DISCERNERE

Uno sguardo profetico sugli eventi

Diaconi e matrimonio, si cambia. Benedetto XVI interviene sul ruolo dei diaconi nella Chiesa e abolisce eccezioni a regole canoniche del matrimonio

di Giacomo Galeazzi
Tratto da Oltretevere, il blog di Giacomo Galeazzi, il 16 dicembre 2009

Con un Motu Proprio reso pubblico ieri, 'Omnium in Mentem' ('All'attenzione di tuttì'), Benedetto XVI ha aggiunto un breve paragrafo al Codice di Diritto Canonico per spiegare che i diaconi - uomini, anche sposati, dediti al servizio della Chiesa - non possono sostituirsi ai sacerdoti, né tanto meno ai vescovi, in ruoli di guida o di governo delle comunità cattoliche. Nel documento, Ratzinger elimina anche dal Codice una clausola che, involontariamente, aveva finito per avvantaggiare gli 'sbattezzati' nella disciplina del matrimonio.

Per quanto riguarda il diaconato, nel nuovo paragrafo si precisa che vescovi e sacerdoti "ricevono la missione e la facoltà di agire in persona di Cristo Capo", mentre i diaconi "vengono abilitati a servire il popolo di Dio nella diaconia della liturgia, della parola e della carità". Una frase tutt'altro che formale, dato il calo delle vocazioni sacerdotali e la confusione tra i ruoli che si genera in molte nazioni del mondo, dove i preti non riescono a "coprire" tutte le parrocchie.

Per quanto riguarda l'altro argomento, il codice del 1983 prevedeva che "é invalido il matrimonio tra due persone, di cui una sia battezzata nella Chiesa cattolica o in essa accolta, e non separata dalla medesima con atto formale, e l'altra non battezzata". Norma che, di fatto, esentava chi aveva fatto "atto formale" per separarsi dalla Chiesa dal seguire le norme valide per chi rimaneva nella Chiesa. Per cui, ad esempio, "i cattolici che avessero fatto un atto formale di abbandono della Chiesa cattolica non erano tenuti alla forma canonica di celebrazione per la validità del matrimonio - ha spiegato oggi mons. Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi - "né vigeva per loro l'impedimento di sposare non battezzati, né li riguardava la proibizione di sposare cristiani non cattolici". Ciò poteva tradursi, paradossalmente, in un aggiramento delle regole generali, nel caso che lo 'sbattezzato' decidesse di rientrare nelle file del cattolicesimo. Se in Italia lo 'sbattezzo' è una pratica poco diffusa, diversa è la situazione dei cristiani in molti paesi musulmani, o, caso completamente differente, dei cattolici tedeschi o austriaci che, per non devolvere parte delle loro tasse alla Chiesa, devono dichiarare formalmente la loro 'uscita' dalla struttura ecclesiastica, pur rimanendo spiritualmente legati alla loro fede di nascita.