DISCERNERE

Uno sguardo profetico sugli eventi

La partita americana di Benedetto. Il Papa sceglie un conservatore per Los Angeles. Sostituirà il cardinale liberal che ha sbancato la diocesi

Roma. E’ negli Stati Uniti che il Vaticano
sta giocando la partita più difficile sui
preti pedofili. Da una parte deve difendersi
da due corti federali, quella dell’Oregon
e quella del Kentucky, che hanno aperto
un procedimento contro il Papa per alcuni
casi di abusi su minori commessi da preti
– a ore è atteso il pronunciamento della
Corte suprema degli Stati Uniti in merito
al ricorso che il Vaticano ha presentato in
Oregon – dall’altra deve sostenere i vescovi
delle varie diocesi stretti tra il crescere
delle denunce di abusi su minori commessi
da preti, il fuoco che la stampa alimenta
su tali denunce, e le richieste di risarcimento
presentate dalle vittime o dai loro
parenti che si fanno sempre più significative.
Un maelström: i giornali alimentano i
sospetti, l’opinione pubblica si allinea a
questi sospetti, e per gli studi legali delle
vittime è facile ottenere dei risarcimenti.
Al problema dei processi in corso in
Oregon e Kentucky, il Vaticano sta rispondendo
coi suoi legali. Alla seconda questione
è stato invece Benedetto XVI a rispondere
personalmente, dando un segnale
non trascurabile. E’ di ieri infatti la notizia
della nomina di un presule dell’Opus Dei,
il messicano José Gomez, a vescovo coadiutore
di Los Angeles. Tra dieci mesi, quando
il cardinale Roger Mahony compirà 75
anni, sarà Gomez a prendere il suo posto, e
dunque a guidare una delle diocesi statunitensi
che più di altre ha pagato, anche in
senso letterale, lo scandalo dei preti pedofili:
Mahony ha sborsato più di seicento milioni
di dollari per risarcire le vittime. Per
farlo, ha svenduto gli immobili di proprietà
della diocesi creando non pochi malumori
nel clero locale e nei fedeli. Tanto che in
molti gli contestano una linea troppo soft
nella gestione degli scandali: perché un
conto è risarcire le vittime, un altro è dilapidare
un patrimonio senza valutare a dovere
se le denunce si riferiscono ad abusi
effettivamente avvenuti. Da una parte
Mahony ha pagato per ogni denuncia. Dall’altra
ha fatto poco per prevenire il fenomeno.
E’ vero, nel 2005 ha provato a giocare
d’anticipo: ha mandato al New York Times
i dossier riservati riguardanti gli oltre
cento preti di Los Angeles accusati di pedofilia.
Il quotidiano newyorkese ha lodato
la sua volontà di trasparenza, e ha pubblicato
ogni cosa. Ma poi ha continuato ad
attaccare la diocesi, contribuendo ad alimentare
i sospetti contro i preti.
In Vaticano le perplessità per il modo
con cui Mahony ha gestito gli scandali non
sono poche. Tanto che sembrano aver influito
sulla scelta del suo successore. Perché
è opinione comune che gli abusi verificatisi
nella California meridionale non
siano più gravi di quelli denunciati in altre
parti del paese. E che, per questo motivo,
la risposta della diocesi americana è stata
esagerata: e altro non ha fatto che provocare
un effetto valanga. Come Los Angeles,
moltissime altre diocesi sono state sommerse
da denunce per fatti verificatisi anche
più di cinquant’anni fa.
La nomina di Gomez è un segnale chiaro
che Ratzinger ha deciso di dare. Tant’è
che ieri molti siti web dei principali media
statunitensi annunciavano l’arrivo di Gomez
così: “A conservative bishop for Los
Angeles”. L’attesa era tanta. Tutti aspettavano
di vedere quale direzione il Papa
avrebbe voluto prendere. Se dare una nomina
di continuità con Mahony, uno dei
cardinali ritenuti più liberal degli Stati
Uniti. Oppure se cambiare registro. Gomez
è senz’altro una scelta di discontinuità. Ed
è un nome che farà molto parlare di sé in
futuro. Leader dei cattolici ispanici americani
– nel 2005, quando era arcivescovo di
Sant’Antonio, venne nominato dal Time
Magazine tra i più influenti ispanici degli
Stati Uniti – deve molto al periodo in cui
ha collaborato come ausiliare dell’arcivescovo
di Denver Charles Chaput. Questi ha
lavorato per “sponsorizzarlo” a Roma. Ma
molto ha fatto per lui anche il cardinale
Justin Francis Rigali, arcivescovo di Philadelphia,
tra i più influenti cardinali statunitensi.
Dopo l’insediamento diverrà cardinale,
e il suo peso nel mondo ispanico non
sarà secondario in caso di conclave. E’ vero,
Gomez era in una terna di nomi presentata
al Papa non senza il consenso di
Mahony. E ciò significa che, nonostante le
divergenze, qualche punto in comune i due
presuli ce l’hanno. Tra questi c’è senz’altro
la questione immigrazione. E cioè la necessità
di non sottovalutare la spinta e l’impulso
che gli immigrati possono dare al
paese e al suo cattolicesimo. Sono i cattolici
ispanici a unire con maggiore forza le
due Americhe. I dati sono noti e sono il
frutto di più ricerche pubblicate negli Stati
Uniti negli ultimi mesi: più di due terzi
dei latinos nel paese, il 68 per cento, sono
cattolici. La loro presenza non può essere
trascurata. Anche per questo il Papa ha
scelto Gomez. Per questo, e per dare una
svolta alla gestione del clero nella diocesi.

© Copyright Il Foglio 7 aprile 2010