DISCERNERE

Uno sguardo profetico sugli eventi

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Dirigenti scolastici a scuola di omosessualismo



Riccardo Cascioli


Dirigenti scolastici di tutta Italia convocati a Roma il 26 e 27 novembre. Scopo: una full immersion per imparare la “dottrina gender” e riproporla in tutte le scuole d’Italia. Così la dittatura omosessualista avanza a tappe forzate per conquistare la scuola e le nuove generazioni, in attuazione di quella “Strategia nazionale 2013-2015 per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”, che fu adottata dal governo Monti nell’aprile 2013 (decreto del ministro Fornero, sotto la cui direzione agiva il Dipartimento per le Pari Opportunità).

Il corso di formazione – ma sarebbe più corretto dire “di rieducazione” – è organizzato dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca) e dall’UNAR (l’Ufficio Nazionale Anti-discriminazioni Razziali ormai votatosi alla diffusione dell’ideologia di genere) con la collaborazione del Servizio LGBT di Torino e della Rete RE.A.DY (clicca qui), ovvero la Rete nazionale delle Pubbliche Amministrazioni impegnate nella promozione dell’ideologia omosessualista.

È la più clamorosa smentita alla pretesa - espressa in una lettera al nostro giornale - del sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi di scaricare la responsabilità di certi programmi “educativi” lontano dal proprio ministero. Ma è anche la dimostrazione della inattendibilità delle promesse del ministro Stefania Giannini che in un question time alla Camera lo scorso 5 giugno – secondo quanto riportato da Avvenire - aveva affermato: «Mai più gender nelle scuole». Erano i giorni dello scandalo al Liceo Giulio Cesare di Roma e del Liceo Muratori di Modena, il ministro Giannini aveva assicurato che «sarà evitato il ripetersi di tali eventi», di cui aveva attribuito la responsabilità proprio a quella “Strategia nazionale eccetera…”, che oggi viene riproposta come fonte di questi corsi di formazione che hanno come obiettivo tutte le scuole di ogni ordine e grado.

Sui contenuti dei corsi non c’è alcun dubbio: sono divisi in cinque sezioni: la prima è curata dal Servizio LGBT di Torino (Torino è la città che funge da segreteria nazionale del RE.A.DY) e consiste nell’illustrazione della posizione dell’Italia quanto al riconoscimento dei diritti e delle politiche LGBT rispetto all’Europa (possiamo immaginare che dovremo muoverci rapidamente per metterci al passo con gli altri paesi). A seguire la presentazione dell’indagine ISTAT su “La popolazione omosessuale nella società italiana”, finanziata dal Dipartimento per le pari opportunità (ovviamente con i soldi delle nostre tasse). Si passa poi a una lezione su “Lessico e stereotipi”, vale a dire l’imposizione di un linguaggio gay-friendly così che già dalla scuola materna – tanto per fare un esempio - si dovrà insegnare che non c’è una sola famiglia, ma tante famiglie diverse (forse che la diversità non è una ricchezza?). E guai al bambino che dirà “papà” e “mamma” e a chi oserà ripetere quella terribile affermazione sentita in casa “Di mamma ce n’è una sola”. E poi ancora un focus sul ruolo del MIUR e degli Uffici scolastici regionali in questa bella campagna di rieducazione nelle scuole, con «strumenti di governance per l’inclusione delle tematiche LGBT nel mondo della scuola» e presentazione della campagna “Tante diversità uguali diritti”. Né potrebbe ovviamente mancare l’affronto del «fenomeno del bullismo omofobico e transfobico a scuola», tanto più che sono già pronte le linee guida in materia, come abbiamo scritto alcuni giorni fa.

Ma non è finita, perché altre due ore di lavoro saranno dedicate alla presentazione di “buone pratiche” realizzate con alcune associazioni LGBT in ambito educativo e scolastico, cui seguiranno tre workshop.

Per chi va a scuola dunque non pare esserci scampo, il processo di trasformazione delle scuole in “campi di rieducazione” – espressione ripresa da papa Francesco – è ormai ben avviato. Fatta salva la possibilità di interventi politici che blocchino questa deriva, ai genitori che vogliono ancora esercitare il proprio diritto/dovere di educazione dei figli non resta che cercare tutele giuridiche per sottrarre i propri figli a lezioni non volute. Qui vi linkiamo due modelli di lettere – preparate dai Giuristi per la Vita, li trovate in fondo all'articolo - per chiedere per i propri figli l’esonero da eventuali lezioni “speciali” in questa settimana dedicata alla lotta contro la violenza e la discriminazione, ma anche nel corso dell’anno.

Resta un’ultima breve considerazione: si avvicina rapidamente il momento in cui saranno le scuole paritarie a entrare nel mirino. Si vincolerà l’eventuale contributo statale o comunale all’adozione o alla produzione di programmi che veicolano l’ideologia di genere. E molte scuole cattoliche si troveranno allora davanti all’alternativa: chiudere o adottare programmi “inclusivi” che contraddicono apertamente il Magistero della Chiesa. Forse bisognerebbe cominciare a pensarci.


La nuova bussola quotidiana


La minoranza egemone Orgoglio omosex, diritti civili e corpo delle donne. Conversazioni


di Nicoletta Tiliacos | Il Foglio 01 Novembre 2014



La sua omosessualità non è mai stata un mistero, ma già nel 2011, quando a cinquant’anni Tim Cook raccolse l’eredità di Steve Jobs, il giornalista finanziario Felix Salmon, nel suo blog sulla Reuters, si chiedeva se l’informazione che lo riguardava fosse davvero così importante. E rispondeva di sì: era importante sapere che Cook diventava, nel suo nuovo ruolo, “il gay più potente del mondo”.

“Sono fiero di essere omosessuale e considero la mia omosessualità tra i più grandi doni che Dio mi ha dato… essere gay mi ha dato una più profonda comprensione di ciò che significa essere in minoranza e mi ha fornito una finestra sulle sfide che le persone in altri gruppi di minoranza fanno tutti i giorni”. Fierezza, sfida, minorità, opportunità: l’americano tranquillo, padrone di una delle aziende più importanti del mondo, diventa testimonial stellare delle battaglie Lgbt. Dignità e nozze gay, lotta alle discriminazioni e “omogenitorialità”: davvero tutto si tiene? Jacopo Coghe, presidente della Manif pour tous Italia, dice che “l’appello ai buoni sentimenti di Cook è l’altra faccia di una medaglia che chiama ‘uguali diritti’ qualcosa che avalla la lesione di altri diritti. Se significasse solo pari dignità delle persone, sarebbe fuori discussione. Ma nei ‘nuovi diritti’, di cui le rivendicazioni Lgbt sono parte, la posta in gioco sono i bambini, la filiazione, la generazione da un uomo e una donna: tutto questo è sotto attacco, e anche Cook dimentica che, molto prima delle religioni, l’unione feconda riguarda uomo e donna”.

Emma Fattorini, senatrice del Pd e prima firmataria di una proposta di legge sulle unioni tra persone dello stesso sesso, crede però che “non bisognerebbe farsi paralizzare dalla paura del ‘piano inclinato’. La lettera di Cook dice, in modo molto americano, alcune cose di buon senso insieme con altre più discutibili. Sono convinta che debba esserci una legge sulle unioni omosessuali, e che parlando di dignità delle persone bisognerebbe partire dalla solita domanda: quand’è che il mio diritto aggredisce il tuo? In questo modo – tagliando gli estremi, i totalmente chiusi a qualsiasi ipotesi di unione civile omosessuale e quelli del matrimonio gay – già si escludono ipotesi come l’utero in affitto, che lede certamente la dignità del corpo femminile”.

Aurelio Mancuso, anche lui del Pd, militante del movimento omosessuale italiano e presidente di Equality, è convinto che “ogni omosessuale abbia il proprio punto di vista, anche se siamo abituati a vedere le diversità di opinione assorbite dalla cultura dominante della comunità gay politicizzata, per cui ‘devi’ essere a favore del matrimonio e della maternità surrogata. E’ positivo che Cook parli di dono, che rivendichi la dignità. Non credo però che certe rivendicazioni ne facciano parte. Sono per le unioni civili che equiparino le coppie omosessuali a quelle eterosessuali, ma penso anche che la maternità surrogata, per esempio, sia lesiva del corpo delle donne, che sia usata da coppie gay o da coppie etero”. Mancuso aggiunge che “una lettera come quella di Cook in Italia sarebbe impensabile, a pari livello di responsabilità e di potere. Qui esiste una classe dirigente omosessuale che non ha bisogno di diritti, perché preferisce il privilegio dell’invisibilità. E poi l’America ha avuto Obama. Durante il suo madato da dieci sono diventati trentadue gli stati americani che riconoscono le nozze gay. In America le lobby sono una cosa seria”.
Il giornalista Daniele Scalise, per molti anni rubrichista del Foglio e autore di “Lettera di un padre omosessuale a sua figlia” (Rizzoli), dice che di fronte alla lettera di Cook ha avuto una reazione quasi desolata: “Possibile che ce ne sia ancora bisogno? Possibile che un signore di quell’età, di quell’esperienza, di quel ruolo economico e politico, debba usare toni che rimandano alla nera Rosa Parks che lotta per sedersi sull’autobus nella parte riservata ai bianchi? Detto questo, anche io penso che per me l’omosessualità sia stato un dono divino. Ma penso anche che a essere un dono divino sia la condizione umana”.

Lesbiche, gay, trans dettano l’indice delle parole: lesbico sì, saffico no


Lesbico e non "saffico", "famiglia omogenitoriale" e non "famiglia gay", "matrimoni" e non "matrimoni gay", "gestazione di sostegno" e "maternità surrogata" invece di "utero in affitto": è il vocabolario politicamente corretto dettato dalle "Linee guida per un'informazione rispettosa delle persone Lgbt (Lesbiche gay bisessuali transgender)" redatto dall'Unar (Ufficio nazionale anti-discriminazioni razziali) con il patrocinio del Dipartimento per le Pari opportunità della Presidenza del consiglio. "Linee guida" visibili sul sito www.pariopportunita.gov.it "Linee guida" criticate da Gian Arturo Ferrari sul Corriere della Sera: E attenzione! Soprattutto rispetto per «la lavoratrice del sesso trans», ineffabile espressione in cui alcune figure rese familiari dalla cronaca si stagliano su uno sfondo di campi e di officine. E ovunque un mare di fogli, un grande sventolio di codici deontologici, raccomandazioni del Consiglio d’Europa, strategie nazionali, agenzie per i diritti fondamentali, carte, risoluzioni e sentenze di ogni genere. Non che tutto sia da buttare. L’invito alla precisione terminologica, ad esempio, è da seguire e le spiegazioni sono chiare e puntuali. Ma il tono — didattico, insofferente, accusatorio — non è sopportabile. Molto grande è il debito che tutti abbiamo nei confronti degli omosessuali, donne e uomini. Siamo tutti vissuti e volenti o nolenti abbiamo tutti avuto parte in un mondo che nei loro confronti ha esercitato una violenza intollerabile, esplicita e implicita, materiale e morale. Con cinismo, con cattiveria. Un mondo crudele. [...] Non è la rapidità del cambiamento a poter costituire una sorta di indulgenza generale. Ma non è l’editto delle Linee guida il modo di pagare quel debito. Non con questo grottesco capovolgimento delle parti per cui i perseguitati di ieri si trasformano non tanto nei persecutori, quanto nei bacchettoni di oggi. C’è nel nostro inconscio nazionale un istinto inquisitorio profondo, un piacere segreto nell’identificarsi con le figure della tradizionale oppressione autoritaria. Che tutti, a parole, diciamo di esecrare: il poliziotto, il professore, il prete. Nelle Linee guida c’è il tono minaccioso del questurino, la matita blu che si avventa sugli strafalcioni, la minuta casistica del confessionale. È triste che gli eredi, i reduci e i beneficiari di un grande movimento di liberazione si ritrovino così inaspriti, così — a loro volta — incattiviti. Come se in una delle pochissime vere incarnazioni di un reale progresso non ci fosse alcuna gioia. Ma solo rancore". Ecco alcuni esempi delle Linee guida: 1. LESBICO E NON SAFFICO "Esiste poi un linguaggio apertamente ostile al lesbismo, che utilizza – anche nei discorsi politici – la parola lesbica come insulto. Per questo motivo, anche nei media, lesbica è percepita erroneamente come una parola dal vago senso offensivo. Pensiamo a titoli come: Michelle Bonev ha dato della lesbica alla Pascale. “Dare della…” è un’ espressione che sottintende un valore negativo della parola. Anche per questo, forse, si tende a usarla con parsimonia o a non usarla affatto. Ma c’è anche un uso di segno completamente diverso, che si ritrova specialmente negli articoli di costume, società, spettacolo e che riguarda l’aggettivo LESBO. Qui si rincorrono infatti formule dal sapore voyeristico o pornografico, per esempio video lesbo, bacio lesbo… Ma si veda anche un titolo come Delitto di Ostia: spunta la pista lesbo, che fa pensare a un thriller erotico. Lo stesso vale per l’aggettivo SAFFICO, che richiama atmosfere lascive e seducenti adatte a stuzzicare anche il lettore maschio. Insomma, troppo spesso l’omosessualità femminile è presentata a uso e consumo di un pubblico di uomini e cancellata completamente nella sua esistenza autonoma, anche all'interno dell’universo LGBT. Fare entrare la parola lesbica nell’uso comune e nel linguaggio dei media, liberandola da connotazioni dispregiative o voyeristiche, è un passo importante verso il riconoscimento dell’omosessualità femminile e l’attribuzione di diritti alle donne che desiderano e amano altre donne".
Blitz quotidiano 19 dicembre 2013

Le coppie gay dietro il nuovo attacco alla legge 40


di Paola Binetti
Tratto da Il Sussidiario.net il 7 febbraio 2011

Strano destino quello della Legge 40, colpita da una sorta di accanimento giudiziario che sta cercando di smontarla pezzo per pezzo, come se rappresentasse l’ostacolo più grosso per la realizzazione della felicità coniugale e familiare.

Eppure gli obiettivi della legge sono semplici e chiari: è consentito il ricorso alla procreazione medicalmente assistita (PMA), che assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito, allo scopo di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dall’infertilità umana.

Il ricorso alla PMA è consentito qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità. Detto in altre parole, la procreazione medicalmente assistita si pone come una alternativa terapeutica alla sterilità e all’infertilità con l’impegno a tutelare i diritti di tutti i soggetti coinvolti: madre, padre e figlio.

Con l’ultima sentenza, il Tribunale di Milano ha rilevato nel divieto all’eterologa un ostacolo che non permette di garantire la realizzazione della vita familiare. È la terza volta che il divieto sulla fecondazione eterologa viene rimandato alla Consulta per averne una valutazione che in definitiva lo dichiari incostituzionale. Nel quesito, come sempre accade c’è una parte che esprime un valore generalmente condivisibile - garantire la realizzazione della vita familiare - e una fallacia logica che in realtà stravolge non solo l’impianto della legge, ma lo stesso valore che in teoria si vorrebbe difendere.

Non c’è dubbio, infatti, che questa legge costituisca - sia pure involontariamente- una vera e propria dichiarazione dei diritti essenziali dell’uomo: il diritto alla vita e il diritto alla famiglia. E questi due diritti sono da lungo tempo nell’occhio del ciclone di una cultura caratterizzata non solo da un profondo relativismo etico, ma soprattutto dal capovolgimento della prospettiva antropologica. In questo caso, mentre si pretende di garantire la realizzazione della vita familiare, si introduce una prospettiva che altera la natura dei rapporti tra padre-madre-figlio, perché il figlio viene a essere figlio di un genitore biologico, estraneo alla vita di famiglia che si intende tutelare.

Nella fecondazione eterologa, la scelta di introdurre in modo artificiale un soggetto terzo rispetto alla dinamica familiare implica un sovvertimento dei vincoli affettivi che caratterizzano il rapporto di coppia. Il presunto diritto al figlio diventa una sorta di grimaldello che scardina la naturale relazione di questa donna con questo uomo, per cui crea una nuova e artificiale relazione con un soggetto che si pone come padre reale, ma destinato a un anonimato affettivo ed emotivo.

Questo figlio sarà con tutta probabilità figlio di questa madre e di un padre altro, di cui successivamente qualcuno prenderà il posto, non perché il bambino sia rimasto orfano e sia stato abbandonato, ma perché intenzionalmente qualcuno ha decretato la “morte” affettiva del padre, destinandolo a una concreta forma di abbandono. Da un punto di vista simbolico si è capovolta un’antica condizione per cui il padre abbandonava il figlio, trasformandola in una nuova situazione in cui il figlio abbandona il padre, non appena è stato concepito. Una sorta di “usa e getta” rivolta al maschio considerato esclusivamente come fornitore di spermatozoi. Un utilitarismo che non ha nulla di quella ricchezza di affetti familiari che pure dovrebbe “garantire la realizzazione della vita familiare”. Tutti i ruoli sono invertiti ed è abbastanza facile immaginare come da questo punto di partenza si possa poi arrivare allo sfilacciamento di tutti gli altri legami affettivi.

L’eterologa in una prassi antica non era altro che il segno e il simbolo di “un tradimento” in cui il concepito era figlio di un altro e come tale andava incontro a una serie di difficoltà e di disagi in cui la componente affettiva ed emotiva si intrecciava spesso anche con quella economica ed ereditaria. La moderna tecnologia diagnostica ha più volte permesso disconoscimenti o riconoscimenti di figli nati al di fuori del vincolo coniugale, riconoscendo un valore strutturale al rapporto naturale tra madre e padre e tra figlio e relativi genitori. Figlio naturale e figlio adottivo possono vantare gli stessi diritti rispetto a molteplici parametri, ma resteranno pur sempre diversi, proprio sotto il profilo naturale, in cui la componente biologica appare essenziale.

Oggi la tecnologia permette di correggere numerosi errori che possono darsi in natura, facilita processi che altrimenti non potrebbero giungere a buon fine, funge da catalizzatore in situazioni ad alta complessità, ma non potrà mai alterare la dialettica naturale che vede un figlio come frutto di un rapporto tra una donna e un uomo, che sono a buon diritto genitori di questo figlio. L’evoluzione tecnologica che proprio nel campo della procreazione sembra permettere dei livelli di complessità inimmaginabili fino a pochi anni fa non può modificare la consapevolezza che ogni figlio è figlio di una madre e di un padre, che lasciano nel suo organismo, cellula per cellula le tracce della loro identità, sempre rintracciabili in tutto l’arco della vita e in ogni cellula del suo organismo.

E la politica non può non interrogarsi su questi nuovi modelli tecnologici che alla luce di un’antropologia capovolta tentano di stravolgere la naturale percezione della paternità e della maternità. Ogni figlio ha diritto a sapere chi è suo padre, anche per gli eventuali problemi di salute che potrebbero insorgere nella sua vita; ma ha diritto a saperlo anche alla luce della sua relazione personale con il presunto genitore con cui il rapporto potrebbe non essere dei migliori, proprio alla luce di quella scelta originaria che rende il padre “veramente” padre e il figlio “veramente” figlio.

È questo uno dei paradossi che si sono creati nella legislazione austriaca, nei cui confronti il prossimo 23 febbraio la Corte europea dei diritti dell’uomo sarà chiamata a pronunciarsi in via definitiva sulla conformità alla Convenzione dei diritti dell’uomo. La disciplina austriaca, infatti, mentre pone un divieto analogo a quello italiano alla procreazione assistita di tipo eterologo permette l’inseminazione artificiale di tipo eterologo. Un pastrocchio giuridico che vede alla sua base la difficoltà a ricostruire correttamente la mappa delle relazioni familiari proprio a garanzia di una piena realizzazione della vita familiare.

Il punto in cui bio-giuridica e bio-etica intercettano la bio-politica è proprio nell’assoluta necessità con cui oggi la politica deve prendere una posizione chiara rispetto alla famiglia: alla sua identità e alle problematiche collegate con la sua realizzazione e il suo sviluppo. Anche la libertà individuale deve trovare i suoi parametri di riferimento in una logica di tipo relazionale che prende atto della premessa antropologica per cui l’uomo è un essere per l’altro e con l’altro, anche perché è un essere che nasce dall’altro.

Il rapporto tra vita e libertà appare nella logica dei contestatori del divieto dell’eterologa del tutto stravolto, per cui invece di considerare la libertà un attributo della vita (sono libero perché sono vivo) si finisce col considerare la vita un’appendice della libertà (sono libero di vivere o di non-vivere).

L’accanimento con cui alcuni, sempre gli stessi per la verità, sempre con la stessa matrice culturale e sempre con la stessa appartenenza associativa, stanno distruggendo la legge 40, non ha nulla a che vedere con il desiderio di garantire la piena realizzazione della vita familiare, ma piuttosto con il suo contrario; con l’impegno ostinato a smontarne l’impianto, vanificando la tenuta dei legami familiari e riconducendoli in una sorta di anonimato affettivo, per cui ai due genitori originari è possibile sostituire qualsiasi altro surrogato tecnologico in un’avventura virtuale in cui niente è come sembra.

L’obiettivo che i detrattori della legge 40 si pongono è proprio quello di sfidare la politica ad abbandonare le sue incertezze e le sue titubanze per definire il chi è della famiglia, con la sua mission specifica, che la vede contestualmente impegnata nel dare la vita e nel custodirla fino alla sia naturale conclusione. Difendere la legge 40 sta diventando uno dei modi concreti per difendere contestualmente vita e famiglia, preservando l’una e l’altra dai ripetuti assalti che nascono da una visione individualistica dell’uomo, che svaluta i diversi tipi di legame, a cominciare da quelli familiari, considerandoli come un mero ostacolo alla realizzazione di sé.

La fecondazione artificiale eterologa è una delle tante picconate alla famiglia che si riveste di buonismo e di familismo, ma anche in questo caso non riesce a nascondere quale sia il suo punto di approdo: la legge 40 apre alle coppie di fatto (se provviste di determinati requisiti di stabilità), ma è proprio il vincolo dell’eterologa che non consente attualmente la fecondazione nelle coppie omosessuali.

Ammettere la fecondazione eterologa potrebbe essere l’inizio di un processo che la legge italiana non prevede e quindi un modo di raggirare non una legge, ma l’intero impianto della nostra Carta costituzionale e del nostro diritto attuale. Per questo ci auguriamo che il No della Consulta sia chiaro, netto e consapevole.

Il nuovo maccartismo delle lobby gay


Autore: Amato, Gianfranco Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
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domenica 6 febbraio 2011

Leggendo questo interessante contributo mi sono ricordato che proprio in questi giorni, in una trasmissione di Radio Rai1 (alle 14 circa del sabato pomeriggio) è stata trasmessa questa intervista al conduttore - dichiaratamente «omosessuale e cattolico» - che sembra dare conferma a questa «offensiva Gay». La trovate nel link in fondo alla pagina
Cosa c’entra l’omosessualità con la matematica, la geografia o la scienza? Questa domanda se l’è posta Melanie Phillips, intelligente e prestigiosa giornalista britannica, in un articolo pubblicato sul quotidiano Daily Mail il 24 gennaio 2011. Il titolo di quell’articolo è di per sé assai eloquente: E’ vero che i gay sono stati spesso vittima del pregiudizio, ma ora rischiano di diventare i nuovi McCarthy.
Gli studenti britannici saranno quotidianamente bombardati da espliciti riferimenti all’omosessualità, durante le lezioni di matematica, geografia e scienza, grazie ad un’iniziativa sponsorizzata dal Governo, e finalizzata all’introduzione della «gay agenda» nei programmi scolastici.
In geografia, per esempio, gli studenti verranno stimolati a considerare quali siano le motivazioni che spingono gli omosessuali a trasferirsi dalla campagna alla città, ed a studiare alcuni particolari fenomeni sociologici, come quello che ha determinato la trasformazione del quartiere Castro di San Francisco, da sobborgo operaio irlandese degli anni ’60, al primo «gay neighbourhood» (sobborgo gay) del mondo.
In matematica, poi, gli studenti dovranno imparare pure a tener conto, nei calcoli di statistica sul censimento, del numero degli omosessuali presenti nella popolazione. Dato che l’iniziativa coinvolge anche le scuole elementari (dall’età di quattro anni in su), per i più piccoli verranno utilizzati personaggi omosessuali nei problemini matematici.
Per quanto riguarda la scienza, verranno ovviamente studiati i presunti fenomeni di omosessualità in natura, con particolare riguardo ai «pinguini imperatore» ed agli «orsi marini», e dovranno essere stimolate discussioni in classe sulle differenti strutture di coppia nel mondo animale, comprese le coppie dello stesso sesso. Per i più piccini, verranno introdotte idonee letture sul tema, anche attraverso la promozione di libri come And Tango Makes Three, la storiella di due pinguini omosessuali che allevano un cucciolo.
Durante le lezioni di disegno e tecnica, invece, gli studenti saranno stimolati a realizzare simboli legati al movimento per i diritti omosessuali.
Gli insegnanti di inglese dovranno invece promuovere un’idonea conoscenza del «LGBT vocabulary», il linguaggio del mondo Lesbian, Gay, Bisexual and Transexual, e dovranno anche tener conto di personaggi omosessuali quando agli studenti verrà chiesto inscenare una recita teatrale.
Melanie Phillips prende sul serio i rischi derivanti da questa bislacca iniziativa, per la quale sostiene ci sia «ben poco da ridere» («alas, this gay curriculum is no laughing matter»).
«Per quanto possa sembrare assurda», precisa la giornalista, «questa iniziativa rappresenta l’ultimo tentativo di lavaggio del cervello dei ragazzi attraverso una propaganda camuffata da educazione». E l’affondo si fa ancora più duro quando afferma che siamo di fronte ad un «abuse of childhood», un vero e proprio abuso minorile. «Si tratta», spiega la Phillips, «della solita implacabile e spietata campagna promossa dalla lobby per i diritti dei gay, finalizzata a distruggere la stessa idea che possa esistere un comportamento sessuale normale».
Esiste oggi, in realtà, un preciso e sistematico progetto culturale da parte delle lobby omosessuali, il cui dichiarato intento è quello di penetrare profondamente nella mentalità comune. Ne è prova l’intervista rilasciata poco tempo fa al quotidiano The Sun da Phil Collinson, il produttore televisivo gay della più famosa e seguita soap opera britannica, Coronation Street, che va in onda tutti i lunedì sera. Collinson ha dichiarato senza mezzi termini in quell’intervista, la precisa intenzione di utilizzare la sua fiction televisiva come «a platform for pushing homosexual issues», uno strumento per la promozione delle tematiche omosessuali. Nella trama della soap opera, infatti, vengono inserite con assoluta normalità anche coppie conviventi dello stesso sesso e personaggi gay, come quello di una ragazza cristiana coinvolta in un rapporto lesbico, giusto per dimostrare che non vi è incompatibilità tra fede ed omosessualità.
Interessanti le osservazioni di Mr. Collinson nella sua intervista: «Ciò che viene trasmesso lunedì sera, il giorno dopo diventa oggetto di discussione della gente comune al pub, al club, o sul posto di lavoro». «In questo modo», precisa il produttore, «è davvero possibile modificare la mentalità delle persone, adeguandola alla sensibilità gay».
In questo progetto di lenta penetrazione culturale, la scuola britannica è diventata un’altra “casamatta” gramsciana, conquistata dal potere delle lobby gay.
Come ricordava la Phillips nel suo articolo per il Daily Mail, non molto tempo fa fu ingaggiata un’epica battaglia politica sull’opportunità di inculcare negli studenti l’idea il comportamento omosessuale fosse assolutamente normale. La battaglia sull’articolo 28, come venne denominata, finì con l’abrogazione del divieto di promuovere l’omosessualità nelle scuole. Oggi, la promozione di quell’orientamento sessuale sta diventando parte delle materie d’insegnamento. Sembra quindi confermarsi la fondatezza di un vecchio adagio secondo cui ciò che un tempo è vietato diventa prima tollerato e poi obbligatorio. Il punto è che, sempre secondo Melanie Phillips, «i valori una volta considerati pilastri morali della società britannica, ora sono ritenuti impresentabili», e così «quell’atteggiamento di benevola comprensione nei confronti di una piccola minoranza sessuale a volte vittima di forme di discriminazione, ora si è tramutato in una sorta di bigotteria al contrario», per cui «esprimere concetti che ieri costituivano comuni norme morali, oggi rischia di essere non solo socialmente inaudito, ma anche vietato per legge».
Destano, infatti, un certo allarme gli episodi, sempre più frequenti, d’intolleranza nei confronti, in particolare, dei cristiani, ai quali viene negato il diritto di esprimere tutta la propria convinta contrarietà a quello che ritengono essere un peccato mortale, una grave forma di disordine morale, ed un atto contro natura. Così, con il pretesto di combattere l’omofobia, e grazie al braccio armato della legge, i cristiani rischiano di diventare oggetto di una vera e propria campagna discriminatoria.
Non poteva essere più azzeccato il paragone proposto dalla Phillips a conclusione del suo articolo: «La potentissima lobby gay («all-powerful gay rights lobby») deve stare attenta, poiché rischia di trasformare gli omosessuali da vittime del pregiudizio, a fanatici instauratori di un nuovo maccartismo britannico». Sagge parole.
Ventura F. C.


Paziente gay finge di voler cambiare orientamento sessuale e poi denuncia la sua psicologa

Patrick Strudwick, paziente omosessuale, finge di voler essere guarito dalla terapista psicologica britannica Lesley Pilkington. Lei accetta, lui registra le sedute e poi le usa per scrivere articoli per un giornale. Ora l'ordine professionale vuole radiare dall'albo la donna, mentre Strudwick vince un premio giornalistico


di Rodolfo Casadei


Tratto da Tempi del 19 gennaio 2011

Si decide in settimana il destino di Lesley Pilkington, terapista psicologica britannica denunciata all'ordine professionale di appartenenza da un paziente omosessuale che aveva simulato di voler essere da lei “guarito” da un'omosessualità indesiderata. La British Association for Counselling and Psychotherapy (Bacp) ha aperto una procedura disciplinare nei confronti della 60enne counsellor e sembra decisa ad espellerla, come si evince dalle dichiarazioni di un membro del direttivo che ha affermato: «La Bacp è consacrata alla diversità sociale, all'eguaglianza e all'inclusività di trattamento senza discriminazioni o giudizi sessuali di alcun genere, e sarebbe assurdo tentare di alterare aspetti così fondamentali dell'identità personale come l'orientamento sessuale attraverso la terapia psicologica».

La Pilkington era stata avvicinata da Patrick Strudwick, un attivista gay, nel corso di una conferenza sponsorizzata dall'americana National Association for Research and Therapy of Homosexuality. Costui le aveva detto di essere insoddisfatto del suo stile di vita omosessuale e che voleva ricevere un trattamento per liberarsi della sua attrazione per il suo stesso sesso. Nel corso di due sedute Strudwick aveva registrato di nascosto il contenuto delle conversazioni terapeutiche e poi ne aveva fatto articoli che sono apparsi sul quotidiano The Independent.

Dalle registrazioni si evince che a una sua domanda se la Pilkington considerasse l'omosessualità una malattia mentale, una forma di dipendenza o un fenomeno antireligioso, costei aveva risposto che era tutte e tre le cose.

La signora è difesa dal Christian Legal Centre (Clc) di Londra. «Sembra che ciò che la Bacp obietta a Lesley Pilkington sia la sua convinzione professionale e personale che l'omosessualità non è un orientamento fisso», ha commentato il direttore del Clc Andrea Minichiello Williams. «Molte persone sostengono di aver cessato la pratica dell'omosessualità e anche molti rispettabili professionisti credono che “il cambiamento è possibile”; tuttavia, benchè questa sia la base su cui Leslye ha offerto la sua terapia, ella è stata denunciata al suo ordine professionale. Noi stiamo dalla parte di Lesley e crediamo che in una società veramente civile la terapia dovrebbe restare liberamente disponibile per tutti coloro che desiderano modificare il loro comportamento omosessuale, senza timore di intimidazioni e minacce da parte della lobby gay».

Il metodo terapeutico proposto dalla Pinkilgton si chiama Soce, Sexual Orientation Change Efforts, e comporta tecniche comportamentali, psicoanalitiche e su base religiosa. Nella sua lettera di notificazione del procedimento disciplinare la Bacp ha accusato la terapeuta di «aver pregato Dio di curare il paziente della sua omosessualità», di pensare che «l'omosessualità è sbagliata e che i gay possono cambiare e di aver tentato di imporre a lui questi punti di vista». Patrick Strudwick, l'autore della denuncia, ha vinto un premio come Giornalista dell'anno da parte dell'organizzazione gay Stonewall per il suo exploit.


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Spagna, fecondazione in provetta ai gay

Proposta dei socialisti di Zapatero per estendere anche alle coppie di lesbiche i servizi della legge: dalla norma deve sparire «marito» e «moglie»


di Michela Coricelli
Tratto da Avvenire del 22 agosto 2010

Si può sem pre fa re di più. Le riforme ap provate fi nora dal go verno di Za patero non bastano: serve un nuovo ritocco alla Legge sul la riproduzione assistita per permet tere esplicitamente alle coppie lesbi­che sposate di ricorrere alla donazio ne di ovuli fra partner. A chiederlo non sono le organizzazioni per i di ritti dei gay, ma lo stesso Partito so cialista del premier José Luis Rodri guez Zapatero. Il Psoe ha presentato una proposta (non di legge) per aprire un dibattito nell’am bito della Commis sione Uguaglianza e promuovere l’enne sima riforma della normativa, in vigore dal 2006.

Il matrimonio fra persone dello stesso sesso era già stato varato dal Parlamen to spagnolo (nel 2005), ma nella Leg ge sulla riproduzione assistita ci si è “dimenticati” di cambiare alcuni ter mini. La norma stabilisce che le «do nazioni» devono essere del tutto a nonime, a meno che non si tratti di «marito e moglie».

Nel testo – sottolineano ora i sociali sti – si parla ancora di «marito», «uomo non sposato» e «pa­ternità», mentre bi sognerebbe utilizza re «coniuge», «perso na non sposata» e «fi liazione».

Alcune coppie lesbi che – continua il Psoe in un comuni cato – desiderano che l’ovulo feconda to di una delle due donne venga im piantato alla partner, pur «rispettan do l’anonimato del donante di gameti maschili, esterno alla coppia»: se condo la legge, «all’interno della cop pia non può essere considerata do nazione, bensì cessione, e non è proi bita». I termini del testo, però, danno adito ad «interpretazioni restrittive» e «situazioni di discriminazione», de nunciano i socialisti. Le cliniche spa­gnole di riproduzione assistita – sot tolinea il quotidiano La Razon – non permettono che due donne omoses suali si cedano ovuli per ricorrere a trattamenti di fecondazione.

La Legge sulle tecniche di riprodu zione umana assistita – approvata 4 anni fa – aveva provocato un’accesa polemica, introducendo nella legi slazione spagnola la diagnosi geneti ca pre-impianto, che permette la se lezione di un embrione sano per evi tare eventuali malattie ereditarie (scartando gli altri embrioni) o per generare un fratello (donante com patibile), che possa «curare» un bam bino malato.

Omosessualità. Nicolosi: La posta in gioco

Scritto da Marco INVERNIZZI
17-05-2010 - Il 21 e il 22 maggio Joseph Nicolosi sarà in Italia per un convegno promosso da diverse associazioni. La presenza nel nostro Paese del medico americano che da decenni pratica con successo la “terapia riparativa” nei confronti di uomini che sentono pulsioni omosessuali indesiderate sta suscitando reazioni profondamente negative. I suoi interventi e i suoi libri (tradotti in italiano da Sugarco e che possono essere richieste a info@libreriasangiorgio.it Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ), tuttavia, hanno suscitato tante speranze e risolto tante situazioni esistenziali.

La “terapia riparativa” pone tre problemi diversi eppure collegati. Cercherò di affrontarli in modo comprensibile a tutti, utilizzando un linguaggio il più semplice possibile.


1.
Il primo problema riguarda l’esistenza di una natura umana sessuata. Gli uomini nascono maschi o femmine e il loro orientamento sessuale è naturalmente orientato verso l’altro sesso? E coloro che provano un orientamento sessuale verso il proprio sesso devono questa condizione a traumi o a problemi legati all’educazione familiare, che possono essere affrontati e risolti appunto da una terapia riparativa, come spiega proprio Nicolosi facendo riferimento ai tanti casi affrontati nel corso della sua professione?
E’ fuori di dubbio che esista oggi nel mondo occidentale un violento attacco ideologico contro l’ultima differenza, quella fra il maschio e la femmina, in nome del rifiuto dell’esistenza di una natura data, che l’uomo trova e deve rispettare se vuole sviluppare la propria umanità. Ed è anche indubbio che chiunque si opponga e denunci questo attacco, venga accusato di omofobia, cioè di essere nemico della libertà di scegliere qualsiasi cosa per sé e per il proprio orientamento sessuale. Accade così una cosa singolare: tutti devono avere il diritto di proporre qualsiasi orientamento sessuale come normale (gay, lesbiche, bisessuali o transessuali) perché desiderato da qualcuno, ma questo diritto viene rifiutato a chi invece sostiene che esiste una natura sessuata, cioè che si nasce maschi o femmine. Avviene, in pratica, che viene contestato il diritto di proporre l’esistenza di una verità sulla persona, scritta nel cuore dell’uomo da chi lo ha creato, e riscontrabile nella natura. Senza Dio tutto è possibile, scriveva Fëdor Michajlovič Dostoevskij, e di questo passo si chiederà di mettere fuori legge il Magistero della Chiesa che sul punto ha espresso idee precise.


2.

Il secondo problema riguarda appunto la libertà. Coloro che provano pulsioni omosessuali indesiderate hanno il diritto di chiedere di essere aiutati a recuperare una eterosessualità che desiderano, senza essere costretti a diventare gay, lesbiche, bisessuali o transessuali, cioè senza diventare militanti di una causa che non vogliono servire? Non è che l’astio, la violenza con cui questo diritto viene osteggiato nell’ambiente degli psicologi e dei psicoterapeuti, e anche dei medici in generale, sia l’espressione di un rifiuto ideologico dell’esistenza di una realtà, la natura sessuata della persona, che non vogliono accettare e accogliere?


3.
Di conseguenza esiste un problema terapeutico, cioè di diritto a una terapia richiesta. Perché coloro che provano desideri omosessuali devono poter essere aiutati a esternare questa loro condizione (coming out, si chiama) e non possono essere aiutati a superare una condizione che non desiderano?
Si pone così un grave problema di libertà, da parte del singolo che richiede la terapia riparativa e da parte dello psicoterapeuta che intende esercitarla. Per quale motivo Nicolosi e chi come lui intende continuare sulla strada della terapia riparativa diventa oggetto di odio e di contestazione senza confronto?
Io credo che il convegno con Nicolosi del 21 e 22 maggio possa essere l’occasione per affrontare e superare dubbi, incertezze e fraintendimenti a proposito della terapia ripartiva. Purché le proposte di Nicolosi vengano ascoltate e accolte senza pregiudizi ideologici.



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Dalla Toscana quella social card per i “diversi” che discrimina le persone normali

di Gianfranco Amato
Tratto da Il Sussidiario.net il 13 maggio 2010

Sebbene qualcuno tenti di negarlo, è in atto nel nostro Paese una vera e propria operazione culturale per rendere la transessualità un’altra normalissima categoria distintiva degli esseri umani.

È il tentativo di creare una società aperta e civile in cui dovunque saranno presenti tre toilette per uomini, donne e transessuali.

Alcuni segnali in questo senso sono inequivocabili. Un noto transessuale, Vladimir Luxuria - già sdoganato nel mondo della politica -, partecipa ad un seguitissimo reality televisivo (“L’isola dei Famosi”) e, guarda caso, vince pure il premio in palio, grazie al televoto del pubblico. Un altro transessuale viene accolto nella casa virtuale del “Grande Fratello”, altra trasmissione nazionalpopolare. Così ai narcotizzati videodipendenti viene trasmesso un preciso messaggio culturale, non proprio subliminale e non limitato al mondo dello spettacolo e dell’entertainment. Persino seriose e paludate trasmissioni del servizio pubblico Rai vengono coinvolte nell’operazione. Tutti abbiamo assistito, durante l’affaire Marrazzo, le incursioni sullo schermo, per giorni e giorni dalla mattina alla sera, di transessuali di ogni provenienza - ma quasi tutti del medesimo antico mestiere -, persino in programmi di una certa levatura. Non è stata risparmiata neppure la “terza camera del parlamento” di Bruno Vespa, in cui l’ennesimo trans di turno si è ritagliato un ruolo debordante, con tanto di imbarazzanti dettagli circa il proprio costume “professionale”.

La questione diventa allarmante quando si passa dal tubo catodico al piano istituzionale. Io che ho l’avventura di vivere nella regione Toscana, sono stato tra quei cittadini italiani che per primi hanno trovato un esplicito riferimento normativo alla transessualità. Mi riferisco alla Legge regionale 15 novembre 2004, n. 63, ed in particolare all’art. 2, terzo comma, il quale testualmente recita che «i transessuali e i “trans gender” sono destinatari di specifiche politiche regionali del lavoro, quali soggetti esposti al rischio di esclusione sociale di cui all’articolo 21, comma 2, lettera c), della l. r. 32/2002».

Non mi sono quindi meravigliato quando tempo fa sul sito ufficiale della Regione ho letto dell’iniziativa di «una card prepagata per transessuali e transgender». L’annuncio recitava testualmente: «Scoprire che il proprio corpo appartiene a un sesso diverso da quello cui si sente di appartenere può creare pesanti difficoltà. Transessuali e transgender rischiano più di altri di perdere il lavoro o non trovare una nuova occupazione, soprattutto nella delicata fase di passaggio da un sesso all’altro. La Regione ha deciso di intervenire con una card che mette a disposizione di ciascuno 2. 500 euro, da spendere in due anni: serviranno per attività formative da scegliere liberamente, con l’ausilio di tutor, secondo il proprio personale progetto». I transessuali come i maiali di Orwell: un po’ “più uguali” degli altri.

La Regione Toscana ha anche finanziato, ovviamente con soldi pubblici (e quindi anche miei), il primo consultorio transgenere che ha, fra i suoi obiettivi, quello della «tutela e affermazione dei diritti di quanti si riconoscono transessuali e transgender».

Meno che mai, quindi, mi sono meravigliato quando, a novembre dell’anno scorso, ho saputo del congresso formativo tenuto all’Ospedale Versilia di Lido di Camaiore dal titolo «Tra anima e corpo. Percorso attraverso l’identità di genere». Scopo del congresso era quello di «approfondire il difficile percorso fisico e psichico che i transessuali devono affrontare per accettarsi ed essere accettati, in quanto la non corrispondenza tra sesso biologico e identità di genere può produrre gravi disagi e sofferenze costringendo i transessuali e i transgender a vivere la propria condizione esistenziale con molta difficoltà». L’iniziativa era, ovviamente, patrocinata dalla Regione Toscana, dall’Ausl12 di Viareggio, dal Comune di Viareggio e dalla Provincia di Lucca. Al termine della kermesse è stato pure consegnato ai partecipanti iscritti un bell’attestato di partecipazione.

Per capire dove andremo a finire di questo passo, basta dare un’occhiata, come sempre, a quello che sta accadendo in Gran Bretagna. Il ministero dell’istruzione, infatti, ha appena emanato delle linee guida che, con il pretesto di combattere odiose forme di bullismo, impongono ai bambini, fin dall’età di cinque anni, l’insegnamento sui «transsexual rights». Dietro tutto ciò, ovviamente, sta la potentissima lobby gay Stonewall.

Il ministero non è stato in grado di indicare quanti siano i ragazzi transgender (potenziali obiettivi di atti di bullismo da parte dei compagni) che frequentano le scuole, ma ha comunque giustificato l’iniziativa con l’esigenza culturale di prevenire forme di discriminazione nei confronti dei transessuali presenti in famiglia, tra gli amici e nel personale adulto della scuola.

In una dettagliata guida di 46 pagine, il ministero spiega come evitare e punire qualunque tipo di linguaggio o comportamento che possa comunque qualificarsi come «sexist, sexual or transphobic».

Si arriva persino ad incoraggiare gli istituti scolastici ad utilizzare tutta la vasta gamma di punizioni a loro disposizione contro i ragazzi che non si adeguino alla “guideline” ministeriale. Le sanzioni vanno dalla limitazione dell’orario di ricreazione alla restrizione in classe, dalla stretta sorveglianza fino alla sospensione ed espulsione. Nei confronti dei genitori che si rifiutassero di accettare tali sanzioni, potrà essere emesso un provvedimento giudiziario («civil court order») che li costringa a partecipare ad un corso rieducativo per un periodo superiore a tre mesi.

Finché avremo in Italia un ministro dell’Istruzione come Maria Stella Gelmini siamo sicuri che simili assurdità ci verranno risparmiate. Non sappiamo, invece, cosa potrebbe accadere con un governo di sinistra. Magari con un ministro del genere (indefinito) di Vladimir Luxuria. Probabilmente per quest’ultima affermazione, in Gran Bretagna, potrei essere accusato dalla polizia di “hate incident”. Beh, anche per questo sono contento di essere italiano.

Inondano la Capitale del Cile con manifestazioni pro-omosessulaità e anti-famiglia

SANTIAGO, 14 May. 10 / 08:09 am (ACI)

El Movimiento de Integración y Liberación Homosexual (Movilh), anunció una agresiva campaña publicitaria en buses y principales calles de la capital chilena, para difundir la idea de que se trata de un comportamiento natural y promover "derechos" que favorezcan la convivencia homosexual.

La campaña durará un mes y es auspiciada por la Embajada de los Reinos de los Países Bajos. Contempla la instalación de gigantografías en 40 buses del Transantiago y en zonas simbólicas como el Paseo Ahumada con Alameda y Plaza Italia.

Así, en este último lugar aparece un panel publicitario con la imagen de dos lesbianas besándose bajo la frase "Si te molesta el amor, hazte ver. La homofobia y transfobia son violencia. Igualdad legal para todas las parejas". Otras imágenes de parejas homosexuales han sido instaladas en buses y lugares públicos.

Según sus promotores, se buscan leyes que hagan "referencia a los derechos de las minorías sexuales". "Con esta campaña, buscamos potenciar y apresurar la aprobación de la ley contra la discriminación y de otras normativas que terminen con los problemas padecidos por todos los convivientes, sean homosexuales y heterosexuales", añadió el Movilh.

Añadió que esto es lo que se busca de cara al Bicentenario de la Independencia porque "Chile ha cambiado, es más libre, y esta campaña constituye para el movimiento de la diversidad sexual un símbolo de ello".

L'omosessualità si può cambiare. Secondo uno studio di pediatri degli Stati Uniti

SAN SALVADOR, 19 Abr. 10 / 01:50 am (ACI)

Un artículo publicado en El Diario de Hoy hizo referencia al estudio del Colegio de Pediatras de Estados Unidos (ACP por sus siglas en inglés), para que los educadores tengan cuidado en el manejo de estudiantes con posible atracción por personas del mismo sexo, pues la homosexualidad no es genética y se puede cambiar.

"La homosexualidad no es una característica determinada genéticamente ni imposible de cambiar", explica la nota, que añade: "La atracción homosexual está determinada por una combinación de influencias familiares, ambientales, sociales y biológicas. Los rasgos hereditarios o que predisponen pueden influir en algunos. En consecuencia, la atracción homosexual se puede cambiar".

El artículo firmado por Julia Regina de Cardenal, explica que el ACP hizo este llamado a los profesores "ante las enormes presiones que existen actualmente para imponer la ideología de género en las escuelas de todo el mundo".

Indicó que ante ello, el presidente de ACP, Thomas Benton, envió una carta a las cerca de 15 mil escuelas en EE.UU., en la que da valiosos datos, como que "el estilo de vida homosexual, especialmente para los hombres, genera graves riesgos de salud" y que "en muchos jóvenes, la atracción homosexual se desarrolla debido a experiencias traumáticas o negativas, como el abuso sexual. Estos estudiantes necesitan terapia para el trauma y no la afirmación de una ‘identidad gay’".

"La responsabilidad de la escuela es proporcionar un ambiente seguro para una respetuosa expresión propia de todos los estudiantes. El rol de la escuela no es diagnosticar e intentar tratar las condiciones médicas de los alumnos, y ciertamente no le compete ‘afirmar’ la orientación sexual que se percibe en ellos", indicó.


Pruebas médicas sobre sexualidad de jóvenes

Julia Regina de Cardenal*

Miércoles, 14 de Abril de 2010

Ante las enormes presiones que existen actualmente para imponer la ideología de género en las escuelas de todo el mundo, los médicos del Colegio de Pediatras de Estados Unidos (American College of Pediatricians-ACP), advierten a los educadores en tener cuidado en el manejo de estudiantes que presentan atracción por personas de su mismo sexo o confusión de género.

El "enfoque o perspectiva de género", tal como es conocida esta ideología, manipula los problemas reales de discriminación de la mujer --que debería de ser eliminada totalmente--, para impulsar una supuesta "liberación" sexual –-como parte de sus derechos-- promoviendo todo tipo de desórdenes sexuales, equiparándolos a la heterosexualidad.

El presidente de ACP, Thomas Benton, MD, envió una carta a las 14,800 escuelas en EE.UU., comunicando sobre un portal creado por una coalición entre FactsAboutYouth.com y profesionales en salud, para proporcionar información científica a educadores, padres de familia y estudiantes sobre los últimos descubrimientos médicos y psicológicos del desarrollo sexual. Además explica que como pediatras, su principal interés es velar por la salud y el bienestar de los niños y los adolescentes e incluía una hoja de datos explicando lo dañino que es reforzar la inseguridad sexual en los jóvenes.

Entre los puntos más importantes de este valioso informe están:

-La homosexualidad no es una característica determinada genéticamente ni imposible de cambiar.

-La atracción homosexual está determinada por una combinación de influencias familiares, ambientales, sociales y biológicas. Los rasgos hereditarios o que predisponen pueden influir en algunos. En consecuencia, la atracción homosexual se puede cambiar.

-De los pocos alumnos con atracción del mismo sexo, la mayoría (más del 85%) adoptarán finalmente una orientación heterosexual si no se alienta lo contrario.

-El estilo de vida homosexual, especialmente para los hombres, genera graves riesgos de salud.

-Declarar y validar la atracción por el mismo sexo en los años adolescentes es prematuro y personalmente dañino.

-En muchos jóvenes, la atracción homosexual se desarrolla debido a experiencias traumáticas o negativas, como el abuso sexual. Estos estudiantes necesitan terapia para el trauma y no la afirmación de una "identidad gay".

-No existe evidencia de que los programas pro-homosexuales, en clubes estudiantiles del campus, reduzcan los riesgos de desórdenes emocionales que sufren los homosexuales.

-Lo mejor para los estudiantes es abstenerse de cualquier actividad sexual hasta la adultez, preferentemente hasta que sean parte de un matrimonio fiel y duradero.

-La responsabilidad de la escuela es proporcionar un ambiente seguro para una respetuosa expresión propia de todos los estudiantes. El rol de la escuela no es diagnosticar e intentar tratar las condiciones médicas de los alumnos, y ciertamente no le compete "afirmar" la orientación sexual que se percibe en ellos.

Además la investigación descubrió que la terapia de reorientación sexual es muy efectiva para restaurar la atracción heterosexual.

El Dr. Den Trumbull, vicepresidente de ACP, también expone su enorme preocupación por la gran cantidad de desinformación y premisas incorrectas que utilizan los bienintencionados educadores, adoptando políticas que dañan y confunden a los jóvenes.

Por esta razón las escuelas no deberían promover las atracciones no-heterosexuales entre los estudiantes, quienes están experimentando una confusión sexual temporal, que podría llevarles a involucrarse en comportamientos homosexuales, que generan graves riesgos de salud física y mental. Para obtener la salud óptima en las escuelas es necesario que éstas faciliten y cuiden un ambiente sano, seguro y estable para los estudiantes, respetando los derechos de los estudiantes y sus padres a recibir información veraz, científica y completa para que puedan tomar decisiones responsables y libres.

*Columnista de El Diario de Hoy.

Deformate le parole del Cardinal Bertone su omosessualità e pedofilia Intervista a Massimo Introvigne

di Jesús Colina

PAMPLONA, mercoledì, 14 aprile 2010 (ZENIT.org).- Il prof. Massimo Introvigne, Direttore del CESNUR (Centro Studi sulle Nuove Religioni), afferma che il Cardinale Tarcisio Bertone è stato vittima di una aggressione basata sulla disinformazione circa quanto da lui realmente dichiarato in merito al legame tra casi di abuso sessuale da parte di sacerdoti e omosessualità.

Da Pamplona, dove partecipa in questi giorni al XXXI Simposio di Teologia dell'Univesità di Navarra, il sociologo ha risposto alle domande di ZENIT, nel mezzo della tempesta di attacchi che si è abbattuta sul Segretario di Stato di Benedetto XVI, in seguito ad alcuni lanci d'agenzia che riprendevano una conferenza stampa da lui concessa questo lunedì a Santiago del Cile.

Rispondendo a un giornalista, il Cardinal Bertone ha fatto semplicemente riferimento agli studi realizzati sui casi di quei sacerdoti che hanno commesso abusi sessuali e dai quali emerge che per lo più sono stati commessi su ragazzi che hanno passato la pubertà. Quali sono le cifre?

Massimo Introvigne: Credo che sia doveroso esprimere solidarietà al Cardinale Bertone, vittima di un'aggressione indegna e anche francamente maleducata. Nel quadro di un'intervista, che non è un saggio scientifico, il Cardinale ha semplicemente fatto allusione a un dato ovvio, che tutti gli addetti ai lavori conoscono. Secondo il rapporto del 2004 del John Jay College di New York, lo studio più autorevole che esista sul tema, negli Stati Uniti l'81% delle accuse di abusi su minori rivolte a sacerdoti riguardano i ragazzini e non le ragazzine. Parliamo di maschi che abusano di altri maschi. Anche in Irlanda gli abusi di sacerdoti su ragazzi sono circa il doppio di quelli su ragazze. Questi sono numeri, che come tali non dovrebbero offendere nessuno e a cui non va fatto dire più - ma neanche meno - di quanto dicono.

Ma non si può dire che gli omosessuali siano pedofili!

Massimo Introvigne: Certamente nessuno ha mai sostenuto che tutti i preti con tendenze omosessuali abusano di minori. Questa sarebbe un'accusa del tutto ingiusta. Che la maggior parte dei preti che abusano di minori, però, abusino di minori dello stesso sesso invece è un fatto.


Come sono state deformate le parole del Cardinal Bertone?

Massimo Introvigne: Certamente il Cardinal Bertone non voleva intervenire sulla qualificazione medica di questi comportamenti: efebofilia, omofilia, pedofilia... Coloro che lo criticano qualche volta però scambiano un'intervista per un trattato di medicina, e semplicemente vorrebbero vietare di citare dati statistici che considerano non politicamente corretti. E questa è una forma di censura inaccettabile, talora travestita da scienza.

Benedetto XVI ha stabilito invece un rapporto chiaro nella sua Lettera Pastorale ai Cattolici d'Irlanda, (19 marzo 2010) tra questi casi e la perdita del rispetto per la Chiesa e per i suoi insegnamenti che si è sviluppato all'interno della Chiesa stessa successivamente al Concilio Vaticano II. Vede qui un rapporto diretto?

Massimo Introvigne: Come opinione personale ritengo anche che una certa tolleranza in alcuni seminari cattolici - sia chiaro: non in tutti - di una subcultura omosessuale negli anni 1970 sia stata una parte non secondaria di quella confusione morale e contestazione teorica e pratica del magistero morale della Chiesa che il Papa denuncia nella lettera sull'Irlanda. Questa confusione dottrinale e pratica ha creato il terreno su cui talora è potuta crescere anche la mala pianta della tolleranza per gli abusi. Certo, questa non è stata l'unica causa della crisi ma è parte di un problema più generale. Giustamente quindi la Chiesa ha preso misure che affrontano questo problema. Non dovrebbe essere una novità per nessuno il fatto che la Chiesa - fermo il rispetto delle persone omosessuali in quanto persone - considera gli atti omosessuali come sempre oggettivamente disordinati. E se li considera tali nella società in genere, tanto più non li può tollerare nei noviziati e nei seminari.

Qual è la ragione di attacchi così duri ma anche ingiusti contro il Cardinale Bertone, il Papa e la Chiesa?

Massimo Introvigne: Ormai è sotto gli occhi di tutti l'azione di una lobby gay che vuole trarre pretesto dalla questione dei preti pedofili per imbavagliare la Chiesa, impedirle di riproporre la sua dottrina sul carattere oggettivamente disordinato dell'atto omosessuale e soprattutto ostacolare l'azione molto efficace che i cattolici hanno dispiegato, per esempio in Italia con il Family Day, per bloccare ogni ipotesi di riconoscimento pubblico delle unioni omosessuali da parte degli Stati. Il modo giusto di rispondere alla prepotenza delle lobby è non arretrare mai. Anzi, la dottrina della Chiesa sull'omosessualità va riproposta e spiegata con pacatezza in ogni sede, “opportune et importune”. Questa dottrina va pure mostrata nel suo fondamento di ragione e non solo di fede, così che s'impone nella sua ragionevolezza anche ai non credenti e chiedere agli Stati di tenerne conto non costituisce un'ingerenza della Chiesa ma un servizio al bene comune. E i laici cattolici, specie quelli impegnati in politica, devono alzare la voce contro ogni ipotesi di riconoscimento pubblico delle unioni omosessuali. E contro gesti provocatori come il matrimonio simbolico fra due lesbiche "celebrato" il mese scorso dal sindaco di Torino.

Stop ai matrimoni gay, Consulta boccia ricorsi: "Tema del legislatore"

Roma - No ai matrimoni gay. La Corte Costituzionale ha rigettato i ricorsi sui matrimoni gay presentati dal tribunale di Venezia e dalla Corte d'Appello di Trento per chiedere l’illegittimità di una serie di articoli del codice civile che impediscono le nozze tra persone dello stesso sesso. I giudici della Consulta nelle motivazioni della decisione presa stamane in camera di consiglio dovrebbero puntualizzare che compete alla discrezionalità del legislatore la regolamentazione dei matrimoni gay.

Le motivazioni La Corte Costituzionale, rende noto la Consulta, ha rigettato i ricorsi sui matrimoni gay dichiarando inammissibili le questioni sollevate dal tribunale di Venezia e dalla Corte di Appello di Trento in relazione all’ipotizzata violazione degli articoli 2 (diritti inviolabili dell’uomo) e 117 primo comma (ordinamento comunitario e obblighi internazionali) della Costituzione. I ricorsi sono stati invece dichiarati infondati in relazione agli articoli 3 (principio di uguaglianza) e 29 (diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio). Le motivazioni della decisione si conosceranno nei prossimi giorni e saranno scritte dal giudice costituzionale Alessandro Criscuolo.

Le richieste Nel corso dell’udienza del 23 marzo i legali delle coppie avevano sostenuto che l’impossibilità di sposarsi per le persone dello stesso sesso è una evidente discriminazione, e che è in contraddizione con la possibilità di sposarsi accordata a chi, invece, si sottopone a una operazione chirurgica per cambiare sesso. L’avvocatura dello Stato aveva ribattuto spiegando che la disciplina di questa materia compete al parlamento e che non si può introdurre nell’ordinamento una così grande novità attraverso una sentenza. Il ricorso alla Consulta da parte dei giudici era stato di fatto il risultato della campagna "Sì lo voglio" promossa dall’associazione radicale Certi diritti e da diverse associazioni per i diritti della comunità lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e trans). Negli ultimi due anni sono state una trentina le coppie omosessuali che in Italia si sono presentate al proprio Comune di residenza per ottenere la pubblicazione di matrimonio. Al diniego tutte hanno fatto ricorso al tribunale, con l’obiettivo dichiarato di spingere il giudice a chiedere una pronuncia della Corte Costituzionale sulla legittimità delle norme che impediscono il matrimonio gay. I magistrati del tribunale di Venezia e della Corte d’Appello di Trento sono stasti i primi a farlo. La risposta della Consulta era attesa già per l’ultima settimana di marzo, ma la Corte aveva preferito rinviare a dopo Pasqua.

Spagna. Intromissione dell'ideologia omosessuale durante l'ora di religione cattolica

MADRID, 07 Abr. 10 / 06:13 pm (ACI)

Profesionales por la Ética (PPE), advirtió que la Federación Estatal de Lesbianas, Gays, Transexuales y Bisexuales (FELGTB), está difundiendo una "guía didáctica destinada a profesores de Educación Secundaria Obligatoria y Bachillerato con el fin de ‘abordar en las aulas el respeto a la diversidad sexual en el aula para la asignatura de Religión Católica’".

"Estamos ante un proyecto cultural de largo alcance destinado a poner patas arriba los valores e incluso las creencias de los ciudadanos sin reparar en medios", advirtió Jaime Urcelay, presidente de PPE.

Se indicó que la guía "mezcla textos bíblicos, citas del magisterio de la Iglesia Católica y temas de actualidad", y propone a los alumnos una variada clasificación de "familias": "adoptiva, extensa, heterosexual, homosexual, monoparental, nuclear, reconstituida, sin vínculos".

"Entre los objetivos didácticos de la guía se encuentra el ‘conocer y valorar la diversidad afectivo-sexual’, advirtiéndose que no se debe ‘presuponer la heterosexualidad de los estudiantes ni de sus familias’ porque ‘alegar que autorizar el matrimonio entre personas del mismo sexo es un ataque a la familia es como decir que permitir el ejercicio de otras religiones es un ataque a la Iglesia Católica’", advirtió PPE.

Más información en http://www.profesionalesetica.org/category/general/

Daddy & Daddy. In Gran Bretagna da ora in poi ci si potrà trovare con due padri sul certificato di nascita

Basta con i legami di sangue, di
Dna e persino uterini. Da ora in
poi i bambini inglesi sul certificato di
nascita potranno avere due padri (se
sono fortunati, uno dei due potrebbe
essere perfino il genitore biologico), e
della madre nemmeno l’ombra. E’
l’atto finale dell’attuazione della nuova
legge nazionale su fecondazione e
dintorni, l’Human Fertilisation and
Embryology Act del 2008, che ribalta
una consuetudine stabilita ai tempi
della regina Vittoria e con una scorciatoia
legale accoglie a braccia aperte
maternità surrogate e famiglie
gay.
Della prima apertura
sul tema avevano beneficiato,
l’anno scorso, le
femmine, single o gay che
fossero: a fianco al loro
nome, al momento della
nascita del bambino, hanno
la possibilità di indicare
una persona qualunque come
secondo genitore. Può
essere la fidanzata o la moglie
della mamma, il migliore
amico gay o un vicino di
casa, purché disponibile a impegnarsi
a sostenere il bambino anche
economicamente, al bisogno. Per
soddisfare il politically correct britannico,
alla legge è stata data qualche altra
aggiustatina. Cancellato il riferimento
al fatto che il benessere del
bambino comprendesse “il bisogno di
avere un padre”, offensivo nei confronti
di madri single e lesbiche, e sostituito
con la necessità di garantire
“supporto genitoriale”.
All’epoca, qualcuno sollevò la questione
della scomparsa del padre, e i
gruppi di pressione della comunità lesbica
risposero che è meglio avere
due mamme (e una Principessa Azzurra
sul certificato di nascita) piuttosto
che un padre ubriaco e violento. Dal 6
aprile prossimo, i maschi non picchiatori
e “impegnati in relazioni stabili”
si prenderanno la loro rivincita tagliando
fuori le femmine, ridotte a
fabbriche temporanee dei loro figli.
Ai padri nel frattempo è stato garantito
il diritto al “congedo per paternità”,
e il beneficio toccherà anche alle famiglie
gay. Un sì imbarazzato, la scorsa
settimana, lo aveva detto pure il
leader dei Tory, David Cameron.
Certo, prima di questa legge c’era
l’adozione, ma era una strada “lunga e
spiacevole”, dicono da Stonewall, storico
gruppo di attivisti per i diritti dei
gay. Ci sono di mezzo assistenti sociali
pignoli, e poi bisogna dimostrare
che un bambino con due padri possa
crescere felice e senza scompensi. Altrimenti
le coppie erano costrette ad
andare all’estero e a tornare con il loro
fagottino, pagato carissimo, per
giunta con il rischio che non venisse
riconosciuto come figlio loro. Non tutti
potevano essere fortunati come Steven
e Ivan, i due aitanti poliziotti che
l’anno scorso sono diventati i primi
padri accoppiati d’Inghilterra. Nel loro
caso, a fornire tutto il necessario (a
partorire, insomma, dopo essere stata
fecondata dal seme di Ivan) fu la sorella
di Steven, Lorna, che figura ancora
sul certificato di nascita del piccolo
William. E che però ha assicurato
di non volersi avvalere dei propri
diritti di madre.

© Copyright Il Foglio 31 marzo 2010