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Uno sguardo profetico sugli eventi

Germania, libro choc sul «futuro islamico». Ed è bufera...

L'autore è Thilo Sarrazin, 65 anni, ex ministro delle Finanze socialdemocratico della città-Stato di Berlino ed attuale componente del direttorio della Bundesbank. «Lo Stato e la società tedesca nel giro di poche generazioni verranno presi in mano dai migranti». «La forte presenza della comunità turca e l'immigrazione dai paesi musulmani rischiano in un paio di generazioni di cambiare il volto della Germania, trasformandola in un Paese islamico». «Non vorrei che noi diventassimo stranieri in patria»…



«La forte presenza della comunità turca e l'immigrazione dai paesi musulmani rischiano in un paio di generazioni di cambiare il volto della Germania, trasformandola in un Paese islamico». Lo sostiene in un suo libro in uscita il 30 agosto Thilo Sarrazin, 65 anni, ex ministro delle Finanze socialdemocratico della città-Stato di Berlino ed attuale componente del direttorio della Bundesbank.

Il settimanale «Der Spiegel» ha pubblicato un ampio estratto del libro di Sarrazin, dal titolo «La Germania si distrugge da sola - Come mettiamo a rischio il nostro Paese», pubblicato dalla casa editrice «Deutsche Verlags-Anstalt» (Dva), appartenente al colosso mediatico Bertelsmann. «Non desidero che il Paese dei miei nipoti e pronipoti diventi in gran parte musulmano, nel quale si parli prevalentemente turco e arabo, dove le donne portano il velo ed il ritmo della giornata è scandito dai muezzin. Se voglio questo, posso prenotare una vacanza in Oriente», scrive Sarrazin. «Ogni società ha il diritto di decidere chi vuole accogliere ed ogni Paese ha il diritto di salvaguardare la propria cultura e le sue tradizioni. Queste riflessioni sono legittime anche in Germania ed in Europa». «Non vorrei che noi diventassimo stranieri in patria», scrive ancora il manager della Buba, secondo il quale «il confine geografico e culturale dell'Europa va chiaramente tirato sul Bosforo e non al confine della Turchia con l'Iraq e l'Iran».

Sarrazin sottolinea che attualmente in Germania vivono 3 milioni di turchi e se il tasso di fertilità dei migranti in generale rimarrà più elevato di quello della popolazione autoctona, «lo Stato e la società (tedesca, ndr) nel giro di poche generazioni verranno presi in mano dai migranti». Nel suo libro Sarrazin cita l'intervista concessa nel 2004 dall'uomo d'affari tedesco di origine turca, Vural Oger, al quotidiano «Hurriyet», in cui affermava che «nel 2100 ci saranno in Germania 35 milioni di turchi e 20 milioni di tedeschi. Ciò che il sultano Solimano iniziò nel 1529 con l'assedio di Vienna, lo realizzeremo noi con la popolazione, con i nostri potenti uomini e le nostre sane donne». Sarrazin aggiunge che «sul piano culturale e di civiltà, la visione della società ed i valori propri ai migranti costituiscono un regresso».

Il manager sottolinea che solo il 33,9% dei migranti sul suolo tedesco guadagna la propria esistenza lavorando, con il rimanente che vive a spese dello Stato, mentre grazie a questi sussidi «una famiglia con diversi figli porta a casa oltre 3mila euro al mese». Sarrazin scrive che qualunque migrante riesce a mettere piede in Germania ed a rimanerci, grazie ai sussidi dello Stato «si assicura un reddito che non otterrebbe mai lavorando nel suo Paese d'origine. Questa prassi non esiste nei Paesi tradizionalmente aperti all'immigrazione come Stati Uniti, Canada ed Australia, poiché «negli Usa i migranti non ricevono un centesimo, per questo non vanno là, ma stanno in Germania». La tesi di fondo del libro è che «ci vorranno poche generazioni per farci diventare una minoranza nel nostro Paese. Questo non è solo un problema della Germania, ma di tutti i popoli europei».

Intanto nell'imminenza dell'uscita del libro, il presidente del «Vereinigte Migrantenpartei» (il partito unificato dei migranti), Vlad Georgescu, ha lanciato un invito a boicottare le pubblicazioni del gruppo Bertelsmann, poiché a suo avviso «non è accettabile che la presidente Liz Mohn non abbia esercitato la sua influenza per negare questa piattaforma a Sarrazin».

Il Giornale articolo di lunedì 23 agosto 2010