DISCERNERE

Uno sguardo profetico sugli eventi

Lahore, il vescovo «difende» in aula famiglia cristiana

l presbiteriano Nasir sfida il muro di omertà a fianco dei parenti della 12enne assassinata


DA B ANGKOK
S TEFANO V ECCHIA
C
resce la protesta dei cristia­ni pachistani verso il siste­ma giudiziario e i politici per il tentativo di insabbiare le accuse contro il presunto colpevole del­l’uccisione, seguita a torture e vio­lenza sessuale, della dodicenne Sha­zia Bhatti il 22 gennaio scorso.
Ancora una volta, la minoranza cat­tolica della popolosa provincia del Punjab teme che la giustizia per un atto di violenza le venga negata. Per questo Timoteo Nasir, vescovo del­la Chiesa Presbiteriana ed eminen­te giurista, ha deciso di guidare gli avvocati della famiglia nella loro a­zione contro Naeem Chaudhry, ar­restato per l’assassinio e a sua vol­ta influente avvocato islamico ed ex presidente dell’Alta Corte del Punjab. Il vescovo ha deciso di scen­dere in campo e guidare il pool di le­gali, dopo che nei giorni scorsi mol­ti avvocati avevano preferito “decli­nare” l’offerta di assistere la fami­glia come parte lesa in aula contro il potente ex giudice Chaudhry.
Come riferito dall’agenzia vaticana

Fides,
monsignor Nasir è assai no­to nella comunità cristiana, sia per la sua attività di pastore e di rettore del Seminario teologico di Guj­ranwala, sia per il suo impegno – co­me giurista e pubblicista – a difesa dei diritti delle minoranze religiose nel Paese in grande maggioranza musulmano.
Il decesso, che per le autorità e an­che per i medici che hanno testi­moniato a difesa di Chaudhry, sa­rebbe un incidente (le abrasioni e
contusioni sarebbero conseguenze di malattia e la morte dovuta a una caduta accidentale) può invece a­prire, per gli avvocati della famiglia della giovane e per i suoi genitori, u­no spiraglio su una realtà dramma­tica. Sono in tante, infatti, le bam­bine come Shazia che il bisogno spinge a mettersi al servizio di fa­miglie ricche e potenti subendo spesso vessazioni e a volte violenze per un salario equivalente a 6-8 eu­ro al mese, ma altrettanto aberran­te e frequente è l’incapacità per i cri­stiani di avere giustizia. Chaudhry è una personalità influente, con ami­cizie tra i militari e nell’ammini­strazione pubblica, oltre che con­nessioni politiche con la Lega Mu­sulmana, per la fazione che fa capo all’ex primo ministro Nawaz Sharif. Nei giorni scorsi i suoi colleghi han­no cercato di discolparlo mentre gli avvocati che si sono offerti di assi­stere gratuitamente la famiglia so­no stati oggetto di intimidazioni e minacce.
Anche l’arresto dell’avvocato, ora in carcere in attesa del processo, dopo che le due settimane di indagini pre­viste dalla legge prima della conva­lida dell’arresto non hanno portato, per le autorità, a raccogliere prove sufficienti a suo carico, è avvenuto nel massimo segreto, reso noto so­lo dai gruppi che si sono impegna­ti per far chiarezza sulla vicenda che per giorni erano scesi in piazza da­vanti al palazzo di giustizia di Laho­re ottenendo l’accoglimento della denuncia dei familiari da parte del­la polizia. La piccola Shazia era sta­ta ricoverata all’Ospedale Jinnah di
Lahore il 19 gennaio con una doz­zina di ferite di arma da taglio sul corpo. I risultati dell’autopsia non sono accessibili e dagli avvocati del­la famiglia è stato chiesto nuove pe­rizie.
Da lungo tempo alla ragazzina non veniva concesso di vedere i familia­ri perché si era lamentata con loro degli orari massacranti, della scar­sità di cibo, delle percosse e della mancata corresponsione del pur misero salario. Vicini di casa di Naeem Chaudhry hanno testimo­niato delle sevizie e anche del duro lavoro all’esterno dell’abitazione, nel gelo invernale.
Ai genitori, accorsi all’ospedale do­po la morte della figlia erano state offerte 15mila rupie, circa 130 euro, perché non sporgessero denuncia.