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Uno sguardo profetico sugli eventi

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PRIMADO DE ARGENTINA: MÁS QUE NUNCA, HACEN FALTA CATEQUISTAS

Preparación al III Congreso Catequístico Nacional


BUENOS AIRES, domingo, 22 de agosto de 2010 (ZENIT.org).-El arzobispo de Buenos Aires y primado de la Argentina, cardenal Jorge Mario Bergoglio, aprovechó la festividad de San Pío X y la celebración del Día del Catequista para agradecer "la entrega silenciosa y comprometida en el ministerio de la Catequesis".

El purpurado porteño destacó el momento especial que vive la Catequesis en la Argentina a raíz de la preparación al III Congreso Catequístico Nacional, por realizarse en 2012 en la diócesis de Morón con el lema "Anticipar la aurora, construir la esperanza".

Tras pedirle al Señor que "rejuvenezca" a los catequistas con su gracia, recordó, citando el Documento de Aparecida, que "la renovación de la pastoral y de la catequesis no dependerá "de grandes programas y estructuras, sino de hombres y mujeres nuevos que encarnen dicha tradición y novedad, como discípulos de Jesucristo y misioneros de su Reino".

"En nuestra tarea evangelizadora Dios nos pide que acompañemos a un pueblo que camina en la fe. Por eso el Señor nos regala rostros, historias y búsquedas... Y siempre nos hace bien recordar que ese niño, joven o adulto que Dios pone en nuestro camino, no son vasijas que debemos llenar de contenidos o personas que debemos conquistar. El Señor ya habita en sus corazones, ya que El siempre nos precede, nos ‘primerea'", subrayó en una carta a los catequistas.

El primado precisó que "nuestra tarea será simplemente ¡y nada menos! ayudar a develar, a explicitar la Presencia de Aquél que ya está y tiene el poder de hacer plena toda vida. Misión hermosa, ministerio de la Palabra que los catequistas realizan ininterrumpidamente desde hace casi dos mil años. Servicio eclesial que reconoce muchas formas y diversos lugares", y los animó a que "no dejen de estar al servicio del santo pueblo fiel de Dios."

El purpurado enumeró, además, cuáles son las necesidades de ese pueblo fiel:

"Un pueblo que necesita de testigos antes que maestros. Hagan que la catequesis sea transversalmente kerygmática, para que el proceso y maduración de la fe tengan la frescura del encuentro con Aquél que, a través de la Iniciación Cristiana, te consolida como discípulo misionero.

"Un pueblo del cual ustedes y yo formamos parte y con el cual, gracias al Bautismo, nos reconocemos familia y nos descubrimos hermanados en Jesús y sanados de toda herida de orfandad.

"Un pueblo cuya vida transcurre en esta querida ciudad que habitamos, cuyo río muchas veces no supimos cuidar pero nos da identidad de ‘porteños'. Ciudad de Buenos Aires, autónoma y dependiente al mismo tiempo, con mucho de Corinto en sus luces y en sus sombras.

"Un pueblo y una ciudad que tienen fe y se palpa en su diario caminar. Rica en sus numerosos santuarios y en esos altarcitos familiares que, paradójicamente, son más frecuentes en los barrios para algunos mirados simplonamente como marginales o descartables.

"Un pueblo y una ciudad necesitados de cercanía, para que ‘lo macro' y el anonimato no maten la historia mínima que, por ser humana y cristiana, se hace historia y tierra sagrada.

"Un pueblo y una ciudad amenazados como nunca por una cultura cada vez más pagana, que se enorgullece de su amnesia y nos pretende imponer a un Dios destilado, trascendente pero dentro de los límites de la inmanencia... siempre a nuestra mano para ser usado como un instrumento más del consumismo que nos agobia.

"Un pueblo y una ciudad que te necesitan más que nunca para que en Buenos Aires la trasmisión de la fe siga provocando encuentro y fiesta.

El cardenal Bergoglio sostuvo que "para que la frescura del niño rezando a la noche y el tesoro de sabiduría de nuestros mayores le den a nuestra ciudad ‘buenos aires', aires de trascendencia que provienen del cielo pero hacen habitable la tierra. Porque sin trascendencia, seremos dominados por lo intrascendente. No ha de extrañarnos que, contaminados los aires, también la naturaleza humana se torne biodegradable en nuestra ciudad".

El arzobispo insistió en que "justamente por esto tu pueblo y tu ciudad te necesitan más que nunca catequista. Alegre, comprometido, renovado en tu fervor. Haciendo presente ese estilo de Iglesia misionera que sabe de fragilidades -propias y ajenas- y por eso sale, escucha, abraza, acompaña".

"¡No te canses de sembrar! Y en este año del Bicentenario, me animo a proponerte que te acerques como peregrino a la parroquia de Nuestra Señora de la Piedad. Y ante la tumba de la Madre Antula, pedile para vos, para mí y para cada uno de los catequistas de esta bendita ciudad, su grandeza y su fortaleza. Suplicale la gracia de poder acompañar y cuidar la fe de nuestro pueblo fiel como ella lo supo hacer tres siglos atrás, en circunstancias también difíciles como las actuales. Será una manera de ‘anticipar la aurora, y construir la esperanza'", concluyó citando el lema del III Congreso Catequístico Nacional.

I vescovi dopo il voto favorevole del parlamento argentino. Grave la norma sul matrimonio omosessuale

Buenos Aires, 6. La Chiesa considera "molto grave" l'esito del passaggio parlamentare compiuto dalla norma sul "matrimonio omosessuale" che ieri è stata approvata dalla Camera dei deputati argentina. E particolarmente negativo è il giudizio sul fatto che queste coppie possano adottare dei bambini. È quanto ha detto il vescovo ausiliare di La Plata, Antonio Marino, responsabile dell'episcopato argentino per l'attività legislativa.
Il progetto di legge relativo al matrimonio "fra persone dello stesso sesso - ha rilevato il presule - non costituisce nessun progresso e invece va a modificare in modo rivoluzionario il concetto di società e di famiglia". Si tratta, infatti - ha aggiunto - "di una rivoluzione concettuale e culturale con la quale la Chiesa è in disaccordo". E, appunto, "la cosa più grave è che queste coppie gay possano adottare figli".
Il vescovo ha sottolineato, inoltre, che la Chiesa continuerà a dialogare con le istituzioni "offrendo i propri argomenti" anche in vista del passaggio al Senato che ora sarà chiamato a fornire un voto definitivo sul provvedimento. Argomentazioni in cui si mette in guardia anche circa l'incostituzionalità di un tale progetto e i danni che deriverebbero dall'adozione di minori da parte di coppie omosessuali. "Il bambino - viene ricordato - ha il diritto di crescere e di svilupparsi nella sua dimensione psicosessuale attraverso la complementarità tra l'uomo e la donna".
Se si avrà l'approvazione definitiva, l'Argentina sarà il primo Paese latinoamericano a riconoscere e a equiparare il matrimonio tra persone delle stesso sesso a quello eterosessuale. Anche se in alcune realtà statali all'interno di nazioni federali - come il distretto di Città del Messico - o in Paesi come l'Uruguay, i diritti delle unioni omosessuali sono già stati riconosciuti.
Il voto della Camera dei deputati di Buenos Aires è arrivato dopo una lunghissima discussione parlamentare. Il provvedimento è passato con 129 voti a favore contro 109, oltre a sei astenuti. E al riguardo monsignor Marino ha lamentato il fatto che alcuni parlamentari avrebbero ceduto rispetto ai propri convincimenti di fronte "alle pressioni di alcuni gruppi minoritari".
Già nei mesi scorsi vi erano stati alcuni tentativi da parte di coppie omosessuali di far passare il principio del riconoscimento delle unioni fra persone dello stesso sesso ricorrendo ai tribunali civili di singoli Stati, a cominciare da quello di Buenos Aires che aveva dato un primo parere favorevole aprendo così anche una querelle giudiziaria. Tuttavia, da mesi diverse proposte di legge attendevano di essere discusse nel Parlamento argentino. Adesso, però, è arrivata la prima approvazione resa possibile anche da una maggioranza trasversale ai due schieramenti. La legge dovrà comunque superare lo scoglio del Senato, dove i numeri per l'approvazione sembrano più incerti e in quella sede riprenderà anche la battaglia politica e giuridica.
Il provvedimento è costituito da 43 articoli che modificano in diverse parti il codice civile e rivedono il concetto di coniuge nel matrimonio, parlando di "contraenti" invece che di uomo e donna. "Il matrimonio - si legge infatti nel testo in esame - avrà gli stessi requisiti ed effetti, indipendentemente dal fatto che i contraenti siano dello stesso sesso o di sesso differente".
La Conferenza episcopale argentina, che non ha mai risparmiato le critiche al progetto, segue con molta preoccupazione l'iter della legge. Lo scorso 20 aprile, nel corso della 99ª assemblea plenaria, i presuli avevano diffuso un documento in cui si fa appello alla coscienza dei legislatori perché nel decidere su una "questione di tale gravità", tengano in considerazione alcune "verità fondamentali" per il bene del Paese e delle sue generazioni future. Si sottolinea, pertanto, come "l'unione fra persone dello stesso sesso non presenta gli elementi biologici e antropologici propri del matrimonio e della famiglia". In particolare, i vescovi argentini richiamano il dovere delle istituzioni a tutelare a livello legislativo il matrimonio tra un uomo e una donna "per assicurare e promuovere il suo insostituibile ruolo e contribuire al bene comune della società". Poiché "una volta concesso il riconoscimento legale delle unioni tra persone dello stesso sesso", o equiparando tali unioni al matrimonio, "lo Stato agirebbe in contraddizione con i suoi doveri, alterando i principi dell'ordine naturale e pubblico della società". Per i presuli l'attuale codice civile "non discrimina", bensì "riconosce solo una realtà naturale" quando richiede la diversità dei sessi per contrarre matrimonio. Al contrario "le situazioni giuridiche di reciproco interesse tra persone dello stesso sesso possono essere sufficientemente protette dal diritto comune".


(©L'Osservatore Romano - 7 maggio 2010)

Sud America da evangelizzare. Sì della Camera alle nozze gay: voto storico in Argentina


Attivista gay a Buenos Aires (Credits: plasmastik by Flickr)

Attivista gay a Buenos Aires (Credits: plasmastik by Flickr)

Storica votazione alla Camera argentina. Per la prima volta un Parlamento dell’America Latina ha infatti discusso, votato e approvato il progetto di legge che permette di contrarre un regolare matrimonio civile alle coppie dello stesso sesso. In Messico era già accaduta mesi fa la stessa cosa ma, in quel caso, si trattava di una misura approvata dal municipio della capitale e i matrimoni gay in quel paese oggi possono essere celebrati solo a Ciudad de Mexico.

In Argentina no, la legge ha valenza nazionale, dalla Terra del Fuoco a Missiones, passando per Cordoba, Rosario, Mendoza e Buenos Aires, la Parigi sudamericana che si è autonominata qualche anno fa prima città gay friendly del Cono Sur. Dodici ore di discussione con ampi scambi di vedute – ma sempre molto civili rispetto ad altri lidi – che hanno visto alla fine prevalere con 125 voti a favore e 109 contrari la “libertà di azione” e, dunque, l’ok ai matrimoni civili tra persone dello stesso sesso.

Una maggioranza trasversale che alla fine è stata raggiunta grazie ai voti decisivi per raggiungere il quorum dei deputati del Frente Para la Victoria, l’alleanza del peronismo che appoggia Cristina e Néstor Kirchner mentre si è astenuta Elisa “Lilita” Carriò, avversaria della “presidenta” alle ultime presidenziali e molto sensibile alle istanze della Chiesa.

Nella nuova norma, che nelle prossime settimane passerà all’esame del Senato prima di entrare in vigore come legge dello stato (ma la maggioranza dei blocchi che l’appoggiano non dovrebbe riservare sorprese), sono stati sostituiti i termini “marito” e moglie” con quello di “contraenti”. Decisivo il pronunciamento a favore della legge dell’ex presidente Néstor Kirchner mentre la peronista di opposizione Cynthia Hotton, che ha votato contro, ha denunciato in aula di avere ricevuto “minacce di morte” per la sua posizione in merito.

Il dibattito è stato seguito da tutte le principali associazioni che in Argentina si battono per i diritti degli omosessuali a cominciare dalla Federación Argentina de Lesbianas, Gays, Bisexuales y Trans (LGBT) e dalla Comunidad Homosexual Argentina (CHA) e da Alex Freyre e José María Di Bello, la prima coppia gay ufficialmente sposatasi lo scorso 28 dicembre ad Ushuaia, in Patagonia. Tierra del Fuego.

Immediate le proteste della Chiesa Cattolica che si oppone alla nuova legge e anche all’adozione di bambini da parte di coppie dello stesso sesso che nel paese del tango ha fatto molto discutere nei mesi scorsi, dopo che due minori erano stati affidati da un tribunale ad una transessuale.



© Copyright Panorama

Argentina, il matrimonio «valore non negoziabile»

La difesa del valore «non negoziabile» del matrimonio inteso esclusivamente come unione tra un uomo e una donna, non è questione che riguardi solo la società e la Chiesa in Italia o nel mondo occidentale. Per capirlo basta leggere il documento rilasciato martedì dai vescovi argentini al termine della loro 99esima Assemblea plenaria, titolato emblematicamente “Sul bene inalterabile del matrimonio e della famiglia”.

La presa di posizione chiara e forte dei presuli guidati dal cardinale di Buenos Aires Jorge Mario Bergoglio, cerca di contrastare il cammino parlamentare di disegni di legge di modifica del codice civile che prevedono il “matrimonio” tra persone dello stesso sesso e persino la possibilità per queste coppie di adottare bambini. E si contrappone anche alla decisione presa da un paio di giudici, e poi annullata da altri magistrati, di permettere due “matrimoni” omosessuali celebrati a fine dicembre in Terra del Fuoco e lo scorso 9 aprile (tra due donne di 67 anni) a Buenos Aires. Il matrimonio – ribadiscono i presuli argentini – «non costituisce una mera unione tra persone qualsiasi, ma ha caratteristiche proprie e irrinunciabili» che rendono tale istituto «il fondamento della famiglia e della società». «Così – proseguono – è riconosciuto nelle grandi culture del mondo. Così è riconosciuto dai trattati internazionali recepiti dalla nostra Costituzione. Così è stato sempre compreso dal nostro popolo».

«È compito delle istituzioni pubbliche – sottolineano i vescovi – tutelare l’istituto del matrimonio tra un uomo e una donna attraverso la protezione delle disposizioni legislative che devono poter assicurare e promuovere il suo insostituibile ruolo e contributo per il bene comune della società». Ammoniscono ancora i presuli: «Se si concedesse un riconoscimento legale alle unioni tra persone dello stesso sesso, o si ponessero su un piano giuridico analogo a quello del matrimonio e della famiglia, lo Stato agirebbe in modo erroneo e si porrebbe in contraddizione con i suoi doveri in quanto altererebbe i principi del diritto naturale e l’ordinamento pubblico della società argentina».

I vescovi affermano che la «differenza non è sinonimo di discriminazione», in quanto «la natura non fa discriminazioni quando ci fa maschio o femmina». Così pure «il nostro codice civile non discrimina quando richiede la condizione di essere maschio e femmina per il matrimonio, riconosce solo una realtà naturale». Le situazioni giuridiche di reciproco interesse tra persone dello stesso sesso – evidenziano i presuli – possono essere «sufficientemente tutelate dal diritto comune».

I vescovi guidati dal cardinale Bergoglio fanno presente che «l’unione di persone dello stesso sesso manca di elementi biologici e antropologici del matrimonio e della famiglia». «È assente – ribadiscono – la dimensione coniugale e di apertura alla trasmissione della vita. Al contrario, il matrimonio e la famiglia che si fonda in esso, è il focolare delle nuove generazioni di uomini. Fin dal loro concepimento, i bambini hanno il diritto inalienabile di sviluppare all’interno delle loro madri e di nascere e crescere nell’alveo naturale del matrimonio. Nella vita familiare e nel rapporto con padre e madre, i bambini scoprono la propria identità, si formano nella personalità e raggiungono l’autonomia personale». «Constatare una differenza reale – spiegano infine – non è discriminare». Ed in base a questi ragionamenti rivolgono un appello «alla coscienza dei legislatori affinché, nel decidere una questione di tale gravità, tengano conto di queste verità fondamentali, per il bene del Paese e delle generazioni future».
Gianni Cardinale


© Copyright Avvenire 22 aprile 2010




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Argentina. "Pro Vida" denuncia circoli obbligatori che inducono ad abortire

BUENOS AIRES, 07 Abr. 10 / 04:36 am (ACI)

El Presidente de la ONG Pro-Vida en Argentina, Roberto Castellanos, ante dos casos de aborto por violación, cuestionó al Estado por no hacer nada "previo para evitar el estado de promiscuidad en que la víctima vivía" y denunció el ciclo repetitivo para "para imponer la desaparición forzada de bebés como política de Estado: violación, silencio, asesinato del bebé, libertad del violador".

"Hay una matriz que se repite reveladoramente –señaló Castellanos–: menores abusadas por concubinos de sus madres o familiares durante años. Silencio absoluto de las menores durante todo ese período. Madres o familiares que no perciben nada. Escuelas que no ven cambios en la conducta de las víctimas. Amigos que ignoran todo. Organismos del Estado, especialmente dedicados a proteger y cuidar la integridad de la mujer y de la niñez, totalmente ausentes".

"De pronto, se confirma el embarazo de la menor, y abuelas, familiares, docentes, jueces, gobernadores, legisladores, el Ministerio de Salud, el Consejo Nacional de las Mujeres, la Secretaría de Derechos Humanos, salen a pedir un ‘aborto estatal gratuito’ para ‘reestablecer’ la ‘salud psíquica’ de la menor vulnerada. Paralelamente, diputados presentan proyectos para facilitar el aborto y convertirlo en una política pública", cuestionó.

Castellanos denunció que "en caso de ser cierto las supuestas violaciones, a nadie le importó que sucedieran o hizo algo previo para evitar el estado de promiscuidad en que la víctima vivía. Se rechazan todos los pedidos de adopción que se formulan. Sólo interesa usarlas como precedentes para imponer el aborto en el país, se necesita imperiosamente hacer el aborto y que tenga difusión".

Finalmente, explicó, este ciclo lo terminan "matando a un bebé inocente e indefenso, porque así se tiene el justificativo para cumplir con la agenda externa impuesta a nuestra sociedad. La menor vuelve, después de asesinado su hijo, al lugar donde era abusada. Los supuestos violadores, siguen con vida y no deben hacerse cargo de mantener criatura alguna. Este es el ciclo que se viene repitiendo para imponer la desaparición forzada de bebés como política de Estado", agregó.

Más información: www.infovida.org

Il primo "matrimonio" omosessuale in Sud America

PÚBLICO.ES/EFE - BUENOS AIRES - 28/12/2009 22:35

Finalmente e dietro molte liti, si è prodursi la prima unione tra persone dello stesso sesso in America latina. Concretamente nella località di Ushuaia, all'estremo meridionale dell'Argentina. I felici sposi sono José María diedi Bello ed Alex Freyre, entrambi gli argentini, chi si mostrarono "molto felici ed orgogliosi." Il compagno aveva previsto di sposarsi a Buenos Aires il giorno 1 di dicembre passato, coincidendo col Giorno Internazionale della Lotta contro l'AIDS, malattia che ambedue soffrono, ma una risoluzione giudiziale contraria fece che il Registro Civile della capitale argentina ostacolasse il suo matrimonio. Ma grazie al governo della provincia di Terra del Fuoco l'unione è stata possibile. "Sapevamo che la statista è una persona che simpatizza con questa causa e gli siamo sommamente grati", disse diedi Bello in gratitudine alla statista Fabiana Ríos, addetta di autorizzare il matrimonio. Ora quello che la compagno attesa è che non ci siano nuove obiezioni "giudiziali" e che sia un primo passo nel riconoscimento dei diritti dei compagni omosessuali in America latina. Attualmente, unicamente i compagni dello stesso sesso potevano ottenere l'unione civile in quattro città dell'Argentina.

La Legge di Unione Civile della città di Buenos Aires, promossa alla fine di 2002, suppose il primo antecedente nel paese ed il primo riconoscimento dei compagni omosessuali in America latina.

A dispetto di questo, gli omosessuali argentini reclamano il diritto a sposarsi poiché, nella sua opinione, l'unione civile è non una figura giuridica equiparabile al matrimonio.