DISCERNERE

Uno sguardo profetico sugli eventi

Risposta dell'Elefante alla Segreteria di stato

Il 23 gennaio il Foglio diede notizia del disappunto manifestato al Papa dal cardinal Ruini nel corso di un’udienza dei primi del mese. Oggetto del disappunto, accolto da una attenta preoccupazione del Papa e dalla sua dichiarata intenzione di appurare lo stato delle cose e decidere di conseguenza, erano le pressioni, anche di parte vaticana, che avevano avvalorato mesi prima la liquidazione del direttore di Avvenire, Dino Boffo, indotta con la pubblicazione di un documento calunnioso e falso, redatto nel più tipico stile dei regimi di polizia degli anni Trenta.

Nell’articolo del Foglio si sosteneva che il direttore dell’Osservatore Romano, Gian Maria Vian, si era lasciato usare da ambienti laici e psotfemministi, mostrando una “spregiudicata ingenuità”, e si indicava nell’informazione vaticana del Corriere della Sera lo specchio di questo improprio narcisismo curiale. Le responsabilità eventuali del segretario di stato, Tarcisio Bertone, non erano tirate in ballo neanche indirettamente, sebbene il collegamento funzionale dell’Osservatore e del primo ministro del Papa sia del tutto ovvio. Il cardinal Ruini smentì il giorno dopo di aver rivelato il contenuto di un suo incontro con il Pontefice, e noi, come sempre facciamo, doverosamente riportammo la smentita. Dopo sette giorni, il 30 gennaio, Vittorio Feltri confermava la nostra ricostruzione del “caso Boffo” con un’intervista esplicita. E poi incontrava personalmente il dottor Boffo, domandandogli (circostanza mai smentita): “Perché Vian ce l’ha tanto con lei? Perché Bertone ce l’ha tanto con lei?”.

Questi i fatti, per quanto ci riguarda. Di Gendarmerie, plichi postali e altri molti e notevoli dettagli pettegoli, sui quali si intrattiene un inusuale e febbrile comunicato della segreteria di stato vaticana, associandoli addirittura a un giudizio finale di “deplorazione” attribuito a Benedetto XVI, non ci siamo occupati che di striscio, riferendo le altrui cronache con il beneficio di inventario.

Nell’interpretazione dei fatti ci siamo comportati con la consueta libertà di tono e, pur contrari alla pena di morte, abbiamo sarcasticamente ipotizzato che nel giro di qualche tempo la Santa Sede avrebbe provveduto a “decapitare” il professor Vian, sostituendolo con un giornalista o funzionario che sia meno innamorato delle chiacchiere di portineria (4 febbraio). E giusto ieri (9 febbraio) cercavamo di spiegare le ragioni non banali, non solo di potere, del conflitto che ha opposto l’autorevole e prepotente segretario di stato all’autorevole e resistente vertice della Conferenza episcopale. Dalla violenza verbale inconcludente del comunicato ufficiale, scritto dal professor Vian dopo ben 17 giorni di esitazione, si evince che, oltre ad avvalorare la cacciata di uno stimato giornalista cattolico, delegittimandolo con un’intervista piazzata sul Corriere tra la “velina” delatoria e le dimissioni, ora si cerca di silenziare ed esporre alla gogna l’informazione laica, libera e amica che denuncia il fattaccio e ne spiega le ragioni.

Un’ultima notazione. Che il professor Vian attribuisca al Foglio, dicasi al Foglio, l’intenzione di nuocere al Papa, a Benedetto XVI, a Joseph Ratzinger, dimostra che la mancanza di senso dell’umorismo è il complemento essenziale di ogni umana vanità.