione
dei popoli. Penso che questo sia il modo
migliore per me per servire la chiesa”. E, in effetti, la presenza
nelle due congregazioni non è poca cosa: il peso di
Murphy O’Connor, soprattutto nelle nomine dei vescovi
anglosassoni, è enorme. Anche se pare che il “no” del Papa
non sia arrivato semplicemente per gli incarichi che
ancora oggi ricopre il cardinale inglese nella curia romana,
bensì per ragioni tecniche. E cioè per non disattendere
quella norma che vale sempre per tutti i sacerdoti: nessun
prete può avere incarichi in politica. Tantomeno se si
tratta di un cardinale che, seppure come membro indipendente
e trasversale, intende entrare nei Lords.
Secondo Gordon Brown, Murphy O’Connor sarebbe dovuto
entrare nel Parlamento inglese per le “molteplici doti,
dalla modestia e integrità personali alla leadership nelle
grandi questioni etiche, fino alla sensibilità rispetto alla
povertà nel mondo”. E, sempre a detta del premier britannico,
la cosa sarebbe stata ben vista oltre che da tutto
l’establishment del paese anche da quei 28 vescovi anglicani,
compresi gli arcivescovi di Canterbury e di York, che
già siedono di diritto nella Camera alta.
Le parole con le quali Murphy O’Connor ha comunicato
al Tablet la rinuncia a entrare nei Lords lo confermano
come porporato di grande stile: egli ha fatto proprie le ragioni
del Papa con pragmaticità. Quella stessa pragmaticità
che ha caratterizzato il suo ministero londinese: seppure
ritenuto “liberal” perché vicino alle innovazioni liturgiche
e alle aperture sociali del post Concilio, Murphy
O’Connor non ha mai mancato di proporre la fede cristiana
come unica valida alternativa al secolarismo. Fino a dire
lo scorso aprile, il giorno del commiato dalla sua cattedrale:
“Penso che ora il pericolo maggiore per noi sia convincerci
di quello che la cultura secolare vuole farci credere
di noi stessi, cioè che stiamo diventando sempre meno
influenti e che siamo in declino”.

Il Foglio 15 dicembre 2009