DISCERNERE

Uno sguardo profetico sugli eventi

Stalker: Parole mutanti

Mi impressiona che la parola stalker abbia assunto un significato del tutto negativo. Ieri sui giornali vi erano titoli, per via di un tragico fatto di cronaca, con questa parola, intendendo un persecutore molesto, di solito di genere maschile, pur essendoci più rari casi anche femminili. Si tratta di quei ex mariti, di quei ex fidanzati che non si rassegnano alla fine di una relazione e diventano ossessivi fino alla violenza fisica, fino alla morte. Invece il termine Stalker mi fa venire in mente l’omonimo e poetico film di Tarkovskij (1979), in cui lo Stalker è un inseguitore di verità sui propri desideri; è un uomo di fede, anzi è un povero di spirito, come ha notato Raul Bucciarelli nel suo bel sito in costruzione su tutto l’artista Tarkovskij . Dice lo Stalker: “La debolezza è potenza, e la forza è niente. Quando l'uomo nasce è debole e duttile, quando muore è forte e rigido, così come l'albero: mentre cresce è tenero e flessibile, e quando è duro e secco, muore. Rigidità e forza sono compagne della morte, debolezza e flessibilità esprimono la freschezza dell'esistenza.“ Penso che rivedrò questo film il prossimo fine settimana, però solo se piove. Ce l’ho ancora in VHS. Quanto sono antica…

scritto da pescevivo



Stalker

(1979)

Сталкер

"E prega, prega pure! Più entri nella Zona, più ti avvicini al cielo…"

IceStormStalker



Sono sincero: sono un appassionato di questo film. Non posso nasconderlo. In questo spazio web Stalker occuperà uno spazio sostanziale. Stalker è un film straordinario. E’ il film dove il regista riesce a costruire meglio in maniera visiva il suo pensiero. . . Per capire Tarkovskij bisogna guardare Stalker....molte volte...


E' fuggita l'estate,
più nulla rimane.
Si sta bene al sole.
Eppur questo non basta.

Quel che poteva essere
una foglia dalle cinque punte
mi si è posata sulla mano.
Eppur questo non basta.

Ne' il bene ne' il male
sono passati invano,
tutto era chiaro e luminoso.
Eppur questo non basta.

La vita mi prendeva,
sotto l'ala mi proteggeva,
mi salvava, ero davvero fortunato.
Eppur questo non basta.

Non sono bruciate le foglie,
non si sono spezzati i rami...
Il giorno è terso come cristallo.
Eppur questo non basta.

Arsenij Tarkovskij.




« La debolezza è potenza, e la forza è niente. Quando l'uomo nasce è debole e duttile, quando muore è forte e rigido, così come l'albero: mentre cresce è tenero e flessibile, e quando è duro e secco, muore. Rigidità e forza sono compagne della morte, debolezza e flessibilità esprimono la freschezza dell'esistenza. »

(lo Stalker)

Andrej Tarkovskij realizza un cinema di poesia: la sua filosofia passa attraverso l'emozione delle sue immagini.
Scomparso nel 1986, propose nella sua scarna filmografia uno stile e una sintassi cinematografica del tutto originali,
tanto che il suo nome è entrato a pieno diritto nella storia del cinema. Stalker è un film lirico, in cui la natura sembra
ribellarsi alla cultura.
Liberamente ispirato al racconto lungo, Picnic sul ciglio della strada (1971) dei fratelli Arkadij N. e Boris N. Strugackij,
scrittori di fantascienza che l'hanno sceneggiato, il 5° film di A. Tarkovskij, l'ultimo che girò nell'URSS, è, nella sua
enigmatica compattezza, un'opera affascinate. Non è difficile riconoscere nello “stalker”, e nei suoi congiunti, le figure dei
“poveri di spirito” dostoevskiani, degli umili evangelici che hanno bisogno della fede per mantenere accesa una scintilla di
speranza e che si contrappongono agli intellettuali (perché ormai, abbandonato ogni illusorio tentativo di intervento nella
Storia, dei politici Tarkovskij più non si cura). Sotto il segno dell'acqua, non sembra sibillino il tema della
contrapposizione tra la rigidità – forza e la flessibilità – debolezza che corrisponde alla vita
Stalker è una straordinaria
riflessione sul destino dell’Uomo e sul suo difficile rapporto con l’ Universo e con il soprannaturale. Vi si
dibattono, in una riflessione filosofica di impressionante visualità , i temi della Verità Assoluta
e della Coscienza Morale dell’individuo che si pone di fronte ad un insondabile ignoto.....

La trama in breve
Uno scrittore e uno scienziato si fanno accompagnare da uno Stalker nella Zona un luogo misterioso e proibito in cui risiedono forze soprannaturali in grado di far avverare ogni desiderio a chiunque vi entri. Il viaggio verso la Zona è pieno di insidie e false strade. Il paesaggio si modifica di continuo cosicché è impossibile ritornare indietro dalla stessa strada o

ritaglio07

percorrere una scorciatoia senza perdersi. I tre uomini dopo aver passato un posto di blocco della polizia e rischiato la vita, avanzano dapprima su vecchie rotaie e vlcsnap-7764171

quindi dentro tubi di fognatura epassaggi putridi che permetteranno di raggiungere la Zona circondata da macerie e da distruzione. Per ognuno di loro la Zona rappresenta qualcosa di unico Lo scrittore desidera poter trovare l’ispirazione per rinverdire la sua fama e lo scienziato vuol trovare la scoperta che gli valga onori e riconoscimenti . Lo Stalker invece crede che la Zona sia un miracolo e per questo un luogo degno del massimo rispetto perché ha il potere di rendere più felice


vlcsnap-7764557

l’umanità. Lo scienziato però ha capito di trovarsi in un bunker da cui un collega lo ha sempre tenuto lontano.
Approfitta di un telefono per dirgli di averlo trovato e riceve dal collega un’accusa di essere invidioso e vendicativo nei suoi confronti mettendolo
comunque in guardia sulle possibili conseguenze. Inoltre, lo scienziato trova disponibilità di una bomba
e cerca di far saltare in aria la stanza dei desideri, ma, poi
vlcsnap-7764659

cambiando opinione la getta in acqua. Entrambi decidono di non entrare nella stanza magica perché, bloccati dalla loro razionalità, ne hanno paura.
Allo Stalker non resta che ritornare tra le braccia della moglie e della figlia con la disperazione nel cuore perché gli uomini non riescono a credere più a
niente e non sono grati alla sua opera. Nessuno ha più bisogno di quella stanza.
vlcsnap-7764969

Come ho già scritto questo è il film più compiuto del regista. Nella monolitica semplicità del racconto, Tarkovskij riesce a creare una atmosfera magica, disturbante e nello stesso tempo irresistibilmente affascinate.... Scrive Luca Blanc nella sua tesi di laurea del DAMS di Bologna dedicata al film:

Perché Stalker. Ho scelto questo film per la sua unicità. Stalker non
doveva esistere, eppure c’è. Esso è una sfida a qualunque logica di
mercato e di intrattenimento, di più, un affronto alla logica stessa.
Stalker è insostenibile , nel senso che la posizione che propone non
può in partenza e ssere difesa. Tarkovskij si scaglia contro la società
moderna, non accorgendosi di esserne l’incarnazione e la maggiore
e più matura espressione. L’uomo occidentale ha subito il crollo ,
lento ma inesorabile, delle certezze che da sempre lo sorreggevano
ponendolo al centro dell ’universo.



La ipnotica sequenza ferroviaria di avvicinamento alla Zona

Scrive sempre Luca Blanc:

Lo Stalker, il Professore e lo Scrittore
sono sul carrello, finalmente in viaggio verso la Zona. Ormai più
nulla li può fermare dal mistero che lì li aspetta. Se fino a poco
prima potevano ancora venir feriti e strisciare fino al l’avamposto
per farsi recuperare, ora il dado è tratto. La decisione presa di
affrontare la Zona, un po’ per scherzo, un po’ per curiosità, un po’
per tentazione, ora diventa una cosa seria . La Zona ora fa davvero
parte del loro destino. Non saranno mai più come gli altri rimasti
fuori , il mondo che si lasciano alle spalle apparirà diverso ai loro
occhi una volta tornati. Saranno alieni in patria , per sempre. Il
silenzio cala allora nel gruppo, un interrogativo del lo Scrittore
viene lasciato senza risposta. Pensieri , aspettative, tensioni, paure,
ripensamenti , ricordi di tutta una vita di svincoli che li ha condotti
fin lì si intrecciano nei primi piani dei tre incredibili attori , ripresi
in un bianco e nero stupendamente contrastato. A questi si
aggiungono i pensieri di tutti gli spettatori , portati a riflettere a
loro volta dopo tre minuti buoni di silenzio....


“ In Stalker – scrive il regista – si può definire fantascienza soltanto la situazione di partenza, che ci tornava comoda perché ci aiutava a definire in maniera più plastica e rilevata il conflitto morale per noi fondamentale del film. Invece, per quanto riguarda la sostanza di ciò che accade ai protagonisti, non vi è nulla di fantastico. Il film è stato fatto in modo tale che lo spettatore abbia l’impressione che tutto sta accadendo ora, che la Zona è qui, accanto a noi. Mi hanno sovente domandato che cos’è la Zona, che cosa simboleggia, ed hanno avanzato le interpretazioni più impensabili. Io cado in uno stato di rabbia e di disperazione quando sento domande del genere. La Zona come ogni altra cosa nei miei film, non simboleggia nulla: la Zona è la Zona, la Zona è la vita: attraversandola l’uomo o si spezza, o resiste. Se l’uomo resisterà dipende dal suo sentimento della propria dignità, della sua capacità di distinguere il fondamentale dal passeggero.” (A. Tarkovskij, Scolpire il tempo, trad. it. II ed. Milano 1995, p. 178)


LoStalker afferma:

“la Zona è forse un sistema molto complesso di trabocchetti, e sono tutti mortali. Non so cosa succeda qui, in assenza dell’uomo, ma appena arriva qualcuno, tutto si comincia a muovere…le vecchie trappole scompaiono, ne appaiono di nuove. Posti prima sicuri, diventano impraticabili. E il cammino si fa ora semplice e facile, ora intricato fino all’inverosimile. E’ la Zona. Forse a certi potrà sembrare capricciosa, ma in ogni momento è proprio come l’abbiamo creata noi, come il nostro stato d’animo. Non vi nascondo che ci sono stati casi in cui la gente è dovuta tornare indietro a mani vuote. Alcuni sono anche morti proprio sulla porta della stanza. Ma quello che succede non dipende dalla Zona, dipende da noi”

Una eccellente recensione del film trovata su internet offre straordinari spunti di riflessione:
di vulgar hurricane Film.tv.it Settembre 2006


.....Stalker si presenta come uno splendido racconto di formazione, la cui eccezionalità consiste nel fatto che lo spettatore stesso, seppur inconsapevolmente, è catapultato all’interno di questo percorso. E il bello è che, suo malgrado, non potrà uscirne indenne. Perché se nel film sembra succedere di tutto, mentre in realtà accade ben poco, in modo speculare, nello spettatore, sembra non dover succedere nulla, mentre in realtà accade di tutto. Di questo, tuttavia, possiamo rendercene conto solo alla conclusione (molto ardua, lo ammetto), se stiamo stati attenti allo svolgimento della trama.......

.......il film si trasforma in un feroce atto d’accusa contro la povertà spirituale del tempo attuale e degli uomini che lo vivono, sempre pronti a distruggere e a dubitare di ciò che non possono toccare e “capire” (ossia, classificare con le loro inadeguate categorie concettuali). Tarkovskij mette lo spettatore dinnanzi alla sua stessa incredulità: le aspettative iniziali, la sconsolante smentita successiva, il colpo di scena finale. Tutto concorre a sbatterci in faccia la nostra stessa pochezza d’animo, la nostra facilità nel DUBITARE DELL’ESISTENZA DELLE COSE BELLE, il nostro cinismo, spietato deturpatore di ogni genuina fantasia. E così, quel percorso di formazione che non si realizza per i personaggi del film, può tuttavia completarsi in noi stessi, e completare noi stessi, se solo lo volessimo........

......Cos’altro è, quindi, la Zona, se non una splendida, limpida metafora che riflette alla perfezione la condizione esistenziale degli uomini? La Zona è l’incarnazione delle nostre paure, delle nostre insicurezze, ma anche delle nostre fantasie e speranze, della nostra magia interiore. E’ l’incarnazione, pure, dei nostri fallimenti, come dimostra la mancanza di fede e coraggio che impedisce allo scienziato e allo scrittore di entrare nella stanza dei desideri dopo che hanno speso tanta fatica per arrivarvi e per ottenere quindi la felicità. Felicità che tutti gli individui cercano disperatamente, ma che ben pochi sono tuttavia disposti ad afferrare davvero scegliendo di abbandonarsi a ciò che non comprendono ma che può comunque illuminare la loro vita, come fa lo stalker. Che mai ha smesso di credere in quello che fa, che mai ha cercato di entrare nella famigerata stanza, perché la contemplazione stessa della Zona- cioè della Vita- già di per sé rappresenta la sua massima aspirazione, e la sua più grande gioia......



http://tarkovskij.altervista.org/
© 2009 Raul Bucciarelli