DISCERNERE

Uno sguardo profetico sugli eventi

LA BUONA NOTIZIA


Mercoledì in Albis







II DOMENICA DI PASQUA (ANNO C)






IL MISTERO PASQUALE.
Commento e approfondimenti per celebrare questo tempo di Grazia







PRIMA PAGINA


Nella tempesta la Pasqua della Chiesa. Segni da riscoprire, contenuti da rivivere.
Il Battesimo al centro del rinnovamento



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Quello che muove la vita di ogni uomo è l'insopprimibile desiderio di qualcosa che dia senso e compimento non effimero alle nostre esistenze. Qualcosa che vinca la morte. L'omelia del Papa nella notte di Pasqua ha illuminato il dramma e la speranza, "la resistenza che l’uomo oppone alla morte: da qualche parte dovrebbe pur esserci l’erba medicinale contro la morte..." o almeno "di eliminare il maggior numero possibile delle sue cause, di rimandarla sempre di più; di procurare una vita sempre migliore e più lunga. Ma riflettiamo un momento: come sarebbe veramente, se si riuscisse, magari non ad escludere totalmente la morte, ma a rimandarla indefinitamente, a raggiungere un’età di parecchie centinaia di anni? Sarebbe questa una cosa buona? L’umanità invecchierebbe in misura straordinaria, per la gioventù non ci sarebbe più posto. Si spegnerebbe la capacità dell’innovazione e una vita interminabile sarebbe non un paradiso, ma piuttosto una condanna. La vera erba medicinale contro la morte dovrebbe essere diversa. Non dovrebbe portare semplicemente un prolungamento indefinito di questa vita attuale. Dovrebbe trasformare la nostra vita dal di dentro. Dovrebbe creare in noi una vita nuova, veramente capace di eternità: dovrebbe trasformarci in modo tale da non finire con la morte, ma da iniziare solo con essa in pienezza". E' qui che si gioca il destino dell'uomo....

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UN PENSIERO CATTOLICO





SPECIALE SAN FRANCESCO SAVERIO




LE NOTIZIE E I COMMENTI






LA PASQUA DI BENEDETTO



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IL PAPA INCONTRA I GIOVANI





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LIBRI E FILM PER VOI





LA FERITA DELLA PEDOFILIA



SPECIALE CELIBATO






DISCERNERE







I GRANDI REPORTAGE








2 APRILE 2005 - 2 APRILE 2010 LA PASQUA DI GIOVANNI PAOLO II



Giovanni Paolo II. Il film da vedere e scaricare








LE PREDICHE DI QUARESIMA DI PADRE CANTALAMESSA






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Surrexit Dominus de sepulchro qui pro nobis pependit in ligno.
Christus Resurrexit sicut dixit. Alleluia!

Christos Anesti! Alithos Anesti!



Una pietra, un "perchè?" e uno sguardo più forte della morte

Una tomba. Un corpo esanime, colpito, deturpato, perdute anche le sembianze umane. Un corpo schiacciato da ogni peccato - proviamo a contarli... - di ogni uomo, dall'inizio alla fine del mondo. Un cadavere, trafitto, tradito. Una morte ingiusta, una sentenza iniqua, l'ingiustizia trionfante. Una tomba, simulacro d'ogni nostra tomba, d'ogni ingiustizia, quelle che abbiamo subito, quelle che abbiamo inferto. Una tomba, e una pietra dove s'infrangono speranze, desideri, progetti. Una pietra a spegnere la vita. E la domanda, il sibilo sinistro del dubbio, dell'angoscia, dello struggimento. Perchè? E' la parola che bussa, prepotente, alle soglie di questa Notte, la Notte delle Notti. Scartabelliamo i ricordi, frughiamo tra le possibilità, cerchiamo risposte umane e divine e ci ritroviamo al punto di partenza. Non v'è risposta. La morte, qualunque morte, non ha risposta. In quel corpo senza vita ci sembrano riunirsi tutte le angoscie, tutti i fallimenti, tutte le paure, tutte le morti di questo mondo. Soprattutto, come in uno specchio, incontriamo i nostri cuori aggrappati alla vita eppure gravidi di terrore. Gli errori, i peccati, le distrazioni, la superficialità, le fughe.

E' Sabato Santo oggi, e la Chiesa tace. Per l'unico giorno dell'anno. E' il silenzio del sepolcro. Il nostro silenzio, attonito e stordito. Siamo proni oggi, dinnanzi ad una lapide. Stanchi anche di cercar risposte, stanchi forse, anche di sperare. Siamo, oggi, sepolti anche noi nella terra, in questo mondo che ha voltato le spalle a Dio. Ne gustiamo l'amarezza, il vuoto terribile d'una tomba oscura, chiusa dietro ad una pietra.
Siamo qui, in ginocchio. Nulla possiamo fare, nulla possiamo dire, se non uno sguardo interrogante a fissare quella pietra. Pesante. Massiccia. Irremovibile.

Ma nel silenzio ecco risuonarci un'altra domanda, come un grido a spezzare le sbarre della disperazione. "Chi ci rotolerà la pietra?". Un briciolo di speranza, un granello sfuggito alla devastazione della morte. Siamo distrutti, provati, senza forza alcuna. Eppure quella pietra sembra fissarci, e sfidarci.

E' lungo questo sabato, per alcuni dura una vita. E' stretto e angusto, e ci accorgiamo, nel silenzio e nell'angoscia, che non è per questo sabato che siamo venuti al mondo. Per lo meno, non solo per questo sabato. Il "perchè?" ripetuto all'infinito ci sgorga da dentro, sbatte sulla pietra e ci rimbalza contro. Qualcosa non quadra.
L'amore, le nozze, lo studio, il lavoro, i giochi, le vacanze, gli amici, le gravidanze, i parti, le gioie e i dolori che percorrono le nostre vite non riescono proprio ad adeguarsi a questo sabato. No, non può essere definitivo.

Sì, ora sembra guardarci quella pietra, sembra chiamarci. Gli occhi umidi e stanchi di troppe lacrime non possono sbagliarsi.
Ci attira, ci seduce, ci desidera. E' una pietra, ma sembra viva, ora.
Albeggia, guardiamo in su, ed è apparsa la stella del mattino. Allora, sta scivolando via questo sabato! Allora era vero, non siamo nati per spegnerci in una notte.

C'è una luce strana ora, mai vista. Fissiamo meglio, e la pietra dov'è? Ma sì, certo che era viva, s'è mossa infatti, rotolata via. E la tomba è spalancata, luminosa. Ci accostiamo, è vuota. Le bende, il sudario, gli abiti della morte son lì, ripiegati, come una pagina del passato, ma lui, Lui, e tutti noi sepolti nella tristezza e nell'angoscia, dove siamo? Dov'è Lui? Dov'è la morte?

Una voce, qualcuno, qualcosa ci sussurra parole strane. "Non è qui, è risorto! Andate in Galilea, là lo vedrete!". Che vuol dire tutto questo, che significa? Sorpresi, stonati come pugili al tappeto, una gioia straripante mista a dubbi ci tempestano il cuore, e quella domanda che ritorna prepotente, quel "perchè?" che neanche ora ci abbandona.

Ma quelle parole, "E' risorto! Non è qui!", ci hanno sconvolto, afferrato, e non ci lasciano. Che fare ora che il sabato è volato via, che questa luce infinita ci avvolge e ci sospinge. "In Galilea!". Ecco che fare, andare in Galilea. E dov'è la Galilea, e che cos'è la Galilea? Ma sì, certo, è lì dove Lui ci ha incontrati. E' lì dove è venuto a cercarci. Dove ci ha perdonati, chiamati, amati. E' la nostra vita, la nostra povera storia di tutti i giorni, di tutte le ore. E' esattamente il luogo dove ci ha sorpreso la morte, dove avevamo smarrito speranze e risposte.

La Galilea è lì dove il "perchè?" non ha smesso un secondo di risuonarci dentro. In Galilea è la risposta. La Galilea è dove Cristo, risuscitato e vittorioso sulla morte e sul peccato, ci ha dato appuntamento.

La risposta è Lui dunque, una persona viva. Un amore vivo. La risposta, l'unica, che non appartiene a nessun criterio, a nessuna intelligenza, la risposta nascosta perfino agli angeli, è uno sguardo d'amore e di compassione. Lo sguardo di Cristo risuscitato dai morti che colma ogni vuoto, lenisce ogni ferita, asciuga ogni lacrima. Lo sguardo di Cristo che attraversa spazio e tempo e incontra, in questa Pasqua, il nostro sguardo impaurito, proprio dove siamo.

La risposta non è una risposta, è Cristo. La risposta si guarda, molto prima di pensarla e capirla. E' in questa notte, è per gli occhi di chi, dopo averne tanto sentito parlare di Lui, finalmente lo guardano. Lo fissano. E ne restano trafitti. La risposta è sperimentare, oggi, e ogni istante, il suo amore infinito, l'unico capace di rotolare la pietra del dolore e cancellare, dal cuore, il "perchè?" che ci uccide. Il Suo amore, misterioso, eppure così vero, reale, concreto. Infinito, eterno. Il Suo amore, la Vita eterna per la quale siamo nati.

Che Dio ci conceda l'incontro con questo amore, in questa Notte Santa. Buona Pasqua.




Antonello Iapicca Pbro







UN VOLTO EVAPORATO E UN ANNUNCIO, L'UNICO, CHE SALVA

Dzhannet Abdullayeva  (Ap)






























Questo volto mi ha rapito gli occhi. Un volto bambino accanto ad uno sposo precoce, e quel ferro mortale come pegno d'amore. Non posso staccare lo sguardo da queste vite polverizzate da un demone invisibile, un abbraccio che spezza il cuore, una catena stretta su vite ancora acerbe. E non son giocattoli quelle armi, sparano e colpiscono davvero, e uccidono di morte vera. Questi due ragazzi non ci sono più. Due occhi di bambina, e odio e sfida, ma è tutto una tragica caricatura. Il demonio strappa la vita, cancella dolcezza e innocenza, oscura la vita. Eppure son due occhi bambini, ti entrano dentro, ed è un dolore lancinante. E ti chiedi che cosa avranno visto, quali dolori, quali violenze. Pensi alla tua infanzia e alla tua adolescenza, uguale a mille altre. Le crisi, le fughe, ed una porta socchiusa in quell'istante decisivo. Era tua Madre ad aprirti le braccia, proprio quel giorno lì, non sai spiegartelo, ma è successo. La Chiesa ti ha accolto, ha parlato al tuo cuore le parole che mai nessuno ti aveva detto, ed è stato un balsamo sulle ferite della vita. Potevi essere tu in quella foto, proprio tu, occhi drogati di menzogna, ed una pistola in pugno a tentare di farti giustizia. Potevo essere io in quella metro, o a casa, o a scuola, o al lavoro, carico di esplosivo a polverizzare la mia vita e quella del mondo intero. Nutrito di odio e menzogne ero pronto a farmi saltare in aria. Come tutti, ovunque, a far saltare matrimoni, embrioni, amicizie, affetti. Negli occhi di Dzhannet, 17 anni, si specchiano gli occhi di tutto il mondo strozzato nell'ingiustizia più grande, la menzogna del demonio. Lei, il suo giovane marito, e milioni come lei non ci sono più. Brandelli di vite dilaniate sono ora raccolti in qualche cimitero, assieme alle loro vittime, ed una pietra a sigillarne la tomba. Ma oggi è Pasqua, oggi il Signore ha spezzato le catene, infranto la pietra del sepolcro. Come non correre e urlare e annunciare che, per tutti, ovunque, è spalancata la porta della Chiesa, la dimora della misericordia e della Vita, la casa della vera ed unica Giustizia capace di smascherare l'ingiustizia demoniaca. Come non correre ad evangelizzare tutti quelli, i più, che si son fatti già scattare una foto a futura memoria, pronti a farsi esplodere nell'esito più tragico della vita, la consegna all'inganno dell'Avversario. Fissiamo oggi gli occhi di Dzhannet, 17 anni, son gli occhi di tuo fratello, di tua sorella, del tuo collega, di quella ragazza che ti sta passando accanto e non ti accorgi che è cinta d'esplosivo e si affretta alla morte, tra sesso, discoteche, alcool e chissà cosa. E' vero, lo scandalo ed il dolore di questi giorni sembrano imporci ritirate strategiche o strenue difese dell'accampamento. Ma non sarrano proprio questi gli esiti sperati dal demonio? Non sarà proprio l'aver spento lo zelo missionario diluito in mille rivoli d'impegno sociale e organizzativo ad aver partorito l'indicibile di cui ci vergognamo? No, non è l'ora della ritirata, come non è volontà di Dio disperdere tempo ed energie issando muri a difesa. Alla Chiesa ci ha sempre pensato il Signore. Oggi, in questo giorno eterno dischiuso dalla vittoria di Cristo ci è consegnato un mandato, uno solo, e lo Spirito Santo per realizzarlo: "Come il Padre ha mandato me anch'io mando voi. Andate e annunciate il Vangelo ad ogni creatura. Ecco, io sono con voi sino alla fine del mondo". Dzhannet è morta, milioni come lei sono, ora, sull'orlo del precipizio. Aspettano una parola, uno sguardo d'amore. Il nostro, quello del Signore risorto.


Antonello Iapicca Pbro





6 Aprile 1506, nasce San Francesco Saverio


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SAN FRANCESCO SAVERIO,
LA PAZIENZA DI DIO E IL FUOCO D'UN AMORE SENZA CONFINI



Per chi vive e annuncia il Vangelo in Giappone oggi è un giorno speciale. 504 anni fa nasceva San Francesco Saverio, un apostolo innamorato di Cristo, il fuoco dell'amore e dello zelo ardeva nel suo cuore sino a bruciare le camice, in dieci anni ha percorso l'intera Asia. In Italia è quasi sconosciuto. Io spero che oggi molti possano accostarsi alla sua figura e alzare lo sguardo sulla chiamata di Dio. La sua vita è stata fantastica, avventurosa, sempre colma di amore. Si direbbe una vita realizzata. Spesso, come diceva Benedetto XVI nell'Omelia dell'Inizio del pontificato, "noi desidereremmo che Dio si mostrasse più forte. Che Egli colpisse duramente, sconfiggesse il male e creasse un mondo migliore. Tutte le ideologie del potere si giustificano così, giustificano la distruzione di ciò che si opporrebbe al progresso e alla liberazione dell’umanità. Noi soffriamo per la pazienza di Dio. E nondimeno abbiamo tutti bisogno della sua pazienza. Il Dio, che è divenuto agnello, ci dice che il mondo viene salvato dal Crocifisso e non dai crocifissori. Il mondo è redento dalla pazienza di Dio e distrutto dall’impazienza degli uomini". Dio ha avuto molta pazienza con San Francesco Saverio. Come ne ha con noi. Ogni giorno. Non comprendiamo cosa ci succeda, a che cosa Dio ci stia chiamando. Dubitiamo che Egli sia davvero Amore. E abbiamo paura. "Non abbiamo forse tutti in qualche modo paura - se lasciamo entrare Cristo totalmente dentro di noi, se ci apriamo totalmente a lui – paura che Egli possa portar via qualcosa della nostra vita? Non abbiamo forse paura di rinunciare a qualcosa di grande, di unico, che rende la vita così bella? Non rischiamo di trovarci poi nell’angustia e privati della libertà? Ed ancora una volta il Papa voleva dire: no! chi fa entrare Cristo, non perde nulla, nulla – assolutamente nulla di ciò che rende la vita libera, bella e grande. No! solo in quest’amicizia si spalancano le porte della vita. Solo in quest’amicizia si dischiudono realmente le grandi potenzialità della condizione umana. Solo in quest’amicizia noi sperimentiamo ciò che è bello e ciò che libera. Così, oggi, io vorrei, con grande forza e grande convinzione, a partire dall’esperienza di una lunga vita personale, dire a voi, cari giovani: non abbiate paura di Cristo! Egli non toglie nulla, e dona tutto. Chi si dona a lui, riceve il centuplo. Sì, aprite, spalancate le porte a Cristo – e troverete la vera vita" (Benedetto XVI, ibid.). Ecco, oggi, per tutti, il mio augurio e la mia speranza è che si possa davvero spalancare le porte a Cristo e trovare, come San Francesco Saverio, la vera vita. Poco più di cinquecento anni fa è nato un Santo che ha incendiato l'Asia con l'amore di Dio. Oggi, con lui, può nascere in ciascuno di noi, un Santo capace di incendiare ogni dove siamo chiamati a vivere. Fidanzati, sposati, studenti, anziani, per tutti è pronto lo stesso zelo di Francesco Saverio, l'amore indomito e paziente di Dio che brucia il peccato e fa di ogni istante delle nostre vite un irripetibile atto d'amore. Vivere come Saverio, ognuno nelle particolari situazioni, con il carattere e le attitudini, con le debolezze e i doni che ci appartengono e ci fanno unici e preziosi agli occhi di Dio. Tutto di noi è santo, di valore inestimabile. Non possiamo buttar via nulla, neanche un istante. Questa vita ci è donata per essere vissuta sino in fondo, con Gesù sulle strade del mondo, incendiata nel Suo amore, perduta e ritrovata per l'eternità. Tutto per Cristo perchè Crsito ha dato tutto per noi. E' il segreto, l'unico, della vera felicità, la gioia piena che nessuno potrà mai toglierci.






UN LIBRO DA NON PERDERE IN REGALO PER VOI:

IL GIUDIZIO DELLE NAZIONI. DI CHRISTOPHER DAWSON






GIOVANNI PAOLO II, A CINQUE ANNI DALLA SUA PASQUA

Gratitudine.
Una riflessione scritta il giorno dei funerali di Giovanni Paolo II


Un uomo solo al comando, anzi due

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UN LAMPO DELLO SPIRITO NELLA NOTTE: I GIOVANI CON E PER IL PAPA, SEMPRE

MOLTO PIU' CHE SOLIDARIETA':
ECCO L'AMORE AL PAPA, ALLA CHIESA, AD OGNI UOMO

In questi giorni difficili e tristi un lampo dello Spirito Santo ha squarciato il Cielo, i volti giovani di tante vite salvate, amate e curate dalla Chiesa. Un lampo d'amore al Papa, ad ogni Papa. Al grande Giovanni Paolo II che, per i giovani, ha voluto e portato avanti tenacemente le Giornate Mondiale della Gioventù, appuntamenti indimenticabili dove a migliaia hanno scoperto e accolto la chiamata di Dio al presbiterato, al convento, a formare famiglie autenticamente cristiane. A Benedetto XVI, che li ha accolti e li accoglie ovunque con parole che son vampe di fuoco ad accenderne le esistenze. Venticinque anni ed oggi non si contano i sacerdoti, le suore, le famiglie ed i figli sbocciati ad ogni raduno, da ogni angolo della terra. Giovani afferrati dal Signore attraverso i carismi sorti dal Concilio Vaticano II, oggi incompreso e attaccato più che mai... LEGGI TUTTO

Antonello Iapicca Pbro




LA CATECHESI DEL PAPA AI GIOVANI

Il punto essenziale è conoscere, con l’aiuto della Chiesa,
della Parola di Dio e degli amici, la volontà di Dio

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In 35mila per un autentico "sì"
Incontro Vocazionale dei giovani del Cammino Neocatecumenale
sulla spianata del Santuario del Divino Amore















PEDOFILIA E CONVERSIONE, VERITA' E MISERICORDIA


Il caso Boffo: paga Feltri, impuniti i suoi megafoni.

Quella breccia aperta all'attacco sulla pedofilia.

I vaticanisti gossippari e tutti gli orchestrali che hanno suonato la sinfonia delle menzogne sotto la direzione di Vittorio Feltri la fanno franca. Il solo colpevole è il Direttore di quella sgangherata orchestrina. Poco importa, in fondo la verità è venuta a galla. Vorremmo ritirar fuori articoli che giacciono ammuffiti, veline e scoop da quattro soldi, ma sarebbe fatica sprecata. La sorgente (Il Giornale di Feltri) era infetta. Chi se n'è abbeverato ha scritto, ovviamente, cose avvelenate. Di menzogne. Le ferite inferte alla Chiesa però son lì, ancora aperte. Picconate gratuite che, indirettamente e mica poi tanto, hanno contribuito alla seguente marcia dei carri armati internazionali carichi di fuoco attizzato negli scandali di pedofilia. Triste e sinistra coincidenza, il caso Boffo non è stata che un overtoure del gran concerto strimpellato dagli anticlericali globalizzati. Ed un unico, identico, obiettivo: il Corpo di Cristo, il suo Capo e le sue membra. Così va il mondo. E così va la Chiesa, perseguitata, da sempre e per sempre, per un semplice "Non licet vos esse", "non vi é lecito esistere", come recitava il principio della legge senatoriale di Roma del 35 d. C. Son vere oggi, come lo sono state ogni giorno da duemila anni a questa parte, le parole della Lettera a Diogneto: "Come la carne odia l'anima e le fa guerra, senza aver ricevuto alcuna offesa, ma solo perché le proibisce di godere dei piaceri: anche il mondo odia i cristiani che non gli hanno fatto alcun torto, solo perché si oppongono ad un sistema di vita fondato sul piacere". Di questo mondo, spesso camuffandosi, fan parte molti vaticanisti gossippari e giornalisti autorevoli. Ma anche per loro la Chiesa offre la propria vita. Questo è il nostro vanto, quello che né veline, né scoop, nulla e nessuno potrà mai strapparci.

Antonello Iapicca pbro


LEGGI: Feltri sospeso sei mesi per le menzogne su Boffo





L'altra faccia della medaglia: Pedofilia ideologica e di governo

Anche questa è pedofilia. O qualcosa di molto simile:



E questo è l'amore autentico della Chiesa ai bambini:




APPROFONDIRE CON FEDE, SPERANZA, CARITA'











UN GIORNO BENEDETTO



L'omelia nella messa in suffragio di Giovanni Paolo II


La splendida omelia nella Domenica delle Palme

Il Messaggio Per la Giornata Missionaria Mondiale 2010





EDITORIALI





IL SEGNO DEL GIORNO






BAGAGLIO A MANO






IL COMBATTIMENTO (BIOETICO) ESCATOLOGICO




RISORGIMENTO




LITURGIA





MULTIMEDIA





Uno sguardo. I nostri editoriali





IL CAPRO ESPIATORIO





LA PROFEZIA DEL CELIBATO


LE FONDAMENTA DEL FUTURO.

A PROPOSITO DI PEDOFILIA. LA TRASMISSIONE DELLA FEDE ALLA SEGUENTE GENERAZIONE E' LA VERA SFIDA DELLA CHIESA

Siamo convinti che la reale battaglia che la Chiesa è chiamata a fronteggiare nel Terzo Millennio, la sfida che dobbiamo raccogliere, nella quale si gioca il nostro futuro, è quella della famiglia.





SE IERI VI SONO SFUGGITE





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DISCERNERE



UN FILM DA NON PERDERE,
DA GUARDARE CON I PROPRI FIGLI,
E DA REGALARE AD AMICI, CONOSCENTI,
COPPIE FELICI ED IN CRISI:
UN FILM PER BENEDIRE IL SIGNORE
ED AIUTARE A GUARDARE IL MATRIMONIO CON GLI OCCHI DI DIO

"Fireproof": un film che esalta l’unità matrimoniale.
Un film per educare all’amore. Vedere e scaricare il film









Le lacrime del Signore, i presbiteri e i macellai


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Lettera di San Pio da Pietrelcina a Padre Agostino - 7 aprile 1913:

«Mio carissimo Padre, venerdì mattina ero ancora a letto, quando mi apparve Gesù. Era tutto malconcio e sfigurato. Egli mi mostrò una grande moltitudine di sacerdoti regolari e secolari, fra i quali diversi dignitari ecclesiastici, di questi chi stava celebrando, chi si stava parando e chi si stava svestendo dalle sacre vesti. La vista di Gesù in angustie mi dava molta pena, perciò volli domandargli perché soffrisse tanto. Nessuna risposta n'ebbi. Però il suo sguardo mi portò verso quei sacerdoti; ma poco dopo, quasi inorridito e come se fosse stanco di guardare, ritirò lo sguardo ed allorché lo rialzò verso di me, con grande mio orrore, osservai due lagrime che gli solcavano le gote. Si allontanò da quella turba di sacerdoti con una grande espressione di disgusto sul volto, gridando: "Macellai! E rivolto a me disse": "Figlio mio, non credere che la mia agonia sia stata di tre ore, no; io sarò per cagione delle anime da me più beneficiate, in agonia sino alla fine del mondo. Durante il tempo dell'agonia, figlio mio, non bisogna dormire. L'anima mia va in cerca di qualche goccia di pietà umana, ma ahimè mi lasciano solo sotto il peso della indifferenza. L'ingratitudine ed il sonno dei miei ministri mi rendono più gravosa l'agonia. Ahimè come corrispondono male al mio amore! Ciò che più mi affligge e che costoro al loro indifferentismo, aggiungono il loro disprezzo, l'incredulità. Quante volte ero li per li per fulminarli, se non fossi stato trattenuto dagli angioli e dalle anime di me innamorate... Scrivi al padre tuo e narragli ciò che hai visto ed hai sentito da me questa mattina. Digli che mostrasse la tua lettera al padre provinciale..." Gesù continuò ancora, ma quello che disse non potrò giammai rivelarlo a creatura alcuna di questo mondo»