DISCERNERE

Uno sguardo profetico sugli eventi

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Negli Stati Uniti 110 miliardi di sms ogni mese

Washington, 17. Ogni mese negli Stati Uniti si inviano circa centodieci miliardi di sms (diffusissimo acronimo dell'inglese short message service), i brevi messaggi di testo spediti da un telefono cellulare ad un altro. È quanto è stato reso noto ieri dal quotidiano statunitense "Los Angeles Time", che ha pubblicato i dati forniti dal Census Bureau relativi al dicembre del 2008, in cui si registrano più del doppio dei messaggini telefonici inviati rispetto all'anno prima. Nel dicembre del 2007 ne erano stati infatti spediti "solo" quarantotto miliardi.


(©L'Osservatore Romano - 18 dicembre 2009)

Adolescenti e sesso: una sfida educativa da raccogliere. Fra internet e tv spazzatura, la parola a tre esperte

Che ne dicono i ragazzi d’oggi di amore, sentimenti e dintorni?
Fra internet e tv spazzatura, la parola a tre esperte

Parlare di sesso con gli adolescenti: da più parti affiora la domanda – che nasconde timori e forse qualche imbarazzo –, è proprio necessario? E come, quando? Per cercare una risposta sensata e non banale ne abbiamo parlato con le tre autrici del volume, edito dalla Cooperativa In Dialogo, “Amore, sesso & co.”, Rosangela Carù, Monica Pinciroli, Luisa Santoro. Da anni trascorrono gran parte del loro tempo con i ragazzi, nelle scuole e negli oratori, riflettendo sui temi dell’affettività e della sessualità con loro e con i loro genitori. Osservano gli adolescenti, parlano con loro, ne ascoltano le opinioni, le domande e i bisogni.
Dialogano anche con i genitori, constatando che il loro sguardo non sempre coglie il reale pensiero dei figli su questi temi: li ritengono abbastanza informati ma troppo piccoli e ancora lontani da certi bisogni, oppure già abbastanza maturi per saper scegliere da soli.

Ma come sono questi ragazzi e cosa pensano del sesso?
«I ragazzi che incontriamo si mostrano disorientati e curiosi su tutto ciò che riguarda la sessualità… così come lo eravamo noi alla loro età. Il corpo che cambia, i primi innamoramenti, la voglia di crescere e di provare emozioni nuove li scombussola e li porta a porsi delle domande, come da sempre capita ai ragazzi che si affacciano all’età adulta. Oggi come un tempo, fanno fatica a rivolgersi ai genitori, perché sentono di invadere la propria e l’altrui intimità.»

Come fanno, allora, ad avere delle risposte?
«È molto facile: televisione, riviste, internet sono un comodo supermercato dove recuperare tutto ciò che serve; non solo, riescono persino ad anticipare e indurre la domanda prima ancora che sorga spontaneamente nella mente del bambino.»

Ma se sanno già tutto, è necessario educarli all’affettività e alla sessualità?
«Crediamo di sì, per vari motivi. Innanzitutto, perché le informazioni dei media non sono calibrate sulle diverse età e non tengono conto dei valori che ogni famiglia vorrebbe trasmettere ai propri figli… senza contare che a volte sfociano nella pornografia. L’informazione infatti non è neutra, ma propone una certa visione della sessualità, largamente condivisa oggi, per cui il valore di riferimento è il proprio piacere che deve essere raggiunto “tutto e subito”. Il nostro intervento educativo è quindi necessario per offrire una visione alternativa che dia maggiore dignità alla sessualità umana. Le informazioni sono assolutamente necessarie, ma devono essere inserite in un’educazione alla relazione e ai sentimenti.»

Che responsabilità hanno i media?
«I contenuti dei media possono essere scientificamente corretti (anche se non sempre lo sono) e dare risposta alle domande “tecniche”, ma i ragazzi non hanno bisogno solo di questo. Piuttosto cercano delle indicazioni su come rapportarsi con gli altri e su come vivere la propria sessualità di adolescenti, non solo a livello gestuale, ma anche relazionale e affettivo. Questa meta però è raggiungibile solo attraverso un lavoro serio e lungo che ciascun individuo fa, riflettendo su sé e su ciò che gli accade.
I mezzi di informazione certo non invogliano a una riflessione, anzi! Tocca quindi agli educatori accompagnare i giovani a questo traguardo.
I media forniscono “istruzioni per l’uso” su come dichiararsi, come conquistare, come baciare… e questi consigli sono necessariamente uguali per tutti. Ma i ragazzi non sono tutti uguali!
Compito dell’educatore è accompagnare l’adolescente nella costruzione della propria personalità, valorizzando l’unicità di ciascuno.
Non serve un manuale di istruzioni: nelle relazioni ciascuno si deve giocare in prima persona, per quello che è.»

Qualche consiglio utile?
«Per i ragazzi, sembra esserci una netta separazione tra la gestualità e i sentimenti, tanto che considerano espressione d’amore i baci, gli abbracci, le carezze, persino gli sms, mentre ritengono il rapporto sessuale un gesto utile a soddisfare il proprio piacere, magari un po’ trasgressivo, ma non così strettamente legato alla sfera affettiva.
Noi crediamo che in ciascun essere umano ci sia una relazione molto stretta tra corpo, emozioni e sentimenti, solo che i nostri giovani vivono in un contesto che non li aiuta a far emergere questa unitarietà. È compito degli educatori farla affiorare.
Negli ultimi anni, molti più ragazzi pongono interrogativi su omosessualità e transessualismo, e a volte queste domande sembrano celare dei timori. Riteniamo che in un contesto culturale nel quale si tendono a confondere i sessi e ad annullare le differenze, possa essere più difficile raggiungere la definizione della propria identità sessuale.
Inoltre la spettacolarizzazione di queste situazioni riduce la questione a banali stereotipi, mentre nasconde la difficoltà e la sofferenza ad esse connesse.
Siamo convinte che sia bene parlarne e diffondere la cultura del rispetto e dell’accoglienza. È altrettanto importante però aiutare i ragazzi a guardare con senso critico ciò che i media propongono e offrire loro opportunità di confronto.»

© 2009 Azione Cattolica Ambrosiana.

Il Papa esorta a trasformare con il Vangelo la nuova cultura digitale La Chiesa deve esercitare una "diaconia della cultura"

Discorso del Papa alla plenaria del Dicastero per la comunicazione


CITTA' DEL VATICANO, giovedì, 29 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato questo giovedì da Benedetto XVI nel ricevere in udienza in Vaticano i partecipanti alla plenaria del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali.





* * *

Signori Cardinali,

venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,

cari fratelli e sorelle in Cristo,

con grande gioia vi porgo il mio cordiale benvenuto in occasione dell’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. Desidero anzitutto esprimere la mia gratitudine a Mons. Claudio Maria Celli, Presidente del vostro Pontificio Consiglio, per le cortesi parole che mi ha rivolto a nome di voi tutti. Estendo il mio saluto ai suoi collaboratori e a voi qui presenti, ringraziandovi per il contributo che offrite ai lavori della Plenaria, e per il servizio che rendete alla Chiesa nel campo delle comunicazioni sociali.

In questi giorni vi soffermate a riflettere sulle nuove tecnologie della comunicazione. Anche un osservatore poco attento può facilmente costatare che nel nostro tempo, grazie proprio alle più moderne tecnologie, è in atto una vera e propria rivoluzione nell’ambito delle comunicazioni sociali, di cui la Chiesa va prendendo sempre più responsabile consapevolezza. Tali tecnologie, infatti, rendono possibile una comunicazione veloce e pervasiva, con una condivisione ampia di idee e di opinioni; facilitano l’acquisizione di informazioni e di notizie in maniera capillare e accessibile a tutti. Il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali segue da tempo questa sorprendente e veloce evoluzione dei media, facendo tesoro degli interventi del magistero della Chiesa. Vorrei qui ricordare, in particolare, due Istruzioni Pastorali: la Communio et Progressio del Papa Paolo VI e la Aetatis Novae voluta da Giovanni Paolo II. Due autorevoli documenti dei miei venerati Predecessori, che hanno favorito e promosso nella Chiesa un’ampia sensibilizzazione su queste tematiche. Inoltre, i grandi cambiamenti sociali avvenuti negli ultimi vent’anni hanno sollecitato e continuano a sollecitare un’attenta analisi sulla presenza e sull’azione della Chiesa in tale campo. Il Servo di Dio Giovanni Paolo II nell’Enciclica Redemptoris missio (1990) ricordava che "l’impegno nei mass media, non ha solo lo scopo di moltiplicare l’annunzio: si tratta di un fatto più profondo, perché l’evangelizzazione stessa della cultura moderna dipende in gran parte dal loro influsso". Ed aggiungeva: "Non basta, quindi, usarli per diffondere il messaggio cristiano e il magistero della Chiesa, ma occorre integrare il messaggio stesso in questa ‘nuova cultura’ creata dalla comunicazione moderna" (n. 37.c). In effetti, la cultura moderna scaturisce, ancor prima che dai contenuti, dal dato stesso dell’esistenza di nuovi modi di comunicare che utilizzano linguaggi nuovi, si servono di nuove tecniche e creano nuovi atteggiamenti psicologici. Tutto questo costituisce una sfida per la Chiesa chiamata ad annunciare il Vangelo agli uomini del terzo millennio mantenendone inalterato il contenuto, ma rendendolo comprensibile grazie anche a strumenti e modalità consoni alla mentalità e alle culture di oggi.

I mezzi di comunicazione sociale, così chiamati nel Decreto conciliare Inter Mirifica, hanno oggi assunto potenzialità e funzioni all’epoca forse difficilmente immaginabili. Il carattere multimediale e la interattività strutturale dei singoli nuovi media, ha, in un certo modo, diminuito la specificità di ognuno di essi, generando gradualmente una sorta di sistema globale di comunicazione, per cui, pur mantenendo ciascun mezzo il proprio peculiare carattere, l’evoluzione attuale del mondo della comunicazione obbliga sempre più a parlare di un’unica forma comunicativa, che fa sintesi delle diverse voci o le pone in stretta reciproca connessione. Molti fra voi, cari amici, sono esperti in materia e possono analizzare con più grande professionalità le varie dimensioni di questo fenomeno, incluse soprattutto quelle antropologiche. Vorrei cogliere l’occasione per invitare quanti nella Chiesa operano nell’ambito della comunicazione ed hanno responsabilità di guida pastorale a saper raccogliere le sfide che pongono all’evangelizzazione queste nuove tecnologie.

Nel Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali di quest’anno, sottolineando l’importanza che rivestono le nuove tecnologie, ho incoraggiato i responsabili dei processi comunicativi ad ogni livello, a promuovere una cultura del rispetto per la dignità e il valore della persona umana, un dialogo radicato nella ricerca sincera della verità, dell’amicizia non fine a se stessa, ma capace di sviluppare i doni di ciascuno per metterli a servizio della comunità umana. In tal modo la Chiesa esercita quella che potremmo definire una "diaconia della cultura" nell’odierno "continente digitale", percorrendone le strade per annunciare il Vangelo, la sola Parola che può salvare l’uomo. Al Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali tocca approfondire ogni elemento della nuova cultura dei media, a iniziare dagli aspetti etici, ed esercitare un servizio di orientamento e di guida per aiutare le Chiese particolari a cogliere l’importanza della comunicazione, che rappresenta ormai un punto fermo e irrinunciabile di ogni piano pastorale. Proprio le caratteristiche dei nuovi mezzi rendono, peraltro, possibile, anche su larga scala e nella dimensione globalizzata che essa ha assunto, un’azione di consultazione, di condivisione e di coordinamento che, oltre a incrementare un’efficace diffusione del messaggio evangelico, evita talvolta un’inutile dispersione di forze e di risorse. Per i credenti la necessaria valorizzazione delle nuove tecnologie mediatiche va sempre però sostenuta da una costante visione di fede, sapendo che, al di là dei mezzi che si utilizzano, l’efficacia dell’annuncio del Vangelo dipende in primo luogo dall’azione dello Spirito Santo, che guida la Chiesa e il cammino dell’umanità.

Cari fratelli e sorelle, quest’anno ricorre il 50.mo anniversario della fondazione della Filmoteca Vaticana, voluta dal mio venerato predecessore, il Beato Giovanni XXIII, e che ha raccolto e catalogato materiale filmato dal 1896 a oggi in grado di illustrare la storia della Chiesa. La Filmoteca Vaticana possiede pertanto un ricco patrimonio culturale, che appartiene all’intera umanità. Mentre esprimo viva gratitudine per ciò che è già stato compiuto, incoraggio a proseguire tale interessante lavoro di raccolta, che documenta le tappe del cammino della cristianità, attraverso la suggestiva testimonianza dell’immagine, affinché questi beni siano custoditi e conosciuti. A voi qui presenti ancora una volta grazie per l’apporto che offrite alla Chiesa in un ambito quanto mai importante, com’è quello delle Comunicazioni Sociali, e vi assicuro la mia preghiera perché l’azione del vostro Pontificio Consiglio continui a portare molti frutti. Invoco su ciascuno l’intercessione della Madonna ed imparto a tutti voi la Benedizione Apostolica.

[© Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana]