DISCERNERE

Uno sguardo profetico sugli eventi

Economisti e fattucchiere

Dio non è soltanto creatore dell’universo – aspetto comune anche ad altre religioni – ma Padre «I problemi non mancano nella Chiesa nel mondo, come pure nella vita quotidiana delle famiglie. Ma, grazie a Dio, la nostra speranza non fa conto su improbabili pronostici e nemmeno sulle previsioni economiche, pur importanti.
La nostra speranza è in Dio, non nel senso di una generica religiosità, o di un fatalismo ammantato di fede. Noi confidiamo nel Dio che in Gesù Cristo ha rivelato in modo compiuto e definitivo la sua volontà di stare con l’uomo, di condividere la sua storia, per guidarci tutti al suo Regno di amore e di vita. E questa grande anima e talvolta corregge le nostre speranze umane.
Di tale rivelazione ci parlano oggi, nella Liturgia eucaristica, tre letture bibliche di straordinaria ricchezza: il capitolo 24 del Libro del Siracide, l’inno che apre la Lettera agli Efesini di san Paolo e il prologo del Vangelo di Giovanni. Questi testi affermano che Dio è non soltanto creatore dell’universo – aspetto comune anche ad altre religioni –ma che è Padre, che “ci ha scelti prima della creazione del mondo…predestinandoci ad essere per lui figli adottivi” (Ef 1,4-5) e che per questo è arrivato fino al punto inconcepibile di farsi uomo: “il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14). Il mistero dell’Incarnazione della Parola di Dio è stato preparato nell’Antico Testamento, in particolare là dove la Sapienza divina si identifica con la Legge mosaica. Afferma infatti la stessa Sapienza: “Il creatore dell’universo mi fece piantare la tenda e mi disse: “Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele” (Sir 24,8). In Gesù Cristo, la Legge di Dio si è fatta testimonianza vivente, scritta nel cuore di un uomo in cui, per l’azione dello Spirito Santo, è presente corporalmente tutta la sapienza della divinità (Col 2.9).
Cari amici, questa è la vera ragione di speranza dell’umanità: la storia ha un senso, perché è “abitata” dalla Sapienza di Dio.
E tuttavia, il disegno divino non si compie automaticamente, perché è un progresso di amore, e l’amore genera libertà e chiede libertà. Il Regno di Dio viene certamente, anzi, è già presente nella storia (là dove Egli è amato e dove il suo amore ci raggiunge) e, grazie alla venuta di Cristo, ha già vinto la forza negativa del maligno. Ma ogni uomo e donna è responsabile di accoglierlo nella propria vita, giorno per giorno.
Perciò, anche il 2010 sarà più o meno “buono” nella misura in cui ciascuno, secondo le proprie responsabilità, saprà collaborare con la grazia di Dio. Rivolgiamoci dunque alla Vergine Maria, per imparare da lei questo atteggiamento spirituale.
Il Figlio di Dio ha preso carne da Lei non senza il suo consenso. Ogni volta che il Signore vuole fare un passo avanti, insieme con noi, verso la “terra promessa”, bussa prima al nostro cuore, attende, per così dire, il nostro “sì”, nelle piccole come nelle grandi scelte.
Ci aiuti Maria ad accogliere sempre la volontà di Dio, con umiltà e coraggio, perché anche le prove e le sofferenze della vita cooperino ad affrettare la venuta del suo Regno di giustizia e di pace» [Benedetto XVI, Angelus, 3 gennaio 2010].

Nel sacramento dell’Eucaristia il Salvatore, incarnatosi nel grembo di Maria più di venti secoli fa, continua ad offrirsi come sorgente divina al Padre nello Spirito Santo. Gesù Cristo, il Verbo incarnato, crocifisso, risorto alla destra del Padre è il vero uomo. Ogni persona umana realizza interamente se stessa quando vive in Cristo, si lascia assimilare a Lui come figlia nel Figlio per opera dello Spirito Santo. Cristo è il vero uomo: l’uomo è il vivente in Cristo e pertanto la presenza eucaristica è la meraviglia di tutte le meraviglie, il compendio del Cattolicesimo.
In Cristo il Padre “ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi ed immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo” (Ef 4,5). Siamo condotti da queste divine parole all’origine del nostro esserci: alla sua radice eterna. “ci ha scelti”: ciascuno di noi è stato pensato e voluto fra tante possibili persone umane. Lo sguardo del Padre si è posato su di te, a preferenza di tanti altri: sei stato scelto. Quando è accaduto questo? “…prima della creazione del mondo”: il mondo, questo universo immenso entro cui ti senti come un granello di polvere, non esisteva ancora e il Padre ti ha pensato e voluto liberamente, ha scelto te per amore. Se dunque esisti, non è per caso.
Ma ci ha scelti e voluti in Cristo. Cioè: quando il Padre ha pensato e voluto il Cristo, ha pensato e voluto anche ciascuno di noi. Con lo stesso atto di pensiero e colla stessa decisione con cui ha pensato e voluto l’incarnazione del Figlio, ha pensato e voluto ciascuno di noi, singolarmente presi, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi.
Ogni persona umana realizza se stessa solamente in Cristo. Se siamo stati pensati e voluti nel Verbo incarnato, questi è la nostra intelligibilità, la nostra verità, il significato ultimo del nostro esserci, il tutto in rapporto al quale valutiamo e scegliamo ogni azione o moralità cristiana. Quindi non possiamo vivere senza l’incontro almeno domenicale con Cristo.
Incontro qui significa un ingresso di Cristo in noi, tale per cui siamo trasformati in Lui, viviamo in Lui e di Lui. La Sacra Scrittura usa tante immagini: la vite e i tralci, la comunione sponsale, la mutua in abitazione ed altre ancora.
Perché un incontro del genere possa accadere, Cristo infonde nell’uomo ciò che di più intimo, di più proprio c’è in Lui, il suo stesso Spirito che procede dal Padre. E’ Lui, lo Spirito che realizza l’incontro di ogni uomo col Verbo incarnato, crocifisso e risorto, il Vivente presente nel suo Corpo che è la Chiesa. Ecco perché all’inizio dell’essere cristiani e di ogni testimonianza c’è l’incontro con Gesù Cristo: mente e desiderio sono stati forgiati in funzione di Lui: per conoscere il Cristo abbiamo ricevuto il pensiero; per correre verso di Lui il desiderio, e la memoria per portarlo in continuità in noi.

Benedetto XVI: "La nostra speranza è in Dio"