DISCERNERE

Uno sguardo profetico sugli eventi

Copiare da Dio. Philip Pullman, o di come scopiazzare le parole della Bibbia con risultati imbarazzanti

Nani appollaiati sulle spalle dei giganti.
La frase – riferita in origine
alla disputa tra gli antichi e i moderni
– torna in mente ogni volta che un romanziere
si approfitta della Bibbia
per costruirci sopra una narrazione
parassita, quasi sempre con intenti
scandalosi. Lo hanno fatto José Saramago
(“Il vangelo secondo Gesù”),
Norman Mailer (“Il vangelo secondo il
figlio”), Gore Vidal (“In diretta dal
Golgota”), Dan Brown (l’opera omnia),
un congruo numero di giallisti che
qualche anno fa si erano fissati con la
clonazione di Gesù. Buon ultimo
Philip Pullman, che a
ridosso della Pasqua pubblica
“The Good Man Jesus
and the Scoundrel Christ”,
il brav’uomo Gesù e Cristo il
mascalzone. Esiste sotto forma
di buon vecchio libro e
nel formato “Enhanced”
per iPhone: testo, audiolibro
letto dall’autore, possibilità
di passare dallo scritto al parlato
in ogni momento, interviste, video,
altri intrattenimenti per rimandare a
oltranza il momento della lettura.
Philip Pullman immagina che la
vergine Maria abbia dato alla luce
due gemelli, uno forte e in salute, l’altro
piccolo, debole e malaticcio. Immagina
che i due gemelli, una volta
cresciuti, mostrino caratteri diversissimi.
Gesù si comporta da idealista,
predica il regno di Dio, chiede alla
gente di disfarsi dei propri averi, mette
a rischio i legami familiari, fa miracoli.
Cristo calcola ogni mossa, finisce
per fare l’editing ai Vangeli, crede fermamente
nella gerarchia, pensa al
modo migliore per organizzare la
chiesa. Insomma, un Dottor Jeckyll e
un Mister Hyde, forse addirittura un
Cristo e un Anticristo, un Dio che si fa
uomo e la sua oscura controparte che
lo imita. Ottima materia romanzesca,
usata da Philip Pullman come predellino
per ribadire quel che sostiene
dalla Bussola dell’oro, primo volume
della trilogia “Queste oscure materie”.
La chiesa è un’organizzazione totalitaria
che ruba i bambini, li maltratta,
li separa dal loro animale guida
detto daimon, ostacola il libero
pensiero. Intanto Philip Pullman – ha
sessantré anni, odia Tolkien quasi
quanto J. K. Rowling, considerandoli
entrambi diseducativi e malscritti –
ha fatto sapere con un certo sdegno di
aver già ricevuto una quarantina di
lettere infuriate. Le stesse che invocò
alla conferenza stampa di presentazione,
quando gli fecero notare che il
titolo del libro poteva suonare offensivo
o blasfemo. Dimentica però di contare
quanti lettori la sua condizione di
nano sulle spalle dei giganti finora gli
ha procurato. Scelga lui se spartire i
diritti d’autore miliardari con Gesù o
con Cristo. Riconosca però che con le
sue sole forze non avrebbe avuto lo
stesso successo.

© Copyright Il Foglio 3 aprile 2010