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Invece ci siamo dovuti accontentare di una disordinata e inconcludente carrellata di casi singoli, discutibile nei metodi e sovraeccitata nei toni. Basti pensare alle accuse rivolte al Papa dal New York Times e dall’Associated Press che poi si sono rivelate entrambe frutto di traduzioni imprecise – la prima perché fatta con Yahoo translator, la seconda per scarsa conoscenza del latino e del diritto canonico.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: non è aumentata la consapevolezza, non si è contribuito ad arrestare il fenomeno (anche perché i casi sono in gran parte vecchi e chiusi), né si sono aiutate le vittime. L’unico risultato è stato quello di screditare il buon nome della Chiesa – dipinta come una congrega di pederasti e insabbiatori. Tanto che non c’è bisogno di essere esperti di comunicazione per farsi venire il sospetto che la lotta alla pedofilia non fosse il vero obiettivo.
Ma è ancora più interessante notare cosa è successo altrove. Da tutto il mondo (non solo dai cattolci) si è sollevata un straordinaria ondata di controinformazione. Basta fare un giro su internet per capire dove sono finiti i dati e le statistiche, dove sono le voci degli esperti. Basta visitare anche solo i blog dei giornalisti vaticanisti per capire dove ha trovato spazio chi era veramente titolato ad esprimere giudizi sulla vicenda. E il paradosso è che molti di quei dati sono stati forniti proprio da parte cattolica.
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Di fronte a tutto questo viene voglia di domandarsi: chi sono i veri insabbiatori?
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