DISCERNERE

Uno sguardo profetico sugli eventi

IL PAPA, IL GIUDICE E LA SOCIETAS (NON) PERFECTA. SULLA PEDOFILIA LA CHIESA SI ADEGUA ALLE REGOLE E ALLA MORALE LAICA? I dubbi dei fedeli

Roma. Lo scandalo degli abusi sessuali
del clero si è rivelata una tempesta perfetta
dalla quale la chiesa può sperare di
uscire solo a prezzo di un’autentica riforma,
sulla quale molto si discute. Secondo
Ernesto Galli della Loggia con Papa Ratzinger
assistiamo a una svolta epocale e
anche “laica”. Ma Giuseppe Angelini, docente
di Teologia morale alla Facoltà teologica
dell’Italia settentrionale di Milano,
non è d’accordo. “La strategia di Benedetto
XVI è realistica: la faccenda ha preso
tratti inesorabili e bisogna rispondere con
radicalità, ma da qui a dire che così finisce
la societas perfecta mi pare un’esagerazione.
In ogni caso, sulla pedofilia c’è un
giustizialismo che pecca molto di retorica
e al quale anche la chiesa in qualche modo
acconsente. Ma la giustizia nei tribunali
civili non è il massimo della giustizia.
Certo, non bisogna rimpiangere i tempi in
cui i giudici avevano un occhio di riguardo
nei confronti del clero ma è assurdo se si
dovesse arrivare a una legge che obbliga il
vescovo a denunciare un prete. Il codice
dei rapporti ecclesiastici non può essere
usato come fonte di delazione”. Eppure
anche la chiesa sembra contagiata dal giustizialismo
quando rilancia slogan come
tolleranza zero, trasparenza, ecc. “Credo
che sia una conseguenza dell’intimidazione
dei mass media”, conclude Angelini.
Anche Vittorio Messori non ritiene che
nella chiesa sia in atto una svolta. “Più che
altro il Papa e gli uomini che lo coadiuvano
tentano di stare dietro alla cosiddetta
onda mediatica. Ma non credo che la chiesa
possa mai fare propria questa tolleranza
zero perché è giusta ma è anche madre,
sa che deve condannare ma anche perdonare.
Non dimentichiamoci che il mondo
che adesso vuole la tolleranza zero nella
chiesa è lo stesso che ha dato il Nobel ad
André Gide che scrisse ‘Corydon’, saggio
socratico che affronta i pregiudizi verso l’omosessualità
e la pederastia. E’ lo stesso
mondo che accetta l’aborto ma vuole conservare
immacolati i bambini scampati all’aborto
stesso. Galli della Loggia dice che
la chiesa era una societas perfecta, un’organizzazione
che non riconosceva per principio
alcuna istanza umana a lei sovraordinata,
e che oggi è cambiata. Io dico che la
chiesa è ancora una societas perfecta e continuerà
a esserlo in quanto è il prototipo
della famiglia. Mi spiego: è risaputo che
l’ottanta per cento dei casi di abusi su minori
avvengono in famiglia. E la famiglia
come reagisce a questi
casi? Non denuncia
quasi mai ma tende a riparare
la cosa al proprio
interno. La chiesa fa lo
stesso”.
Piero Coda, presidente
dell’Associazione
teologica italiana,
fa notare che “storicamente
la chiesa non
si è mai vista come societas
perfecta in senso
assoluto, quanto piuttosto
come sale e lievito
per il mondo. Una
consapevolezza maturata
pienamente con il Concilio Vaticano
II che ribadisce la distinzione netta tra
chiesa e stato”. Una distinzione su cui si
fonda la storia dell’occidente. “E’ un guadagno
che resterà sempre. Il cammino della
società occidentale induce la comunità
ecclesiale a essere più radicalmente fedele
alla sua vocazione”. Coda non vede nello
stile di Ratzinger un cedimento allo spirito
giustizialista del tempo. “No, è semplicemente
il Vangelo: dare a Cesare quel
che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. I
tribunali civili facciano il loro mestiere e
la chiesa il suo. Questa, però, può essere
l’occasione perché i cristiani recuperino
la loro coscienza profetica”.
“Quella di Galli della Loggia
è un’operazione raffinatissima:
anni fa rivendicava
il merito di aver dato la
parola a noi laici cattolici,
oggi sdogana nientemeno
che il Papa e la chiesa
intera”, dice Domenico
Delle Foglie, direttore
di Piuvoce.net. “Nel
suo schema la società
laica onesta, virtuosa,
detta le regole
della buona prassi
alla chiesa, a tal punto
da spingerla, lei
che è peccatrice immonda,
alla riforma. In
realtà, il tempo della laicità è il tempo
del pansessualismo che ha impregnato
la società civile, solo la chiesa ha continuato
a perseguire la virtù che tenesse insieme
sessualità e procreazione”. Galli della
Loggia sostiene che il Papa gestisce il dossier
preti pedofili in totale sintonia con la
società civile. “Non è vero – ribatte Delle
Foglie – Benedetto XVI ha fatto queste
scelte nel nome dell’esigenza di purezza
della chiesa intesa appunto come società
perfetta, cioè pura, in cui era chiara la distinzione
tra peccato e reato. Se poi uno
non ricorda che l’operazione viene fatta
dal Papa all’interno dell’anno sacerdotale,
fa un peccato intellettuale. E’ una scelta di
autoriforma fondata sulla purezza del prete.
Benedetto XVI non ha affatto ceduto allo
spirito del tempo, lui è un profeta e non
un gregario”.
Secondo lo storico Paolo Prodi, Galli
della Loggia “ha colto il grave momento di
disagio e la determinazione del Papa nell’affrontarlo.
Però storicamente non è vero
che chiesa e stato siano sempre state due
società perfette, è una realtà complessa
sviluppata nel corso di secoli”. Per Prodi
la questione degli abusi sessuali del clero
“non è un fenomeno marginale ma mette
in discussione l’assetto complessivo della
chiesa. Non è un caso che dopo decenni
abbiamo sentito parlare di chiesa d’Irlanda,
chiesa di Germania. E’ necessaria una
riforma delle istituzioni ecclesiastiche”.
Davanti alla chiarezza di Ratzinger risaltano,
secondo Prodi, “le incertezze del segretario
di stato e del suo predecessore. Hanno
prevalso ragionamenti politici, s’è parlato
di congiure. Il fatto è che la segreteria
di stato non è più un organo adatto per
svolgere una funzione di coordinamento
delle chiese locali”. E il Papa la scavalca
con le sue prese di posizione. “Esatto, ma
non può evitare di trarne le conseguenze”.
Per Galli della Loggia la conseguenza è
che la chiesa si è adeguata al paradigma
laico per cui, alla fine, l’occidente sarà
sempre meno cristiano e il cristianesimo
sopravviverà – se sopravviverà – come
espressione culturale dell’occidente. “Io
penso proprio il contrario. Se perde il senso
della differenza tra peccato e reato, la
dialettica tra coscienza e legge positiva,
l’occidente non esiste più”. E nemmeno la
chiesa. “Infatti, deve restare ben chiara la
libertà del cristiano di fronte alle leggi dello
stato. Quando invece la chiesa fa ricorso
alla politica per trasformare il peccato in
reato diventa vittima di questo ricorso,
perde la propria ragion d’essere”.

Marco Burini


Il modo in cui Benedetto XVI sta facendo
piazza pulita del personale ecclesiastico
implicato in vicende di abusi sessuali segna
“una svolta storica”, ha scritto ieri Ernesto
Galli della Loggia sulla prima pagina
del Corriere della Sera. “Per la prima
volta la chiesa cattolica si spoglia di sua
spontanea volontà di ogni funzione di intermediazione
– e per ciò stesso, inevitabilmente,
di ‘protezione’ – nei confronti dei
propri membri… Qualunque membro del
clero, non importa il suo grado, abbia avuto
comportamenti sessuali illeciti ha l’obbligo,
per così dire, dell’autodenuncia e di
affrontare quindi le conseguenze dei propri
atti davanti alla giustizia laica… In
nessun modo, insomma, il peccato fa più
da schermo al reato”. Anzi, aggiunge Galli
della Loggia, di fronte alla pedofilia la
chiesa rinuncia a essere societas perfecta
e “si conforma al punto di vista della società”
laica. La società occidentale, beninteso,
data la diversa sensibilità su questo
tema di altre società come quelle islamiche
o afro-asiatiche: “Forse è vero che il
futuro dell’occidente si avvia a non essere
più un futuro cristiano; ma ciò nonostante,
in un modo o nell’altro e chissà ancora per
quanto tempo, il cristianesimo continuerà
a essere essenzialmente occidentale”

Il Foglio 27 aprile 2010