DISCERNERE

Uno sguardo profetico sugli eventi

LA BUONA NOTIZIA

Lunedì dell'Angelo







Nella tempesta la Pasqua della Chiesa. Segni da riscoprire, contenuti da rivivere.
Il Battesimo al centro del rinnovamento



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Quello che muove la vita di ogni uomo è l'insopprimibile desiderio di qualcosa che dia senso e compimento non effimero alle nostre esistenze. Qualcosa che vinca la morte. L'omelia del Papa nella notte di Pasqua ha illuminato il dramma e la speranza, "la resistenza che l’uomo oppone alla morte: da qualche parte dovrebbe pur esserci l’erba medicinale contro la morte..." o almeno "di eliminare il maggior numero possibile delle sue cause, di rimandarla sempre di più; di procurare una vita sempre migliore e più lunga. Ma riflettiamo un momento: come sarebbe veramente, se si riuscisse, magari non ad escludere totalmente la morte, ma a rimandarla indefinitamente, a raggiungere un’età di parecchie centinaia di anni? Sarebbe questa una cosa buona? L’umanità invecchierebbe in misura straordinaria, per la gioventù non ci sarebbe più posto. Si spegnerebbe la capacità dell’innovazione e una vita interminabile sarebbe non un paradiso, ma piuttosto una condanna. La vera erba medicinale contro la morte dovrebbe essere diversa. Non dovrebbe portare semplicemente un prolungamento indefinito di questa vita attuale. Dovrebbe trasformare la nostra vita dal di dentro. Dovrebbe creare in noi una vita nuova, veramente capace di eternità: dovrebbe trasformarci in modo tale da non finire con la morte, ma da iniziare solo con essa in pienezza". E' qui che si gioca il destino dell'uomo.

Non si tratta di rattoppare le esistenze, tutti abbiamo bisogno di vita nuova capace di eternità, che non finisce con la morte, non solo quella fisica, ma anche quella che determina i fragili confini della convivenza, nel matrimonio, nella famiglia, nel lavoro, tra gli amici. Una vita che zampilli dentro e sia capace di custodire la fedeltà e la castità; capace di perdonare anche le offese più gravi e amare anche i nemici; capace di non chiudersi nell'egoismo che spinge ad offrire a se stessi persone e cose facendo dell'adolescenza e della gioventù una corsa sfrenata ad accaparrare esperienze che sfregiano la propria e l'altrui dignità; una vita capace di schiudersi alla vita, accogliendo i figli che Dio ha pensato in una paternità realmente responsabile davanti alla volontà divina e non alle proprie esigenze, seguendo il Magistero di Verità della Chiesa come apparso, ad esempio, nell'Enciclica Humanae Vitae; una vita capace di donarsi senza riserve e frustrazioni legate all'inganno del prestigio e del potere nel quale il clericalismo insudicia il Ministero creando i presupposti per abomini che infergono ferite profonde e dolorosissime alla Chiesa e alla sua autorità. La vita eterna che ci viene donata nel Battesimo. "Ciò che è nuovo ed emozionante del messaggio cristiano, del Vangelo di Gesù Cristo, era ed è tuttora questo, che ci viene detto: sì, quest’erba medicinale contro la morte, questo vero farmaco dell’immortalità esiste. È stato trovato. È accessibile. Nel Battesimo questa medicina ci viene donata. Una vita nuova inizia in noi, una vita nuova che matura nella fede e non viene cancellata dalla morte della vecchia vita, ma che solo allora viene portata pienamente alla luce". La vita capace di eternità è la Grazia del Battesimo che matura nella fede. Nel mezzo della tempesta che si è abbattuta sulla Chiesa, tra le tante, troppe voci che si alzano per accusare ma anche per difendere a somiglianza di quegli amici di Giobbe pronti a sproloquiare in nome della propria presunta sapienza e smentiti senza appello da Dio, il Papa rilancia la questione decisiva. Non si difende, non lo ripeteremo mai abbastanza. Non ribatte alle accuse, ad immagine del Signore di cui è Vicario, non scende a compromessi con il mondo. Solo ribadisce la Verità e così tiene saldo sulla rotta il timone della Barca che gli è affidata.

Il Battesimo e la Vita che ne scaturisce sono il cuore della Chiesa, il nucleo sempre vivo dell'annuncio che ha trapassato i secoli: Cristo è risorto, ha vinto la morte e dona ad ogni uomo la Vita capace di eternità. Ogni vero rinnovamento, ogni conversione deve tornare all'origine di questo annuncio. "A questo alcuni, forse molti risponderanno: il messaggio, certo, lo sento, però mi manca la fede. E anche chi vuole credere chiederà: ma è davvero così? Come dobbiamo immaginarcelo? Come si svolge questa trasformazione della vecchia vita, così che si formi in essa la vita nuova che non conosce la morte?". In fondo queste domande sono le stesse che si nascondono anche in tutti noi che assistiamo sgomenti agli eventi drammatici di questi giorni: come si svolge la trasformazione della vecchia vita della Chiesa, delle Curie, dei presbiteri, dei fedeli? Come si può formare la vita nuova che non conosce la morte, l'unica capace di riscattare la Chiesa ridonandole credibilità e autorità nell'adempimento della sua missione? "Precisamente questo – l’essere rivestiti col nuovo abito di Dio – avviene nel Battesimo... Certo, questo cambio delle vesti è un percorso che dura tutta la vita. Ciò che avviene nel Battesimo è l’inizio di un processo che abbraccia tutta la nostra vita – ci rende capaci di eternità". Per il Papa la risposta al dramma che sta vivendo la Chiesa, come a quelli che affliggono il cuore di ogni uomo è un cammino, un processo di tutta la vita attraverso il quale si realizzi la trasformazione nella vita nuova che rende capaci di eternità. Un cammino per preti e vescovi, per mariti e mogli, per figli e figlie, per tutti. Un percorso attraverso il quale, giorno dopo giorno, si rinnova la rinuncia al demonio, il grande avvelenatore di questo mondo, che attenta pericolosamente anche la Chiesa: "Questa rinuncia costituisce una parte essenziale del Battesimo. In esso leviamo le "vesti vecchie" con le quali non si può stare davanti a Dio. Detto meglio: cominciamo a deporle. Questa rinuncia è, infatti, una promessa in cui diamo la mano a Cristo, affinché Egli ci guidi e ci rivesta. Quali siano le "vesti" che deponiamo, quale sia la promessa che pronunciamo, si rende evidente quando leggiamo, nel quinto capitolo della Lettera ai Galati, che cosa Paolo chiami "opere della carne" – termine che significa precisamente le vesti vecchie da deporre. Paolo le designa così: "fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere" (Gal 5,19ss). Sono queste le vesti che deponiamo; sono vesti della morte". Accanto alla rinuncia cominciata nel Battesimo si apre ogni giorno il cammino nella vita nuova: "Poi il battezzando nella Chiesa antica si volgeva verso oriente – simbolo della luce, simbolo del nuovo sole della storia, nuovo sole che sorge, simbolo di Cristo. Il battezzando determina la nuova direzione della sua vita: la fede nel Dio trinitario al quale egli si consegna. Così Dio stesso ci veste dell’abito di luce, dell’abito della vita. Paolo chiama queste nuove "vesti" "frutto dello Spirito" e le descrive con le seguenti parole: "amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé" (Gal 5,22). Nella Chiesa antica, il battezzando veniva poi veramente spogliato delle sue vesti. Egli scendeva nel fonte battesimale e veniva immerso tre volte – un simbolo della morte che esprime tutta la radicalità di tale spogliazione e di tale cambio di veste. Questa vita, che comunque è votata alla morte, il battezzando la consegna alla morte, insieme con Cristo, e da Lui si lascia trascinare e tirare su nella vita nuova che lo trasforma per l’eternità. Poi, risalendo dalle acque battesimali, i neofiti venivano rivestiti con la veste bianca, la veste di luce di Dio, e ricevevano la candela accesa come segno della nuova vita nella luce che Dio stesso aveva accesa in essi. Lo sapevano: avevano ottenuto il farmaco dell’immortalità, che ora, nel momento di ricevere la santa Comunione, prendeva pienamente forma. In essa riceviamo il Corpo del Signore risorto e veniamo, noi stessi, attirati in questo Corpo, così che siamo già custoditi in Colui che ha vinto la morte e ci porta attraverso la morte". Ecco descritto dal Papa lo splendore del tesoro della Chiesa, il seno di misericordia attraverso il quale durante i secoli un'infinita schiera di uomini hanno visto rinascere in loro la gioia e la speranza. Ma, oggi, quanti, nella Chiesa, oggi vive in questa certezza che animava la Chiesa dei primi secoli? E' questo il quesito fondamentale cui non possiamo sfuggire.

Chi assume un'aspirina sperimenta sollievo dal malessere e può riprendere l'attività normale. Chi si nutre del farmaco dell'immortalità vive una vita oltre la morte. Guardiamoci attorno, oltre il fenomeno dei preti pedofili, gravissimo ed esorbitante ma comunque marginale rispetto alla stragrande maggioranza dei preti. E' piuttosto il divorzio tra fede e vita la reale voragine che sta erodendo credibilità alla Chiesa. La carenza di testimoni, accanto alla quasi assoluta cecità rispetto al problema. Sembra addirittura che la questione pedofilia stia assumendo i contorni di un redde rationem tra fautori e antagonisti del Concilio Vaticano II, progressisti e tradizionalisti. E questo è ancor più grave perchè, strumentalizzando ideologicamente il magistero e la guida pastorale di Benedetto XVI, se ne vanificano l'uno e l'altra. Il Papa ha scritto inequivocabilmente ai fedeli d'Irlanda e a tutta la Chiesa: conversione e formazione. La notte di Pasqua il Papa ha di nuovo posto al centro il battesimo, il cuore del cristianesimo. Ad esso e all'iniziazione cristiana che esso immediatamente rimanda, occorre tornare. La questione decisiva è questa: il Mistero Pasquale è vissuto o no dal Popolo di Dio? Giovanni Paolo II ha speso la sua vita e i suoi anni da Pastore universale ad evangelizzare ogni angolo della terra per risvegliare la Chiesa al suo compito precipuo, annunciare il Vangelo e formare un Popolo che mostri al mondo i segni di una fede adulta. Per questo ha aperto le porte al soffio dello Spirito e ai carismi che esso ha donato negli anni post-conciliari, indicando la retta ermeneutica dell'assise vaticana. Ed ora, irresponsabilmente, Giovanni Paolo II è fatto salire sul banco degli imputati in un'ipocrita difesa di Benedetto XVI, tesa malcelatamente ad affossare il Concilio.

"Nel corso dei secoli, i simboli sono diventati più scarsi, ma l’avvenimento essenziale del Battesimo è tuttavia rimasto lo stesso. Esso non è solo un lavacro, ancor meno un’accoglienza un po’ complicata in una nuova associazione. È morte e risurrezione, rinascita alla nuova vita". Senza segni non possiamo vivere. Se mancano ce li facciamo da soli perchè essi rimandano ai contenuti che sostanziano le nostre vite. I piercing e i tatuaggi son segni che esprimono un contenuto, angosciante, ma è comunque quello che muove molta gioventù. I segni che definiscono la società contemporanea sono quelli del neopaganesimo che ha cancellato Dio dall'orizzonte. Prendiamo sul serio allora le parole del Santo Padre, ritorniamo alla ricchezza dei simboli che hanno arricchito la Chiesa dei primi secoli e che ora sono divenuti più scarsi. Ovvero, torniamo ai contenuti fondanti del cristianesimo che essi esprimevano, la rinuncia a satana e il rivestirsi di una vita nuova; ritorniamo alla fede, all'iniziazione cristiana che auspicava il Concilio perchè l'avvenimento centrale del cristianesimo, il Mistero Pasquale del Signore, prenda possesso del Popolo di Dio e lo renda esso stesso un sacramento di salvezza per il mondo.


Antonello Iapicca Pbro.








PRIMA PAGINA


UN VOLTO EVAPORATO E UN ANNUNCIO, L'UNICO, CHE SALVA





ANNUNCIARE





LA FERITA DELLA PEDOFILIA



SPECIALE CELIBATO







DISCERNERE






IL PAPA INCONTRA I GIOVANI




I GRANDI REPORTAGE







2 APRILE 2005 - 2 APRILE 2010 LA PASQUA DI GIOVANNI PAOLO II



Giovanni Paolo II. Il film da vedere e scaricare

http://giotto.ibs.it/cop/copdjc.asp?e=8013147481221









UN VOLTO EVAPORATO E UN ANNUNCIO, L'UNICO, CHE SALVA

Dzhannet  Abdullayeva (Ap)






























Questo volto mi ha rapito gli occhi. Un volto bambino accanto ad uno sposo precoce, e quel ferro mortale come pegno d'amore. Non posso staccare lo sguardo da queste vite polverizzate da un demone invisibile, un abbraccio che spezza il cuore, una catena stretta su vite ancora acerbe. E non son giocattoli quelle armi, sparano e colpiscono davvero, e uccidono di morte vera. Questi due ragazzi non ci sono più. Due occhi di bambina, e odio e sfida, ma è tutto una tragica caricatura. Il demonio strappa la vita, cancella dolcezza e innocenza, oscura la vita. Eppure son due occhi bambini, ti entrano dentro, ed è un dolore lancinante. E ti chiedi che cosa avranno visto, quali dolori, quali violenze. Pensi alla tua infanzia e alla tua adolescenza, uguale a mille altre. Le crisi, le fughe, ed una porta socchiusa in quell'istante decisivo. Era tua Madre ad aprirti le braccia, proprio quel giorno lì, non sai spiegartelo, ma è successo. La Chiesa ti ha accolto, ha parlato al tuo cuore le parole che mai nessuno ti aveva detto, ed è stato un balsamo sulle ferite della vita. Potevi essere tu in quella foto, proprio tu, occhi drogati di menzogna, ed una pistola in pugno a tentare di farti giustizia. Potevo essere io in quella metro, o a casa, o a scuola, o al lavoro, carico di esplosivo a polverizzare la mia vita e quella del mondo intero. Nutrito di odio e menzogne ero pronto a farmi saltare in aria. Come tutti, ovunque, a far saltare matrimoni, embrioni, amicizie, affetti. Negli occhi di Dzhannet, 17 anni, si specchiano gli occhi di tutto il mondo strozzato nell'ingiustizia più grande, la menzogna del demonio. Lei, il suo giovane marito, e milioni come lei non ci sono più. Brandelli di vite dilaniate sono ora raccolti in qualche cimitero, assieme alle loro vittime, ed una pietra a sigillarne la tomba. Ma oggi è Pasqua, oggi il Signore ha spezzato le catene, infranto la pietra del sepolcro. Come non correre e urlare e annunciare che, per tutti, ovunque, è spalancata la porta della Chiesa, la dimora della misericordia e della Vita, la casa della vera ed unica Giustizia capace di smascherare l'ingiustizia demoniaca. Come non correre ad evangelizzare tutti quelli, i più, che si son fatti già scattare una foto a futura memoria, pronti a farsi esplodere nell'esito più tragico della vita, la consegna all'inganno dell'Avversario. Fissiamo oggi gli occhi di Dzhannet, 17 anni, son gli occhi di tuo fratello, di tua sorella, del tuo collega, di quella ragazza che ti sta passando accanto e non ti accorgi che è cinta d'esplosivo e si affretta alla morte, tra sesso, discoteche, alcool e chissà cosa. E' vero, lo scandalo ed il dolore di questi giorni sembrano imporci ritirate strategiche o strenue difese dell'accampamento. Ma non sarrano proprio questi gli esiti sperati dal demonio? Non sarà proprio l'aver spento lo zelo missionario diluito in mille rivoli d'impegno sociale e organizzativo ad aver partorito l'indicibile di cui ci vergognamo? No, non è l'ora della ritirata, come non è volontà di Dio disperdere tempo ed energie issando muri a difesa. Alla Chiesa ci ha sempre pensato il Signore. Oggi, in questo giorno eterno dischiuso dalla vittoria di Cristo ci è consegnato un mandato, uno solo, e lo Spirito Santo per realizzarlo: "Come il Padre ha mandato me anch'io mando voi. Andate e annunciate il Vangelo ad ogni creatura. Ecco, io sono con voi sino alla fine del mondo". Dzhannet è morta, milioni come lei sono, ora, sull'orlo del precipizio. Aspettano una parola, uno sguardo d'amore. Il nostro, quello del Signore risorto.


Antonello Iapicca Pbro





THE PASSION, IL FILM DA VEDERE E SCARICARE.
PER MEDITARE E PREGARE IN QUESTA SETTIMANA SANTA

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ALTRI FILM DA SCARICARE E VEDERE PER MEDITARE E PREGARE IN QUESTA SETTIMANA







DA LEGGERE E MEDITARE



LE PREDICHE DI QUARESIMA DI PADRE CANTALAMESSA






IL TRIDUO PASQUALE DI BENEDETTO XVI

Il Papa nella "Messa in Coena Domini":
Solo la relazione con Colui che è la Vita può sostenere la mia vita
al di là delle acque della morte.

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LA Chiesa nasce dalla preghiera di Gesù e mediante l’annuncio degli Apostoli, che fanno conoscere il nome di Dio e introducono gli uomini nella comunione di amore con Dio. Gesù chiede dunque che l’annuncio dei discepoli prosegua lungo i tempi; che tale annuncio raccolga uomini i quali, in base ad esso, riconoscono Dio e il suo Inviato, il Figlio Gesù Cristo. Egli prega affinché gli uomini siano condotti alla fede e, mediante la fede, all’amore. Egli chiede al Padre che questi credenti "siano in noi" (v. 21); che vivano, cioè, nell’interiore comunione con Dio e con Gesù Cristo e che da questo essere interiormente nella comunione con Dio si crei l’unità visibile. Due volte il Signore dice che questa unità dovrebbe far sì che il mondo creda alla missione di Gesù. Deve quindi essere un’unità che si possa vedere – un’unità che vada tanto al di là di ciò che solitamente è possibile tra gli uomini, da diventare un segno per il mondo ed accreditare la missione di Gesù Cristo. La preghiera di Gesù ci dà la garanzia che l’annuncio degli Apostoli non potrà mai cessare nella storia; che susciterà sempre la fede e raccoglierà uomini nell’unità – in un’unità che diventa testimonianza per la missione di Gesù Cristo. Ma questa preghiera è sempre anche un esame di coscienza per noi. In quest’ora il Signore ci chiede: vivi tu, mediante la fede, nella comunione con me e così nella comunione con Dio? O non vivi forse piuttosto per te stesso, allontanandoti così dalla fede? E non sei forse con ciò colpevole della divisione che oscura la mia missione nel mondo; che preclude agli uomini l’accesso all’amore di Dio? È stata una componente della Passione storica di Gesù e rimane una parte di quella sua Passione che si prolunga nella storia, l’aver Egli visto e il vedere tutto ciò che minaccia, distrugge l’unità. Quando noi meditiamo sulla Passione del Signore, dobbiamo anche percepire il dolore di Gesù per il fatto che siamo in contrasto con la sua preghiera; che facciamo resistenza al suo amore; che ci opponiamo all’unità, che deve essere per il mondo testimonianza della sua missione.

Il Papa nella Messa degli olii:
L'olio dello Spirito Santo ci dona la gioia.
Essa ci dà la capacità di soffrire e, nella sofferenza, di restare tuttavia intimamente lieti

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Nella Chiesa antica l’olio consacrato è stato considerato, in modo particolare, come segno della presenza dello Spirito Santo, che a partire da Cristo si comunica a noi. Egli è l’olio di letizia. Questa letizia è una cosa diversa dal divertimento o dall’allegria esteriore che la società moderna si auspica. Il divertimento, nel suo posto giusto, è certamente cosa buona e piacevole. È bene poter ridere. Ma il divertimento non è tutto. È solo una piccola parte della nostra vita, e dove esso vuol essere il tutto diventa una maschera dietro la quale si nasconde la disperazione o almeno il dubbio se la vita sia veramente buona, o se non sarebbe forse meglio non esistere invece di esistere. La gioia, che da Cristo ci viene incontro, è diversa. Essa ci dà allegria, sì, ma certamente può andar insieme anche con la sofferenza. Ci dà la capacità di soffrire e, nella sofferenza, di restare tuttavia intimamente lieti. Ci dà la capacità di condividere la sofferenza altrui e così di rendere percepibile, nella disponibilità reciproca, la luce e la bontà di Dio.







UN LIBRO DA NON PERDERE IN REGALO PER VOI:

IL GIUDIZIO DELLE NAZIONI. DI CHRISTOPHER DAWSON






GIOVANNI PAOLO II, A CINQUE ANNI DALLA SUA PASQUA

Gratitudine.
Una riflessione scritta il giorno dei funerali di Giovanni Paolo II

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Gratitudine. Immensa gratitudine. Il segno d’una vita che ha trafitto milioni di vite. Milioni di persone che da lui hanno ricevuto qualcosa. Meglio, Qualcuno. Il testimone ha reso la sua bella testimonianza. La voce e la presenza, lo sguardo e l’esempio hanno dato concretezza al Mistero. Di Lui, di Gesù l’uomo ha bisogno. Lui, Gesù, l’uomo ha sempre cercato. Lui, Gesù, il Papa ha testimoniato ed annunziato. Infaticabilmente sino all’ultimo respiro. Il bisogno più profondo dell’uomo ha trovato in Giovanni Paolo II la risposta. L’unica. Coniugata in mille dettagli, nelle forme più diverse. “Ecco, Io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo”. In questi 27 anni questa promessa di Gesù ha assunto un volto, un timbro di voce, un incedere, un amare. Quelli di Giovanni Paolo II. Il Mistero ha attraversato il globo sino ad incontrare quel mistero altrettanto affascinante che è la vita d’ogni uomo. Non sapremo mai quel che ha significato veramente il pellegrinaggio terreno di quest’uomo di Dio. Con Lui oggi nel sepolcro si chiude agli occhi della carne anche la visione delle innnumerevoli vite cambiate, trasformate, benedette. I figli che sono venuti al mondo. Le famiglie salvate. Le crisi di fede alleviate. Le infermità consolate. La fede donata o ri-donata. Un miracolo nascosto alla stampa e alle televisioni, chiuso dietro ogni portone affacciato sulle strade della storia. Ma la gratitudine che ha mosso milioni di pellegrini a rendergli l’estremo saluto ci permette di sbirciare per un secondo dietro le tende dell'apparenza. Quello che sfugge alla cronaca, anche alle analisi più dettagliate e puntuali, lo scorrere semplice e vero delle nostre ore. In esse Giovanni Paolo II è giunto come un balsamo d’amore. Accanto alla mamma alle prese con i pannolini, sugli autobus che conducono ogni giorno allo stesso posto di lavoro. Nel letto dei dolori di tanti malati. Tra le speranze e i fallimenti dei missionari. Nei progetti dei giovani e nelle solitudini degli anziani. Dentro ad ogni evento di vita. E’ lì che Giovanni Paolo II è arrivato, testimone fedele di Colui che lo ha inviato. E chi ha visto lui ha visto Gesù. E vedere Gesù è vedere il Padre. La passione infinita per il destino di ogni uomo. La “ volontà del Padre mio è che nessuno si perda” disse Gesù. Nessuno. Lui, il Papa per primo. Un amore a Gesù senza limiti unito ad un amore immenso a Colei che lo aveva donato a mondo. Afferrato dall’amore e gettato nella storia ad abbracciare ogni uomo. Una storia d’amore giunta sino agli estremi confini della terra, come agli estremi confini dell’esistenza di milioni di persone, tra paure e angosce. Il Mistero di Dio con lui è planato nell’ordinario delle nostre vite, facendone uno straordinario mistero di amore. Un mattino di Pasqua sulle soglie d’ogni nostro mattino. Questa incredibile prossimità di Dio ci ha fatti familiari di tutto quello di cui avevamo bisogno, e non lo sapevamo. Pace. Fiducia. Amore. Lui, questo dolce uomo dal sorriso umile, ci ha fatti sentire amati. Protagonisti d’una storia bellissima. La sua parola ci ha strappati dal grigiore del non-senso che sembra farla da padrone. La sua debolezza ha impreziosito le nostre sconfitte e le nostre infermità. Ci ha toccato il cuore e lo ha colmato d’amore. L’amore di Dio e la dolcezza materna di Maria. La gratitudine, sincera e spontanea, di tutti noi sparsi nel mondo ci dice oggi una cosa. Semplice. Sconvolgente. Dio esiste, e ci ama. Laddove siamo. Esattamente come siamo. Lolek da Wadowice ce lo mostrato. Nei suoi occhi si leggevano le nostre vite come lacrime versate davanti al Signore. Ogni giorno, ogni nostra vita. E, da oggi, con lui lassù ci sentiamo più sicuri. Karol non ci dimenticherà. Mai.

Antonello Iapicca Pbro





Un uomo solo al comando, anzi due

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Un celebre radiocronista sportivo, Mario Ferretti, descrivendo in modo impareggiabile le gesta di Fausto Coppi coniò la celebre frase che rimase poi scolpita nella memoria di tanti appassionati: "Un uomo solo è al comando. Ha la maglia biancoceleste della Bianchi. Il suo nome è Fausto Coppi". Mi è venuta alla mente in questi giorni nei quali ricordiamo il nostro amato Papa Giovanni Paolo II, mentre il suo successore porta su di sé il peso di molti, troppi, scandali che stanno infangando la Chiesa, ed il peso di un attacco violentissimo. Anche ora appare evidente la linea di successione che accumuna i Pontefici: incarnare nelle generazioni il Servo di Yahwè.


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In un'intervista di qualche anno fa, il fido segretario di Giovanni Paolo II, don Stanislao, così riassumeva l'intimità del Papa: "La sua santità traeva forza dalla preghiera. La preghiera e l’unione con Dio erano il suo segreto. Cominciando dalla giovinezza, per tutta la vita sacerdotale, episcopale e papale, era immerso in Dio, in Lui cercava le soluzioni e i programmi del pontificato. Ciò gli dava forza e pace. Pregava sempre, anche la notte. Spesso mi alzavo al mattino prestissimo e vedevo che non era in stanza. Così andavo verso la sua cappella privata e lo trovavo che pregava da solo, spesso in ginocchio, altre volte sdraiato faccia a terra, innanzi all’altare". La preghiera. Il suo luminosissimo esempio per tutti noi. Pregare, e trovare in Dio la pace, la certezza che anche nelle pieghe della storia, anche ora, Dio provvederà alla nostra vita.
E, nella preghiera, trovare la luce per il combattimento che ci attende ogni giorno, che non è contro le creature di sangue e di carne, ma contro il demonio. Si, il demonio. "Il Papa è sempre stato cosciente della presenza reale del diavolo e lo ha sempre combattuto", ci ripete don Stanislao. Ecco il punto, ecco una verità che ci si impone dinnanzi. E' il demonio ad ergersi, esattamente come due millenni fa proprio di questi giorni, contro il Signore. E' il combattimento escatologico, sono gli angeli demoniaci precipitati sulla terra a far guerra a Cristo, a coloro che portano la sua testimonianza; ed è guerra dentro e fuori della Chiesa.

In questi giorni ricordiamo con struggimento il Predecessore di Benedetto XVI, amato e venerato, "l'uomo solo al comando nella corsa verso il Cielo, dove è giunto certamente, da dove si affaccia ogni giorno per svelarcene il mistero e indicarci il cammino. Ha un vestito bianco. Il suo nome è Giovanni Paolo II". Ma non è solo, con lui, subito a ruota, se ne scorge un altro, anch'egli vestito di bianco. E' il suo amico, il Cireneo che lo ha aiutato per tanti anni a portare la Croce-timone della Chiesa, che ora è passato nelle sue mani. Due gocce d'acqua, diversi ma uniti dallo stesso spirito. Due uomini soli al comando, distanti anni luce dal chiasso della politica d'accatto che ci vogliono far trangugiare, dalla cultura acre di sinistri presagi che si spaccia per civile e moderna. Sono lontani dal plotone che arranca inseguendo la vita e semina morte. Lontani, come Gesù dai farisei, che guarda alla donna adultera, la fissa con amore, la perdona. Due uomini al comando, per svelare il volto di Dio, la sua misericordia che guarda le ferite che si nascondono in ogni peccato. L'amore, la carità infinita del cuore di Dio. Due papi diversi eppure uguali nell'incarnare lo Spirito di Colui del quali sono Vicari.


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E' Lui infatti il vero ed unico Uomo al comando, il primo ad entrare nella morte e ad uscirne vittorioso. Due Papi, pastori della Chiesa sposa di Cristo, che nel crogiuolo del martirio d'ogni giorno, rivela anche in questo secolo la luce di Cristo viva nei suoi figli. Le parole di Benedetto XVI incarnano l'eredità di Giovanni Paolo II, che è l'eredità di duemila anni di storia. Le sue parole sono oggi le uniche a cui aggrapparci, per non perderci, per sperare, per camminare verso il Cielo. Giovanni Paolo II vi è entrato condotto per mano dalla Divina Misericordia. Noi tutti ci abbandoniamo al suo sguardo, ai suoi occhi colmi di tenerezza. Li contempla ora Karol il Grande, intimo dell'Amato per il quale ha vissuto. Che anche le nostre povere vite possano innamorarsi di Gesù, e tagliare, quando il Padre vorrà, il traguardo del Cielo.


Antonello Iapicca Pbro





UN LAMPO DELLO SPIRITO NELLA NOTTE: I GIOVANI CON E PER IL PAPA, SEMPRE

MOLTO PIU' CHE SOLIDARIETA':
ECCO L'AMORE AL PAPA, ALLA CHIESA, AD OGNI UOMO

In questi giorni difficili e tristi un lampo dello Spirito Santo ha squarciato il Cielo, i volti giovani di tante vite salvate, amate e curate dalla Chiesa. Un lampo d'amore al Papa, ad ogni Papa. Al grande Giovanni Paolo II che, per i giovani, ha voluto e portato avanti tenacemente le Giornate Mondiale della Gioventù, appuntamenti indimenticabili dove a migliaia hanno scoperto e accolto la chiamata di Dio al presbiterato, al convento, a formare famiglie autenticamente cristiane. A Benedetto XVI, che li ha accolti e li accoglie ovunque con parole che son vampe di fuoco ad accenderne le esistenze. Venticinque anni ed oggi non si contano i sacerdoti, le suore, le famiglie ed i figli sbocciati ad ogni raduno, da ogni angolo della terra. Giovani afferrati dal Signore attraverso i carismi sorti dal Concilio Vaticano II, oggi incompreso e attaccato più che mai... LEGGI TUTTO

Antonello Iapicca Pbro




LA CATECHESI DEL PAPA AI GIOVANI

Il punto essenziale è conoscere, con l’aiuto della Chiesa,
della Parola di Dio e degli amici, la volontà di Dio

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In 35mila per un autentico "sì"
Incontro Vocazionale dei giovani del Cammino Neocatecumenale
sulla spianata del Santuario del Divino Amore












PEDOFILIA E CONVERSIONE, VERITA' E MISERICORDIA


Il caso Boffo: paga Feltri, impuniti i suoi megafoni.

Quella breccia aperta all'attacco sulla pedofilia.

I vaticanisti gossippari e tutti gli orchestrali che hanno suonato la sinfonia delle menzogne sotto la direzione di Vittorio Feltri la fanno franca. Il solo colpevole è il Direttore di quella sgangherata orchestrina. Poco importa, in fondo la verità è venuta a galla. Vorremmo ritirar fuori articoli che giacciono ammuffiti, veline e scoop da quattro soldi, ma sarebbe fatica sprecata. La sorgente (Il Giornale di Feltri) era infetta. Chi se n'è abbeverato ha scritto, ovviamente, cose avvelenate. Di menzogne. Le ferite inferte alla Chiesa però son lì, ancora aperte. Picconate gratuite che, indirettamente e mica poi tanto, hanno contribuito alla seguente marcia dei carri armati internazionali carichi di fuoco attizzato negli scandali di pedofilia. Triste e sinistra coincidenza, il caso Boffo non è stata che un overtoure del gran concerto strimpellato dagli anticlericali globalizzati. Ed un unico, identico, obiettivo: il Corpo di Cristo, il suo Capo e le sue membra. Così va il mondo. E così va la Chiesa, perseguitata, da sempre e per sempre, per un semplice "Non licet vos esse", "non vi é lecito esistere", come recitava il principio della legge senatoriale di Roma del 35 d. C. Son vere oggi, come lo sono state ogni giorno da duemila anni a questa parte, le parole della Lettera a Diogneto: "Come la carne odia l'anima e le fa guerra, senza aver ricevuto alcuna offesa, ma solo perché le proibisce di godere dei piaceri: anche il mondo odia i cristiani che non gli hanno fatto alcun torto, solo perché si oppongono ad un sistema di vita fondato sul piacere". Di questo mondo, spesso camuffandosi, fan parte molti vaticanisti gossippari e giornalisti autorevoli. Ma anche per loro la Chiesa offre la propria vita. Questo è il nostro vanto, quello che né veline, né scoop, nulla e nessuno potrà mai strapparci.

Antonello Iapicca pbro


LEGGI: Feltri sospeso sei mesi per le menzogne su Boffo





L'altra faccia della medaglia: Pedofilia ideologica e di governo

Anche questa è pedofilia. O qualcosa di molto simile:



E questo è l'amore autentico della Chiesa ai bambini:




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UN GIORNO BENEDETTO



L'omelia nella messa in suffragio di Giovanni Paolo II


La splendida omelia nella Domenica delle Palme

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A PROPOSITO DI PEDOFILIA. LA TRASMISSIONE DELLA FEDE ALLA SEGUENTE GENERAZIONE E' LA VERA SFIDA DELLA CHIESA

Siamo convinti che la reale battaglia che la Chiesa è chiamata a fronteggiare nel Terzo Millennio, la sfida che dobbiamo raccogliere, nella quale si gioca il nostro futuro, è quella della famiglia.





SE IERI VI SONO SFUGGITE





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Le lacrime del Signore, i presbiteri e i macellai


http://www.parrocchiasanpietro.it/wp-content/uploads/img/padre_pio_e_crocifisso.JPG

Lettera di San Pio da Pietrelcina a Padre Agostino - 7 aprile 1913:

«Mio carissimo Padre, venerdì mattina ero ancora a letto, quando mi apparve Gesù. Era tutto malconcio e sfigurato. Egli mi mostrò una grande moltitudine di sacerdoti regolari e secolari, fra i quali diversi dignitari ecclesiastici, di questi chi stava celebrando, chi si stava parando e chi si stava svestendo dalle sacre vesti. La vista di Gesù in angustie mi dava molta pena, perciò volli domandargli perché soffrisse tanto. Nessuna risposta n'ebbi. Però il suo sguardo mi portò verso quei sacerdoti; ma poco dopo, quasi inorridito e come se fosse stanco di guardare, ritirò lo sguardo ed allorché lo rialzò verso di me, con grande mio orrore, osservai due lagrime che gli solcavano le gote. Si allontanò da quella turba di sacerdoti con una grande espressione di disgusto sul volto, gridando: "Macellai! E rivolto a me disse": "Figlio mio, non credere che la mia agonia sia stata di tre ore, no; io sarò per cagione delle anime da me più beneficiate, in agonia sino alla fine del mondo. Durante il tempo dell'agonia, figlio mio, non bisogna dormire. L'anima mia va in cerca di qualche goccia di pietà umana, ma ahimè mi lasciano solo sotto il peso della indifferenza. L'ingratitudine ed il sonno dei miei ministri mi rendono più gravosa l'agonia. Ahimè come corrispondono male al mio amore! Ciò che più mi affligge e che costoro al loro indifferentismo, aggiungono il loro disprezzo, l'incredulità. Quante volte ero li per li per fulminarli, se non fossi stato trattenuto dagli angioli e dalle anime di me innamorate... Scrivi al padre tuo e narragli ciò che hai visto ed hai sentito da me questa mattina. Digli che mostrasse la tua lettera al padre provinciale..." Gesù continuò ancora, ma quello che disse non potrò giammai rivelarlo a creatura alcuna di questo mondo»