DISCERNERE

Uno sguardo profetico sugli eventi

Indagine della società italiana di pediatria Internet e televisione «padroni» degli adolescenti italiani

I due media dominano la vita e condizionano percezione di sè , relazioni e comportamenti, fra cui fumo e consumo di alcol e droga e abitudini alimentari

PISA - Saranno presentati venerdì 18 dicembre a Pisa – nell’ambito del Convegno «La Società degli adolescenti», i risultati dell’ edizione 2009 dell’indagine su «Abitudini e Stili di vita degli adolescenti», che la Società italiana di Pediatria realizza annualmente dal 1997. L’indagine – che ha il Patrocinio del Ministero della Gioventù - viene svolta annualmente dal 1997 su un campione nazionale di 1300 studenti delle scuole medie inferiori di età compresa tra gli 12 e i 14 anni. Queste le prime anticipazioni.

FENOMENO FACEBOOK - Continua la crescita dell’utilizzo di Internet da parte degli adolescenti italiani che diventa prevalentemente femminile. È facebook il fenomeno dell’anno: alla ricerca di amici sconosciuti «purchè siano fighi». L’utilizzo tra gli adolescenti del Pc, ed in particolare di Internet, è cresciuto, dal 2000 ad oggi, in modo costante e netto. Nel 2000 solo il 37% aveva in casa un personal computer (nella grande maggioranza dei casi senza collegamento ad Internet) e ad aver navigato in Internet (almeno una volta) era poco più del 5%. Oggi il 97% ha un computer in casa (il 16% ne ha addirittura più di due) il 51% (55% delle femmine) si collega tutti i giorni ad Internet e il 16,7% lo fa per più di 3 ore al giorno. Chat e messenger sono utilizzati da oltre il 75% degli adolescenti e circa l’80% è abituale frequentatore di You Tube (il 22% ha già inviato un suo filmato). Il 41% ha un suo blog, nel quale inserisce prevalentemente foto e musica (e le femmine, molto più dei maschi, inseriscono anche proprie riflessioni sulla famiglia, le amicizie, l’amore…). Su facebook, fenomeno dell’anno, ha già la propria scheda oltre il 50% degli adolescenti (53% delle femmine) e un ulteriore 17% dichiara di essere in procinto di iscriversi. La gara è avere più amici possibile è quindi ci si propone a sconosciuti, ad una condizione (come ha raccontato una tredicenne coinvolta in uno dei focus group realizzati a corollario dell’indagine) «che siano fighi». Il computer è, inoltre, diventato sempre più «personal», nel senso che oltre il 54% lo ha nella propria camera e il 21,7% naviga in Internet la sera tardi prima di addormentarsi. «Un aspetto – sottolinea Giorgio Rondini dell’Università di Pavia, già Presidente della Società Italiana di Pediatria e ideatore, con Gian Paolo Salvioli e Maurizio Tucci , dell’indagine SIP sugli adolescenti – che evidenzia come i ragazzi siano sempre più autonomi, e probabilmente poco controllati, nella navigazione in Internet».

CHAT CON SCONOSCIUTI - Aumentano i comportamenti a rischio nell’utilizzo di Internet. Numero di telefono, foto (anche provocanti) e disponibilità ad un incontro dati a sconosciuti con sempre maggior disinvoltura. E la disponibilità aumenta in modo significativo all'aumentare del tempo che abitualmente si trascorre in Internet. Gli sconosciuti interlocutori sono naturalmente nella grandissima maggioranza dei casi altri adolescenti – rassicura Gian Paolo Salvioli, Direttore del Dipartimento di Scienze Ginecologiche,Ostetriche e Pediatriche dell'Università di Bologna e Presidente del Convegno - ma abituarsi ad abbassare le difese è certamente un rischio grosso che si corre».

CRESCE ANCHE LA TELEVISIONE - Dopo due anni di calo (dovuto all’erosione praticata da Internet) torna a crescere (in termini di ore di visione al giorno) il consumo di televisione da parte degli adolescenti. A guardarla più di 3 ore è il 23% del campione (25% dei maschi) e non a fronte di un nuovo travaso, perché anche il consumo quotidiano di Internet continua a crescere. A questo si aggiunge che sono proprio i grandi fruitori di televisione ad essere anche i più assidui frequentatori della rete e dagli incroci sulle risposte emerge che più del 7% degli adolescenti intervistati ha dichiarato di passare più di tre ore al giorno sia davanti alla TV che in Internet. C’è quindi una significativa percentuale di giovanissimi che passa, in media, 4-5 ore al giorno davanti ad un monitor. Chi guarda più televisione si trascina dietro anche tutta una serie di comportamenti negativi strettamente correlati.
Gli effetti negativi del consumo televisivo su abitudini e comportamenti adolescenziali li evidenziamo ormai da anni e sono particolarmente significativi non solo per quanto riguarda comportamenti direttamente correlati alla TV, ma anche per quanto concerne le abitudini alimentari, la percezione del sé, il rapporto con il bullismo, la percezione del rischio e la abitudine ad assumere comportamenti considerati rischiosi, il rapporto con la famiglia e con il sesso, l’addiction (fumo, alcol, droghe) . Quest’anno per la prima volta sono state confrontate le risposte del campione nazionale con quelle di chi ha dichiarato di trascorre in Internet più di tre ore al giorno e si ritrovano (in alcuni casi in modo addirittura amplificato) le criticità che si osservano per i grandi fruitori di TV , In particolare si osserva, tra chi frequenta maggiormente la rete, una maggiore tendenza a considerare accettabili comportamenti di tipo razzista.

FUMO, ALCOOL E DROGA - Circa un adolescente su tre dichiara di fumare sigarette (al sud la percentuale dei fumatori sale al 36%). E Alessia (nome di fantasia, ma tredicenne vera) in un focus group ha detto: «È un anno che ho smesso ma l’anno scorso fumavo tantissimo». L’8% (nel 2007 era il 4,7%, nel 2008 il 6,4%) ha anche dichiarato di «farsi le canne». Percentuale certamente sottostimata specie se si considera che il 37% ha dichiarato di avere amici che fumano canne. Il 5% conosce amici che hanno fatto uso di ecstasy (solo lo 0,3% ha ammesso di averne fatto personalmente uso) e il 9,1% conosce amici che hanno provato la cocaina (non è stata posta la domanda diretta sull’uso). Il 40% beve vino, il 50% (57% dei maschi) birra, e il 22,4% liquori. E il 13,3% (17,7% al centro Italia) si è ubriacato almeno una volta. Il 20,2% trova ragionevole assumere farmaci o integratori per migliorare le prestazioni sportive (era il 18% nel 2008). Se troppa televisione e troppo Internet inducono gli adolescenti ad una maggiore esposizione a droghe, fumo ed alcol, anche il consumo di alcol è un indicatore importante dei comportamenti. Ad esempio, gli adolescenti che bevono più sostanze alcoliche hanno una percezione del rischio significativamente più bassa degli altri, ma più spesso compiono azioni che loro stesso riconoscono come rischiose (80% vs 67% del campione nazionale). «L’abitudine ad assumere sostanze alcoliche – evidenzia Giorgio Rondini – oltre a compromettere il sano e corretto sviluppo di un adolescente è spesso il primo passo verso l’uso di sostanze. Dalla ricerca emerge che il 8% degli adolescenti intervistati ha già fumato “canne”, il 5% conosce amici che hanno provato l’ecstasy e addirittura il 9% conosce amici che hanno provato la cocaina. Inoltre, rispetto a quanto avveniva in passato, si è significativamente abbassata l’età in cui gli adolescenti entrano in contatto con la droga e quindi lo fanno con ancora minor consapevolezza dei danni che ciò produce».

SESSO - Il 66,7% degli adolescenti intervistati dichiara di avere (o avere già avuto) il ragazzo o la ragazza. Se ciò non implica, naturalmente, che abbiano avuto rapporti sessuali, indica comunque una contiguità col sesso. E a questo proposito il 63% dei maschi e il 44% delle femmine dichiara di avere, sul sesso, tutte le informazioni che ritengono necessarie. La loro fonte di informazione di gran lunga prevalente è, però, il gruppo dei pari (64%), mentre continua a diminuire la percentuale di chi si rivolge ai genitori (mamma 29%, era al 33% nel 2008; papà 17%, era al 19% nel 2008). Il 22% dei maschi e il 14% delle femmine si affidano, invece, ai forum o alle chat su Internet. Interessante ciò che pensano a proposito dell’età in cui inizia ad essere ragionevole avere rapporti sessuali completi. Il 12% circa indica 14 anni (la loro età), mentre il 22% indica 16 anni e un altro 22% 18 anni La maggioranza (41,5%) è però propensa a sostenere che non ci sia una età precisa, ma che è importante “sentirsi pronti”. Come già osservato, la percentuale di coloro che indicano nei 14 anni l’età-soglia aumenta in modo significativo con l’aumentare del tempo che trascorrono in Internet e davanti alla TV.
È evidente, in questo, il ruolo giocato dai due media nella preconizzazione della sessualità e, più in generale, dei comportamenti di tipo adulto. E per apparire più grandi (cosa che desidera oltre il 40% degli intervistati) l’espediente che considerano più importante per le femmine è il truccarsi (lo indica il 21%), poi il modo di vestirsi (16,1%) e, a distanza, (6,8%) il cercare di comportarsi in modo più maturo. Per i maschi, invece, è il modo di vestire (11%) l’espediente più utilizzato.

FAMIGLIA - Le regole che i genitori danno sono considerate adeguate (né troppe né poche) dal 70% degli adolescenti senza differenze tra maschi e femmine. Nonostante le «eque regole» oltre il 27% degli adolescenti afferma di rispettarle raramente o mai. E dalla ricerca emerge – inevitabile conseguenza di una genitorialità molto debole - che l’influenza dei genitori sulle decisioni che li riguardano è addirittura minore di quella che gli stessi adolescenti considererebbero ragionevole.

BULLISMO - Il 64% degli adolescenti intervistati dichiara di aver assistito a fenomeni di bullismo. Un dato fortunatamente in calo rispetto agli anni passati (75% nel 2007), anche se c’è da chiedersi se ciò sia dovuto ad una reale contrazione del fenomeno o ad una sorta di «assuefazione». In ogni c’è ancora un consistente 41% che se fosse vittima di un bullo non lo rivelerebbe ad un adulto ma cercherebbe di risolvere la cosa da solo.Il 71% giudica comunque male chi si comporta da bullo, ma c’è un 5,4% dei maschi che lo considera i bulli «tipi in gamba».

RAPPORTO CON GLI ADULTI - Il rapporto con la «società degli adulti». Che un adolescente abbia come interlocutore privilegiato un suo coetaneo, anche se si trova di fronte ad un problema da risolvere, è un atteggiamento comprensibile. Va però segnalato come nel tempo è progressivamente diminuita la percentuale di chi si rivolge anche ad un adulto. Solo dallo scorso anno la «mamma» è scesa dal 42% al 36,4%; il papà dal 20% al 16%; gli insegnati dal 3,3% al 2,6%, mentre aumenta sempre il ricorso agli amici dal 44,7% al 50,2%. «D’altra parte – afferma Maurizio Tucci, curatore dell’indagine - non sembra che i genitori facciano molti sforzi per cercare di incentivare il dialogo con i figli. È significativo osservare che il momento di maggior consumo televisivo da parte degli adolescenti non è il pomeriggio, quando presumibilmente sono soli a casa (65%), ma durante i pasti (86,3%) quando è verosimile che ci siano anche i genitori e che siano proprio i genitori a volere la TV accesa». Gian Paolo Salvioli sottolinea invece un altro aspetto emerso dalla ricerca: «Gli adolescenti che vivono con un solo genitore hanno complessivamente atteggiamenti e comportamenti più critici rispetto a quelli che vivono in una famiglia unita. Da una maggiore contiguità con alcol e droghe a una peggiore percezione del proprio aspetto fisico. A ciò si aggiunge, il che contribuisce a creare un circolo vizioso, che gli adolescenti mono-genitore trascorro più tempo davanti alla TV e in Internet». Allargando dalla sfera privata ad una socialità più allargata, la fiducia degli adolescenti è prevalentemente rivolta alle forze dell’ordine (si fida di polizia e carabinieri) il 64%, ai medici (61,2%), e agli insegnanti (56,9%). In coda troviamo i giornalisti (9,7%) e soprattutto i politici (7,2%). Complessivamente va registrato che anche per le figure che ispirano più fiducia non si raggiungono mai livelli di adesione molto alti. «Considerando complessivamente i risultati dell’indagine – afferma Alberto Ugazio, Presidente della Società Italiana di Pediatria – osserviamo una adolescenza lasciata forse un po’ troppo in balia di se stessa. Avere evidenziato gli aspetti più critici e, soprattutto, i maggiori fattori di rischio, deve essere un ulteriore incentivo ad impegnarci in una azione più incisiva a favore dell’adolescenza. Famiglia e scuola – sottolinea Ugazio – hanno certamente un ruolo delicatissimo e imprescindibile, ma è importante che tutte le figure che a vario titolo sono a contatto con l’adolescenza – e tra queste c’è innanzi tutto il pediatra - contribuiscano a stringere le maglie di una necessaria rete protettiva, fatta essenzialmente di ascolto, attenzione ai segnali deboli di malessere e instaurazione di un rapporto di fiducia. Così come la SIP – conclude Ugazio – può continuare a fornire un prezioso contributo scientifico alla “comprensione” degli adolescenti attraverso strumenti efficaci come si è dimostrata questa nostra ormai decennale indagine».


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