DISCERNERE

Uno sguardo profetico sugli eventi

Un'Isola per imparare a vivere, pregare e amare



UN'ISOLA COME LA GROTTA DI BETLEMME, COME LA CROCE GLORIOSA DI GERUSALEMME

"L'ISOLA" UNO DEI PIU' BEI FILM MAI VISTI.

PER IMPARARE A VIVERE, PER PREGARE, PER AMARE CRISTO






[L]Un film meraviglioso, senza alcuna enfasi. Da gustare e assaporare sino in fondo. La profonda conoscenza di se stesso, il primo grado dell'umiltà. E l'abbandono totale e senza condizioni all'amore e alla misericordia di Dio. Lo svelamento dei pensieri più profondi alla fine di un'esistenza vissuta con Cristo e con Lui nascosta in Dio. La vita semplice crocifissa con Cristo, la follia d'una sapienza che trapassa la carne e giunge sino all'essenza vera e autentica delle cose, dell'uomo e della storia. La santità che sgorga per pura Grazia in un uomo avvinto dall'amore e ad esso aggrappato come all'unica ancora di salvezza. La vita che diviene preghiera, quella preghiera incessante del cuore che si fa respiro dell'anima. Tutto ciò, e molto di più è questo film, da guardare con tutta la famiglia, e riguardare da soli, pregando, come dinnanzi ad un'icona. Sì, perchè l'icona della Gloria di Dio è l'uomo vivente, ed il protagonista di questo film è un uomo vivo nel fuoco dello Spirito Santo, anche se agli occhi mondani e superficialmente religiosi appare morto. E' il senso più profondo del Natale, la stoltezza che salva il mondo, i vagiti di un Bimbo che bagnano di misericordia le nostre povere esistenze sperdute. La grotta di Betlemme è la caldaia dove vive rintanato il Padre Anatoli, bambino apparentemente capriccioso per la sciapa mentalità moralista e legalista degli intelligenti che credono d'aver compreso tutto. Un bambino che conduce i suoi fratelli come in un cammino di conversione, un catecumenato al fondo della verità su stessi e su Dio, all'acqua del battesimo. A poco a poco, come attraversando una sorta di scrutini, i monaci suoi compagni saranno introdotti nello splendore dell'umiltà, la verità che si unisce prodigiosamente alla Verità che è Dio stesso. Impareranno a riconoscere le trappole del demonio, a guardare in faccia i peccati veri che avvelenano il cuore, la terribile mancanza d'amore e come l'amore non è sforzo ma una Grazia che procede dal sentirsi perdonati da Dio. Impareranno anche il combattimento quotidiano contro le insidie e le tentazioni del demonio, armati della sola invocazione del dolcissimo e onnipotente Nome di Gesù. Così come chiunque cerchi i miracoli di Padre Anatoli incontrerà piuttosto parabole urticanti che smascherano false pietà e alienazioni spirituali. Come nella Scrittura il miracolo solleva lo sguardo all'incontro e all'intimità con Cristo. Se così non fosse a nulla varrebbero i segni. Così è per il Natale, Festa che può facilmente scivolare nello sciapo sentimentalismo. Betlemme annuncia Gerusalemme, la mangiatoia indica la Croce. Il Bimbo prelude al Crocifisso. Per questo il film trasuda Natale e Pasqua, perché vivida brilla la Croce Gloriosa di Cristo. La vita dello stareč Padre Anatoli è infatti segnata da un evento lancinante come un chiodo che lo crocifigge. Tutta la sua vita sarà legata a quell'evento, e lui stesso percorrerà un cammino di umiltà e semplicità che lo consegnerà alla lode del Dies Natalis, alla veste bianca del battesimo eterno. Con Anatoli possiamo guardare alla nostra vita, agli eventi passati o presenti che ci inchiodano alla Croce, spesso muta e lancinante presenza che intristisce e angoscia le nostre vite. Con lui possiamo scoprire come proprio nell'esatto momento in cui i chiodi han trafitto le nostre carni - quell'evento che oggi, potendo, cancelleremmo dalla nostra storia, credendo che eliminandolo, potremmo vivere meglio e sereni - quell'istante che ci ha crocifissi è lo scrigno misterioso che custodisce la Verità, il seme di Grazia che ci tiene avvinti a Dio e ci fa bramare la salvezza. Quell'istante che ci ha crocifisso, come ogni momento in cui qualcuno o qualcosa perfora le nostre vite, sono ben altro di quel che crediamo. E' lì, in quell'istante che ha inizio la vera vita, come nella grotta di Betlemme, Dio fatto carne preparava la nostra carne ad entrare nel Cielo. Buona visione, e che Dio ci conceda vedere la luce nelle nostre storie, la Verità del suo amore in ogni piega della nostra vita, prodigio dischiuso sull'eterno amore di Dio come il sepolcro di Gerusalemme, come la scena che chiude il film.

Antonello Iapicca Pbro








SPIRITUALITA' ORTODOSSA






























Le Meteore. Vita e ascesi nei monasteri ortodossi. Esicasmo. Video molto interessanti






Intervista al protagonista di Ostrov (L’isola)


mamonov.jpgIn esclusiva presentiamo l’intervista al protagonista del film russo Ostrov (L’Isola), Petr Mamonov, che interpreta il ruolo dello stareč Padre Anatoli.
L’intervista, in russo, è tratta dal sito ufficiale del film ostrov-film.ru ed è stata tradotta per Nati dallo Spirito da Tamouna
Pataridze alla quale vanno tutti i miei più sinceri ringraziamenti.
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Il regista Pavel Lunguin ha invitato per le riprese del suo film l’attore Petr Mamonov, un ex musicista celebre ai tempi del gruppo rock Zvuki mu «Звуки Му». Molti anni fa questo musicista aveva interpretato il ruolo in un primo film di Lunguin: Taxi bluesТакси-блюз»).
Petr Mamonov è di origine moscovita, un uomo misterioso. E’ da più di dieci anni che vive da eremita nel villaggio di Reviakino (Ревякино). Va in città attirato unicamente dalla prospettiva di presentare uno spettacolo al teatro Staniskavskyi. Soltanto molto di rado accorda interviste.

- Ha esitato molto prima di accettare di collaborare a questo progetto?

- Sì, molto a lungo. Per me tutto è semplice. La fede mi è giunta molto tardi, all’età di 45 anni. Prima di allora vagabondavo, correvo dietro alle cose, bevevo vodka ecc. In più, sa, quando si ha un talento si è sbilanciati una volta da questa parte e una volta dall’altra. E poi la fede, come un colpo d’ascia. La fede è sempre dono di Dio. Non è che se fai uno sforzo crederai, no. Questo modo non dà risultati. Poi, sono evoluto lentamente. Sono già undici anni che sono nella fede.
Insomma, ho ricevuto questa proposta. Pavel Semoinovich mi ha chiamato e mi ha detto «Petenka [1], senza di te non girerò il film. Ho assoluto bisogno di te». E io ho risposto: «Pash [2], no, no, no, come è possibile … interpretare uno stareč [3] santo?». E allora lui mi ha detto: «Mica farai decidere al mio spirito fumoso!». Io ho un padre spirituale, il parroco del nostro paesino. Sono andato da lui e gli ho detto: «Ecco di cosa si tratta, io e uno stareč santo… visto che voi conoscete la mia vita, che sapete che sono un peccatore, che faccio?». Ed egli mi ha detto: «Non ci pensare nemmeno. E’ il tuo lavoro. Fallo!».


- Alcuni dicono che questa storia è in parte autobiografica.


- Si dice sempre così se il ruolo è ben interpretato. Si dice spesso: ecco, l’attore ha interpretato se stesso. Ma che vuol dire? Provate a interpretare voi stessi! Molto semplicemente, come si dice oggi, ero in linea con l’argomento. Io credo in Dio, cerco di cambiare la mia vita, cado, inciampo, mi rialzo e cado di nuovo, mille volte al giorno. Ma per me non c’è più altro cammino, io sono un uomo maturo, ho 55 anni. Non ho altre possibilità, basta così, lo so certamente. Non sta a me dire ora: «No, sono solo deliri, fantasie e racconti. Dio non esiste, vivo come prima». Ovviamente no, non posso fare questo sapendo, per esperienza personale, che il Signore esiste. Ho già sentito come mi aiuta, ho ricevuto il Suo soccorso e la sua potente benevolenza.


- Riesce ad essere neutro sul film e sul suo lavoro e dire ciò che è riuscito e ciò che non lo è?


- Certo che posso è per questo che sono artista. Sa, a questo proposito Antonyi Surojskyi (Антоний Сурожский) [4] dice una cosa molto interessante: se un artista credente si mette a cantare o a dipingere soggetti divini, generalmente produce cose false. Lavori come vuole, seguendo la sua intuizione: la sua fede e il suo Dio resteranno sempre in lui in una maniera o nell’altra. Questo è molto logico e molto importante per me e l’ho imparato quando ho esitato domandandomi se avrei peccato accettando questo progetto. Guardando tutto questo da lontano, posso dirle che per me la moderazione e l’esitazione dell’artista, del regista, dell’attore o del cantante sono segni delle loro prestazioni e competenze. Questo mi piace.

Ho sentito dire ciò a proposito di Visočkyi (Высоцкий): pur essendo un grande maestro, veniva ogni volta sul set come fosse la prima volta, con modestia. Questo è un segno di potenza. Ciò che mi piace del nostro film, che mi piaceva mentre lo giravamo e che mi piace anche nel risultato finale è che è un film molto discreto. Se ci ha fatto caso, non ci sono certezze ostinate, nessuna pretesa che questa cosa è così. Lei sa che c’è un delirio che pretende che soltanto nell’ortodossia ci sia la salvezza, e che tutte le altre denominazioni periranno: i cattolici e gli altri. E’ una cretinata! Da dove proviene ciò? Tu credi, benissimo. Dio per te è così, benissimo. Basta, non scocciare gli altri. Questa modestia è palpabile nel film…
Sono contento del regista che conosco da tanto tempo. Abbiamo lavorato insieme a Taxi Blues. Dopodiché ha fatto dei film, francamente, di tutti i tipi, lei capisce di cosa parlo. Di conseguenza mi sono avvicinato con molta prudenza a questo film. Ho iniziato a imporgli delle mie esigenze, per orgoglio. Pensavo che io capissi tutto e lui no. Uno degli appellativi del diavolo è il Separatore e quando gli uomini sono divisi su qualche cosa, ognuno pensando di possedere la verità, be’ entrambi hanno torto su ciò che li divide. E questo film, in questo lavoro non c’è questa separazione. C’è forse incertezza: ‘cosa abbiamo prodotto?’ ‘com’è il risultato?’ Ma non c’è insistenza, lo spettatore ha spazio per vagare. Mi capisce? E’ molto importante per un artista esprimere la sua posizione ma anche lasciare qualcosa da dire, di non chiudere, lasciare lo spazio allo spettatore, al lettore di modo che avanzi. Se dico tutto, allora sono come quelli che si ritengono degli spiriti lucidi – li ho passati tutti al setaccio – Bergman, Tarkovskyi (Тарковский), Godard perché mi impongono con rigore la loro opinione. A che mi serve? L’arte non è che interrogativi.

- Secondo lei, questo film si inscrive nel nostro tempo o appartiene a un mondo falso e cinico?


- Trovo che riguarda il nostro tempo. Perché il mondo non è simile a quanto lei ha descritto. Le do un piccolo esempio. In un autobus entra un ubriaco fradicio e ti sembra impossibile rimanere su quel bus. Ma ci sono altre 40 persone che sono sedute beatamente senza farci caso. Questo è il nostro mondo oggi. Sembra impossibile viverci ma la gente si sveglia alle 7 e va a lavoro, da da mangiare ai figli, fa tutto tranquillamente, lentamente, ed è invisibile, noi non la vediamo. E’ per questo che la gente si sente male a vivere. E’ per questo che voglio dar loro forza, offrir loro un piccolo aiuto, un minuscolo punto d’appoggio, non so neanche come dire. Io sono il loro deputato, il deputato di una ragazza che fa il controllore a 30 gradi sotto zero, tutta la giornata: «Biglietti, biglietti prego. I vostri biglietti prego». E lo fa per 5000 rubri. Io sono con loro.


- Una domanda: quando penso al suo personaggio, mi sembra che per un uomo che ha commesso un peccato così grande, la possibilità che si penta sia molto debole. La vita vorrebbe che un tale uomo ricadesse ancora. Un uomo oppresso da un peccato simile o non ci pensa più, o scende ancora più in basso, ruba, uccide ecc.


- Le rispondo con una citazione. Efrem il Siro disse nel IV secolo: «La chiesa è un’assemblea di peccatori che si pentono». Ecco cos’è la chiesa. Tutti i nostri peccati in un oceano di misericordia divina fanno un granello di sabbia. Il Signore accoglie tutti e perdona tutti: gli assassini, le persone più spaventose, se soltanto il nostro cuore si rivolge totalmente a lui. Nella vita ciò accade spesso e vicinissimo a noi. E’ successo a me, a colui che è di fronte a lei. Ecco la ragione della mia certezza quando ne parlo. Facevo un sacco di scemenze e poi il mio cuore si è completamente rivolto a Dio. Il Signore mi ha perdonato tutto e mi ha ricoperto del suo amore. Poi, disarmato, stupefatto, mi sono fermato.





RECENSIONE

Un marinaio russo scampato all'affondamento della sua imbarcazione, trova rifugio in un convento di monaci e diventa uno di loro.

Presentato al Festival di Venezia 2006, L’isola inizia in Unione Sovietica, durante la II Guerra Mondiale, quando una chiatta che porta carbone lungo il Volga viene catturata dai tedeschi. Questi obbligano Anatoly, l’unico marinaio, a sparare al suo capitano, poi fanno saltare in aria il battello. Abbandonato su una piccola isola dello sterminato fiume, il marinaio scampato viene soccorso dai monaci del monastero, unica costruzione dell’isola, e lì rimane, diventando poco a poco uno iurodivy, un “folle di Dio”. Ossessionato dalla sua colpa, Anatoly trascorre gli anni pregando e vivendo in solitudine nel locale delle caldaie del monastero, spalando carbone. Ha un carattere brusco, è sempre sporco di fuliggine, parla quasi solo citando i Vangeli; con i suoi modi e il suo stile di vita suscita scandalo nei confratelli, anche se il Priore lo stima e gli vuole bene. Col passare del tempo e nonostante i suoi modi, la sua fama di uomo santo si sparge, portando sull’isola persone che cercano il suo conforto o reclamano un miracolo. Che spesso accade. L’isola in certi momenti sembra tratto da un romanzo di Dostoevskij o da “I racconti di un pellegrino russo” (ma alcuni aneddoti ricordano anche le vite di molti santi occidentali), per il totale abbandono del monaco alla misericordia di Dio, ma soprattutto nelle descrizioni del suo rapporto coi questuanti e i confratelli. Anatoly sa riconoscere il peccato o la tentazione: siano i comodi stivali del Priore, una donna che rifiuta i sacramenti per paura di perdere il posto di lavoro o la sottile invidia di chi vede che la gente cerca solo lui. Fino a un finale inaspettato e commovente, nel quale tutta la vita e la permanenza dell’uomo sull’isola trovano compimento. Girato con gran cura, in una natura fredda e silenziosa, L’isola si offre allo spettatore occidentale come una grande testimonianza della fede e della tradizione ortodossa.

http://www.sentieridelcinema.it




“Amare è camminare con qualcuno per sostenerlo” di Pyotr Mamonov (protagonista di Ostrov) - 


Di seguito alcuni estratti da un discorso che Pyotr Mamonov, protagonista del film russo Ostrov (L’Isola), fece nel 2006 a Sotsi, sul Mar Nero. Da queste poche frasi si evince chiaramente quanto Mamonov, fine attore e musicista, conosca la vita spirituale e quanto il suo ruolo nel film di Lounguine non fosse affatto casuale.

+ Che tempo perverso è il nostro! I critici hanno recentemente discusso il film di Pavel Lounguine Ostrov e hanno parlato della Chiesa come qualcosa di mitico, come se si trattasse di Ilya Muromets [eroe mitico russo].

+ Come vivrai se non credi a qualcosa? Sono circondato da tutte le parti da gente disorientata.

+ Quando hai fede, malgrado tu possa essere spossato, darai il tuo posto a un’anziana signora su un autobus. Anche questo è cristianesimo. Vai a lavare i piatti senza che nessuno te lo chieda. Questa è un’azione cristiana? Lo è.

+ Non insistere continuamente che hai ragione. Non urlare “la cena è fredda”. Sii paziente due minuti e ti verrà riscaldata. La tua povera moglie può farlo velocemente per te. Anche lei è stanca. Ognuno ha i propri tempi e le proprie preoccupazioni. Perché insistere sul fatto che “la moglie è obbligata a fare questo…” o “il marito merita questo…” ecc.?

+ Amare è camminare con qualcuno per sostenerlo. Se vediamo qualcuno con la faccia a terra, pensiamo subito che sia ubriaco. E se avesse subito un infarto? Foss’anche ubriaco, aiutalo ad alzarsi e dagli protezione perché non si congeli. Ma no, noi continuiamo per la nostra via. Scappiamo persino da noi stessi.

+ Dovremmo vivere non dicendo “dammi” ma “prendi”. Molti non capiscono cosa significa dare la camicia che stanno indossando. Ci siamo abituati a vivere nel passato.

+ Qualunque cosa è gradita a Dio, noi la rifiutiamo.


+ Non esitare ad aiutare i deboli. Per noi, il contrario è vero – noi ce li “inghiottiamo”. I ricchi prendono dai poveri anche quel poco che hanno. Essi rubano più possibile e si nascondono dietro altre staccionate, di modo che gli altri non si prendano le sue cose.

+ Abbiamo una percezione distorta del cristianesimo. Le cose sono semplici. Quanto sangue sei disposto a dare per una persona? E’ scritto: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40).

+ Sedersi il più tempo possibile al capezzale della propria madre sofferente per l’età e la malattia: questo è il luogo e la maniera di morire quotidianamente!

+ Proprio come i ragazzi inviati in Cecenia. Un cretino gettò una granada e un colonnello ci cadde sopra. Non aveva esitato e fu ammazzato. Era comunista, non battezzato. Ma pensava come un cristiano.

+ A cosa serve andare in chiesa se il tuo cuore è ancora vuoto? Vuoto di azioni cristiane? Visiti tutte le Sacre Montagne e veneri tutte le reliquie e poi quando vedi un povero derelitto pensi “deve essere uno di quegli imbroglioni mostrati in televisione”. Dagli 50 kopeck [1/100 di un rublo]. Non diventerai povero. La vera mafia sono quei cinque o sei che manipolano le masse con la televisione.

+ Non dovremmo interrompere gli altri mentre parlano. I Santi Padri ci insegnano a stare di fronte agli altri come se stessimo davanti a un’antica icona.

+ Cosa significa non giudicare? Non condannare. Siamo obbligati ad avere opinioni. Cristo tentò di chiarire certe idee ai Farisei e la sua rabbia era giusta. Fai bene ad arrabbiarti con te stesso perché – per esempio – l’altra notte ti sei ubriacato. Odia il tuo peccato, le tue passioni, e ciò che ti tortura e troverai un rimedio. Soltanto se odi profondamente il peccato puoi provare il gusto della vittoria.

+ Anche se sono adulto, ogni giorno cerco di imparare.

+ Ogni giorno, vado in autobus a Mosca. Due ore di fila. Di fronte a me, una volta, erano seduti due ragazzi, ubriachi. Stavano spergiurando e parlando molto malamente. Stavo rabbrividendo all’idea di dover sopportare questa scena per due ore. Poi ho pensato “Vediamo un po’, chi sono questi giovani? Sono cresciuti in un villaggio? Cosa hanno visto laggiù? Il padre forse era alcolizzato, la madre li picchiava e spergiurava. La televisione era sempre accesa. Questa è la nuova generazione. Cosa gli si può chiedere? Ho forse insegnato loro qualcosa? Ho forse varcato la soglia di casa loro? Ho letto loro un libro?”. Mentre uscivo dal labirinto di questi miei pensieri, ero arrivato a destinazione…

+ Tutto dipende da noi: da come sentiamo, se i nostri occhi sono puri, se le nostre orecchie sono chiuse, se la nostra anima è aperta, se la nostra coscienza è pulita. Abbiamo bisogno di pensare a queste cose.

+ I santi ci insegnano a realizzare la nostra propria salvezza, e questo basta per una vita intera.

+ Qual è il tuo piano d’azione? Avanza, anche solo di un millimetro. Quel millimetro ti porterà maggior luce. Se rimaniamo con solo ciò che troviamo, nulla cambierà. [...]

+ Quando dimentichiamo che il peccato è assenza di luce, gli diamo forma e lo rendiamo tangibile – con le nostre irritazioni, la nostra mancanza di rispetto per gli altri ecc.

+ Cos’è il paradiso e cos’è l’inferno? I nostri Padri ci insegnano che ovunque c’è un oceano di amore divino. Chiunque compia il male è punito dalla sferza dell’amore. Pensaci: un oceano di amore divino in cui il mondo intero è amato. Questo è quello che ci manca nella vita: l’amore. Questo è quindi l’inferno: l’assenza di amore. E se l’oscurità è assenza di luce, l’anima oscura, quando è esposta alla luce, si scioglie.

+ L’unica cosa che voglio offrire è qualcosa che sia tratto dalla mia esperienza personale. Io sono come tutti: debole. Ma sento una certa esigenza. Sento la Verità come qualcosa di urgente, come un nodo in gola. Uno dei nomi di Cristo è “Sole di Verità”. Dobbiamo avvicinarsi a questo sole.

+ Ho letto da qualche parte: “Non viviamo mai il momento. Anche quando ci sediamo a tavola, i pensieri prendono il volo, verso i cetrioli, verso il kvas, verso la zuppa. Prova, almeno per un minuto al giorno, quando non hai null’altro da fare, a raccoglierti in te stesso e ‘vivi il momento’ in quel preciso minuto. E’ difficilissimo. Ma con quello sforzo potrai sentire la presenza di Dio”.

+ Mi sento un attore? Sono Pyotr Nikolaevich Mamonov. Cerco di fare il mio lavoro al meglio. In ogni momento do tutto ciò che posso. Tra cinque anni quando mi guarderò indietro dirò: “Come facevi a recitare così male?”. Ma avrò la coscienza a posto, perché in quello momento ho fatto ciò che potevo. Questo è quello che è capitato con Ostrov. Ha fatto successo. Ho cercato di aiutare me stesso e quelli che mi erano intorno. Quando Cristo entrò a Gerusalemme su un asino, lo ricevettero con i fiori e lo salutarono con acclamazioni. L’animale credette che i fiori e le acclamazioni fossero indirizzate a lui. Anche noi spesso ci comportiamo come quell’asino che portò Cristo. Ho molti talenti ma li ho forse per i miei meriti? Una mano generosa li ha piantati… e io vivo con essi. Cerco di non dimenticarmelo e di non tradire questo. Non ho orgasmi con il mio “ego”. Capisco che io, Pyotr Mamonov, non ho fatto niente per mio merito. Di cosa dovrei vantarmi? Dio richiede tutto ciò che dà.

+ Dobbiamo vivere tutti nel modo più puro possibile.

Il personaggio interpretato da Pyotr Mamonov, padre Anatoli, è basato sulla vita di un santo, un “pazzo per Cristo”, il beato Feofil del monastero delle grotte di Kiev. Una breve biografia del santo a questo link (in inglese): http://www.roca.org/OA/53-54/53e.htm

tradotto da johnsanidopoulos.com

- See more at: http://www.natidallospirito.com/2010/06/01/amare-e-camminare-pyotr-mamonov-protagonista-ostrov/#sthash.IwzBi4HG.dpuf




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