DISCERNERE

Uno sguardo profetico sugli eventi

Visualizzazione post con etichetta satanismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta satanismo. Mostra tutti i post

Non scherziamo col diavolo. Le principali tappe e caratteristiche del satanismo moderno. di Massimo Introvigne

Il Timone n.92 Aprile 2010

Le principali tappe e caratteristiche del satanismo moderno. Domande che molti si pongono ma che spesso non trovano risposte

di Massimo Introvigne


Se lo definiamo come l'adorazione in forma rituale del personaggio noto nella Bibbia come il diavolo o Satana, il satanismo è un fenomeno tipicamente moderno, da non confondere con i riferimenti al diavolo in contesti del tutto diversi come la stregoneria del Medioevo. Si manifesta per la prima volta nel gruppo attivo ai margini della corte del re di Francia Luigi XIV (1638-1715) intorno a Catherine La Voisin (11680). Con l'aiuto di un sacerdote cattolico rinnegato, l’abbé Étienne Guibourg (1603-1683), la La Voisin organizza per dame di corte le prime "Messe nere" nelle quali il diavolo è adorato per ottenere favori o vantaggi materiali. La La Voisin è condannata a morte, mentre Guibourg muore in carcere.

Questo episodio, scandaloso ma circoscritto, acquista un'enorme notorietà europea grazie alle gazzette, in un'epoca in cui la stampa comincia a diventare socialmente importante. Così sorgono, sia pure in proporzioni modeste, imitatori. "Messe nere" e altre cerimonie sataniche sono celebrate nel Settecento in Italia - nel Ducato di Modena, ai margini più discutibili dell'eresia quietista -; in Inghilterra, fra i libertini che si riuniscono all'abbazia di Medmenham intorno al ministro delle Finanze sir Francis Dashwood (1708-1781), che danno tuttavia al satanismo un'impronta ludica, razionalista e anti-clericale; e forse in Russia, dove peraltro le fonti sono scarse.

Nell'Ottocento le informazioni sul satanismo sono incerte e ambigue, e provengono spesso da personaggi che - pure avendo veramente indagato nella subcultura satanista - talora ne fanno in qualche modo parte, ovvero mescolano la fantasia con la realtà, come il giornalista Jules Bois (1868-1943).

Quest'ultimo è uno dei principali informatori del romanziere Joris-Karl Huysmans (1848-1907), che nel 1891 pubblica il romanzo Là-bas ("Nell'abisso"). Questo testo contiene la più famosa descrizione letteraria di una "Messa nera", che è servita da modello a numerosi satanisti in carne e ossa.

Nel romanzo, Huysmans ha utilizzato - certo rielaborandole - informazioni relative alle esperienze negli ambienti satanisti della sua amica Berthe Courrière (1852-1917), in seguito alle quali egli riteneva credibili le accuse rivolte al sacerdote belga Louis Van Haecke (1829-1912) - la cui effettiva colpevolezza costituisce ancora oggi argomento di fervente dibattito fra gli storici - di celebrare Messe nere e di essere, in realtà, un importante capo satanista. L'intera vicenda scuote profondamente Huysmans che, miscredente al momento della sua inchiesta e della pubblicazione del romanzo. Si converte e diventa un buon cattolico.

Il caso Taxil

Léo Taxil (1854-1907), un massone autore di virulente opere anticlericali di carattere pornografico, nel 1885 annuncia la sua clamorosa conversione al cattolicesimo. Dopo la pubblicazione di Là-bas di Huysmans e attingendo abbondantemente all'opera del romanziere belga, produce, con alcuni collaboratori, in pochi anni decine di opere e migliaia di pagine in cui rivela le attività dei palladisti che, ispirati direttamente da Satana, guidano segretamente la massoneria e controllano numerosi governi europei.

Molti avversari della massoneria gli credono, ma non tutti; altri - nello stesso mondo cattolico - sospettano un inganno. Finalmente, di fronte alle pressioni, Taxil il 19 aprile 1897 confessa in una conferenza a Parigi di avere semplicemente simulato la sua conversione e di avere completamente inventato la storia del palladismo per prendersi gioco dell'estrema credulità di certi cattolici.

La vicenda di Taxil rimane problematica e oscura - è certo che abbia abilmente mescolato documenti veri e falsi, mentre rimane un dubbio sulle sue motivazioni ultime - ma, per quanto riguarda il satanismo, il prevedibile effetto è quello di fare riemergere satanisti autentici che - per paura di essere confusa con le provocazioni del famoso impostore - la stampa, nei primi anni del ventesimo secolo, tratta perfino con simpatia. È il caso di Maria de Naglowska (1883-1936), che apre a Parigi un Tempio di Satana, descritto con singolare indulgenza dalla stampa e giustificato da una complessa quanto bizzarra teologia.

Sono anche questi gli anni in cui si esercita sull'ambiente satanista l'influenza di Aleister Crowley (1875-1947). A rigore non satanista, in quanto non crede all'esistenza del diavolo - e anzi polemico con i satanisti, che accusa di credere al "nemico", cioè alla Bibbia cristiana -, Crowley influenza in modo decisivo John Whiteside Parsons (1914-1952), un ingegnere e scienziato californiano, celebre esperto di esplosivi, che elabora nella Loggia Agape un culto dell'Anticristo prima di saltare in aria nell'esplosione del suo laboratorio.

Con Parsons ci troviamo alla vigilia del vero e proprio satanismo contemporaneo, che nasce con un cineasta underground di Hollywood, Kenneth Anger, e con il suo amico Anton Szandor LaVey (1930-1997), fondatori nel 1961 di un'organizzazione chiamata Magic Circle e nel 1966 della Chiesa di Satana. Negli stessi anni Mary Ann Maclean (1931-2005) e suo marito Robert de Grimston Moor (nato nel 1935 e tuttora vivente) fondano a Londra The Process, un'organizzazione oggi non più esistente costruita intorno a una teologia "luciferiana" particolarmente sofisticata. I primi anni della Chiesa di Satana di LaVey sono quelli del maggiore successo giornalistico, grazie all'adesione di personalità di Hollywood.

La Chiesa di Satana è peraltro piagata, sin dalle sue origini, da problemi interni ed esterni. All'interno si sviluppa una tensione tra il satanismo "razionalista" di LaVey, che interpreta sostanzialmente Satana come il simbolo di una rivolta razionalista e atea contro la religione e la morale, e un'ala "occultista", il cui leader è il luogotenente stesso di LaVey, Michael Aquino (all'epoca colonnello dell'esercito americano, specializzato in guerra psicologica e disinformazione). Queste tensioni portano nel 1975 a uno scisma e alla fondazione da parte di Aquino del Tempio di Set.

Da questo satanismo degli adulti, che si articola in gruppi che hanno una continuità dottrinale e rituali, capi identificabili, sedi, talora anche pubblicazioni, si deve distinguere un satanismo giovanile, talora chiamato satanismo "acido", per la sua associazione assai frequente con la droga. Quest'ultimo è composto da gruppuscoli di giovani, privi di una continuità organizzativa e rituale e di contatti con i gruppi del satanismo organizzato, che mettono in scena rituali satanici "selvaggi" o caserecci sotto l'influsso di film, trasmissioni televisive, fumetti, musica. I due filoni - adulto e giovanile -hanno tra loro collegamenti solo indiretti. Ma degli eccessi del secondo il primo non può dirsi innocente, perché gioca il tipico ruolo del "cattivo maestro".

Il problema del "satanismo giovanile"

Nei gruppi giovanili è più facile che sia completamente perso il senso del limite fra metafora e realtà, e che quindi - spesso sotto l'influsso della droga - si trascenda in atti di violenza carnale, e in casi molto rari (ma non inesistenti) si verifichino anche sacrifici umani, come mostra il gravissimo episodio italiano delle Bestie di Satana venuto alla luce in Lombardia nel 2004 con la scoperta di almeno tre omicidi perpetrati da un gruppuscolo di satanisti del Varesotto. Il caso di Varese è un monito per tutti quelli che dimenticano che il satanismo - se rischia talora di essere sopravvalutato nelle sue dimensioni quantitative - non è però mai innocuo.

In Italia, prima del caso delle Bestie di Satana, un campanello d'allarme era del resto già suonato il 7 giugno 2000 con il caso di Chiavenna (Sondrio), li quando una religiosa della congregazione delle Figlie della Croce - Suore di Sant'Andrea, suor Maria Laura Mainetti (1939-2000), era stata uccisa da tre ragazze, tutte minorenni, che avevano dichiarato di voler sacrificare la suora a Satana. La religiosa - di cui è iniziato nel 2005 il processo di beatificazione - era morta chiedendo a Dio di perdonare le sue assassine. Le tre ragazze non erano in contatto con nessun gruppo organizzato di satanisti, e avevano tratto da Internet i loro rituali fai da te.

Neppure le Bestie di Satana facevano parte, peraltro, di potenti network nazionali o internazionali di satanisti: i processi lo hanno esplicitamente escluso. Forse i media farebbero bene a sottolinearlo, perché ipotizzando fantasiosi complotti mondiali dietro questi drammi dello squallore giovanile il rischio è che qualcuno - specie tra i giovani psicologicamente e culturalmente più deboli - rimanga non solo spaventato ma affascinato.

Il modo più efficace di mettere in guardia i giovani è quello di mostrare questi satanisti del "fai da te" criminale per quello che sono: perdenti senza onore e senza idee, non potenti principi delle tenebre ma - molto letteralmente, e nel senso peggiore del termine - poveri diavoli.

Bibliografia

Massimo Introvigne, I satanisti. Storia, riti e miti del satanismo, Sugarco, 2010.
Padre Livio Fanzaga con Diego Manetti, L'ora di Satana, Piemme, 2009.
Don Gino Oliosi, Il demonio come essere personale, Fede & Cultura, 2008.
P. Morene Fiori O.P., Spiritismo, satanismo, demonologia, Aleph edizioni, 2009.
Annalisa Colzi, Come Satana corrompe la società. Con intervista esclusiva a P. Gabriele Amorth, Città ideale, 2009.

Il caso di Re Maya mostra come l'orrore degli abusi sia esteso “C’è una nuova generazione di ‘sette’ pericolose”, dice Introvigne

TORINO, martedì, 16 marzo 2010 (ZENIT.org).- L’arresto a Roma del fondatore di “Re Maya” Omar Danilo Speranza per abuso sessuale di bimbe di 10-12 anni e truffa aggravata dimostra come l'orrore degli abusi sia esteso, riconosce il sociologo torinese Massimo Introvigne, Direttore del CESNUR (Centro studi sulle nuove religioni).

Intervenendo a margine di un convegno a Torino, dove ha presentato il suo nuovo libro I satanisti. Storia, riti e miti del satanismo (Sugarco), Introvigne ha spiegato che “gruppi come Re Maya rappresentano una seconda generazione di nuovi movimenti religiosi, quelli che con espressione meno tecnica sono spesso chiamati ‘sette’”.

“Le ‘sette’ di prima generazione mantenevano molte caratteristiche sociali delle religioni tradizionali: avevano una struttura e dottrine precise e conservavano riferimenti a universi simbolici e religiosi tratti o dal cristianesimo o dalle religioni orientali”.

“Nella seconda generazione di ‘sette’, di cui Re Maya è un esempio, tutto questo è sparito, sostituito dai soli rapporti personali con il capo e da vaghi sincretismi dove l’emozione sostituisce la dottrina. Non tutti i gruppi di seconda generazione sono criminali ma i rischi di derive pericolose si moltiplicano”.

“La tolleranza di cui personaggi come Speranza, da anni chiacchierato – ha continuato Introvigne –, sono riusciti a beneficiare nasce dal relativismo, tanto spesso denunciato da Benedetto XVI, per cui tutte le religioni sono uguali e non ci sono criteri che permettano di dire che un’esperienza che si presenta come religiosa è autentica e positiva mentre un’altra è falsa e dannosa”.

Infine il sociologo torinese ha osservato che “il caso Re Maya mette l’opinione pubblica italiana di fronte a un dato noto agli specialisti ma forse non al grande pubblico: il rischio di abusi sessuali non è più forte nella Chiesa Cattolica che altrove”.

“Al contrario, come dimostrano gli studi di Philip Jenkins, questi abusi nelle organizzazioni religiose diverse dalla Chiesa Cattolica sono da due a dieci volte più frequenti a seconda del tipo di organizzazioni – ha continuato – . E c’è una ragione sociologica per questo: per quanto i controlli nella Chiesa Cattolica non abbiano sempre funzionato, almeno dei sistemi di controllo esistono, mentre non è così per una miriade di gruppi e gruppuscoli”.

Ma dove diavolo è finito Satana?

Avvertenza: faciloni astenersi da lettura. Perché chi pensa che il diavolo non esista dovrebbe rispolverare Charles Baudelaire: «La più grande astuzia del demonio è far credere che egli non esiste». Ma che fine ha fatto il Maligno nella teologia e nella predicazione? Tra gli scaffali Belzebù si è – in maniera variegata – ripresentato. Si trovano testimonianze di chi, per missione, si occupa di spiriti maligni.

Memorie di un esorcista (Piemme) è il nuovo titolo di padre Gabriele Amorth, intervistato da Marco Tosatti. Matt Baglio, cronista americano, ha da poco dato alle stampe Il Rito. Storia vera di un esorcista di oggi (Sperling&Kupfer). Gino Oliosi, esorcista di Verona, ha spiegato Il demonio come essere personale (Fede&Cultura). Io combatto il demonio gli fa eco don Ferruccio Sutto (Biblioteca dell’Immagine). Sutto afferma che in 13 anni ha ricevuto dal Triveneto 9 mila persone «che ritenevano di essere oggetto di attenzioni da parte di Satana».

Recente è l’agghiacciante resoconto A tu per tu con il diavolo. Una famiglia perseguitata dal maligno (San Paolo), opera di due autori anonimi. Più spirituale San Francesco di Sales e la sua lotta contro il diavolo di Gilles Jeanguenin (Paoline). Oggi sono circa 300 gli esorcisti in Italia: al Pontificio Ateneo Regina Apostolurum di Roma vi è un corso per allontanatori del Principe delle tenebre; proprio oggi a Palermo si apre un corso per esorcisti in Sicilia.

C’è chi del demonio si occupa scientificamente. Come padre Moreno Fiori, domenicano, specialista in satanismo, il cui ultimo lavoro è Spiritismo, satanismo, demonologia, edito da Aleph. Ed è Fiori, residente a Cagliari, a dar fuoco alle polveri: «La maggior parte dei libri recenti sulla demonologia non si possano ritenere di rilevante valore scientifico e di indiscutibile incidenza teologica». Come mai? «Molte di queste pubblicazioni sono di carattere divulgativo, con uno scarso apparato critico e una bibliografia spesso abborracciata. In alcuni casi poi, per esempio il teologo specializzato in demonologia Josè Antonio Fortea, redige il suo Trattato di Demonologia più completo al mondo (sic!) senza una nota critica né un riferimento al Magistero o ad opere precedenti. Il Trattato è presentato come un "libro che ci trasporta, in pieno XXI secolo, nell’universo ancestrale della possessione diabolica e ci insegna come affrontare e sconfiggere la parte più tenebrosa della Creazione". Come ritenere un’opera simile un trattato scientifico?».

Ma parlare del diavolo «fa male» alla fede? «Le pubblicazioni divulgative sul diavolo, demoni, possessioni ed esorcismi, possono fuorviare i lettori meno attenti e più semplici dal depositum fidei tramandato dal Magistero. Alcuni scritti contengono affermazioni contrarie alla dottrina della Chiesa: ad esempio la negazione dell’essere personale del diavolo, l’esasperazione del suo potere sull’uomo e nel mondo insinuano, con tale pandemonismo, perniciose credenze superstiziose che ingenerano paure».

Colpa del silenzio dal pulpito? Ovvero: quale prete parla del diavolo in un’omelia? «È vero, non si affronta questo tema che crea imbarazzo. Oppure lo si approccia in maniera retrò, non più consona al nostro tempo».

Don Chino Biscontin, docente di omiletica alla Facoltà teologica del Triveneto, è esplicito nel mettere in guardia da due estremi: «Negare l’esistenza del diavolo a causa della difficoltà postmoderna di pensarlo. Ed evitare una religione dualista per cui vi è una divinità maggiore, Dio, e una minore, il diavolo, con la sua autonomia. E invece il maligno, dopo la resurrezione di Cristo, non possiede l’autonomia di prima». Ma perché parlare di più del Maligno? «Per un guadagno: si possono sgravare le spalle degli uomini dalla responsabilità del male del mondo». Don Biscontin suggerisce un’idea: «Nell’iter teologico di formazione dei futuri preti l’insegnamento sul diavolo andrebbe reso autonomo, mentre oggi è inserito nell’antropologia teologica. Così i predicatori di domani eviteranno di dire fesserie». Ma in una predica come spiegare che il diavolo opera? «Quando si sente di adulti che schiavizzano i bambini come soldati in Africa, se si pensa alla violenza gratuita della guerra nei Balcani, in questo vedo il diavolo in azione come una forza più grande degli uomini».

Don Severino Dianich, tra i più noti teologi italiani, evidenza che «a livello teologico oggi la presentazione sul diavolo è corretta. Invece è squilibrata nell’opinione pubblica, dove tale interesse è cresciuto molto: esorcismi, esoterismo e mistero aggrovigliano molte persone, e questo è un serio problema». Dianich boccia l’ipotesi di corsi teologici ad hoc sul diavolo: «Si darebbe un’importanza sproporzionata a questo tema». Secondo don Dianich sono due le necessità impellenti: «Un’interpretazione teologica che butti acqua sul fuoco: bisogna parlare più di Dio che in Cristo ci ha liberati dal diavolo». E poi? «È necessaria una certa critica a questa tendenza esoterica, che alla fine è un dato gnostico: rappresenta un allontanamento dalla cristologia storica del fatto-Gesù».


E sull’inferno (o inferi) è bagarre fra i teologi


M
a Cristo discese agli inferi o all’inferno? Dove e quando è nato l’inferno ? Tentano di rispondere a questi (e altri) quesiti due recenti volumi sul regno delle tenebre. A fornire u­na panoramica diacronica in chiave teologica (e non solo: sono frequenti le incursioni in ambiti ci­nematografici e persino musicali) è il poderoso e documento testo di Herbert Vorgrimler, Storia del­l’Inferno
(Odoya, pagine 606, euro 24). Dove si ri­corda la certa fede nell’Inferno di George Bernanos («l’inferno è non amare più» scrive nel suo
Diario di un curato di campagna). Mentre il grande (e cat­tolico) Graham Greene (di cui si ricorda Il potere e la gloria), in un’intervista del 1989 diceva di «non credere, non aver mai creduto, nell’Inferno».
Successore di Karl Rahner all’università di Mün­­ster, Vorgrimler attraversa l’intera storia del cri­stianesimo per mostrare origine, sviluppo e decli­nazioni del concetto di inferno. E si scoprono non poche curiosità: che, ad esempio, nel quarto van­gelo, quello di Giovanni, «non c’è nessun Inferno»: tale testo evangelico «non presenta alcun tipo di minacce associate alla parola Inferno, né alcun ri­ferimento a una qualche punizione da subirvi tra i tormenti».
Ma chi (e quando e dove) matura la concezione «classica» del regno negativo dell’Oltre tomba? Vor­grimler individua nella città di Alessandria d’Egit­to «in quanto città di incontro tra greci, ebrei e cri­stiani » il luogo dove «i testi biblici venivano consi­derati insufficienti » e si arrivò « ad accettare e­spressioni improntate alla sete di sangue e a sentimenti sadici».

L’inferno esiste. La ve­rità negata
del teologo domenicano Giovanni Cavalcoli (Fede & Cul­tura, pagine 96, euro 9,50) non presenta la lungimirante docu­mentazione di Vor­grimler, ma indiretta­mente con lui polemiz­za su alcune posizioni. Ad esempio, il teologo Rahner: il domenicano ne è certo: «Per Rahner l’inferno non esiste in quanto dovrebbe com­portare l’assenza della grazia, che egli giudica inaccettabile». Ma Vor­grimler riporta un bra­no rahneriano di ben altra fattura: «Devo ca­pire che l’Inferno non solo esiste come qualsiasi altra cosa nel mondo, ma costituisce la mia vera possibilità esistenziale». Ancora: i due testi si distanziano su un altro pun­to. Ovvero, la questione se Cristo sia disceso agli in­feri o all’inferno. Cavalcoli propende per la prima: « Bisogna distinguere gli inferi dall’inferno. Cristo è disceso agli in­feri, non è disceso al­l’inferno. Scende nel­l’inferno chi muore in peccato mortale, ma essendo Cristo l’Inno­centissimo, puro da o­gni peccato, è assurdo e blasfemo, come sem­bra pensare Von Balthasar, che Cristo sia sceso all’inferno » . Vorgrimler invece sce­glie la seconda: «Biso­gna citare il Descensus Christi , la discesa di Gesù all’'Inferno' nel­l’atto della sua morte. Esso viene inteso in senso spaziale per gli stessi spiriti come un carcere».



Lorenzo Fazzini


© Copyright Avvenire 3 marzo 2010

Se un esorcista in Vaticano scopre di avere molto da fare

Roma. Satanisti in Vaticano? “Sì, anche
in Vaticano ci sono membri di sètte sataniche”.
E chi vi è coinvolto? Si tratta di
preti o di semplici laici? “Ci sono preti,
monsignori e anche cardinali!”. Mi perdoni,
don Gabriele, ma Lei come lo sa? “Lo
so dalle persone che me l’hanno potuto riferire
perché hanno avuto modo di saperlo
direttamente. Ed è una cosa ‘confessata’
più volte dal demonio stesso sotto obbedienza
durante gli esorcismi”. Il Papa
ne è informato? “Certo che ne è stato
informato! Ma fa quello che può. E’ una
cosa agghiacciante. Tenga presente poi
che Benedetto XVI è un Papa tedesco,
viene da una nazione decisamente avversa
a queste cose. In Germania infatti praticamente
non ci sono esorcisti, eppure il
Papa ci crede: ho avuto occasione di parlare
con lui tre volte, quando ancora era
prefetto della Congregazione per la dottrina
della fede. Altroché se ci crede! E ne
ha parlato esplicitamente in pubblico parecchie
volte. Ci ha ricevuto, come associazione
di esorcisti, ha fatto anche un bel
discorso, incoraggiandoci e elogiando il
nostro apostolato. E non dimentichiamo
che del diavolo e dell’esorcismo moltissimo
ne ha parlato anche Giovanni Paolo
II”. Allora è vero quello che diceva Paolo
VI: che il fumo di Satana è entrato nella
chiesa? “E’ vero, purtroppo, perché anche
nella chiesa ci sono adepti alle sètte sataniche.
Questo particolare del ‘fumo di Satana’
lo riferì Paolo VI il 29 giugno 1972.
Poi, siccome questa frase ha creato uno
scandalo enorme, il 15 novembre dello
stesso 1972 ha dedicato tutto un discorso
del mercoledì al demonio, con frasi fortissime.
Certo, ha rotto il ghiaccio, sollevando
un velo di silenzio e censura che
durava da troppo tempo, però non ha avuto
conseguenze pratiche. Ci voleva uno come
me, che non valeva niente, per spargere
l’allarme, per ottenere conseguenze
pratiche”.
Padre Gabriele Amorth è oggi uno dei
più grandi esorcisti a livello internazionale.
Svolge il proprio incarico nella città di
Roma. Nelle sue memorie raccolte da
Marco Tosatti in “Padre Amorth. Memorie
di un esorcista. La mia vita in lotta contro
Satana” (Piemme) è anzitutto una denuncia
alla chiesa che intende fare. Alla chiesa
e ai suoi vescovi: “Abbiamo moltissimi
preti e molti vescovi che purtroppo non
credono a Satana”, dice. E ancora: “Ci sono
nazioni intere senza esorcisti: la Germania,
l’Austria, la Svizzera, la Spagna, il
Portogallo… Molti vescovi non credono
nel demonio e arrivano addirittura a dire
in pubblico: l’inferno non esiste, il demonio
non esiste. Eppure Gesù nel Vangelo
ne parla abbondantemente per cui verrebbe
da dirsi, o non hanno mai letto il
Vangelo o non ci credono proprio!”.
Molti vescovi non credono nel demonio,
dunque. E, infatti, la battaglia di padre
Amorth è su due fronti: contro l’avversario
di sempre e contro il silenzio o l’incredulità
della chiesa: “Il codice di diritto
canonico dice che gli esorcisti dovrebbero
essere scelti fra il fior fiore del clero”,
spiega. E, invece, non avviene così.
Spesso i migliori sacerdoti sono destinati
dai vescovi ad altri incarichi. E quei pochi
esorcisti che ci sono hanno poca esperienza.
Dovrebbe essere l’opposto. Per tutti
dovrebbe verificarsi quanto capitò a
don Amorth: il cardinale Ugo Poletti lo affiancò
a padre Candido Amantini che da
quaranta anni era esorcista alla Scala
Santa. Dice don Amorth: “Devo a lui tutto
quello che so”. Racconta ancora don
Amorth: “Ci sono vari episodi che mi raccontava
padre Candido. Un giorno un sacerdote
gli disse chiaramente che non
credeva a nulla di tutto questo: demonio,
esorcismi e così via. Padre Candido replicò:
venga una volta ad assistere. Padre
Candido raccontò che questo sacerdote
stava con le mani in tasca, in piedi; alla
Scala Santa gli esorcismi li fanno in sacrestia,
e lui stava lì, con un’aria quasi di
disprezzo. A un certo punto il demonio si
è rivolto a lui e gli ha detto: tu non credi a
me ma alle femmine ci credi, eccome se ci
credi nelle femmine. Il sacerdote, cammi-
nando all’indietro, tutto vergognoso, ha
raggiunto la porta ed è filato via”.
Don Amorth riceve nel suo studio centinaia
di persone all’anno. Di queste soltanto
poche sono davvero possedute. La maggior
parte ha semplicemente gravi problemi
psichici e psichiatrici. Ma i posseduti ci
sono. Si presentano da don Amorth per essere
liberati. Lo fanno spontaneamente
seppure la “presenza” che si è impossessata
del loro corpo faccia di tutto perché
gli esorcismi non abbiano effetto.
Come avviene la possessione? La maggior
parte della gente rimane posseduta
dopo aver partecipato a messe nere o a riti
satanici. Dice don Amorth: “La principale
caratteristica delle messe nere è che
c’è il disprezzo dell’eucaristia. Nella vera
messa nera c’è una donna nuda che fa da
altare, e che dovrebbe essere vergine, e
viene violentata da quello che fa da sacerdote
e poi da tutti gli altri, dopodiché fra
di loro succede di tutto. Ossia diventa un
vero bordello. Per cui molti alla messa nera
ci vanno per il ‘dopo’, per il bordello”.
Don Amorth ha un metodo – che a volte
riesce altre no – per riconoscere se una
persona è davvero posseduta: l’acqua benedetta.
Ne parla raccontando di una
donna che gli chiese di essere esorcizzata.
Don Amorth non sapeva se si trattava
davvero di una possessione. Così preparò
sul tavolo due bicchieri, uno con acqua
comune e uno con acqua benedetta: “Le
offersi da bere l’acqua comune; mi ringraziò
e bevve. Alcuni minuti dopo le porsi
l’altro bicchiere, con l’acqua benedetta.
La bevve, ma questa volta il suo aspetto
cambiò di colpo: da bimba impaurita a
persona in collera. Scandendo le parole
con timbro di voce basso e forte, come se
un uomo parlasse dentro di lei, mi disse:
‘Ti credi furbo, prete!’. Ebbe così inizio la
preghiera di esorcismo e solo un’ora dopo,
compiuto il rito, avvenne la liberazione
in chiesa”.

© Copyright Il Foglio 25 febbraio 2010

Ancora satanisti nel 2050? Secondo lo storico Joachim Fest, nella nostra epoca l’eclissi del Dio cristiano genera nuovi adepti delle messe nere

DI M ASSIMO I NTROVIGNE

C
i saranno ancora satanisti nel 2020, o nel 2050? Po­tranno ancora credenze e pratiche apparentemente così a­nacronistiche e antiche sopravvi­vere nel terzo millennio? Posta in questo modo, la domanda sareb­be ingenua. Il satanismo, infatti, non è un fenomeno « antico » . La credenza delle religioni all’esisten­za del Demonio e alla sua molte­plice influenza sulla vita sociale è, certamente, un fenomeno anti­chissimo. Ma il satanismo come lo definisce la sociologia – il culto or­ganizzato del Diavolo da parte di gruppi strutturati e gerarchici – na­sce soltanto nell’epoca moderna. La protostoria del satanismo negli ultimi e più complessi processi di stregoneria e di possessione « in­dotta » da malefici esterni si svi- luppa dopo la scoperta dell’Ame­rica, agl’inizi dell’Evo Moderno. Il primo vero episodio di satanismo – alla corte di Luigi XIV (1638-1715), intorno alla merciaia Cathérine La Voisin (1640-1680), che inventa la Messa nera – è cronologicamente parallelo alle prime autentiche in­quietudini della modernità. Da al­lora inizia un processo pendolare per cui l’uscita allo scoperto di pic­coli nuclei di satanisti determina una reazione quasi sempre spro­porzionata, e il discredito in cui ca­de per i suoi eccessi la reazione an­ti- satanista favorisce la nascita di nuove forme di satanismo.
Dopo l’esplosione dell’occulto ne­gli ultimi anni della monarchia francese e durante la Rivoluzione, soprattutto la Francia assiste a un’epidemia di anti-satanismo con figure paradossali come Alexis Ber­biguier (1764-1842), che attribui­sce ogni male a satanisti trasfor­mati in folletti, i
farfadet. Mentre si ride di Berbiguier, nasce nella sub­cultura occulta della seconda metà dell’Ottocento un nuovo satani­smo, spiato attraverso i buchi di ambigue serrature da personaggi come il giornalista Jules Bois (1868­1943) e il romanziere Joris- Karl Huysmans (1848-1907). Il fascino di Là-Bas di Huysmans (1891) fa­vorisce una reazione anti- satani­sta, la cui Bibbia è l’enorme Diable au XIXe siècle (1892-1895), un te­sto a fascicoli che accusa il Diavo­lo di apparire regolarmente nelle logge massoniche, prodotto dalla cerchia di un mistificatore che si finge convertito al cattolicesimo, Léo Taxil ( 1854- 1907). La caduta, con tanto di confessione dell’in­ganno, di Taxil – anche se non man­cano continuatori ed epigoni – per­mette la rinascita di forme di sata­nismo come quella di Maria de Na­glowska (1883-1936), che la stam­pa ( ammaestrata dagl’inganni di Taxil) non segue con orrore ma con tolleranza e perfino con simpatia. I materiali usati a suo tempo dalla de Naglowska – e soprattutto quel­li del «mago nero» inglese Aleister Crowley (1875-1947) – permettono nell’ambiente della controcultura californiana la nascita del satani­smo moderno con la Chiesa di Sa­tana, fondata nel 1966 da Anton Szandor LaVey (1930-1997), e poi il Tempio di Set. La grande pubbli- cità che questi gruppi si conqui­stano nei mezzi di comunicazione di massa è uno degli elementi che scatenano la reazione anti-satani­sta e la caccia ai satanisti degli an­ni 1980-1994, cui concorrono for­ze diverse. Lo smascheramento di alcuni dei leader della campagna anti- satanista come mistificatori alla Taxil, e la reazione del mondo accademico contro i miti e le leg­gende dell’anti-satanismo, diven­tano a loro volta componenti che, con altre, spiegano l’inattesa rina­scita di gruppi satanisti soprattut­to dopo il 1995, negli Stati Uniti ma anche in Europa e in Italia.
Naturalmente il processo potrebbe continuare con lo stesso schema. Se il nuovo satanismo acquisterà un’eccessiva prominenza - e si ri­peteranno tragedie gravissime co­me quella italiana delle Bestie di Satana - si può prevedere una nuo­va campagna anti- satanista, che potrà facilmente utilizzare il mate­riale
delle campagne precedenti e la cui durata sarà determinata dal­la capacità di controllare i suoi stes­si eccessi. Tuttavia il satanismo del XXI secolo presenta alcune carat­teristiche su cui vale la pena di ri­flettere brevemente. Se una certa ambiguità rimane insopprimibile, il fondatore della Chiesa di Satana LaVey ha vinto la sua principale partita, quella per un satanismo ra­zionalista dove il Diavolo è sem­plice metafora delle nostre passio­ni, e Satana è sempre meno spiri­to, sempre più materia, ipostasi im­manente dell’aggressività di uomi­ni e donne che non vogliono limi­ti alla loro volontà di potere, talora anche - come una parte dei nuovi satanisti afferma con franchezza ­alla loro violenza. Il satanismo ­suggeriscono alcuni sociologi ­cambia casa e paradigmi di riferi­mento: dalla subcultura occultista e magica ai movimenti del poten­ziale umano e della liberazione psi­del co- sessuale, da Crowley a un miscuglio del turbocapitali­smo di Ayn Rand ( 1905­1982) e delle teorie sulla rivo­luzione sessua­le di Wilhelm Reich ( 1897­1957), secondo una strada che LaVey ha percorso per primo.
Il satanismo, fenomeno tipica­mente moderno, finirà fatalmente nell’epoca postmoderna? Il satani­smo è proteiforme, e dopo la fine delle ideologie non avrà forse trop­pe difficoltà a ripresentarsi come possibilità di trascendere l’intolle­rabilità del mero quotidiano senza uscire veramente dal mondo mo­derno
o post­moderno, e senza cercare un’autentica trascendenza in cui non si ha più la forza di cre­dere. 'Da quan­do il messaggio cristiano ha perso la sua for­za - ha scritto lo storico tedesco Joachim Fest ( 1926- 2006) a proposito della fine delle ideologie che hanno do­minato il XX secolo - la ricerca si è rivolta a un sostituto di Dio e a un aldilà che le utopie hanno trasferi­to in questo mondo. Forse delle nuove sette faranno [domani] an­cora più proseliti: guru, predicato­ri della fine del mondo o catechisti delle messe nere'.
Perché il satanismo e non qualche cos’altro, perché - nei termini di Fe­st – si affermano anche i «catechi­sti delle messe nere» e non soltan­to i «guru» e i «predicatori»? Al di là delle affinità elettive–- pure im­portanti – fra visione del mondo
satanismo contemporaneo e modernità, si deve tenere conto – nel moderno come nel postmo­derno – che la presenza del Diavo­lo è ancora forte e potente nell’im­maginario sociale. La spiegazione
sembra
semplice: in ogni momen­to di crisi – dalle guerre alle carestie, dalla Rivoluzione francese alla cri­si economica del 2008 – la paura del Diavolo e dei satanisti riemer­ge dall’immagi­nario collettivo. Quello che è meno semplice è scandagliare le profondità di questo immagi­nario, e preve­derne le mani­festazioni futu­re. In ogni caso, come mostra la nostra storia che arrivando a vicende recenti finisce necessa­riamente per coinvolgere la crona­ca, nel XXI secolo la paura e insie­me l’ambiguo fascino del Diavolo e dei suoi agenti, i satanisti, non so­no meno forti – anzi, è molto pro­babile che siano più forti – che nel Seicento o nel Settecento. Se – com’è probabile – le guerre, le ri­voluzioni, le crisi economiche, il desiderio di potere e di violenza nel cuore dell’uomo non ci abbando­neranno ancora per molto tempo - o per sempre - i satanisti e gli an­ti- satanisti, come i poveri di cui parla il Vangelo, saranno con noi fino alla fine dei tempi.
«Il fascino ambiguo del Diavolo e dei suoi agenti è più forte che nel Seicento, quando nacquero i riti satanici. Guerre, rivoluzioni e crisi economiche tengono in vita il terrore del Maligno»

© Copyright Avvenire 24 febbraio 2010