DISCERNERE

Uno sguardo profetico sugli eventi

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La dimensione psicologica nelle psicosette

ROMA, sabato, 27 marzo 2010 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito un estratto del volume "Le Sette Svelate" di Antonio Fasol, Presidente del Gruppo di Ricerca e Informazione Socioreligiosa (GRIS) di Verona.



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Se nella originaria visione psicoanalitica freudiana classica ogni conflitto morale risulta, in ultima analisi, di origine nevrotica, ed ogni credenza religiosa di tipo metafisico tout court illusoria se non delirante, tutta la critica successiva, a partire da Jung [3] ne ha evidenziato l'eccessivo riduzionismo semplificatorio, mettendo in luce il possibile connubio tra sviluppo di una struttura psichica matura e adesione religiosa, fino a chi è arrivato ad individuare, al contrario, il comportamento ateistico stesso come frutto di processi nevrotici [4]

Per quanto riguarda, in particolare, il punto di vista della psicologia della religione, va specificato che essa studia, nello specifico, il corrispettivo psichico individuale dell'esperienza religiosa, a prescindere dalle caratteristiche della religione di appartenenza, nel rispetto di una sorta di "distanza critica" e di agnosticismo metodologico [5]. Evitando i due estremi costituiti sia dalla tentazione riduzionistica, che riduce cioè la religione a mera costruzione psichica, sulla scia peraltro del filone filosofico costituito dai cosiddetti "maestri del sospetto", sia da quella apologetica, che vorrebbe ricercare conferme bio-psicologiche alla necessità e validità universale della religione e del cosiddetto "bisogno religioso" in senso stretto. A. Vergote, in particolare, nel tentativo di superare la diatriba sulla valutazione dell'essenza della religione [6] limita il campo della psicologia della religione all'identificazione dei processi psichici che consentono al singolo individuo di aderire al sistema simbolico proprio della religione incontrata nel suo ambiente culturale. Ciò non gli impedisce, comunque, di operare una distinzione, basata esclusivamente su tali presupposti metodologici, tra religioni autentiche e pseudo-religioni. [7]

Va inoltre tenuto conto che l'ambito della religiosità, in particolare quella intrinseca, distinta da quella estrinseca, (funzionale, cioè a bisogni esterni, quali sicurezza, difesa, ecc,) che comporta accettazione di sé e motivazione disinteressata, non è paragonabile ad un fattore secondario e contingente, (quale può essere la professione o un hobby), ma rappresenta una dimensione unificante della vita e totalizzante della personalità, una sorta di spinta motivante e significante ogni azione vitale [8]. Continuando lungo la scia logica di tale interpretazione (che, ribadiamo, concerne esclusivamente la cornice psichica del fenomeno), e trasferendola all'ambito più specifico di nostro interesse dei movimenti religiosi alternativi, si potrebbe affermare che l'adesione ad essi, specialmente quando si verifica nel corso della vita come conversione da una concezione precedente, sarebbe la conseguenza, in ultima analisi, di una mancata corrispondenza di quest'ultima con il proprio sistema simbolico e psichico, che verrebbe invece a coincidere meglio con l'offerta spirituale proposta dai movimenti stessi.

Inoltre, specialmente nel caso di adesione a movimenti sincretistici e del vasto milieu new age, si assisterebbe ad una sorta di capovolgimento di tale meccanismo, fatta salva la natura prettamente psicologica della teoria: in molti gruppi di questo tipo si assiste, infatti, ad una sorta di assemblaggio fai-da-te di elementi spiritualisti e religiosi, non in funzione della loro organicità e coerenza intrinseca, ma della loro soddisfazione e conformazione ai propri bisogni e desideri (meccanismi psichici).

Questo spiegherebbe, tra l'altro, la grande eterogeneità degli elementi scelti, la loro diversa provenienza storico-culturale nonché la loro frequente apparente incompatibilità ed incoerenza, secondo gli schemi della teologia e delle religioni tradizionali. Essi, infatti, in tale quadro ermeneutico, non sarebbero che il frutto di altrettante risposte di adattamento funzionali ai propri svariati ed incontrollabili bisogni e sistemi psichici [9]. Sarebbe un po' come, per usare un paragone banale ma efficace, voler andare a sagomare i bordi della cornice di un puzzle modellandoli in funzione della forma dei pezzi a nostra disposizione e non, come si fa normalmente, cercare di farli combaciare secondo le curvature e le convessità preesistenti.

In ogni caso, gli aspetti "patologici" individuali legati al vissuto religioso o comunque spirituale, prescindono dalla identità del movimento di appartenenza, in quanto nessuno ne può essere immune a priori, anche se è evidente che i gruppi settari e distruttivi in particolare, come ampiamente descritto nei capitoli precedenti, tenderanno più facilmente ad accentuare aspetti di fragilità psicologica latenti. Ciò esattamente al contrario di un vissuto religioso autentico in una personalità matura, che, anche solo dal punto di vista intrapsichico, ed a prescindere da qualsiasi considerazione valoriale, di norma dovrebbe agire in modo completativo ed integrativo, seguendo di pari passo le dinamiche evolutive della personalità, e non puramente compensativo di disagi o sofferenze psicologiche, come ampiamente dimostrato da numerosi studi [10].

Nella misura in cui, infatti, una conversione a qualsivoglia organizzazione religiosa, sia appartenente alle religioni tradizionali che ai cosiddetti movimenti religiosi alternativi, rappresenti un tentativo meramente funzionale di risposta a bisogni non strettamente religiosi [11] ma altri (psicologici, patologici in genere, sociali, di convenienza, economici, affettivi, ecc.), non si può parlare di autentica conversione religiosa; si tratterà, piuttosto, di risposte "mascherate" di religiosità ma, in ultima analisi, funzionali a bisogni diversi; dei quali spesso, peraltro, la religione rischia di diventare una sorta di paravento legittimante; peraltro estremamente fragile e in balìa di ogni evento o condizionamento esterno.

Varie sono peraltro le interpretazioni della conversione religiosa in genere, secondo le categorie psicodinamiche: dai meccanismi di compensazione o di rappresentazione simbolica dei vissuti intrapsichici individuali, alla "sostituzione di complessi" (S. De Sanctis) infantili, o ancora , alla loro sublimazione. [12] Merita menzione, infine, la recente teoria dell'attaccamento 13 recentemente emersa nell'ambito della psicologia della religione, in quanto, pur trattandosi di una teoria ancora in fase di iniziale ricerca e riferita universalmente alle religioni in generale, trova nei gruppi settari più ideologizzati l'esempio emblematico per una analisi del vissuto da attaccamento " patologico". In essi, infatti, l'individuo mostra una accentuata dipendenza regressiva nei confronti del leader-guru, interpretabile psicologicamente come il retaggio del mancato superamento del legame simbiotico con la madre (Abgrall).

Nel corso degli anni '80 si è registrato un acceso dibattito, in ambito nordamericano, con relative prese di posizione giudiziarie, tra associazioni, sociologi e accademici critici e favorevoli nei confronti delle sette, o meglio sulla correttezza e validità scientifica dell'uso di tecniche di condizionamento ed ingannevoli da parte di alcune di queste. A seguito di alterne vicende e svariate ricerche, l'Associazione Psicologica Americana (APA), pur in presenza di un controverso rapporto fortemente critico 14, giunge sostanzialmente ad una conclusione di non pronunciamento per mancanza di informazioni complete e documentate, ma comunque non di rifiuto esplicito, come talora impropriamente riportato15. Per restare nell'ambito della realizzazione sociale di teorie psicologiche alternative, va ricordato anche lo sviluppo di certe scuole di pensiero, a partire dagli anni '60 e '70, legate per esempio alla cosiddetta terapia provocativa, oltre alla successiva variegata diffusione delle offerte di teorie e prassi applicative sulla formazione e il cosiddetto "sviluppo personale" che si rifanno (fedelmente o liberamente) alle teorie della Programmazione Neurolinguistica (PNL) [16].

Fondamentale è operare un non sempre agevole discernimento, in merito, tra quanto avviene nelle numerose associazioni psico spiritualiste di formazione e sviluppo personale della cosiddetta religione dei seminari, suscettibile di comportamenti settari, e le scuole di pensiero accreditate scientificamente, opportunamente trattate anche in corsi universitari (Psicologia del Benessere), che rispettano le linee guida accreditate in ambito deontologico professionale, astenendosi rigorosamente sia da ogni giudizio critico sulle persone sia da qualsiasi forma di contatto fisico o, peggio, di violenza fisica, agita o comunque tollerata [17]. Per non parlare di altri aspetti fortemente critici riscontrabili in gruppi controversi quali l'uso di pseudo tecniche mono-proposta (panacea di ogni problema personale) da parte di personale non sempre accreditato, la creazione di un clima di segretezza ed intimorimento al punto da creare forme di dipendenza (anche economica per i costi spesso elevati dei corsi), fino all'uso di tecniche di controllo mentale con conseguente tendenza alla sopravalutazione personale (ipertrofia dell'io) e all'inaridimento affettivo e familiare.

Per quanto riguarda, infine, lo studio della psicologia dei gruppi, merita menzione la cosiddetta sindrome gruppale, [18] sviluppatasi nell'ambito della psicologia sociale, anche per la significativa coincidenza con le caratteristiche idealtipiche individuate in questa sede per i gruppi settari: essa infatti è caratterizzata da tendenza all'uniformizzazione forzata attraverso l'autocensura e la soppressione del dissenso; sopravalutazione perfezionista; chiusura cognitiva con rimozione o demonizzazione stereotipata degli avversari.

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Note

3. Per il quale la rigida separazione tra male e bene, propria delle concezioni religiose tradizionali e occidentali in particolare, impedirebbe di sperimentare l'inesplorata zona grigia (d'ombra), dove gli opposti si fondono in una rappresentazione meno nevrotica della realtà.

4. E' il caso di L. Ancona, citato in Mario Aletti, Psicologia, psicoanalisi e religione, studi e ricerche, EDB, Bologna 1992, p. 14.

5. Cf. . Mario Aletti, Psicologia, op. cit., pp. 47-52. Per un superamento, poi, della presunta neutralità ideale dello psicologo, cf. Paolo Ciotti - Massimo Diana, Psicologia e religione-Modelli problemi prospettive, EDB, 2005, pp.187-194. ; Antoine Vergote parla di "neutralità benevola" in Antoine Vergote, Psicologia religiosa, op. cit., p. 20 e ss.

6. Cf. lo storico dibattito tra una definizione sostantiva ed una funzionale di religione, dove la prima (A.Vergote) tendeva a sottolineare il fondamento e la priorità della categoria religiosa (ed in particolare quella cristiana rivelata) rispetto all'interpretazione psicologica, mentre la seconda (V.Der Lans) tendeva a sottolinearne l'origine speculativa propria della mente umana. Jacob A. Belzen contribuirà pure a trovare una sintesi tra le due posizioni, sottolineando il concetto più universale di "spiritualità" e la funzione morfopoietica dell'ambiente culturale e ambientale; cf. Paolo Ciotti - Massimo Diana, op.cit. pp. 87 e ss.; in senso più ampio, si veda anche la funzione condizionante del "mondo vitale"(Lebenwelt) ampiamente elaborato da Jurgen Habermas.

7 Cf. Antoine Vergote, op.cit., p.25.

8. Vd. Allport, L'individuo e la sua religione, pp. 274-276 o Psicologia della personalità, p 256 e ss.

9. Secondo il paradigma rappresentato dal passaggio dalla religione "trovata" alla religione "creata" (Vergote)

10. Per una descrizione articolata della religiosità come fattore integrante e promovente la personalità, vd. G. Sovernigo, Religione e persona: Psicologia dell'esperienza religiosa, EDB, Bologna, 1993; per una analisi critica del presunto rapporto biunivoco tra salute mentale, maturità umana e salute mentale, cf. Mario Aletti, op. cit., pp. 45-47; vd. anche Allport.

11. Secondo alcuni autori, più che di "bisogni religiosi" sarebbe più corretto parlare di "disponibilità religiosa", cioè la capacità di dare connotazione religiosa a vicende riguardanti la maturazione della personalità umana, senza svilirne lo sviluppo naturale (cf. G. Sovernigo, op. cit. p. 66 )

12. Cf. Antoine Vergote, op. cit, pp. 228 e ss.

13. A partire dagli studi di Lee Kirkpatrick e Pehr Granqvist

14. Si tratta del rapporto denominato DIMPAC

15. Per un'ampia e documentata trattazione della controversia interpretativa, risalente alla fine degli anni '80, ed un tentativo di ricomposizione, tra allora esponenti del GRIS e CESNUR, cf. Massimo Introvigne, Il lavaggio del cervello, op. cit. pp. 92-101

16. Particolare sistema di sviluppo personale attraverso il "modellamento" del comportamento, ideata da Richard Bandler e John Grinder, che integra in un sistema singolare psicologia, linguistica e cibernetica

17. Per una trattazione critica e documentata sui danni provocati di quelle che vengono emblematicamente definite "Psicoterapie folli" cf. Margareth Singer, J.Lalich, "Psicoterapie Folli", Ed. Erickson, 2000 comprese le fondamentali regole deontologiche contenute nella presentazione all'edizione italiana curata dal Dott. Paolo Michielin, nonché le linee-guida europee in tema di deontologia psicoterapeutica elaborate dall'Efpa e dall' Eap.

18. Vd I.L. Janis, citato in M.L. Miniscalco, op. cit. p. 118

Cosa c’è dietro alle sette. di Claudio Risé

Tratto da Il Mattino di Napoli del 22 marzo 2010
Tramite il blog di Claudio Risé

Quante sono in Italia le persone in stato di schiavitù psicologica?

Qualche dato è emerso pochi giorni fa, quando l’Immortale, capo della setta R. E. Maya, è stato accusato di promettere di cambiare il karma delle persone in cambio di denaro, e attraverso rapporti sessuali con madri e figlie, ancora bambine. Un milione e mezzo l’anno sono le vittime di abusi e malversazioni, secondo i dati dell’Associazione familiari vittime delle sette (Favis), e il Centro Studi Nuove Religioni (Cesnur).

Il numero delle persone la cui vita è però alterata e condizionata da sette e gruppi a sfondo magico è più elevato. Ben dieci milioni di italiani danno un grande spazio nella propria vita a guru e indovini, dal sapere bizzarro e distaccato da qualsiasi tradizione religiosa, o esoterica.

In ognuna di queste situazioni il trasferimento di potere dal “cliente-devoto” al “maestro-illuminato”, mina alla radice la libertà del primo e apre la strada all’ abuso.

Chi riconosce all’altro la qualità di Maestro perché egli si qualifica tale subisce un abuso che lo porta a privarsi del principale strumento di equilibrio psicologico: la propria libertà. I veri maestri e terapeuti vengono formati e verificati nei percorsi stabiliti dalle organizzazioni preposte alla cura fisica o spirituale delle persone: dagli Ordini professionali alle Chiese o Associazioni spirituali riconosciute dallo Stato, e sottoposte a vari tipi di sorveglianza.

Naturalmente anche questi luoghi riconosciuti sono comunità di esseri umani, con proprie debolezze e patologie. Come dimostra l’emergere dei casi di pedofilia (perversione presente nelle altre categorie sociali), anche tra ministri della Chiesa cattolica. Tuttavia nelle sette, soprattutto quelle di “nuova generazione”, costituite recentemente e prive di formazioni serie, i casi di abuso variano da numeri che sono dal doppio a dieci volte maggiori a quelli presenti nella Chiesa cattolica.

Il fatto è che le grandi tradizioni religiose (ad eccezione dell’Islam che non avendo un capo non ha neppure una disciplina riconosciuta da tutti), sono perfettamente consapevoli, fin dalla loro fondazione, che il Maestro va verificato. È anche per questo che Gesù è stato ucciso sulle Croce: e, appunto, il Cristianesimo non è morto, anzi è nato dopo quella morte.

Nelle Chiese fondate su una tradizione e un pensiero, chi viene riconosciuto viene sottoposto a prove dure e difficili. Don Giussani, fondatore di uno dei movimenti cattolici oggi più forti e in maggior sviluppo nel mondo, Comunione e Liberazione, è stato a lungo allontanato dalla sua Diocesi, mandato in esilio in America, privato di ogni autorità, prima che la sua creatura venisse riconosciuta dai tre ultimi Papi.

Lo stesso è accaduto a Padre Pio; e qualcosa di simile ha circondato le apparizioni di Medjugorje.

Il rapporto col sacro muove forze potenti (ad esempio la credulità delle persone); le Chiese che custodiscono tradizioni viventi lo sanno, e controllano chi si dice, e/o viene riconosciuto come maestro di saperi di natura anche spirituale.

Falsi maestri ce n’è sempre stati, ed hanno sempre avuto le loro vittime. Nel consumismo di oggi, che non sopporta formazioni profonde e vuole tutto subito, essi sono più pericolosi, perché qualcuno è disposto a dare tutto ciò che ha, ed anche la propria figlia, pur di ottenere una guarigione, o la nazionalità italiana, o una vincita al lotto.

Fare un’altra legge sul plagio non serve, perché violerebbe la libertà di chi cerca un padrone, e sono in tanti, da sempre. Meglio controllare le promesse dei guru: di solito la truffa è visibile.

I nuovi schiavi delle sette "Noi, plagiati dai guru". Sono un milione. Abusi sessuali, volontà negate, ordini alimentari: è il catalogo degli orrori

UN ODORE pungente nell'aria, incenso, forse qualcos'altro, "di certo mi stordiva". Buio, due candeline sull'altare davanti alla foto del guru e a un santino di Cristo. Colpo di gong: il segnale. "Ero in mezzo alla stanza, davanti l'ombra di una persona. Mani che mi frugavano, mi palpavano dappertutto. Urlai, scalciai. Anche il guru urlò: "Sei inadatta! Non ti libererai mai dal tuo trauma!", anche gli altri urlavano, mi schernivano. Per la prima volta capii che non potevo più, che non avrei mai trovato così la felicità". Alessandra si salvò aggrappandosi a quell'ultimo barlume di autocoscienza che la psico-setta non era ancora riuscito a bruciarle via. "Ora mi chiedo come ho potuto cascarci. Per sei anni! Sono una persona colta, ho un bel lavoro. Come ho potuto...".

La risposta è semplice: potremmo tutti. Ciascuno di noi, nessuno escluso. "Togliamoci dalla testa che ci caschino solo gli sprovveduti", scandisce Giuseppe Ferrari del Gris di Bologna, l'osservatorio anti-sette della Chiesa cattolica. Sfoglia l'archivio delle segnalazioni: avvocati, dirigenti, impiegati, professori, persino magistrati. Non sono solo gli anelli deboli della società, come molte delle vittime dello squallido guru del "Maya Re" arrestato martedì a Roma, a finire negli ingranaggi della finta spiritualità.

Non sarebbero, altrimenti, oltre un milione le persone che in Italia nutrono una galassia di oltre seicento sette religiose, molte innocue, molte no; non sarebbero più numerose le psico-sette dalla facciata appena un po' eccentrica (49%) di quelle sataniste (18%) o stregonesche (18%). Sono italiani medi gli "irretiti", i "plagiati", i "succubi" di oggi. Dal Cesap di Bari, tra i più attivi centri d'assistenza psicologica e legale per vittime di plagio, Lorita Tinelli conferma sconsolata: "Perfino un collega psicologo...". E ancora, don Aldo Buonaiuto della Comunità Papa Giovanni XXIII, l'unica associazione a offrire un numero verde anti-sette sempre disponibile: "Il 70 per cento dei nostri casi riguarda persone istruite, perfino laureati, spesso facoltosi".


Vanno sul sicuro i santoni d'accatto, i ciarlatani dell'anima. Le vittime, preferiscono pescarle fra i clienti dei fitness club, dei corsi di shiatsu e di qi-gong, nella classe media consumatrice di salutismo psicofisico. Elena di Milano, ad esempio, è una libera professionista, "mia sorella mi iscrisse a un ciclo di pranoterapia, sembrava tutto normale, poi spuntò la santona, affabile, ci parlava del "terzo occhio", della "luce sopra di noi", era piacevole ascoltarla, ci annunciò che poteva "canalizzare Gesù" dentro di noi, ammetterci a un circolo esclusivo di prescelti pieno di persone importanti, attori, soubrette, nomi famosi... Perché no? Chissà, magari funziona, sembrava un regalo. Cinquanta euro a incontro, non poi tanto, ed era così bello sentirsi circondati di apprezzamento, avvolti d'amore. Solo che, via via, la gentilezza spariva e subentravano prima le prove di perfezionamento, gli esercizi spossanti, poi le sgridate, l'autorità, le imposizioni: ci mettevano contro i nostri cari, ci impedivano di coltivare altre amicizie, io uscivo dalle sedute terrorizzata, piangente, ma non riuscivo a staccarmi, quella minacciava: "se te ne vai Cristo ti abbandona, perderai la vita", ero la reietta, l'apostata. Ci ho messo tre anni a uscirne. E altri tre a liberarmi dal senso di fallimento".

In vetrina il discount della felicità, nel retro l'abisso della spersonalizzazione, l'annichilimento della volontà. La parola "setta" è obsoleta, ricorda massonerie e riti fumosi, niente di tutto questo oggi, spiega Massimo Introvigne che da anni studia il fenomeno col suo Cesnur: "Ora vanno fortissimo le religioni neobuddiste giapponesi, il cui motto è genze rijaku, "beneficio immediato". Ecco la lusinga: un benessere spirituale pronta cassa, da bere d'un fiato come una bevanda dietetica".

Chi ha detto che siamo una società secolarizzata? Siamo invece una società di "credenti senza appartenenza", di fedeli a caccia di parrocchie easy-fit, assetati di esperienze più che di credenze, più clienti che adepti. È un bisogno crescente di spiritualità, ma semplice, aerobica ed efficiente, non rimandata all'aldilà ma già disponibile nell'aldiqua, di un wellness interiore che le chiese ufficiali non riescono a intercettare, che ti fa finire dritto in braccio a quelli che la criminologia non definisce più sette religiose ma "gruppi distruttivi". L'offerta è smisurata, ossessiva, arriva in tutte le case. Le difese, bassissime. Il fax del Gris sputa la lettera di una rara sospettosa: "Potete dirmi cos'è il "lavaggio energetico emozionale"? Sono una buona cattolica e non vorrei cacciarmi in un pasticcio". Ma chi va a sospettare del crocefisso? Giacomo voleva solo celebrare il suo ritorno alla fede, a ventisei anni voleva cresimarsi, e quel gruppo era un po' strano ma aveva sede in una parrocchia, "però dopo la bella accoglienza iniziarono certi discorsi sui "nemici della fede", sulle tentazioni carnali, me ne andai, cominciarono le persecuzioni: irrompevano in negozio, mi telefonavano a casa di notte, "sei un prescelto, sei un eletto, se abiuri farai una brutta fine". No, non era un corso per cresimandi... ".

L'inferno comincia di solito con un gesto consumista, leggero leggero: si sceglie un percorso spirituale come un paio di scarpe sportive, carine, le compro. Il tuffo nel tunnel di Alessandra ad esempio iniziò con un volantino sul bancone di una libreria, un innocente corso di Reiki, "prima lezione gratuita", che male c'è? Accoglienza allegra, luminosa, "ci dipinsero l'esperienza come un paradiso". E via, aprire i cuori e i portafogli, una serata 260 euro, un corso "residenziale intensivo" 1200, e le attività che diventavano sempre più strane, più scabrose, "si parlava quasi solo di sesso", i "lavori" sfiancanti, le notti quasi insonni, così quando arriva il momento dell'esperienza "no-limits", quella del gong, "sei in una condizione di offuscamento mentale". Anna, di Bari, finì nel tunnel per seguire il fidanzato, "se non andavo mi avrebbe lasciato, il guru voleva così, e io per amore avrei fatto ogni cosa, a ventidue anni". In quel gruppo era il guru a fare e disfare la vita di ciascuno. Ubbidire o essere puniti, e la punizione era la "trasgressione creativa". "Cioè: il guru stabiliva con chi il tuo ragazzo doveva tradirti. Un giorno mi disse che dovevo prestarmi per una "trasgressione creativa". Gli dissi: siete matti, e trovai la forza per mollare tutto".

Per un atto di coraggio, quanti abbassano la testa ormai incapaci di reagire? All'email di don Buonaiuto arrivano storie come quella di una signora, madre di tre figli, marito medico che sparisce dopo un misterioso seminario a Milano lasciando solo un talismano con un serpente, "la polizia ci ha detto che non si può fare nulla perché è diritto di un maggiorenne... ". Simil-cristiani o para-buddisti, pseudo-scientifici o misteriosofici, il meccanismo è lo stesso, una letale miscela tra tecniche di marketing e arsenale da torturatori di Abu Ghraib. Franca, madre con due figlie, raccontò a Famiglia Cristiana della dieta rivoltante imposta da un sedicente "angelo reincarnato": "Pasta, solo pasta, aggiungendone se non finivo il piatto, mi faceva mangiare anche quella che vomitavo".

L'incapacità di ribellarsi sembra inverosimile solo a chi non ha toccato con mano l'infernale inesorabile meccanismo della sudditanza psicologica, come Franco a cui hanno rubato un fratello: "Incontrò questo santone, all'inizio me ne parlava entusiasta, tutto bello, puro, etereo... Avevamo appena avuto un lutto in famiglia, può capitare a tutti, ma se qualcuno si infila nella tua crepa, l'abisso è lì, caderci è un attimo, e non risali più. Quello diceva di essere Dio, niente di meno, e come si fa a tradire Dio? "Se te ne vai il tuo karma soffrirà, evolverai per saturazione!", cosa volesse dire non so, ma mio fratello ne era paralizzato. Non c'è più il reato di plagio in Italia, è vero, ma questa è riduzione in schiavitù, si potrà fare qualcosa".

Cosa? Attilio di Verona ha mobilitato anche l'Interpol, ma di suo figlio ventiseienne non sa più nulla. "Due anni fa perse il lavoro. Si mise a cercare su Internet. Trovò questa comunità, sorrisi, crocefissi al collo, cieli azzurri. Non ebbi il cuore di trattenerlo. Mesi di silenzio. Mesi fa, una telefonata: lui, piangente, "papà, dimmi le cose più brutte, ma vienimi a prendere, salvami". Mille chilometri di distanza, li avrei fatti anche di corsa, gli dissi di prendere i documenti e scappare, lo fece: lo ripresero, mi richiamò con una voce falsa: "papà mi ero sbagliato, sto bene", ma ora al cellulare rispondono altre persone e buttano giù". Gli trema la voce. Il far west delle anime ha avuto un altro scalpo.

© La Repubblica
(18 marzo 2010)

Il caso di Re Maya mostra come l'orrore degli abusi sia esteso “C’è una nuova generazione di ‘sette’ pericolose”, dice Introvigne

TORINO, martedì, 16 marzo 2010 (ZENIT.org).- L’arresto a Roma del fondatore di “Re Maya” Omar Danilo Speranza per abuso sessuale di bimbe di 10-12 anni e truffa aggravata dimostra come l'orrore degli abusi sia esteso, riconosce il sociologo torinese Massimo Introvigne, Direttore del CESNUR (Centro studi sulle nuove religioni).

Intervenendo a margine di un convegno a Torino, dove ha presentato il suo nuovo libro I satanisti. Storia, riti e miti del satanismo (Sugarco), Introvigne ha spiegato che “gruppi come Re Maya rappresentano una seconda generazione di nuovi movimenti religiosi, quelli che con espressione meno tecnica sono spesso chiamati ‘sette’”.

“Le ‘sette’ di prima generazione mantenevano molte caratteristiche sociali delle religioni tradizionali: avevano una struttura e dottrine precise e conservavano riferimenti a universi simbolici e religiosi tratti o dal cristianesimo o dalle religioni orientali”.

“Nella seconda generazione di ‘sette’, di cui Re Maya è un esempio, tutto questo è sparito, sostituito dai soli rapporti personali con il capo e da vaghi sincretismi dove l’emozione sostituisce la dottrina. Non tutti i gruppi di seconda generazione sono criminali ma i rischi di derive pericolose si moltiplicano”.

“La tolleranza di cui personaggi come Speranza, da anni chiacchierato – ha continuato Introvigne –, sono riusciti a beneficiare nasce dal relativismo, tanto spesso denunciato da Benedetto XVI, per cui tutte le religioni sono uguali e non ci sono criteri che permettano di dire che un’esperienza che si presenta come religiosa è autentica e positiva mentre un’altra è falsa e dannosa”.

Infine il sociologo torinese ha osservato che “il caso Re Maya mette l’opinione pubblica italiana di fronte a un dato noto agli specialisti ma forse non al grande pubblico: il rischio di abusi sessuali non è più forte nella Chiesa Cattolica che altrove”.

“Al contrario, come dimostrano gli studi di Philip Jenkins, questi abusi nelle organizzazioni religiose diverse dalla Chiesa Cattolica sono da due a dieci volte più frequenti a seconda del tipo di organizzazioni – ha continuato – . E c’è una ragione sociologica per questo: per quanto i controlli nella Chiesa Cattolica non abbiano sempre funzionato, almeno dei sistemi di controllo esistono, mentre non è così per una miriade di gruppi e gruppuscoli”.