DISCERNERE

Uno sguardo profetico sugli eventi

LA BUONA NOTIZIA


Martedì della VII settimana del Tempo di Pasqua



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PREPARARE LA LITURGIA DI DOMENICA PROSSIMA


Solennità di Pentecoste (Anno C)


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PRIMA PAGINA


TRA FATIMA E ROMA
Nel mondo ma non del mondo



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La Chiesa ha un solo vero nemico: il peccato. Il Papa lo ha riaffermato affacciandosi dalla finestra del suo studio dinnanzi a 200.000 fedeli appartenenti alle varie aggregazioni laicali e alle nuove comunità accorsi in Piazza San Pietro per manifestargli la propria vicinanza. Una semplice verità, troppe volte dimenticata. Il Papa così spezza la sindrome da accerchiamento che sembra volersi impadronire della Chiesa invitandola ad alzare il suo sguardo al Cielo. "Quasi nessuno, però, oggi parla ancora della vita eterna... Poiché non si osa credere in essa, bisogna sperare di ottenere tutto dalla vita presente". (Benedetto XVI, Messaggio al II "Kirchentag ecumenico", 12 maggio 2010). Il peccato che "a volte, purtroppo, contagia anche i membri della Chiesa" esiste, ed ha un nome: orgoglio. E' il peccato originale che ha lasciato ferita la carne dell'uomo chiudendo il Cielo e spegnendo la speranza. Riaffermando l'essenziale della fede il Papa non ha cancellato l'esistenza del male al di fuori della Chiesa, anzi. Semplicemente, ha ribadito che la nostra lotta non è contro le creature di sangue e di carne, ma contro il peccato e suo padre, il demonio. Questi è il principe di questo mondo, ed il mondo, per così dire, anche attraverso i media, fa il suo mestiere, così come appare nella visione dell'Apocalisse: "Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a fare guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che custodiscono i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù" (Cfr. Ap. 12, 17). Rivolgendosi ai Movimenti riuniti in San Pietro, il Papa ha invitato tutti a custodire fedelmente i comandamenti e la testimonianza di Gesù, perché la Chiesa, proprio mentre le seduzioni del mondo la stringono d'assedio, dischiuda il Cielo a questa generazione, mostrando il destino autentico per cui ogni uomo è venuto al mondo. Sale, luce e lievito, la Chiesa è questo. Nemico di Dio, dell'uomo e della Chiesa il peccato è lo strumento con il quale il demonio tenta, in ogni modo, di rendere insipido il sale, di spegnere la luce, di marcire il lievito. Affinché ciò non accada” diceva il Papa in Portogallo, “bisogna annunziare di nuovo con vigore e gioia l’evento della morte e risurrezione di Cristo, cuore del cristianesimo, fulcro e sostegno della nostra fede, leva potente delle nostre certezze, vento impetuoso che spazza via qualsiasi paura e indecisione, qualsiasi dubbio e calcolo umano. La risurrezione di Cristo ci assicura che nessuna potenza avversa potrà mai distruggere la Chiesa. Quindi la nostra fede ha fondamento, ma c’é bisogno che questa fede diventi vita in ognuno di noi. C’è dunque un vasto sforzo capillare da compiere affinché ogni cristiano si trasformi in un testimone in grado di rendere conto a tutti e sempre della speranza che lo anima”. E ieri questo “sforzo capillare” era davanti agli occhi del Papa, era lì il soffio dello Spirito che non ha mai abbandonato la Chiesa; parrocchie, associazioni, movimenti, nuove comunità, tutti per stringersi a lui e riaffermare fedeltà e zelo per annunciare con vigore e gioia il Vangelo. Si comprendono solo in questa luce le parole del Papa: "Viviamo nel mondo, ma non siamo del mondo (Cfr. Gv 17, 14) anche se dobbiamo guardarci dalle sue seduzioni. Dobbiamo invece temere il peccato e per questo essere fortemente radicati in Dio, solidali nel bene, nell’amore, nel servizio. E’ quello che la Chiesa, i suoi ministri, unitamente ai fedeli, hanno fatto e continuano a fare con fervido impegno per il bene spirituale e materiale delle persone in ogni parte del mondo. E’ quello che specialmente voi cercate di fare abitualmente nelle parrocchie, nelle associazioni e nei movimenti: servire Dio e l’uomo nel nome di Cristo. Proseguiamo insieme con fiducia questo cammino, e le prove, che il Signore permette, ci spingano a maggiore radicalità e coerenza". Se il peccato è il nemico, i testimoni di Cristo, deboli e fragili, “lo hanno vinto grazie al sangue dell'Agnello e alla parola della loro testimonianza, e non hanno amato la loro vita fino a morire” (Cfr. Ap. 12,11). Solo chi è “sopraffatto dalla gioia di poter conoscere Dio, di conoscere Cristo e che Egli ci conosce” può essere martire, testimone del suo amore. “È questa la nostra speranza e la nostra gioia in mezzo alle confusioni del tempo presente” Benedetto XVI, Messaggio al II "Kirchentag ecumenico"...).

Antonello Iapicca Pbro





Fatima, il segreto della Chiesa svelato dal Papa.

Il tempo perduto ed una parola a ricordarci l'infinito campo che già biondeggia per la mietitura





Da non perdere: Messaggio al II "Kirchentag ecumenico", 12 maggio 2010








IL PAPA A FATIMA




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Quanto all’evento successo 93 anni orsono, che cioè il Cielo si sia aperto proprio sul Portogallo – come una finestra di speranza che Dio apre quando l’uomo Gli chiude la porta – per ricucire, in seno alla famiglia umana, i vincoli della solidarietà fraterna che poggiano sul reciproco riconoscimento dello stesso ed unico Padre, si tratta di un amorevole disegno da Dio; non dipende dal Papa, né da qualsiasi altra autorità ecclesiale: "Non fu la Chiesa che ha imposto Fatima – direbbe il Cardinale Manuel Cerejeira, di venerata memoria –, ma fu Fatima che si impose alla Chiesa"

Dalla conversazione che ha avuto il Papa Benedetto XVI con i giornalisti sul volo che lo ha portato in Portogallo


Papa   benedetto XVI saluta i fedeli


Fatima, il segreto della Chiesa svelato dal Papa.

Il tempo perduto ed una parola a ricordarci l'infinito campo che già biondeggia per la mietitura






INCONTRO VOCAZIONALE DEI GIOVANI DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE A FATIMA



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ANNUNCIARE. L'attivita' della Chiesa




DISCERNERE. Le notizie, i commenti, gli approfondimenti






Fatima, il segreto della Chiesa svelato dal Papa.
Il tempo perduto ed una parola a ricordarci l'infinito campo che già biondeggia per la mietitura


Rileggendo le parole del Papa in Portogallo


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Dal Portogallo, come una sentinella, il Papa ha scrutato il mondo e i cuori degli uomini giungendo ben oltre l'orizzonte dello sguardo comune. E da qui, dal cuore del mondo, le sue parole forti ci hanno trafitto il petto: “Quanto tempo perduto, quanto lavoro rimandato, per inavvertenza su questo punto!”. Quale punto? L'annuncio del Vangelo. Tempo perduto nell'oblio e nella dimenticanza, e, come Esaù, molti, troppi, nella Chiesa hanno venduto la primogenitura. Così nelle maglie sfilacciate del tempo gettato rimandando il “lavoro”, si sono annidate le omissioni, e quindi le perversioni. Bucato come al solito dai media e dai commentatori è stato questo il grido più severo e drammaticamente profetico del viaggio in Terra lusitana.

Di fronte alle parole altrettanto severe di Gesù sulla necessità di essere vigilanti in attesa del suo ritorno, Pietro domandò se queste fossero dirette a lui e agli altri discepoli oppure a tutti. Gesù rispose:Qual è dunque l'amministratore fedele e saggio, che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro. In verità vi dico, lo metterà a capo di tutti i suoi averi”. Fedeltà e saggezza, giusto le parole ripetute dal Papa alla sua Chiesa, ai suoi ministri come all'intero Popolo di Dio, indicando la beatitudine del “lavoro” affidato, l'annuncio del Vangelo. Lasciare che si spenga lo zelo difendendo stoltamente presunte rendite di posizione “sarebbe un morire a termine, in quanto presenza di Chiesa nel mondo, la quale può soltanto essere missionaria nel movimento diffusivo dello Spirito”.

Gli scandali e le sofferenze che, come ha ricordato il Pontefice, hanno ferito e ancora attendono la Chiesa, sono un segno da cogliere per ricordare. “Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa”. La Chiesa è un mistero, come un segreto che solo occhi puri son capaci di penetrare e svelare. Gli occhi del Papa, occhi di sentinella, che hanno guardato dentro il mistero, scoprendo nella fede le parole luminose di Dio inscritte anche nel buio più fitto. E le ha trasmesse fedelmente ai suoi figli smemorati: Sia Maria che noi stessi non godiamo di luce propria: la riceviamo da Gesù. La presenza di Lui in noi rinnova il mistero e il richiamo del roveto ardente, quello che un tempo sul monte Sinai ha attirato Mosè e non smette di affascinare quanti si rendono conto di una luce speciale in noi che arde però senza consumarci. Da noi stessi non siamo che un misero roveto, sul quale però è scesa la gloria di Dio”. Ma quante volte questa gloria è stata offuscata, cacciata e tradita. “Oggi lo vediamo in modo realmente terrificante, che la più grande persecuzione alla chiesa non viene dai nemici di fuori, ma nasce dal peccato nella chiesa”. Peccati terrificanti che svelano come sia così poco realista dare “per scontato che la fede ci sia”. Peccati insinuatisi nel “tempo perduto” a riporre “una fiducia forse eccessiva nelle strutture e nei programmi ecclesiali, nella distribuzione di poteri e funzioni”. Peccati terrificanti da cui sorge la domanda di Gesù ricordata dal Papa: ”ma cosa accadrà se il sale diventa insipido?”. Ecco il peccato in agguato, una Chiesa che non sali più il mondo.

Affinché ciò non accada, bisogna annunziare di nuovo con vigore e gioia l’evento della morte e risurrezione di Cristo, cuore del cristianesimo, fulcro e sostegno della nostra fede, leva potente delle nostre certezze, vento impetuoso che spazza via qualsiasi paura e indecisione, qualsiasi dubbio e calcolo umano. La risurrezione di Cristo ci assicura che nessuna potenza avversa potrà mai distruggere la Chiesa. Quindi la nostra fede ha fondamento, ma c’é bisogno che questa fede diventi vita in ognuno di noi. C’è dunque un vasto sforzo capillare da compiere affinché ogni cristiano si trasformi in un testimone in grado di rendere conto a tutti e sempre della speranza che lo anima”. Nel cuore della tempesta dunque la speranza afferrata a Cristo, e l'antidoto perchè la Chiesa realizzi quel che è per la sua setssa natura: annunciare il Vangelo, far risuonare il kerygma attraverso testimoni credibili. Uno sforzo capillare è richiesto per ridestare la fede e trasformare in testimoni i cristiani che popolano le nostre chiese.

Importante è certo l'azione profetica della Chiesa nell'agone sociale, culturale e politico, ma non basta. “Il semplice enunciato del messaggio non arriva fino in fondo al cuore della persona, non tocca la sua libertà, non cambia la vita. Ciò che affascina è soprattutto l'incontro con persone credenti che, mediante la loro fede, attirano verso la grazia di Cristo, rendendo testimonianza di Lui”. Non si tratta solo di affermare la Verità, è necessario ed urgente renderla visibile come qualcosa di vivo, reale, incarnato. La famiglia, la sessualità secondo la volontà di Dio, la sacralità della vita dal suo concepimento al suo termine naturale, sono “principi non negoziabili” solo nella misura in cui siano per tutti “vivibili”, calati in esistenze concrete che li sperimentino gioiosamente custodendoli sino al martirio. Uomini e donne come tutti che hanno scoperto la Verità del Vangelo e del Magistero della Chiesa come l'autentica libertà che salva e colma di senso la vita.

Ma “qualcuno potrebbe dire: "la Chiesa ha bisogno di testimonianze di santità... ma non ci sono! A questo proposito, vi confesso la piacevole sorpresa che ho avuto nel prendere contatto con i movimenti e le nuove comunità ecclesiali. Osservandoli, ho avuto la gioia e la grazia di vedere come, in un momento di fatica della Chiesa, in un momento in cui si parlava di "inverno della Chiesa", lo Spirito Santo creava una nuova primavera, facendo svegliare nei giovani e negli adulti la gioia di essere cristiani, di vivere nella Chiesa, che è il Corpo vivo di Cristo. Grazie ai carismi, la radicalità del Vangelo, il contenuto oggettivo della fede, il flusso vivo della sua tradizione vengono comunicati in modo persuasivo e sono accolti come esperienza personale, come adesione della libertà all'evento presente di Cristo”. In questo inverno spesso terrificante che ha investito la Chiesa il Papa, per l'ennesima volta, guarda oltre la notte ed il gelo e scopre e ci svela l'azione dello Spirito.

Nonostante le molte interpretazioni e attualizzazioni perniciose e fuorvianti di una “ermeneutica della discontinuità e della rottura” che tanto male hanno fatto alla Chiesa, “con lo scopo di «mettere il mondo moderno in contatto con le energie vivificanti e perenni del Vangelo», si è realizzato il Concilio Vaticano II che ha messo i presupposti per un autentico rinnovamento cattolico e per una nuova civiltà – la «civiltà dell’amore» - come servizio evangelico all’uomo e alla società”. Dal Concilio sono sorti i Movimenti e le nuove comunità come una risposta dello Spirito Santo alle sfide della società contemporanea e alla stessa debolezza della Chiesa, oggi così evidente. A Fatima la Vergine Maria l'aveva profetizzata, assieme alle sofferenze patite dalla Chiesa, nel suo Capo e nelle sue membra. Sono i carismi, assieme a moltissimi altri, che non hanno rinunciato al lavoro e non hanno perduto tempo a consacrare, ogni giorno, il mondo al Cuore Immacolato di Maria attraverso l'annuncio e l'incarnazione della radicale novità del Vangelo.

Decisivo al riguardo è però il ministero dei Pastori, chiamati, in comunione con il Papa, ad essere sentinelle vigilanti sul buio dei peccati e sulla luce dello Spirito. Infatti “condizione necessaria è che queste nuove realtà vogliano vivere nella Chiesa comune, pur con spazi in qualche modo riservati per la loro vita, così che questa diventi poi feconda per tutti gli altri. I portatori di un carisma particolare devono sentirsi fondamentalmente responsabili della comunione, della fede comune della Chiesa e devono sottomettersi alla guida dei Pastori. Sono questi che devono garantire l'ecclesialità dei movimenti. I Pastori non sono soltanto persone che occupano una carica, ma essi stessi sono portatori di carismi, sono responsabili per l'apertura della Chiesa all'azione dello Spirito Santo. Noi, Vescovi, nel sacramento, siamo unti dallo Spirito Santo e quindi il sacramento ci garantisce anche l'apertura ai suoi doni. Così, da una parte, dobbiamo sentire la responsabilità di accogliere questi impulsi che sono doni per la Chiesa e le conferiscono nuova vitalità, ma, dall'altra, dobbiamo anche aiutare i movimenti a trovare la strada giusta, facendo delle correzioni con comprensione - quella comprensione spirituale e umana che sa unire guida, riconoscenza e una certa apertura e disponibilità ad accettare di imparare”. Un cuore aperto, sottomesso e umile, nei Pastori e nei portatori dei carismi. I Vescovi sono chiamati ad aprirsi con una riconoscenza capace anche di imparare per poter aiutare e correggere, i carismi a sottomettersi con obbedienza alla loro guida. E' questa la dinamica dell'umiltà che, sola, può rinnovare la Chiesa e suscitare, rianimare e far crescere la fede perchè sia annunziata a questa generazione. “Gli uomini sono chiamati ad aderire alla conoscenza e all'amore di Dio, e la Chiesa ha la missione di aiutarli in questa vocazione. Sappiamo bene che Dio è padrone dei suoi doni; e la conversione degli uomini è grazia. Ma siamo responsabili dell'annuncio della fede, della totalità della fede e delle sue esigenze”.

Abbiamo sotto gli occhi la distanza siderale cui sta precipitando la società. Ed è globalizzazione del deserto e della notte, dell'anima e dello spirito. “Nel nostro tempo, in cui la fede in ampie regioni della terra, rischia di spegnersi come una fiamma che non viene più alimentata, la priorità al di sopra di tutte è rendere Dio presente in questo mondo ed aprire agli uomini l’accesso a Dio. Non a un dio qualsiasi, ma a quel Dio che ha parlato sul Sinai; quel Dio il cui volto riconosciamo nell’amore portato fino alla fine (cfr Gv 13, 1), in Gesù Cristo crocifisso e risorto. Non abbiate paura di parlare di Dio e di manifestare senza vergogna i segni della fede, facendo risplendere agli occhi dei vostri contemporanei la luce di Cristo, come canta la Chiesa nella notte della Veglia Pasquale”. Ripartire da dove tutto è cominciato, dalla notte di Pasqua, la fonte inesauribile di vita e cuore dell'annuncio della Chiesa.

I “segni della fede” sono la luce che chiama ogni uomo mostrando la possibilità reale di una vita nuova. La Chiesa non può abdicare su questo punto. Il tempo perso ci spinge ad un rinnovato slancio missionario lanciato ad ogni latitudine, geografica e spirituale. Il successore di Pietro “ripete a ciascuno di voi: Miei fratelli e sorelle, bisogna che diventiate con me testimoni della risurrezione di Gesù. In effetti, se non sarete voi i suoi testimoni nel vostro ambiente, chi lo sarà al vostro posto? Il cristiano è, nella Chiesa e con la Chiesa, un missionario di Cristo inviato nel mondo. Questa è la missione improrogabile di ogni comunità ecclesiale: ricevere da Dio e offrire al mondo Cristo risorto, affinché ogni situazione di indebolimento e di morte sia trasformata, mediante lo Spirito Santo, in occasione di crescita e di vita”. Il Mistero Pasquale nel quale il mistero della vita di ogni uomo trova senso e compimento cerca nei cristiani il guscio esistenziale dove realizzarsi e manifestarsi.

Per esperienza personale e comune, sappiamo bene che è Gesù colui che tutti attendono. Infatti le più profonde attese del mondo e le grandi certezze del Vangelo si incrociano nell'irrecusabile missione che ci compete, poiché senza Dio l'uomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia”. L'annuncio del Vangelo è l'irrecusabile missione che si dilata oltre l'orizzonte visibile al nostro sguardo. Gli occhi del Papa, come quelli degli ardenti missionari di qualche secolo fa che dal Portogallo hanno sfidato mari e tempeste per raggiungere terre sconosciute dove deporre il seme del Vangelo, dall'estremo lembo d'Europa han saputo varcare le soglie del visibile e planare nei più recessi bisogni dell'uomo, chiunque e ovunque sia. E' quest'uomo contemporaneo e prossimo l'isola più lontana, l'estremo confine della terra al quale il Signore ci invia attraverso il suo Vicario: “Il campo della missione ad gentes si presenta oggi notevolmente ampliato e non definibile soltanto in base a considerazioni geografiche; in effetti ci attendono non soltanto i popoli non cristiani e le terre lontane, ma anche gli ambiti socio-culturali e soprattutto i cuori che sono i veri destinatari dell'azione missionaria del popolo di Dio”.

Annuncio, conversione e fede, il segreto di Fatima è il segreto della Chiesa! Da duemila anni! "La chiesa ha profondo bisogno di rimparare la penitenza, accettare la purificazione, imparare il perdono ma anche la necessità della giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia. Dobbiamo imparare proprio questo essenziale: la conversione, la preghiera, la penitenza, le virtù teologali e qui siamo realistici, il male attacca anche dall’interno, ma che sempre anche le forze del bene sono presenti e che, finalmente, il Signore è più forte del male e la Madonna per noi è la garanzia. La bontà di Dio è sempre l’ultima risposta della storia". Questo amore che scuote e sconvolge come il respiro di Dio tra di noi, risponde anche oggi alla storia che sembra soffocare la Chiesa ed il mondo. "E' avvenuto che, alla fine, dallo stesso amore che ha creato il mondo, la novità del Regno è spuntata come piccolo seme che germina dalla terra, come scintilla di luce che irrompe nelle tenebre, come alba di un giorno senza tramonto: È Cristo risorto. Ed è apparso ai suoi amici, mostrando loro la necessità della croce per giungere alla risurrezione”. Il Mistero Pasquale è il Mistero nascosto agli angeli, il segreto di Fatima, il segreto celato nelle nostre stesse esistenze, svelato in Cristo e riannunciato dal Papa. La morte come scrigno di vita, il peccato vinto dal perdono. La Chiesa è nata per annunciare questo, senza posa, con la stoltezza della predicazione e con l'esperienza, a volte drammatica, delle stigmate sanguinanti ma gloriose che mostrano al mondo il segno luminoso del Signore risorto.

Senza Pietro e senza i santi e i testimoni con i loro carismi donati alla Chiesa dallo Spirito Santo, la Chiesa sovente dimentica e smarrisce il segreto che la costituisce e cede inesorabilmente al mondo. Ma anche oggi “il Cielo si è aperto come una finestra di speranza che Dio apre quando l’uomo Gli chiude la porta… si tratta di un amorevole disegno da Dio; non dipende dal Papa, né da qualsiasi altra autorità ecclesiale: "Non fu la Chiesa che ha imposto Fatima ma fu Fatima che si impose alla Chiesa". Non è la Chiesa, e nemmeno il Papa che impone oggi il vento impetuoso dello Spirito, è esso stesso, attraverso i segni e i prodigi compiuti, ad imporsi alla Chiesa. Il Papa, con gli stessi occhi semplici e puri dei pastorelli di Fatima, ha visto e ce lo ha raccontato. Sta a noi lasciarci afferrare e stupire da coloro che ci ricordano e svelano il segreto. Cardinali, vescovi, preti e fedeli laici, tutti sono interpellati. Occorre restare o ridiventare - per pura grazia s'intende – anche noi come i veggenti di Fatima, capaci di stupore perchè semplici e curiosi dinnanzi al Mistero, come solo i bambini sanno essere davvero.

Alziamo dunque gli occhi, i campi già biondeggiano per la mietitura. Il Signore ha faticato per noi, possiamo gettarci, con lo zelo indomito degli innamorati, subentrando nel "suo lavoro", ad incendiare il mondo con l'annuncio del Vangelo. Senza perdere altro tempo, perchè ancora quattro mesi e sarà la mietitura, e allora potremo rallegrarci, noi semplici mietitori, con Chi ha seminato, donando tutto se stesso per ogni uomo.

Antonello Iapicca Pbro








TUTTE LE PAROLE DEL PAPA

Il Papa: Tutta la Chiesa in missione "Ad Gentes"! Quanto tempo perduto, quanto lavoro rimandato, per inavvertenza su questo punto!

Omelia nella messa celebrata a Oporto





La «sproporzione» tra le forze in campo che oggi ci spaventa, già duemila anni fa stupiva coloro che vedevano e ascoltavano Cristo. C’era soltanto Lui, dalle sponde del Lago di Galilea fino alle piazze di Gerusalemme, solo o quasi solo nei momenti decisivi: Lui in unione con il Padre, Lui nella forza dello Spirito. Eppure è avvenuto che, alla fine, dallo stesso amore che ha creato il mondo, . la novità del Regno è spuntata come piccolo seme che germina dalla terra, come scintilla di luce che irrompe nelle tenebre, come alba di un giorno senza tramonto: È Cristo risorto. Ed è apparso ai suoi amici, mostrando loro la necessità della croce per giungere alla risurrezione.... «Bisogna che uno divenga testimone, insieme a noi, della risurrezione», diceva Pietro. E il suo attuale Successore ripete a ciascuno di voi: Miei fratelli e sorelle, bisogna che diventiate con me testimoni della risurrezione di Gesù. In effetti, se non sarete voi i suoi testimoni nel vostro ambiente, chi lo sarà al vostro posto? Il cristiano è, nella Chiesa e con la Chiesa, un missionario di Cristo inviato nel mondo. Questa è la missione improrogabile di ogni comunità ecclesiale: ricevere da Dio e offrire al mondo Cristo risorto, affinché ogni situazione di indebolimento e di morte sia trasformata, mediante lo Spirito Santo, in occasione di crescita e di vita.... Nulla imponiamo, ma sempre proponiamo, come Pietro ci raccomanda in una delle sue lettere: «Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1Pt 3,15). E tutti, alla fine, ce la domandano, anche coloro che sembrano non domandarla. Per esperienza personale e comune, sappiamo bene che è Gesù colui che tutti attendono. Infatti le più profonde attese del mondo e le grandi certezze del Vangelo si incrociano nell’irrecusabile missione che ci compete, poiché senza Dio l’uomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia... Dobbiamo vincere la tentazione di limitarci a ciò che ancora abbiamo, o riteniamo di avere, di nostro e di sicuro: sarebbe un morire a termine, in quanto presenza di Chiesa nel mondo, la quale, d’altronde, può soltanto essere missionaria nel movimento diffusivo dello Spirito. Sin dalle sue origini, il popolo cristiano ha avvertito con chiarezza l’importanza di comunicare la Buona Novella di Gesù a quanti non lo conoscevano ancora. In questi ultimi anni, è cambiato il quadro antropologico, culturale, sociale e religioso dell’umanità; oggi la Chiesa è chiamata ad affrontare nuove sfide... Il campo della missione ad gentes si presenta oggi notevolmente ampliato e non definibile soltanto in base a considerazioni geografiche; in effetti ci attendono non soltanto i popoli non cristiani e le terre lontane, ma anche gli ambiti socio-culturali e soprattutto i cuori che sono i veri destinatari dell’azione missionaria del popolo di Dio... Sì! Siamo chiamati a servire l’umanità del nostro tempo, confidando unicamente in Gesù, lasciandoci illuminare dalla sua Parola: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga» (Gv 15,16). Quanto tempo perduto, quanto lavoro rimandato, per inavvertenza su questo punto! Tutto si definisce a partire da Cristo, quanto all’origine e all’efficacia della missione: la missione la riceviamo sempre da Cristo, che ci ha fatto conoscere ciò che ha udito dal Padre suo, e siamo investiti in essa per mezzo dello Spirito, nella Chiesa. Come la Chiesa stessa, opera di Cristo e del suo Spirito, si tratta di rinnovare la faccia della terra partendo da Dio, sempre e solo da Dio!





Nell' «inverno della Chiesa», lo Spirito Santo crea una nuova primavera: grazie ai carismi Vangelo, fede e tradizione sono comunicati e accolti

Discorso alla Conferenza Episcopale Portoghese




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Il Papa ha bisogno di aprirsi sempre di più al mistero della Croce, abbracciandola quale unica speranza e ultima via per guadagnare e radunare nel Crocifisso tutti i suoi fratelli e sorelle in umanità. Obbedendo alla Parola di Dio, egli è chiamato a vivere non per sé stesso ma per la presenza di Dio nel mondo... In verità, i tempi nei quali viviamo esigono un nuovo vigore missionario dei cristiani, chiamati a formare un laicato maturo, identificato con la Chiesa, solidale con la complessa trasformazione del mondo. C’è bisogno di autentici testimoni di Gesù Cristo, soprattutto in quegli ambienti umani dove il silenzio della fede è più ampio e profondo... Mantenete viva la dimensione profetica, senza bavagli, nello scenario del mondo attuale, perché «la parola di Dio non è incatenata!» (2Tm 2,9). Le persone invocano la Buona Novella di Gesù Cristo, che dona senso alle loro vite e salvaguarda la loro dignità. In qualità di primi evangelizzatori, vi sarà utile conoscere e comprendere i diversi fattori sociali e culturali, valutare le carenze spirituali e programmare efficacemente le risorse pastorali; decisivo, però, è riuscire ad inculcare in ogni agente evangelizzatore un vero ardore di santità, consapevoli che il risultato deriva soprattutto dall’unione con Cristo e dall’azione del suo Spirito. Infatti, quando, nel sentire di molti, la fede cattolica non è più patrimonio comune della società e, spesso, si vede come un seme insidiato e offuscato da «divinità» e signori di questo mondo, molto difficilmente essa potrà toccare i cuori mediante semplici discorsi o richiami morali e meno ancora attraverso generici richiami ai valori cristiani. Il richiamo coraggioso e integrale ai principi è essenziale e indispensabile; tuttavia il semplice enunciato del messaggio non arriva fino in fondo al cuore della persona, non tocca la sua libertà, non cambia la vita. Ciò che affascina è soprattutto l’incontro con persone credenti che, mediante la loro fede, attirano verso la grazia di Cristo, rendendo testimonianza di Lui. Mi vengono in mente queste parole del Papa Giovanni Paolo II: «La Chiesa ha bisogno soprattutto di grandi correnti, movimenti e testimonianze di santità fra i "christifideles" perché è dalla santità che nasce ogni autentico rinnovamento della Chiesa, ogni arricchimento dell’intelligenza della fede e della sequela cristiana, una ri-attualizzazione vitale e feconda del cristianesimo nell’incontro con i bisogni degli uomini, una rinnovata forma di presenza nel cuore dell’esistenza umana e della cultura delle nazioni»(Discorso per il XX della promulgazione del Decreto conciliare «Apostolicam actuositatem», 18 novembre 1985). Qualcuno potrebbe dire: «la Chiesa ha bisogno di grandi correnti, movimenti e testimonianze di santità…, ma non ci sono!». A questo proposito, vi confesso la piacevole sorpresa che ho avuto nel prendere contatto con i movimenti e le nuove comunità ecclesiali. Osservandoli, ho avuto la gioia e la grazia di vedere come, in un momento di fatica della Chiesa, in un momento in cui si parlava di «inverno della Chiesa», lo Spirito Santo creava una nuova primavera, facendo svegliare nei giovani e negli adulti la gioia di essere cristiani, di vivere nella Chiesa, che è il Corpo vivo di Cristo. Grazie ai carismi, la radicalità del Vangelo, il contenuto oggettivo della fede, il flusso vivo della sua tradizione vengono comunicati in modo persuasivo e sono accolti come esperienza personale, come adesione della libertà all’evento presente di Cristo. Condizione necessaria, naturalmente, è che queste nuove realtà vogliano vivere nella Chiesa comune, pur con spazi in qualche modo riservati per la loro vita, così che questa diventi poi feconda per tutti gli altri. I portatori di un carisma particolare devono sentirsi fondamentalmente responsabili della comunione, della fede comune della Chiesa e devono sottomettersi alla guida dei Pastori. Sono questi che devono garantire l’ecclesialità dei movimenti. I Pastori non sono soltanto persone che occupano una carica, ma essi stessi sono portatori di carismi, sono responsabili per l’apertura della Chiesa all’azione dello Spirito Santo. Noi, Vescovi, nel sacramento, siamo unti dallo Spirito Santo e quindi il sacramento ci garantisce anche l’apertura ai suoi doni. Così, da una parte, dobbiamo sentire la responsabilità di accogliere questi impulsi che sono doni per la Chiesa e le conferiscono nuova vitalità, ma, dall’altra, dobbiamo anche aiutare i movimenti a trovare la strada giusta, facendo delle correzioni con comprensione – quella comprensione spirituale e umana che sa unire guida, riconoscenza e una certa apertura e disponibilità ad accettare di imparare.




Sì! Il Signore, la nostra grande speranza, è con noi; nel suo amore misericordioso, offre un futuro al suo popolo: un futuro di comunione con sé.

Omelia di Benedetto XVI sulla spianata del Santuario di Fatima




Sorelle e fratelli tanto amati, anch’io sono venuto come pellegrino a Fatima, a questa «casa» che Maria ha scelto per parlare a noi nei tempi moderni... Con gli stessi sentimenti dei Beati Francesco e Giacinta e della Serva di Dio Lucia, per affidare alla Madonna l’intima confessione che «amo», che la Chiesa, che i sacerdoti «amano» Gesù e desiderano tenere fissi gli occhi in Lui, mentre si conclude quest’Anno Sacerdotale, e per affidare alla materna protezione di Maria i sacerdoti, i consacrati e le consacrate, i missionari e tutti gli operatori di bene che rendono accogliente e benefica la Casa di Dio. Essi sono la stirpe che il Signore ha benedetto… Sì! Il Signore, la nostra grande speranza, è con noi; nel suo amore misericordioso, offre un futuro al suo popolo: un futuro di comunione con sé. Avendo sperimentato la misericordia e la consolazione di Dio che non lo aveva abbandonato lungo il faticoso cammino di ritorno dall’esilio di Babilonia, il popolo di Dio esclama: «Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio» (Is 61,10). Figlia eccelsa di questo popolo è la Vergine Madre di Nazaret, la quale, rivestita di grazia e dolcemente sorpresa per la gestazione di Dio che si veniva compiendo nel suo grembo, fa ugualmente propria questa gioia e questa speranza nel cantico del Magnificat: «Il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore». Nel frattempo Ella non si vede come una privilegiata in mezzo a un popolo sterile, anzi profetizza per loro le dolci gioie di una prodigiosa maternità di Dio, perché «di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono» (Lc 1, 47.50)... Le Scritture ci invitano a credere: «Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto» (Gv 20, 29), ma Dio – più intimo a me di quanto lo sia io stesso (cfr S. Agostino, Confessioni, III, 6, 11) – ha il potere di arrivare fino a noi, in particolare mediante i sensi interiori, così che l’anima riceve il tocco soave di una realtà che si trova oltre il sensibile e che la rende capace di raggiungere il non sensibile, il non visibile ai sensi. A tale scopo si richiede una vigilanza interiore del cuore che, per la maggior parte del tempo, non abbiamo a causa della forte pressione delle realtà esterne e delle immagini e preoccupazioni che riempiono l’anima (cfr Commento teologico del Messaggio di Fatima, anno 2000). Sì! Dio può raggiungerci, offrendosi alla nostra visione interiore.... Di più, quella Luce nell’intimo dei Pastorelli, che proviene dal futuro di Dio, è la stessa che si è manifestata nella pienezza dei tempi ed è venuta per tutti: il Figlio di Dio fatto uomo. Che Egli abbia il potere di infiammare i cuori più freddi e tristi, lo vediamo nei discepoli di Emmaus (cfr Lc 24,32). Perciò la nostra speranza ha fondamento reale, poggia su un evento che si colloca nella storia e al tempo stesso la supera: è Gesù di Nazaret... Ma chi ha tempo per ascoltare la sua parola e lasciarsi affascinare dal suo amore? Chi veglia, nella notte del dubbio e dell’incertezza, con il cuore desto in preghiera? Chi aspetta l’alba del nuovo giorno, tenendo accesa la fiamma della fede? La fede in Dio apre all’uomo l’orizzonte di una speranza certa che non delude; indica un solido fondamento sul quale poggiare, senza paura, la propria vita; richiede l’abbandono, pieno di fiducia, nelle mani dell’Amore che sostiene il mondo... Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa. Qui rivive quel disegno di Dio che interpella l’umanità sin dai suoi primordi: «Dov’è Abele, tuo fratello? […] La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!» (Gen 4, 9). L’uomo ha potuto scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non riesce ad interromperlo… Nella Sacra Scrittura appare frequentemente che Dio sia alla ricerca di giusti per salvare la città degli uomini e lo stesso fa qui, in Fatima, quando la Madonna domanda: «Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui Egli è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori?» (Memorie di Suor Lucia, I, 162). Con la famiglia umana pronta a sacrificare i suoi legami più santi sull’altare di gretti egoismi di nazione, razza, ideologia, gruppo, individuo, è venuta dal Cielo la nostra Madre benedetta offrendosi per trapiantare nel cuore di quanti le si affidano l’Amore di Dio che arde nel suo.



La priorità al di sopra di tutte è rendere Dio presente in questo mondo ed aprire agli uomini l’accesso a Dio. Non abbiate paura di parlare di Dio e di manifestare senza vergogna i segni della fede, facendo risplendere agli occhi dei vostri contemporanei la luce di Cristo



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Sia Maria che noi stessi non godiamo di luce propria: la riceviamo da Gesù. La presenza di Lui in noi rinnova il mistero e il richiamo del roveto ardente, quello che un tempo sul monte Sinai ha attirato Mosè e non smette di affascinare quanti si rendono conto di una luce speciale in noi che arde però senza consumarci (cfr Es 3,2-5). Da noi stessi non siamo che un misero roveto, sul quale però è scesa la gloria di Dio. A Lui dunque sia ogni gloria, a noi l’umile confessione del nostro niente e la sommessa adorazione dei disegni divini, che verranno adempiuti quando «Dio sarà tutto in tutti» (cfr 1 Cor 15,28)... Cari pellegrini, imitiamo Maria, facendo risuonare nella nostra vita il suo «avvenga per me»! A Mosè, Dio aveva ordinato: «Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è un suolo santo» (Es 3,5). E così ha fatto; calzerà nuovamente i sandali per andare a liberare il suo popolo dalla schiavitù d’Egitto e guidarlo alla terra promessa. Non si tratta qui semplicemente del possesso di un appezzamento di terreno o di quel territorio nazionale a cui ogni popolo ha diritto; infatti, nella lotta per la liberazione d’Israele e durante il suo esodo dall’Egitto, ciò che appare evidenziato è soprattutto il diritto alla libertà di adorazione, alla libertà di un culto proprio. Quindi lungo il corso della storia del popolo eletto, la promessa della terra va assumendo sempre di più questo significato: la terra è donata perché ci sia un luogo dell’obbedienza, affinché ci sia uno spazio aperto a Dio... Nel nostro tempo, in cui la fede in ampie regioni della terra, rischia di spegnersi come una fiamma che non viene più alimentata, la priorità al di sopra di tutte è rendere Dio presente in questo mondo ed aprire agli uomini l’accesso a Dio. Non a un dio qualsiasi, ma a quel Dio che ha parlato sul Sinai; quel Dio il cui volto riconosciamo nell’amore portato fino alla fine (cfr Gv 13, 1), in Gesù Cristo crocifisso e risorto. Cari fratelli e sorelle, adorate Cristo Signore nei vostri cuori (cfr 1 Pt 3, 15)! Non abbiate paura di parlare di Dio e di manifestare senza vergogna i segni della fede, facendo risplendere agli occhi dei vostri contemporanei la luce di Cristo, come canta la Chiesa nella notte della Veglia Pasquale che genera l’umanità come famiglia di Dio.... Fratelli e sorelle, in questo luogo stupisce osservare come tre bambini si sono arresi alla forza interiore che li ha invasi nelle apparizioni dell’Angelo e della Madre del Cielo. Qui, dove tante volte ci è stato chiesto di recitare il Rosario, lasciamoci attrarre dai misteri di Cristo, i misteri del Rosario di Maria. La recita del rosario ci consente di fissare il nostro sguardo e il nostro cuore in Gesù, come faceva sua Madre, modello insuperabile della contemplazione del Figlio.... La grazia invade il nostro cuore suscitando il desiderio di un incisivo ed evangelico cambiamento di vita in modo da poter dire con san Paolo: «Per me il vivere è Cristo» (Fil 1,21), in una comunione di vita e destino con Cristo.



ATTO DI AFFIDAMENTO E CONSACRAZIONE DEI SACERDOTI
AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA


Madre della Chiesa,
noi, sacerdoti,
vogliamo essere pastori
che non pascolano se stessi,
ma si donano a Dio per i fratelli,
trovando in questo la loro felicità.




Dio è padrone dei suoi doni; la conversione degli uomini è grazia.
Ma siamo responsabili dall’annuncio della totalità della fede e delle sue esigenze




Permettetemi di aprirvi il cuore per dirvi che la principale preoccupazione di ogni cristiano, specialmente della persona consacrata e del ministro dell’Altare, dev’essere la fedeltà, la lealtà alla propria vocazione, come discepolo che vuole seguire il Signore. La fedeltà nel tempo è il nome dell’amore; di un amore coerente, vero e profondo a Cristo Sacerdote. «Se il battesimo è un vero ingresso nella santità di Dio attraverso l’inserimento in Cristo e l’inabitazione del suo Spirito, sarebbe un controsenso accontentarsi di una vita mediocre, vissuta all’insegna di un’etica minimalista e di una religiosità superficiale» (Giovanni Paolo II, Lettera ap. Novo millennio ineunte, 31). In quest’Anno Sacerdotale che volge al termine, scenda su tutti voi una grazia abbondante perché viviate la gioia della consacrazione e testimoniate la fedeltà sacerdotale fondata sulla fedeltà di Cristo. Ciò suppone evidentemente una vera intimità con Cristo nella preghiera, poiché sarà l’esperienza forte ed intensa dell’amore del Signore che dovrà portare i sacerdoti e i consacrati a corrispondere in un modo esclusivo e sponsale al suo amore. Questa vita di speciale consacrazione è nata come memoria evangelica per il popolo di Dio, memoria che manifesta, certifica e annuncia all’intera Chiesa la radicalità evangelica e la venuta del Regno. Ebbene, cari consacrati e consacrate, con il vostro impegno nella preghiera, nell’ascesi, nello sviluppo della vita spirituale, nell’azione apostolica e nella missione, tendete verso la Gerusalemme celeste, anticipate la Chiesa escatologica, salda nel possesso e nell’amorevole contemplazione del Dio Amore. Quanto grande è oggi il bisogno di questa testimonianza! Molti dei nostri fratelli vivono come se non ci fosse un Aldilà, senza preoccuparsi della propria salvezza eterna. Gli uomini sono chiamati ad aderire alla conoscenza e all’amore di Dio, e la Chiesa ha la missione di aiutarli in questa vocazione. Sappiamo bene che Dio è padrone dei suoi doni; e la conversione degli uomini è grazia. Ma siamo responsabili dall’annuncio della fede, della totalità della fede e delle sue esigenze. Cari amici, imitiamo il Curato d’Ars che così pregava il buon Dio: «Concedimi la conversione della mia parrocchia, e io accetto di soffrire tutto ciò che Tu vuoi per il resto della vita». E tutto ha fatto per strappare le persone alla propria tiepidezza per ricondurle all’amore.




VISITA ALLA CAPPELLINA DELLE APPARIZIONI PREGHIERA ALLA MADONNA


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Il Venerabile Papa Giovanni Paolo II,
che ti ha visitato per tre volte, qui a Fatima,
e ha ringraziato quella «mano invisibile»
che lo ha liberato dalla morte
nell’attentato del tredici maggio,
in Piazza San Pietro, quasi trenta anni fa,
ha voluto offrire al Santuario di Fatima
un proiettile che lo ha ferito gravemente
e fu posto nella tua corona di Regina della Pace.

È di profonda consolazione
sapere che tu sei coronata
non soltanto con l’argento
e l’oro delle nostre gioie e speranze,
ma anche con il «proiettile»
delle nostre preoccupazioni e sofferenze.
Madre amabilissima,
tu conosci ciascuno per il suo nome,
con il suo volto e la sua storia,
e a tutti vuoi bene
con la benevolenza materna
che sgorga dal cuore stesso di Dio Amore.
Tutti affido e consacro a te,
Maria Santissima,
Madre di Dio e nostra Madre.





Fondamentale discorso del Papa al mondo della cultura:
teologia della storia ed ecclesiologia illuminate da fede e verità.
"Proprio con lo scopo di «mettere il mondo moderno in contatto con le energie vivificanti e perenni del Vangelo» si è realizzato il Concilio Vaticano II, che ha messo i presupposti per un autentico rinnovamento cattolico e per una nuova civiltà – la «civiltà dell’amore» - come servizio evangelico all’uomo e alla società"






Oggi la cultura riflette una «tensione», che alle volte prende forme di «conflitto», fra il presente e la tradizione. La dinamica della società assolutizza il presente, staccandolo dal patrimonio culturale del passato e senza l’intenzione di delineare un futuro. Tale valorizzazione però del «presente» quale fonte ispiratrice del senso della vita, sia individuale che sociale, si scontra con la forte tradizione culturale del Popolo portoghese, profondamente segnata dal millenario influsso del cristianesimo e con un senso di responsabilità globale; essa si è affermata nell’avventura delle scoperte e nello zelo missionario, condividendo il dono della fede con altri popoli. L’ideale cristiano dell’universalità e della fraternità aveva ispirato quest’avventura comune, anche se gli influssi dell’illuminismo e del laicismo si erano fatti sentire. Detta tradizione ha dato origine a ciò che possiamo chiamare una «sapienza», cioè, un senso della vita e della storia di cui facevano parte un universo etico e un «ideale» da adempiere da parte del Portogallo, il quale ha sempre cercato di stabilire rapporti con il resto del mondo.La Chiesa appare come la grande paladina di una sana ed alta tradizione, il cui ricco contributo colloca al servizio della società; questa continua a rispettarne e apprezzarne il servizio per il bene comune, ma si allontana dalla citata «sapienza» che fa parte del suo patrimonio. Questo «conflitto» fra la tradizione e il presente si esprime nella crisi della verità, ma unicamente questa può orientare e tracciare il sentiero di una esistenza riuscita, sia come individuo che come popolo. Infatti un popolo, che smette di sapere quale sia la propria verità, finisce perduto nei labirinti del tempo e della storia, privo di valori chiaramente definiti e senza grandi scopi chiaramente enunciati. Cari amici, c’è tutto uno sforzo di apprendimento da fare circa la forma in cui la Chiesa si situa nel mondo, aiutando la società a capire che l’annuncio della verità è un servizio che Essa offre alla società, aprendo nuovi orizzonti di futuro, di grandezza e dignità. In effetti, la Chiesa ha «una missione di verità da compiere, in ogni tempo ed evenienza, per una società a misura dell’uomo, della sua dignità, della sua vocazione. […] La fedeltà all’uomo esige la fedeltà alla verità che, sola, è garanzia di libertà (cfr Gv 8,32) e della possibilità di un sviluppo umano integrale. Per questo la Chiesa la ricerca, l’annunzia instancabilmente e la riconosce ovunque essa si palesi. Questa missione di verità è per la Chiesa irrinunciabile» (Enc. Caritas in veritate, 9). Per una società formata in maggioranza da cattolici e la cui cultura è stata profondamente segnata dal cristianesimo, si rivela drammatico il tentativo di trovare la verità al di fuori di Gesù Cristo. Per noi, cristiani, la Verità è divina; è il «Logos» eterno, che ha acquisito espressione umana in Gesù Cristo, il qual ha potuto affermare con oggettività: «Io sono la verità» (Gv 14,6). La convivenza della Chiesa, nella sua ferma adesione al carattere perenne della verità, con il rispetto per altre «verità», o con la verità degli altri, è un apprendistato che la Chiesa stessa sta facendo. In questo rispetto dialogante si possono aprire nuove porte alla trasmissione della verità. «La Chiesa – scriveva il Papa Paolo VI – deve venire a dialogo con il mondo in cui si trova a vivere. La Chiesa si fa parola, la Chiesa si fa messaggio, la Chiesa si fa dialogo» (Enc. Ecclesiam suam, 67). Infatti, il dialogo senza ambiguità e rispettoso delle parti in esso coinvolte è oggi una priorità nel mondo, alla quale la Chiesa non intende sottrarsi... Costatata la diversità culturale, bisogna far sì che le persone non solo accettino l’esistenza della cultura dell’altro, ma aspirino anche a venire arricchite da essa e ad offrirle ciò che si possiede di bene, di vero e di bello. Questa è un’ora che richiede il meglio delle nostre forze, audacia profetica, rinnovata capacità per «additare nuovi mondi al mondo», come direbbe il vostro Poeta nazionale (Luigi di Camões, Os Lusíades, II, 45). Voi, operatori della cultura in ogni sua forma, creatori di pensiero e di opinione, «avete, grazie al vostro talento, la possibilità di parlare al cuore dell’umanità, di toccare la sensibilità individuale e collettiva, di suscitare sogni e speranze, di ampliare gli orizzonti della conoscenza e dell’impegno umano. […] E non abbiate paura di confrontarvi con la sorgente prima e ultima della bellezza, di dialogare con i credenti, con chi come voi, si sente pellegrino nel mondo e nella storia verso la Bellezza infinita» (Discorso agli artisti, 21 novembre 2009). Proprio con lo scopo di «mettere il mondo moderno in contatto con le energie vivificanti e perenni del Vangelo» (Giovanni XXIII, Cost. ap. Humanae salutis, 3), si è realizzato il Concilio Vaticano II, nel quale la Chiesa, partendo da una rinnovata consapevolezza della tradizione cattolica, prende sul serio e discerne, trasfigura e supera le critiche che sono alla base delle forze che hanno caratterizzato la modernità, ossia la Riforma e l’Illuminismo. Così da sé stessa la Chiesa accoglieva e ricreava il meglio delle istanze della modernità, da un lato superandole e, dall’altro evitando i suoi errori e vicoli senza uscita. L’evento conciliare ha messo i presupposti per un autentico rinnovamento cattolico e per una nuova civiltà – la «civiltà dell’amore» - come servizio evangelico all’uomo e alla società.




L’amore incondizionato di Gesù che ci ha guarito si trasforma in amore donato gratuitamente e generosamente, mediante la giustizia e la carità


Cari fratelli e sorelle che operate nel vasto mondo della carità, «Cristo ci rivela che “Dio è amore” (1 Gv 4,8) e insieme ci insegna che la legge fondamentale della perfezione umana e quindi anche della trasformazione del mondo è il nuovo comandamento dell’amore. Dunque coloro che credono nella carità divina sono da Lui resi certi che la strada della carità è aperta a tutti gli uomini» (Cost. Gaudium et spes, 38). L’attuale scenario della storia è di crisi socio-economica, culturale e spirituale, e pone in evidenza l’opportunità di un discernimento orientato dalla proposta creativa del messaggio sociale della Chiesa. Lo studio della sua dottrina sociale, che assume come principale forza e principio la carità, permetterà di tracciare un processo di sviluppo umano integrale che coinvolga le profondità del cuore e raggiunga una più ampia umanizzazione della società (cfr Benedetto XVI, Enc. Caritas in veritate, 20). Non si tratta di semplice conoscenza intellettuale, ma di una saggezza che dia sapore e condimento, offra creatività alle vie conoscitive ed operative tese ad affrontare una così ampia e complessa crisi. Possano le istituzioni della Chiesa, insieme a tutte le organizzazioni non ecclesiali, perfezionare le loro capacità di conoscenza e le direttive in vista di una nuova e grandiosa dinamica, che conduca verso «quella civiltà dell’amore, il cui seme Dio ha posto in ogni popolo, in ogni cultura» (ibid., 33)



Non dare per scontata la fede.
Troppa fiducia in strutture e programmi ecclesiali,
riannunciare con forza il Kerygma perché la fede non sia insipida

Omelia di Benedetto XVI al Terreiro do Paço di Lisbona


Spesso ci preoccupiamo affannosamente delle conseguenze sociali, culturali e politiche della fede, dando per scontato che questa fede ci sia, ciò che purtroppo è sempre meno realista. Si è messa una fiducia forse eccessiva nelle strutture e nei programmi ecclesiali, nella distribuzione di poteri e funzioni; ma cosa accadrà se il sale diventa insipido?
Affinché ciò non accada, bisogna annunziare di nuovo con vigore e gioia l’evento della morte e risurrezione di Cristo, cuore del cristianesimo, fulcro e sostegno della nostra fede, leva potente delle nostre certezze, vento impetuoso che spazza via qualsiasi paura e indecisione, qualsiasi dubbio e calcolo umano. La risurrezione di Cristo ci assicura che nessuna potenza avversa potrà mai distruggere la Chiesa. Quindi la nostra fede ha fondamento, ma c’é bisogno che questa fede diventi vita in ognuno di noi. C’è dunque un vasto sforzo capillare da compiere affinché ogni cristiano si trasformi in un testimone in grado di rendere conto a tutti e sempre della speranza che lo anima (cfr 1Pt 3,15): soltanto Cristo può soddisfare pienamente i profondi aneliti di ogni cuore umano e dare risposte ai suoi interrogativi più inquietanti circa la sofferenza, l’ingiustizia e il male, sulla morte e la vita nell’Aldilà.




La più grande persecuzione alla chiesa non viene dai nemici di fuori, ma nasce dal peccato nella chiesa, oggi lo vediamo in modo terrificante

Conversazione che ha avuto il Papa Benedetto XVI con i giornalisti sul volo che lo ha portato in Portogallo

Il Signore ci ha detto che la chiesa sarà per sempre sofferente, in modi diversi fino alla fine de mondo. L’importante è che il messaggio, la risposta di Fatima, sostanzialmente non va a situazioni particolari, ma la risposta fondamentale cioè conversione permanente, penitenza, preghiera, e le virtù cardinali, fede, speranza carità. Così vediamo qui la vera e fondamentale risposta che la chiesa deve dare, che noi ogni singolo dobbiamo dare in questa situazione. Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio è anche che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla chiesa, ma le sofferenze della chiesa vengono proprio dall’interno della chiesa, dal peccato che esiste nella chiesa. Anche questo lo vediamo sempre ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante che la più grande persecuzione alla chiesa non viene dai nemici di fuori, ma nasce dal peccato nella chiesa. E che la chiesa ha quindi ha profondo bisogno di rimparare la penitenza, accettare la purificazione, imparare il perdono ma anche la necessità della giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia. Dobbiamo imparare proprio questo essenziale: la conversione, la preghiera la penitenza, le virtù teologali e qui siamo realistica il male attacca anche dall’interno, ma che sempre anche le forze del bene sono presenti e che finalmente il Signore è più forte del male e la madonna per noi è la garanzia. La bontà di Dio è sempre l’ultima risposta della storia.




Per vivere nella pluralità di valori etici andare al nucleo del cristianesimo, trovare sentieri di missione fino alla radicalità del martirio

Primo saluto alla Nazione

Il vivere nella pluralità di sistemi di valori e di quadri etici richiede un viaggio al centro del proprio io e al nucleo del cristianesimo per rinforzare la qualità della testimonianza fino alla santità, trovare sentieri di missione fino alla radicalità del martirio.











I LEGIONARI DI CRISTO, PER DISCERNERE SULLA CHIESA, TRA VERITA', PECCATO E MISERICORDIA





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IN EVIDENZA


Mons. Leonard: Formazione permanente per sacerdoti e laici la chiave del rinnovamento. Vigore alla catechesi per tutti senza distinzioni di età



Parole sensate e illuminanti di Mons. Leonard. La catechesi è per tutti, senza distinizioni. La fede ella Chiesa è la fede di un Popolo. Di fronte ai problemi del clero con la pedofilia, ma non solo, pensiamo alla scarsità di vocazioni, ai giovani che hanno lasciato la Chiesa, alla crisi della famiglia e a molto altro, il punto sottolineato da Mons. Leonard è di estrema importanza. La maturità affettiva di un presbitero ad esempio, non può non radicarsi molto prima di un suo ingresso in seminario. Ocorre porre basi solide, una catechesi ed un'iniziazione cristiana e una formazione permanente che apra cuore e mente al Popolo, alla comunità, rompendo gli schemi di gruppi selezionati per età o interessi. La Chiesa è un Popolo che cammina nel deserto del mondo nella certezza della Terra Promessa. Le sue primizie sono il sostegno nel cammino. La santità di cui parla spesso il Papa riguarda tutti perchè rimanda ad un'elezione di cui, per maligni compromessi con il mondo, non se ne sente più parlare. Ed alla fine la Chiesa si risveglia come una brutta copia del mondo stesso. Una catechesi che coinvolga il Popolo intero perchè possa crescere sino ad una statura adulta di fede è questione decisiva. Sono importanti certo gli approfondimenti specifici per giovani, bambini, presbiteri, coppie etc. Ma è fondamentale riscoprire e rivitalizzare il nucleo della fede e la coscienza dell'appartenenza ad uno stesso Corpo separato dal mondo per farvi presente la luce della Pasqua di Cristo. Così i preti non saranno lasciati soli nella pastorale, saranno sempre parte di una comunità capace di vigilare e correggere, estirpando alla radice il clericalismo che tanta parte ha nella crisi e nello scandalo odierno. Allo stesso modo i presbiteri saranno un aiuto decisvo alle famiglie. Insieme nel combattimento quotidiano contro la carne e le tentazioni che si insinuano, aiutandosi in verità e carità, portando sempre tutto alla luce del sole. E' questa la Chiesa che appare negli Atti degli Apostoli, la Chiesa di sempre, sacramento di amore e salvezza per ogni uomo.


Antonello Iapicca Pbro



"Condividiamo con gran parte delle comunità cattoliche in Europa la scarsità delle vocazioni sacerdotali. Da noi molto preoccupante è anche quello delle vocazioni alla vita religiosa. Certo il riflesso si farà sentire ma non più di tanto. Dal nostro canto stiamo concentrando gli sforzi sui seminari, cerchiamo di rispondere alle richieste di quanti sono convinti realmente di rispondere a una chiamata. Abbiamo dato nuovo vigore alla catechesi. Per esempio non distinguiamo più catechesi per gli adulti, per i bambini, per i cresimandi o per gli sposi novelli. È una catechesi valida per tutti.

Cosa cambia?

In realtà cambia poco. Ma la riteniamo una cosa molto positiva, soprattutto in questa grave situazione di scarsità di vocazioni. Abbiamo coscienza di questo problema e già stiamo per adottare misure adeguate che vedranno riunite insieme tutte le forze attive della comunità ecclesiale per un concreto irradiamento della fede, soprattutto tra i giovani. Si sta sviluppando in modo eccezionale proprio la pastorale della gioventù. Si vede un dinamismo tra i giovani che ci dà tanta speranza. Credo che la prossima giornata mondiale a Madrid sarà l'occasione giusta per mostrare quanto sia splendente il volto giovane di questa Chiesa. Ci saranno tanti giovani belgi, ma la cosa che più mi riempie di gioia è che, accanto ai tanti giovani della zona francofona, ve ne saranno altrettanti della zona fiamminga".




APERTURA ALLA SPERANZA


UNA NOMINA COME UNA PAROLA DELLO SPIRITO. IL CARD. PELL, VESCOVO SECONDO IL CUORE DI BENEDETTO XVI, NEL CUORE DELLA CHIESA



I risultati della Visita Apostolica e le decisioni del Santo Padre sui Legionari di Cristo

Dove è abbondato il peccato ha sovrabbondato la Grazia

Un'icona scritta col sangue. Così la Chiesa mostra il Cielo nella precarietà della carne


NUOVA EVANGELIZZAZIONE. LA MIGLIOR DIFESA E' L'ATTACCO

LA RISPOSTA ALLO SCANDALO DELLA PEDOFILIA:
IL PAPA ISTITUISCE IL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE








IL RINNOVAMENTO DELLA CHIESA ED IL RINOVAMENTO DELLA CURIA


APERTURA ALLA SPERANZA

UNA NOMINA COME UNA PAROLA DELLO SPIRITO. IL CARD. PELL, VESCOVO SECONDO IL CUORE DI BENEDETTO XVI, NEL CUORE DELLA CHIESA


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Dopo Mons. Leonard a Bruxelles un'altra mossa del Papa secondo la voce dello Spirito. Il Card. Pell, incarnazione del Vescovo secondo Benedetto XVI nell'attuazione pastorale dell'ermeneutica della continuità del Concilio Vaticano II, approda quasi certamente alla Congregazione dei Vescovi. Il futuro della Chiesa passerà attraverso le sue mani. Il discernimento circa i Pastori dei prossimi decenni avrà gli occhi e la mente di un Cardinale che ha accolto e sostenuto i carismi, ed in modo particolare il Cammino Neocatecumenale, aprendo anche a Sydney con gioia ed entusiasmo un Seminario Redemptoris Mater e chiamadovi numerose Famiglie in missione. Ma il Card. Pell è stato anche tra i primi a celebrare la messa secondo l'antico rito liberalizzato dal Santo Padre, spiazzando ancora una volta tutti quelli che vorrebbero la Chiesa mondanamente divisa tra progressisti e tradizionalisti. La Chiesa è una unita a Pietro, e Pietro ama la Chiesa e il mondo cui essa è inviata. Inutile tirare la giacchetta e cercare di arruolare il Papa nell'una o nell'altra fazione. Gli schemi con cui si guarda al suo governo saltano sempre, perchè è l'irruzione dello Spirito a sconvolgere le nostre piccole e limitate considerazioni. Verosimilmente, facendo sempre salva la debolezza e l'imperfezione umana, le generazioni di Vescovi che guideranno le Diocesi nel futuro saranno ispirate dalla figura del Card. Pell. Per questo si tratta di una notizia di grandissimo rilievo, soprattutto pastorale. E' una svolta epocale, un atto del governo di Benedetto XVI destinato ad incidere profondamente. Apertura ad una sconfinata speranza aveva detto a Torino dinnanzi alla Sindone. Questa nomina è l'ennesimo segno di questa speranza, frutto d'una fede incrollabile e di una carità infinita. Inaugurando il suo ministero petrino il Papa diceva: "Il mio vero programma di governo è quello di non fare la mia volontà, di non perseguire mie idee, ma di mettermi in ascolto, con tutta quanta la Chiesa, della parola e della volontà del Signore e lasciarmi guidare da Lui, cosicché sia Egli stesso a guidare la Chiesa in questa ora della nostra storia". L'apertura al soffio dello Spirito che caratterizza l'intera vita di Benedetto XVI, ed ora il suo pontificato, giungerà alle comunità locali sparse per il mondo, rinnovando e rinvigorendo la Chiesa nella sua eterna giovinezza. Vescovi e comunità lanciate nell'evangelizzazione, capaci di formare cristiani adulti e presbiteri santi che annucino a mondo Cristo risorto. "Noi esistiamo per mostrare Dio agli uomini" diceva il Papa al'inizio del pontificato. Con la nomina del Card. Pell si illumina di nuovo la ragione dell'esistenza della Chiesa. E' questo il semplice e fermo programma di governo dettato dallo Spirito all'umile operaio nella Vigna del Signore di nome Benedetto XVI.


Antonello Iapicca Pbro





IL PAPA A TORINO

Dal buio della morte del Figlio di Dio, è spuntata la luce di una speranza nuova: la luce della Risurrezione.




I risultati della Visita Apostolica e le decisioni del Santo Padre sui Legionari di Cristo



NUOVA EVANGELIZZAZIONE. LA MIGLIOR DIFESA E' L'ATTACCO

LA RISPOSTA ALLO SCANDALO DELLA PEDOFILIA:
IL PAPA ISTITUISCE IL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE










UN PENSIERO CATTOLICO









BAGAGLIO A MANO



LIBRI E FILM PER VOI




VIDEO DA NON PERDERE



TRE VIDEO DI "PORTA A PORTA"





RISORGIMENTO


SPECIALE SAN FRANCESCO SAVERIO








PEDOFILIA E CONVERSIONE, VERITA' E MISERICORDIA





DOSSIER PEDOFILIA (Per discernere davvero)






NUOVA EVANGELIZZAZIONE

Incontro dei Vescovi di Francia, Belgio ed America Latina alla Domus Galilaeae



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19 aprile 2005 - 19 aprile 2010: Cinque anni benedetti

Cinque anni benedetti sulla Roccia della Fede.

Il Pontificato di Benedetto XVI attraverso le parole di quei primi giorni che ne hanno profetizzato l'arduo cammino



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Cinque anni, e, nonostante la tempesta mediatica di questi tempi, ci sentiamo più sicuri. E' questa l'esperienza di cinque anni vissuti con Benedetto XVI. Sicurezza e certezza di camminare sui passi di Gesù, ben saldi nella fede capace di vincere il mondo, la fede della Chiesa. Attraverso Benedetto XVI, Gesù in persona si è fatto nostro compagno di viaggio, accanto ai nostri dubbi, agli sbandamenti, alle speranze deluse. Le ha raccolte tutte, una ad una, disperse tra i rivoli del relativismo. Ci ha preso per mano e ci ha condotti al cuore della Chiesa, il Corpo e il Sangue del nostro Salvatore. Benedetto, un Pastore secondo il cuore di Dio.... LEGGI TUTTO






UN LAMPO DELLO SPIRITO NELLA NOTTE: I GIOVANI CON E PER IL PAPA, SEMPRE

MOLTO PIU' CHE SOLIDARIETA':
ECCO L'AMORE AL PAPA, ALLA CHIESA, AD OGNI UOMO


In questi giorni difficili e tristi un lampo dello Spirito Santo ha squarciato il Cielo, i volti giovani di tante vite salvate, amate e curate dalla Chiesa. Un lampo d'amore al Papa, ad ogni Papa. Al grande Giovanni Paolo II che, per i giovani, ha voluto e portato avanti tenacemente le Giornate Mondiale della Gioventù, appuntamenti indimenticabili dove a migliaia hanno scoperto e accolto la chiamata di Dio al presbiterato, al convento, a formare famiglie autenticamente cristiane. A Benedetto XVI, che li ha accolti e li accoglie ovunque con parole che son vampe di fuoco ad accenderne le esistenze. Venticinque anni ed oggi non si contano i sacerdoti, le suore, le famiglie ed i figli sbocciati ad ogni raduno, da ogni angolo della terra. Giovani afferrati dal Signore attraverso i carismi sorti dal Concilio Vaticano II, oggi incompreso e attaccato più che mai... LEGGI TUTTO

Antonello Iapicca Pbro





GMG 2010. LA CATECHESI DEL PAPA AI GIOVANI

Il punto essenziale è conoscere, con l’aiuto della Chiesa,
della Parola di Dio e degli amici, la volontà di Dio


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In 35mila per un autentico "sì"
Incontro Vocazionale dei giovani del Cammino Neocatecumenale
sulla spianata del Santuario del Divino Amore











UN FILM DA NON PERDERE,
DA GUARDARE CON I PROPRI FIGLI,
E DA REGALARE AD AMICI, CONOSCENTI,
COPPIE FELICI ED IN CRISI:
UN FILM PER BENEDIRE IL SIGNORE
ED AIUTARE A GUARDARE IL MATRIMONIO CON GLI OCCHI DI DIO

"Fireproof": un film che esalta l’unità matrimoniale.
Un film per educare all’amore. Vedere e scaricare il film







USHPIZIN - OSPITE.

Bellissimo film ambientato nei quartieri ebrei ortodossi di Gerusalemme durante la festività di Sukkoth